Anno XVII- n.02-2001

 

 

 

 

 

Carlo Franza

Dopo “Egon Schiele e l’Espressionismo in Austria”, la Fondazione Mazzotta di Milano ha allestito nella sue sede di Brera la mostra “Vassily Kandinsky. Tradizione e astrazione in Russia 1896-1921”, aperta fino al 10 giugno 2001.

Si avvale della collaborazione della regione Lombardia e della Direzione Generale Culture, Identità e Autonomia della Lombardia unitamente alla Provincia di Milano / Settore Cultura e Informazione e allo stesso Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, già impegnato da qualche tempo in mostre significative come quella del “Cinquecento Lombardo”.

Kandinsky è figura emblematica dell’arte di Avanguardia nel Novecento, ed averne messo in luce la figura e l’intera opera significa un po’ leggere storicamente l’arte del cosiddetto secolo breve, non solo, ma avvia anche a comprendere come l’arte in genere con Kandinsky abbandona la figurazione per leggere l’astrazione, quel segno, quella forma e quel simbolo che troveranno fede nel cosiddetto “spirituale nell’arte”.

La rassegna ingloba 90 opere tra dipinti, acquerelli e incisioni che provengono da numerosi e importanti musei dell’est, e della Collezione Peggy Gugghenheim.

Il percorso ha inizio con l’anno 1896, quando il nostro artista, trentenne (nato a Odessa nel 1896, laureato in legge e sposato con la cugina Anja Semiakina, lascia la carriera universitaria e si trasferisce a Monaco di Baviera per dedicarsi esclusivamente all’arte.

E termina nel 1921, anno in cui da Mosca (ove era tornato nel 1914) riparte per la Germania, dove il clima e la scuola della cosiddetta Bauhaus influenzerà la sua ricerca artistica verso quella geometrizzazione del segno. Della mostra si legge intanto il primo piano di lettura, che è quello dell’evoluzione stilistica di Kandinsky, dalle prime prove ancora naturalistiche fino alla conquista dell’astrazione

Il secondo piano di lettura si fonda sul panorama artistico russo che fa da sfondo al lavoro di Kandinsky con opere di simbolisti (Borissov-Mussatov), fauvisti (Mackov) e astrattisti (Malevic e Rodcenko); tra tutti vanno ricordati “La casa tra le montagne”, del 1912, di Jawlensky e “Il pavone sotto il sole”, del 1911, di Goncarova.

Fanno contorno a tutto questo rimando storico una serie di icone del XVII secolo, esemplari della grande tradizione russa, perché esse stesse hanno costruito un punto nodale per tutti gli artisti dell’avanguardia. Tradizione e astrazione giocano un ruolo di interscambio (presenti entrambi fino al ’17-’18 nella sua arte) in Kandinsky con temi come San Giorgio o l’ascesa di Elia sul carro di fuoco, ma anche paesaggi, suggestioni primitive, folklore nazionale. Brilla fra le molte opere “Composizione VII”, capolavoro indiscusso dell’espressionismo astratto, la più importante e misteriosa opera di Kandinsky, impegnato nella sua fase più creativa.

Lo dipinse nel ’13, insieme ad altri grandi opere come “Composizione VI” e “Quadro con bordo bianco”. Si legge, all’interno di “Composizione VII” una sorta di Giudizio Universale, traguardo delle creazioni espressioniste che contiene le grandi battaglie in favore dell’arte astratta.

Delle sette “Composizioni” create tra il 1910 e il 1914 ne sono rimaste solo quattro, poiché le prime tre sono andate distrutte durante la seconda guerra mondiale. Il titolo “composizione” sta ad indicare il complesso lavoro di elaborazione dell’opera, tanto che lo stesso artista scrive: “Espressioni che si formano in me in modo particolarmente lento, le quali, dopo i primi abbozzi, vengono da me esaminate e rielaborate a lungo in modo quasi pedantesco”.

Per “Composizione VII” esistono circa trenta studi preparatori di eccellente livello che vanno dallo studio disegno schematico al grande bozzetto a olio. E se quest’opera segna il culmine della sua astrazione, certamente più volte tornano in uso metaforico le vicende biografiche e storiche del suo tempo, in un ritorno ossessivo di elementi, connaturati all’uso sincronico delle arti.

Basti pensare al grande uso che Kandinsky ha della musica, ossessiva, martellante, spirituale, ultraterrena. Nel soggiorno russo, in quei primi anni, troviamo presenti in lui motivi fiabeschi affidati alla figurazione, mentre attorno al suo lavoro l’avanguardia russa con suprematisti e costruttivisti si sporgevano verso l’arte non oggettiva.

Lentamente in lui matura il linguaggio di forme astratte.

Ne sono esempio oltre a “Composizione VII” (1913), “Improvvisazione VII” (1910), “Cupole” (1909), “Arabi” (1911), “Oriente” 81913) e tutta una serie di opere su carta come “Poesie senza parole” del 1903.

E allora potremmo dire Kandinsky o del Cavalier Azzurro, per alludere al gruppo “Der Blaue Reiter”, alla grammatica fiabesca del suo dipingere, alla musica che permea i suo lavoro, all’incombente macchia nera, al linguaggio delle forme e dei colori, allo spirituale nell’arte.

Con Kandinsky inizia la leggenda dell’arte moderna.