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Nel
corso degli ultimi anni il federalismo va sempre più prendendo forma
e comincia a delinearsi una vera e propria Italia delle Regioni. Attraverso
le numerose Leggi Nazionali e Regionali, si concretizza la politica
che trasferisce sempre più competenze in materia sanitaria. Per la medicina
generale si è giunti, con la Convenzione realizzata nell’ultimo triennio,
ad una regionalizzazione sempre più rapida degli Accordi Nazionali.
Ormai le trattative per il rinnovo degli Accordi si fanno a Roma, ma
la controparte dei medici non è il Ministero della Sanità, ma le Regioni.
I vari Assessori alla Sanità regionali nominano una delegazione ed un
Presidente che conducono la trattativa a nome e per conto delle venti
Regioni italiane e delle Province di Trento e Bolzano. Gli ultimi due
contratti stipulati hanno previsto degli Accordi integrativi regionali
da attuare in seguito a livello locale. Tutto ciò comporta dei tempi
lunghissimi per la difficoltà di convocare le parti e riuscire a trovare
un minimo comune denominatore accettato da tutti. Questo il motivo per
cui ormai il calendario è diventato una formalità inutile, in quanto
viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 230 del 2 ottobre 2000
un Accordo Collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i
medici di medicina generale che decorre dal 1° gennaio 1998 e scade
il 31 dicembre 2000. Vale a dire che una Convenzione della durata di
un triennio viene decretata esattamente a tre mesi dalla fine del triennio.
Certamente i tempi cambiano e chi scrive queste note può testimoniare
per esperienza diretta (avendo avuto incarichi nell’Inam, Enpas, Inadel,
poi nel Ministero in rappresentanza delle SAUB, infine nelle delegazioni
regionali) e senza tema di smentite, che la situazione è andata sempre
più deteriorandosi, sia nei tempi che negli stessi contenuti delle Convenzioni,
appesantite da norme e cavilli burocratici che hanno di fatto tolto
al medico la propria professionalità ed hanno dato agli assistiti una
assistenza sempre più burocratizzata e sempre meno umana. A questo punto,
in vista della nuova Legislatura, che, si presume, metterà sempre in
maggiore evidenza il tema del federalismo, è normale chiedersi se si
possa avere un Accordo per la Medicina Generale a carattere nazionale.
Dato che la competenza è ormai delle Regioni, dato che le trattative
devono essere condotte dalle Regioni e dato che le Convenzioni devono
essere integrate da accordi regionali, sarebbe più coerente fare stipulare
un proprio Accordo ad ogni regione senza disturbare le farraginose strutture
romane. Certamente l’iter sarebbe più spedito, i tempi sarebbero rispettati
senza assistere a quelle situazioni incresciose che costringono i medici
a prendere decisioni importanti retroattivamente, ma sopratutto si potrebbe
dare un’assistenza più consona alle esigenze dei cittadini di quella
Regione, che non sempre collimano con quelle delle altre Regioni. Regioni
come la Valle d’Aosta - che si estende su un vasto territorio con tutte
le maggiori catene montuose e una popolazione sparsa su tutto il territorio
- hanno problemi differenti rispetto a Regioni come Lazio o Lombardia,
dove sono ubicate metropoli come Milano e Roma, molto inferiori per
estensione ma nettamente superiori per densità di popolazione. E’ evidente
che l’organizzazione del territorio e le esigenze dei cittadini si conoscono
meglio in sede locale che in sede centrale. A questo punto ritengo non
sia il caso di entrare nel merito del tipo di Federalismo che occorre
introdurre nell’ordinamento dello Stato italiano, ma quello che non
può essere accettabile è sicuramente quell’ibrido cui stiamo assistendo;
per ragioni meramente politiche, si pubblicano delle Leggi in cui lo
Stato non si assume le proprie competenze per non essere tacciato di
antifederalismo e nello stesso tempo non si trasferiscono le competenze
alle amministrazioni locali. Da una situazione come questa non può che
derivare un danno per i medici, cattiva assistenza per i cittadini e
disorganizzazione nelle strutture sanitarie.
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