

Cesare Fieschi - Carlo Pozzilli
L'articolo
del Prof.Freddi illustra in modo chiaro ed esauriente le novità più rilevanti
sulla Sclerosi Multipla (SM), dalle possibili cause alla diagnosi clinica
e strumentale, dalle attuali alle future strategie terapeutiche.
Fra gli altri aspetti, viene evidenziato anche il ruolo fondamentale assunto
dalla Risonanza Magnetica (RM), negli ultimi anni, sottolineandone l’utilità
sia nella diagnostica della malattia, sia nello studio dei suoi aspetti patogenetici
e prognostici, e nel monitoraggio terapeutico (1). La RM, permettendo in vivo
di “fotografare” le lesioni tipiche delle SM, ha sostanzialmente rivoluzionato
l’iter diagnostico della malattia. Il suo ruolo fondamentale emerge chiaramente
dalle nuove Linee-guida per la diagnosi della SM elaborate recentemente dal
“Gruppo di Studio Internazionale per la Diagnosi della Sclerosi Multipla”,
presieduto dal Prof. W.I. McDonald del Royal College of Physician di Londra
(2) (Tabella 1).
L’obiettivo dei nuovi criteri diagnostici è di giungere ad una diagnosi precoce
di malattia, facilitando il riconoscimento dei suoi aspetti più peculiari,
anche nelle forme ad esordio monosintomatico. Tutto ciò assume, oggi, una
rilevanza notevole, se si considera la disponibilità di nuove terapie in grado
di rallentare la progressione della malattia fin dalle sue prime fasi. Le
Linee-guida contenute nei nuovi criteri forniscono indicazioni sui tempi di
esecuzione e sulle modalità di interpretazione degli esami di RM.
L’elemento fondamentale per la diagnosi di SM rimane sempre l’obiettiva dimostrazione
della “disseminazione temporale” malattia e della sua tendenza all’interessamento
di più sistemi funzionali (disseminazione spaziale). Le categorie diagnostiche
vengono, così, ridotte ed i termini di “SM clinicamente definita” o di “SM
probabile” non sono più utilizzati, lasciando il posto alla “SM”, “non SM”
oppure alla “SM possibile” per pazienti a rischio di sviluppare la malattia,
ma per i quali permanga un dubbio diagnostico.
Tale semplificazione consente una maggior chiarezza diagnostica per i medici
ed una migliore comprensione per i pazienti. L’uso della RM, oltre a costituire
il maggiore supporto per la diagnosi di SM, ha permesso di monitorare sia
la storia naturale della SM, sia l’efficacia dei nuovi prodotti terapeutici.
Siamo ormai ben consapevoli che le immagini di RM rispecchiano le differenti
fasi del danno a carico del Sistema Nervoso Centrale e che, per tale motivo,
sono predittive dell’evoluzione clinica. E’ ben noto, infatti, come la presenza
di un carico lesionale notevole all’inizio della malattia e di lesioni “attive”,
documentate come potenziamento dopo somministrazione di mezzo di contrasto,
si riveli predittiva di un’evoluzione clinica peggiore (3-6).
A questo riguardo, uno studio di follow-up a 10 anni ha evidenziato che i
pazienti con carico lesionale, all’esordio clinico della malattia, superiore
a 3 cm3, sviluppano, nel 90% dei casi, una disabilità maggiore di 3 alla Expanded
Disability Status Scale (EDSS), mentre, quando il carico lesionale all’esordio
risulta inferiore a 3 cm3, il rischio di sviluppare una disabilità maggiore
di 3 all’EDSS è pari al 27% (5).
Negli ultimi anni, sono stati acquisiti moltissimi dati di RM sulla SM, soprattutto
nel contesto dei numerosi trials clinici multicentrici condotti in Europa
e nel Nord America.
La Federazione Internazionale delle Associazioni per la lotta alla Sclerosi
Multipla (IFMSS) ha finanziato recentemente un progetto per la realizzazione
di un Centro per l’elaborazione dei dati di RM provenienti delle ricerche
“terapeutiche” nella SM.
Tale Centro, che ha sede a Monaco di Baviera, raccoglierà dati clinici di
20.000 persone affette da SM e sarà in grado di elaborare dati di RM di più
di 5000 persone. L’analisi statistica di questi dati permetterà di identificare
alcuni marcatori di RM che consentiranno di prevedere la progressione di malattia
nei singoli pazienti che presentano analoghe caratteristiche patologiche.
A loro volta, questi elementi ci autorizzeranno a decidere se un nuovo trattamento
è efficace senza dover fare ricorso a studi clinici che includano gruppi di
controllo trattati con placebo. In altre parole, l’analisi statistica di questa
enorme mole di elementi segnerà una nuova strada metodologica per predire
il decorso della SM, comprenderne le cause, e per sviluppare strategie terapeutiche
efficaci.
L’uso della RM nella SM ha permesso di monitorare l’efficacia dei nuovi prodotti
terapeutici, ma ha anche fornito informazioni sui meccanismi che sono alla
base della loro azione terapeutica.
Per esempio, si è visto che le attuali terapie immunomodulanti, quali l’Interferone
beta ed il Copolimero, hanno un effetto marcato nel sopprimere le lesioni
infiammatorie, con riduzione delle aree captanti mezzo di contrasto, ma incidono
poco sui processi di degenerazione assonale e di atrofia. Ciò spiegherebbe
perché questi farmaci sono in grado di modificare l’evoluzione della malattia
nelle forme remittenti-recidivanti, ma lo sono in misura senz’altro minore
nelle forme progressive.
Il peggioramento della disabilità nelle forme progressive è secondario, infatti,
a processi di tipo degenerativo più che all’infiammazione di per sé. Recentemente,
poi, l’introduzione di nuove tecniche di RM “non convenzionali” (Magnetization
Transfer, Spettroscopia, Diffusion Imaging, ecc.) e il loro impiego nello
studio della storia naturale della malattia hanno contribuito a comprendere
meglio i substrati patologici della SM.
A queste tecniche si aggiunge la RM funzionale che offre, rispetto alla tecnica
convenzionale, anche una valutazione “dinamica” delle aree cerebrali in relazione
alla loro specifica funzione. Ciò si ottiene tramite esecuzione, da parte
del paziente, di test aventi lo scopo di stimolare/attivare le aree in esame.
In questo modo, è possibile quantificare il danno tessutale, fornire notizie
sulla funzionalità delle aree interessate e verificare l’efficacia dei meccanismi
riparatori tessutali.
Questo grande interesse e le ampie potenzialità offerte dalla RM, in particolar
modo nell’ambito delle malattie demielinizzanti, ha spinto di recente i ricercatori
della II Facoltà di Medicina dell’Università di Roma La Sapienza, Policlinico
S. Andrea, ad impegnarsi per la costituzione di un Centro Regionale di RM
dedicato allo sviluppo, al perfezionamento ed all’applicazione di tecniche
di RM nel campo della patogenesi, del monitoraggio e del trattamento delle
patologie demielinizzanti. L’attrezzatura di RM sarà equipaggiata da un magnete
ad alto campo (3 Tesla) in grado di offrire sensibilità e specificità più
elevate, utili soprattutto negli esperimenti di RM funzionale e spettroscopica.
Il Centro di RM del Policlinico S. Andrea svolgerà, in collaborazione con
gli altri centri Universitari e Ospedalieri di Roma, un ruolo centrale anche
nell’attività assistenziale rivolta ai pazienti con SM della Regione Lazio,
che potranno avvalersi, quindi, di una struttura in grado di offrire risposte
adeguate ai quesiti diagnostici, di monitoraggio terapeutico e di sviluppo
di nuove ricerche. In conclusione, le tecniche di RM consentono di formulare
nuove ipotesi specifiche sul piano biologico e lasciano spazio ad un approccio
di medicina sperimentale nello sviluppo e nella valutazione della terapia
della SM. La sensibilità di queste misure può sostanzialmente incrementare
il potere di rilevare variazioni significative nei trials clinici, condotti
anche su piccole coorti di pazienti altamente selezionati, seguiti per brevi
periodi di tempo. Sebbene le indagini di RM siano relativamente costose, il
loro potenziale nel ridurre la durata e la potenza statistica dei trials potrebbe
contribuire a ridurre sostanzialmente i costi generali nella ricerca e nello
sviluppo di nuovi farmaci per la SM.
LINEE-GUIDA
COME SI DEFINISCE UNA
RICADUTA?
Si definisce “ricaduta” un sintomo o un segno neurologico, della durata minima
di 24 ore, non riferibile ad uno pseudoattacco o ad un singolo episodio parossistico.
Nel caso di un secondo episodio clinico, è richiesta una fase di stabilità
o di miglioramento clinico di almeno 30 giorni dal primo episodio.
QUALI SONO LE ALTERAZIONI PARACLINICHE SUGGESTIVE DI SM?
1. RM (Criteri di Barkhof) Se sono soddisfatti almeno 3 dei 4 seguenti criteri:
1 lesione captante gadolinio oppure 9 lesioni T2 iperintense in assenza di
lesioni captanti gadolinio 1 o più lesioni infratentoriali 1 o più lesioni
iuxtacorticali 3 o più lesioni periventricolari
2. Esame del liquor (criteri di positività) Presenza di bande oligoclonali
IgG nel liquor oppure di elevati livelli di IgG 3. Potenziali evocati Potenziali
evocati anormali con ritardo di latenza dell’onda, ma con morfologia conservata
QUALI SONO I CRITERI SI RM IN BASE AI QUALI POSSIAMO PARLARE DI DISSEMINAZIONE
TEMPORALE?
- Presenza di una nuova lesione captante gadolinio ad un esame di RM eseguito
dopo 3 mesi dalla comparsa del primo episodio clinico oppure
- In assenza di
nuove lesioni captanti gadolinio nell’esame eseguito al 3O mese dalla comparsa
del primo episodio clinico, presenza di nuove lesioni captanti gadolinio o
iperintense in T2 ad un esame di RM eseguito dopo 6 mesi dalla comparsa del
primo episodio clinic
Cesare Fieschi - Carlo Pozzilli
II Facoltà di Medicina
dell’Università di Roma La Sapienza
Policlinico S.Andrea


Cesare Fieschi

Carlo Pozzilli
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ABSTRACT
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