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Lo
Spazio Oberdan di Milano, ha ospitato, il 24 gennaio scorso, un interessante
convegno all’insegna della multidisciplinarità. La sala congressi dell’elegante
centro culturale di Porta Venezia ha visto alternarsi molte voci, della
scienza, della pubblica amministrazione, dell’arte, riunite per affermare
che creatività e cultura forse sono gli unici elisir di lunga vita.
Il tradizionale “Mens sana in corpore sano” rimane sempre valido, ma
il vero segreto, invecchiando, è quello di mantenere viva la mente,
al corpo ci possono pensare i chirurghi estetici, mai così in voga.
L’idea del convegno nacque proprio nella nostra redazione, durante un
colloquio tra la prof.ssa Sandra Giavelli - Primario Emerito del Pio
Albergo Trivulzio e coordinatore dello Zonta Club di Milano Sant’Ambrogio
- e Genina Iacobone, direttore di Leadership Medica e Leader for chemist.
Sandra Giavelli ha poi coinvolto nell’organizzazione la Provincia di
Milano, ed in particolare l’assessorato al personale, guidato dall’avv.
Ada Grecchi, e la L.I.T.A. (Libera Istituzione Tutela dell’Anziano),
presieduta dall’avv. Daria Pesce. Genina Iacobone ha incentrato il suo
intervento sui paradossi del linguaggio imposto, più che suggerito,
dalle nuove tecnologie, a causa delle quali si è accentuato il divario
di comprensione tra le generazioni. Un discorso, quello del direttore,
che puntava a rivalutare la comunicazione tradizionale, faccia a faccia,
in una dimensione più umana, fuori dagli stress inevitabilmente legati
ad un certo modus vivendi. Da parte sua Sandra Giavelli ha voluto cogliere,
con ottimismo, i cambiamenti in atto nella nostra società. La lunga
esperienza vissuta al Pio Albergo Trivulzio ha condotto la radiologa
milanese alla conclusione che, a maggior ragione nell’anziano, si può
parlare di salute solo quando vi sia “uno stato di completo benessere
fisico, sociale e mentale”. La nascita della geriatria come disciplina
scientifica ha rappresentato certo un passo avanti nello studio della
terza età, migliorando le conoscenze sulle singole patologie ma anche
valorizzando le risorse inespresse dell’anziano. Del resto, ricorda
la prof.ssa Giavelli, la popolazione anziana costituisce anche un’ampia
fetta di mercato alla quale le aziende si rivolgono con i propri prodotti;
e così l’anziano, uscito dal ciclo produttivo in quanto pensionato,
vi rientra come consumatore. Le attività ricreative promosse dal Trivulzio
testimoniano che anche persone molto anziane, qualora sollecitate sul
piano della creatività, danno risposte sorprendenti. Il problema vero
è quello di considerare la cultura, fin da giovani, come un valore,
riuscendo a dedicargli uno spazio anche minimo ma costante nella propria
esistenza. Il dialogo tra le generazioni, tra nonni e nipoti ad esempio,
forse si va un po’ perdendo e con esso una parte non indifferente del
nostro patrimonio culturale. Numerosi e interessanti gli altri interventi,
moderati in modo molto brillante e attento ai vari spunti di discussione,
da Giannino Fava, già Direttore del servizio di Fisica Sanitaria all’Istituto
dei tumori di Milano e Vicepresidente del Trivulzio. Ci hanno particolarmente
colpito l’eloquenza di un imprenditore come Silvio Segre – lucidissimo
nel descrivere che cosa si debba intendere per “spirito imprenditoriale”
– e il talento inalterato di Eva Magni, attrice che ha declamato con
intensità alcuni versi. Due novantenni, dunque, ma non due casi eccezionali,
in quanto gli esempi di longevità sono sempre più frequenti, anche se
non tutti hanno avuto la fortuna di ottenere soddisfazioni e riconoscimenti,
nei rispettivi campi di attività. Sarebbe inoltre sbagliato da parte
nostra offrire un’immagine idilliaca della vecchiaia, citando soltanto
gli esempi più eclatanti di “eterna giovinezza”. In realtà la popolazione
anziana è in continuo aumento e i problemi che essa deve affrontare
sono di varia natura: di integrazione nella famiglia di origine, talvolta
di sussistenza, di adattamento alle strutture di ricovero nelle quali
spesso l’anziano si trova a vivere e così via. Le relazioni presentate
hanno alternato considerazioni improntate allo stato attuale della ricerca
scientifica in materia geriatrica ed esperienze sul campo da parte di
medici e volontari. Alla base di ogni ragionamento ci sono dati puramente
statistici, in quanto il nostro paese è tra quelli con il tasso di natalità
più basso, un primato che, curiosamente, dividiamo con la Spagna, altro
caposaldo del cattolicesimo in Europa. Secondo l’Organizzazione Mondiale
della sanità l’Italia – ha affermato Carlo Vergani, direttore della
cattedra di Gerontologia e Geriatria dell’Università di Milano - pur
vantando una delle popolazioni più longeve, lascia a desiderare per
quello che riguarda la qualità di vita dell’anziano. Essa può essere
ricondotta solo per i 30% al patrimonio genetico dell’individuo; il
restante 70% deriva dallo stile di vita. La natura considera la fertilità
dell’individuo, l’attività procreativa; la vecchiaia, sostiene Vergani,
“è nelle nostre mani, bisogna recuperare il concetto di normalità di
ogni età della vita”. Occorre che l’anziano cominci ad essere considerato
una risorsa per la società, anche se non di natura strettamente economica.
Ed è a questo punto che la creatività entra in gioco, ma come? Il prof.
Marcello Cesa Bianchi – direttore dell’Istituto di psicologia dell’Università
di Milano – ha rilevato che la vita di oggi lascia sempre meno tempo
per dedicarsi ai propri interessi, mentre nell’età della pensione è
possibile ottemperare alle esigenze che la vita produttiva per lungo
tempo ha indotto a trascurare. Non vi è tuttavia qualità della vita,
nell’anziano, senza autonomia, quella garantita da una salute buona
e da uno status sociale adeguato, come accennato da Aldo Tammaro, direttore
sanitario della Casa di riposo per musicisti “Giuseppe Verdi”, agli
ospiti della quale è stato conferito il premio “Una vita per…”. RD
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