

Durante
il discorso del Presidente della Camera Casini in onore di Bettino Craxi,
un atto dovuto di riabilitazione morale e sociale, è ritornato in mente un
libro letto molti anni fa: ”La loi de la change”. L’autore del
libro, forse memore dello slogan scandito durante la rivoluzione francese,
sosteneva la tesi che l’uguaglianza non esiste, è una utopia, mentre tutto
nella vita è riconducibile alla percentuale di fortuna che ognuno possiede,
fortuna che determina quelle strane coincidenze che si attuano a favore o
meno di un individuo durante la vita, e, attraverso una serie di esempi spesso
paradossali, dimostrava che non vi è uguaglianza nemmeno nella morte, nessuno
“vive la morte” nel medesimo modo e tempo e tanto meno quando si trova sotto
due spanne di terra, confutando così quanto sostenuto da Totò nella poesia
“La livella”.
Ad esempio, solo dopo la morte Craxi è diventato vittima dell’ingiustizia,
cui è dovuta una completa riabilitazione sociale; per le altre vittime delle
stesse ingiustizie: silenzio, nessuna riabilitazione, quasi che la morte fosse
stata casuale e accidentale.
L’uguaglianza è stata l’utopia degli ultimi secoli, l’uguaglianza non esiste
né durante la vita né dopo la morte, viene semplicemente strumentalizzata
da chi può trarne dei vantaggi proprio per non essere uguale agli altri.
A pag. 61, l’articolo di Oliviero Beha tratta la pluralità e la libertà dell’informazione
che a nostro avviso rientra fra le tante utopie e come tale è impossibile
da concretizzare. La nostra esperienza nel trasmettere un’informazione libera
da condizionamenti ci porta realisticamente a prendere atto che l’informazione
sarà sempre e comunque mediata dalla cultura personale, dalle esperienze individuali,
dai condizionamenti ambientali, ecc., dell’autore che trasmette l’informazione.
Caro Oliviero, è già tanto se possiamo individuare con chiarezza quali sono
i media targati, così ognuno è in grado di scegliere quelli più aderenti alle
proprie convinzioni, giuste o sbagliate che siano. Si sta costituendo una
commissione parlamentare d’inchiesta sul periodo definito tangentopoli; badate
bene, la commissione non solo dovrà indagare sulle deviazioni giustizialiste
effettuate dai magistrati ma avrà anche il compito di risalire all’origine
della corruzione. Sarà interessante leggere quando verrà datata l’origine.
Secondo i testi sacri, il primo corruttore è stato il serpente quando nel
Paradiso Terrestre offrì la mela ad Eva, non pensiamo che sia questo il caso
altrimenti saranno le generazioni future ad avere i risultati dell’inchiesta.
La corruzione più recente, che è diventata poi un cancro in piena metastasi,
è iniziata al tempo dello scandalo delle banane.
Sì, proprio così! Fu allora che l’onorevole Ugo La Malfa affermò, non ricordiamo
se in parlamento o durante un’intervista, che “prendere i soldi per il partito
non è reato”. Purtroppo non specificò se darli a un partito lo fosse. L’equivoco
è tutto qui, per anni la magistratura ha taciuto, fino a quando qualcuno ha
preteso di cambiare le regole, ma è solo utopia perché, dacché mondo è mondo,
per chi se ne intende, c’è sempre un fesso che dà e un dritto che prende.
