| FEBBRAIO 1999 |
| HdP - GFT |
Sotto il vestito niente |
Nella
relazione della HdP al bilancio 1997, datata 20 Aprile 1998 in merito
ai risultati della GFT era scritto: “Va sottolineata la crescita delle
vendite sul mercato nord- americano, da attribuire soprattutto alle vendite
della linea Emanuel”. A pag. 34 della stessa relazione, nel paragrafo
“Andamento gestionale, eventi significativi e prospettive dell'esercizio
1998" veniva puntualizzato: “Gli ordini confermati per la stagione Primavera/Estate
1998, alla luce dello stato avanzato delle spedizioni, fanno prevedere
un andamento del fatturato in linea con l'esercizio precedente...., la
sostanziale conferma delle quote di mercato...fa ragionevolmente prevedere
un risultato positivo per l'esercizio 1998. Nella “semestrale” (datata
25 settembre) è annotato: “L'andamento economico del primo semestre
è significativamente influenzato dal risultato negativo della divisione
Emanuel”.“Il management della divisione, in contrasto con gli indirizzi
del Gruppo, ha perseguito una strategia volta prioritariamente all'espansione
dei volumi ....nonostante il mercato avesse già mostrato nel corso
del secondo semestre dello scorso anno segnali di difficoltà”.
“Nel semestre il risultato della divisione è stato negativo per
circa 60 miliardi”.“Nel mese di maggio il vertice della divisione Emanuel
è stato sostituito”. Dunque il 20 aprile, il Consiglio d'Amministrazione
della HdP “sulla base degli ordini confermati” ha previsto per il '98
un fatturato in linea con il '97. A settembre, però, lo stesso
Consiglio dell'HdP candidamente afferma che il management della Divisione
Emanuel “in contrasto con gli indirizzi del Gruppo ha assunto decisioni
che hanno comportato nel semestre un risultato negativo di 60 mld “. Se
già nel “secondo semestre del '97, il mercato aveva mostrato segni
di difficoltà”, aver omesso nella Relazione questa l'informazione
è stata una inaccettabile lacuna. Se a maggio il “responsabile
della divisione” è stato sostituito vuol dire che il 20 aprile
(data della relazione), la “magagna” era nota e ciò rende più
grave, in quanto evidentemente voluta, l'omessa informativa. E' doveroso,
dunque, che l'HdP comunichi chi rappresenta la Capogruppo nel Consiglio
di Amministrazione del GFT, e quale attività vi svolge; il livello
di approfondimento sull'andamento della gestione che attua il Consiglio
d'Amministrazione del GFT; i controlli che ha in essere la Capogruppo
su una controllata in cui persino il Responsabile di una divisione (terzo
o quarto livello gerarchico ed operativo) può permettersi di assumere
ed attuare decisioni importanti “in contrasto con gli indirizzi del Gruppo”.
In questi giorni, in seguito ai risultati negativi forniti dall'HdP, il
Gruppo Ferragamo (proprietario della maison parigina “Emanuel Ungaro”)
risolverà il rapporto e revocherà la licenza all'HdP della
linea Emanuel. In questi giorni pare che “salti” anche la licenza della
collezione “Mani donna” concessa dalla Armani, che ha contribuito al fatturato
1998 del GFT con 190 mld. Non è detto che non seguano le disdette
di altre collezioni. Nel GFT sembra che ci si stia accorgendo
(ed era ora!) di sovrapposizioni tra “marchi” e “marche”. Maurizio Romiti
non manca di sottolineare il ruolo di programmazione e controllo della
Capogruppo sulle controllate. Le sue sembrano più proposizioni
teoriche che concreti atti di gestione. Mutuando un titolo famoso si potrebbe
scrivere: ....”sotto il vestito niente”...... |
| Monte dei Paschi di Siena- Banca Agricola Mantovana |
Stranamore |
La
partita è chiusa: ha vinto il MPS. All'Opa sono state conferite
oltre il 96% delle azioni. A favore della trasformazione in SpA ha votato
il 58% dei soci. Si potrebbe concludere che il 58% dei soci detiene il
96% del Capitale ma sarebbe una valutazione errata in quanto almeno il
90% del Capitale è detenuto dalla minoranza numerica degli azionisti.
Anche questo dato di fatto conferma come molte “popolari” di “popolare”
abbiano ben poco. Si afferma che la “scalata” del MPS alla BAM ha segnato
un momento importante (sotto il profilo tecnico-giuridico-pratico) perché
ha aperto una “breccia” nella “impermeabilità” delle “popolari”
nella loro vulnerabilità. Può darsi! Lo “stranamore” fra
MPS e BAM si è concluso come era ovvio che si concludesse. L'appoggio
(tutt'altro che discreto) che il Consiglio di Amministrazione della BAM
ha riservato all'Opa, è stato un supporto determinante alla pressione
(sui singoli e sulle strutture) attuata dal MPS. Fabrizi (Presidente MPS)
brindando alla vittoria ha sottolineato che si è trattato di “una
operazione che ha dimostrato la straordinaria forza della Banca MPS, forza
fondata su professionalità, determinazione, coraggio”. In sostanza
il MPS - per spuntarla - ha messo in campo una “macchina da guerra” impegnando
in prima persona anche il Direttore Generale Gronchi. In assemblea è
stato affermato che un numero elevatissimo di soci è stato contattato
telefonicamente dal MPS. Qualcuno si è chiesto come il MPS avesse
potuto avere nome, cognome, indirizzo e telefono e se ciò avesse
costituito violazione della privacy. Domanda retorica alla quale non è
stata data risposta! Qualcuno “del no” ha annotato che il cosiddetto prezzo
“congruo” offerto dal MPS corrisponde al 2,1 del contenuto in termini
di patrimonio netto dell'azione BAM, mentre tutte le transazioni inerenti
i titoli di banche hanno assunto valorizzazioni superiori a tre volte
(con punte anche oltre il 5 ). Un altro “del no” ha affermato che se il
Presidente della BAM ha 600.000 azioni dell'Istituto e i Mercegaglia ne
possiedono milioni, il favore con cui hanno sostenuto l'Opa è del
tutto giustificato in chiave del loro personale interesse ma non in quello
della BAM. Un altro ancora ha documentato, conti alla mano, che le azioni
al lordo dei dividendi valgono alcune migliaia di lire in più rispetto
al prezzo Opa Un avvocato ha chiesto che i Consiglieri confermassero di
non avere rapporti patrimoniali che li ponessero in conflitto di interessi.
In sostanza i supporters del “no” hanno sviluppato variegate argomentazioni
tecniche oltre alle immancabili “mozioni degli affetti”, sul ruolo della
Banca nella provincia di Mantova, sulla fedeltà dei soci ecc. ecc.
In assemblea, ovviamente, si sono avvicendati anche molti sostenitori
“del si.” Le loro tesi hanno spaziato dalla globalizzazione all'ineluttabilità
di aggregazioni, dalla “cascata” di quattrini costituita dai tremila miliardi
dell'Opa alle garanzie enunciate nei protocolli d'accordo sul futuro della
BAM, dei suoi organici, dei suoi clienti e della città. Un illustre
professore dell'Università di Firenze ha voluto ricordare che i
vincoli fra Mantova e la Toscana risalgono a quando Mantova, 2500 anni
orsono, era già un avamposto degli Etruschi. Nel 2000, secondo
lui, il destino di Mantova e Siena si rinsalda nel MPS. “Stranamore”,
dunque, quello fra Siena e Mantova, vissuto tra mille contrapposizioni.
In conclusione una Banca pubblica i cui conti non brillano rispetto a
quelli di istituti di pari entità, ha “conquistato” ed “acquisito”
una Banca privata che però “regge bene il confronto” con analoghe
realtà. Sul tema della banca pubblica, Fabrizi ha puntualizzato:
“ Siamo pronti ad andare in Borsa e collocare il 28% delle azioni sul
mercato”. Fabrizi è un toscano ed ha, come tutti i toscani, una
notevole dose di humor: come spiegare diversamente che può ritenere
“privatizzata” una Banca in cui il “pubblico” manterrà il 72% ? |