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Linzalata è un artista mediterraneo,
del sud, precisamente della Basilicata, di questa terra della Magna
Grecia, luogo antico e primordiale, dove il retaggio culturale sente
ancora gli snodi di Corrado Levi, pittore, e di Rocco Scotellaro, poeta
e scrittore.
A
questa terra il nostro scultore è rimasto legato, qui vive, anche se
la sua arte ormai ha fatto il giro d’Italia. Scultore e artista profondamente
nuovo, in quanto pur operando in provincia ha innescato nel suo lavoro
scolpito in pietra o legno una dinamica che oscilla verso l’alto, e
lontano da ogni forma figurativa, se non in quella allusività simbolica
che da sempre lo caratterizza. Grandi stele, di guerrieri, grandi madri,
divinità, che risentono di una cultura ancestrale, di una cultura che
rompe con tutti gli schemi più recenti di ricerca tout-court. Sicché
questa scultura pur nuova, nelle forme che semplificano l’immagine,
quasi ossificandola, si porta come grandezza naturale, diventare menhir
dell’oggi, del presente, e contiene una storia antica in cui l’arte
del mondo ha inseguito le grandi utopie dell’uomo, i desideri e i bisogni,
le ansie e le paure, gli archetipi che sovrintendono a ogni cosa.
Ebbene,
Donato Linzalata, scultore non figurativo, se per figurazione intendiamo
un qualcosa legato alla realtà, mentre in questi immagini schematizzate,
più spesso in coppia o in gruppi, vive un’anima calata dentro che sa
di preistoria, di mondi lontani dalla civiltà contemporanea, ormai industrializzata
e post-industrializzata. Gli stessi studi preparatori, come quelli qui
pubblicati, si organizzano in forme statuarie ove il segno delimita
queste forme, ne oggettiva la storia, ne percepisce il sentimento del
tempo che stringe e attanaglia la storia e ne coglie i semi di fondo
che lasciano traccia nell’arte. Non c’è solo un gusto artigianale in
queste forme che si innalzano verso il cielo, ma rispettano questa conquista
dello spazio in cui la scultura riconosce il suo destino.
Linzalata
fa respirare queste immagini in una plasticità fuor dal comune, grazie
a una primordialità che non è mai riduttiva ma offre, semmai, la maturazione
di una coscienza nella sua particolarità e universalità. Il nostro artista
dialoga con le sue immagini, senza perdere il senso della realtà, che
attornia come un paesaggio in tensione ogni sviluppo, ogni metafora,
ogni esplorazione mobile, ogni scrittura spaziale.
Egli
insomma fa spazio a questi oggetti che paiono come dei nuovi e modernissimi
“penati” del nostro tempo, quasi rivisitando una sorta di avanguardia
costruttivista che mette in rapporto materia-luce-ambiente. C’è soprattutto
nell’impianto plastico di questa scultura di Donato Linzalata una umanità
in transito, per cui linguaggio, volume e fantasia respirano i luoghi
ancestrali dell’uomo, e nell’intersecazione di questi piani, nel profilo
di queste ramificazioni, l’occhio di ogni spettatore legge un simbolo,
una verità, un’architettura.
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