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Dopo
“Egon Schiele e l’Espressionismo in Austria”, la Fondazione Mazzotta
di Milano ha allestito nella sue sede di Brera la mostra “Vassily Kandinsky.
Tradizione e astrazione in Russia 1896-1921”, aperta fino al 10 giugno
2001.
Si
avvale della collaborazione della regione Lombardia e della Direzione
Generale Culture, Identità e Autonomia della Lombardia unitamente alla
Provincia di Milano / Settore Cultura e Informazione e allo stesso Assessorato
alla Cultura del Comune di Milano, già impegnato da qualche tempo in
mostre significative come quella del “Cinquecento Lombardo”.
Kandinsky
è figura emblematica dell’arte di Avanguardia nel Novecento, ed averne
messo in luce la figura e l’intera opera significa un po’ leggere storicamente
l’arte del cosiddetto secolo breve, non solo, ma avvia anche a comprendere
come l’arte in genere con Kandinsky abbandona la figurazione per leggere
l’astrazione, quel segno, quella forma e quel simbolo che troveranno
fede nel cosiddetto “spirituale nell’arte”.
La
rassegna ingloba 90 opere tra dipinti, acquerelli e incisioni che provengono
da numerosi e importanti musei dell’est, e della Collezione Peggy Gugghenheim.
Il
percorso ha inizio con l’anno 1896, quando il nostro artista, trentenne
(nato a Odessa nel 1896, laureato in legge e sposato con la cugina Anja
Semiakina, lascia la carriera universitaria e si trasferisce a Monaco
di Baviera per dedicarsi esclusivamente all’arte.
E
termina nel 1921, anno in cui da Mosca (ove era tornato nel 1914) riparte
per la Germania, dove il clima e la scuola della cosiddetta Bauhaus
influenzerà la sua ricerca artistica verso quella geometrizzazione del
segno. Della mostra si legge intanto il primo piano di lettura, che
è quello dell’evoluzione stilistica di Kandinsky, dalle prime prove
ancora naturalistiche fino alla conquista dell’astrazione
Il
secondo piano di lettura si fonda sul panorama artistico russo che fa
da sfondo al lavoro di Kandinsky con opere di simbolisti (Borissov-Mussatov),
fauvisti (Mackov) e astrattisti (Malevic e Rodcenko); tra tutti vanno
ricordati “La casa tra le montagne”, del 1912, di Jawlensky e “Il pavone
sotto il sole”, del 1911, di Goncarova.
Fanno
contorno a tutto questo rimando storico una serie di icone del XVII
secolo, esemplari della grande tradizione russa, perché esse stesse
hanno costruito un punto nodale per tutti gli artisti dell’avanguardia.
Tradizione e astrazione giocano un ruolo di interscambio (presenti entrambi
fino al ’17-’18 nella sua arte) in Kandinsky con temi come San Giorgio
o l’ascesa di Elia sul carro di fuoco, ma anche paesaggi, suggestioni
primitive, folklore nazionale. Brilla fra le molte opere “Composizione
VII”, capolavoro indiscusso dell’espressionismo astratto, la più importante
e misteriosa opera di Kandinsky, impegnato nella sua fase più creativa.
Lo
dipinse nel ’13, insieme ad altri grandi opere come “Composizione VI”
e “Quadro con bordo bianco”. Si legge, all’interno di “Composizione
VII” una sorta di Giudizio Universale, traguardo delle creazioni espressioniste
che contiene le grandi battaglie in favore dell’arte astratta.
Delle
sette “Composizioni” create tra il 1910 e il 1914 ne sono rimaste solo
quattro, poiché le prime tre sono andate distrutte durante la seconda
guerra mondiale. Il titolo “composizione” sta ad indicare il complesso
lavoro di elaborazione dell’opera, tanto che lo stesso artista scrive:
“Espressioni che si formano in me in modo particolarmente lento,
le quali, dopo i primi abbozzi, vengono da me esaminate e rielaborate
a lungo in modo quasi pedantesco”.
Per
“Composizione VII” esistono circa trenta studi preparatori di eccellente
livello che vanno dallo studio disegno schematico al grande bozzetto
a olio. E se quest’opera segna il culmine della sua astrazione, certamente
più volte tornano in uso metaforico le vicende biografiche e storiche
del suo tempo, in un ritorno ossessivo di elementi, connaturati all’uso
sincronico delle arti.
Basti
pensare al grande uso che Kandinsky ha della musica, ossessiva, martellante,
spirituale, ultraterrena. Nel soggiorno russo, in quei primi anni, troviamo
presenti in lui motivi fiabeschi affidati alla figurazione, mentre attorno
al suo lavoro l’avanguardia russa con suprematisti e costruttivisti
si sporgevano verso l’arte non oggettiva.
Lentamente
in lui matura il linguaggio di forme astratte.
Ne
sono esempio oltre a “Composizione VII” (1913), “Improvvisazione VII”
(1910), “Cupole” (1909), “Arabi” (1911), “Oriente” 81913) e tutta una
serie di opere su carta come “Poesie senza parole” del 1903.
E
allora potremmo dire Kandinsky o del Cavalier Azzurro, per alludere
al gruppo “Der Blaue Reiter”, alla grammatica fiabesca del suo dipingere,
alla musica che permea i suo lavoro, all’incombente macchia nera, al
linguaggio delle forme e dei colori, allo spirituale nell’arte.
Con
Kandinsky inizia la leggenda dell’arte moderna.
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