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Dopo alcuni anni di intenso lavoro apre al pubblico il Museo Diocesano di Milano, nei chiostri di Sant’Eustorgio, grazie a un allestimento realizzato da Lodovico e Alberto Belgioioso.

La cerimonia avvenuta alla presenza del Cardinale Martini, arcivescovo di Milano, e del presidente della repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, fa luce sul più importante Museo italiano d’arte sacra che si affianca così ad altri Musei d’arte sacra sparsi per l’Italia, dal MIMAC (Museo Internazionale Mariano d’Arte Sacra) presso la fondazione Mons. Bello in Alessano (Le), al Museo dello Splendore presso la Basilica di San Gabriele in Abruzzo.

400 opere divise in dieci sezioni, comprendenti, oltre alle opere d’arte provenienti da parrocchie della diocesi di Milano, un consistente nucleo di dipinti e disegni giunti dalla Quadreria Arcivescovile e da donazioni private. Mons. Crivelli, Presidente della fondazione Sant’Ambrogio, l’ente che gestisce il Museo, dice che: ”Il progetto diocesano è nato da un’idea di Ildefonso Schuster nel 1931.
Furono poi il Card. Montini nel 1960 e soprattutto il Cardinal Martini negli anni Ottanta a porre le basi per la nascita di questa struttura che ha come obbligo di farsi carico della custodia non solo dei beni che espone, ma in qualche modo di essere attento a tutto il voluminoso libro d’arte distribuito nelle parrocchie”. Occorre significare come l’intero gruppo delle opere delle raccolte Arcivescovili assume grande importanza non solo per l’alta qualità dei dipinti, ma anche come forte testimonianza del gusto collezionistico degli arcivescovi milanesi, a partire dal Cardinale Cesare Monti sino a Giuseppe Pozzobonelli.


Il percorso espositivo parte dalle opere provenienti dal soppresso Museo della Basilica di Sant’Ambrogio. Nella sezione dedicata alle opere pervenute dalla diocesi (attuali province di Milano, Varese, Lecco) ecco i materiali che arrivano da 58 parrocchie; e pure dal territorio diocesano arrivano le preziose opere di oreficeria collocate nella zona ipogea del terzo lato del chiostro, risalente al XIII secolo.
Al piano superiore di quest’area, in un ampio salone, troviamo il ciclo dei dipinti dell’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento; grandi tele di artisti operanti a Milano negli ultimi anni del Seicento (Legnanino, Federico Bianchi, Magatti, ecc.) che raffigurano miracoli operati dal Santissimo Sacramento o episodi ad esso correlati. Quaranta dipinti della collezione dei Fondi Oro li troviamo al primo piano, dipinti per la maggior parte da artisti di ambito toscano: un patrimonio ineguagliabile a Milano.
Dal palazzo Arcivescovile sono qui giunte molte opere ad iniziare dalla collezione Monti - donata ai suoi successori arcivescovi nel 1650 dal Cardinale Cesare Monti - e originariamente composta da 172 opere. Queste rimasero esposte in Arcivescovado sino al 1811 quando Andrea Appiani ne selezionò una parte e la trasferì nella famosa pinacoteca di Brera voluta da Maria Teresa d’Austria, e dove tuttora si trovano.
Questa collezione fa rilevare quali fossero i gusti del Cardinale che privilegiava la scuola del Cinquecento veneto, i pittori del primo Seicento lombardo, oltre che gli artisti della scuola leonardesca ed emiliana. I dipinti della Collezione Pozzobonelli entrarono a far parte delle Raccolte Arcivescovili nel 1738, molti di essi sono andati dispersi nel corso dei secoli e il nucleo superstite si compone di 65 dipinti, di cui 31 esposti nel Museo diocesano, e raffigurano paesaggi, prospettive con figure e soggetti arcadici, tutti databili tra la fine del Seicento e gli anni Settanta del Settecento.
Il cardinale Federico Visconti fece confluire le sue opere nelle esistenti raccolte arcivescovili nel 1691 e queste oggi, con interesse per l’arte lombarda, si trovano nel suddetto museo a costituire un’intera sezione.
Da non trascurare anche la sezione che interessa la collezione del Cardinale Benedetto Erba Odescalchi (1679-1740), arcivescovo di Milano dal 1712; questa è costituita dalla serie di 41 ritratti dei santi vescovi di Milano, da San Barnaba a San Carlo Borromeo.
Collocati lungo lo scalone di accesso al Museo, sono un insieme di capolavori del tempo, con i volti di coloro che hanno vissuto e costruito la storia della Diocesi.
Il precedente iconografico della serie è stato individuato in una sequenza simile, raffigurante trentaquattro vescovi di Milano, intagliati negli scanni del Capitolo minore del coro ligneo del Duomo di Milano e diffusi mediante una traduzione grafica del ciclo, illustrante un testo databile tra il XVII e il XVIII secolo. Conclude il percorso museale del Museo Diocesano la Via Crucis di Gaetano Previati, realizzata nel 1882 per il Cimitero di Castano Primo. Gaetano Previati chiude cronologicamente la prima fase del Museo Diocesano in quanto traghetta la cultura ottocentesca verso il Novecento.
Il lavoro nella contemporaneità dell’arte è ancora tutto da costruire, anche se il Museo già possiede numerosi lavori di artisti contemporanei come Carpi e Fontana.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carlo Franza