Da
qualche anno le attive presenze nel campo dell’arte di Gabriele Cancedda
hanno dato serio lavoro alla critica che ha sempre commentato benevolmente
le notevoli affermazioni. E tutto questo non solo per la tenace ricerca
del pittore, ma per le capacità tecniche di argomentare il vissuto
interiore che certamente non si discosta dal lavoro giornaliero dell’artista
impegnato nella grafica pubblicitaria come Art director. Tra una dimensione
fantastica, talvolta attraversata da un dato ipernaturalistico, da una spinta
al vero, e un recupero di classicità intensa, forte ed emotiva, sensuosa,
corre tutta la pittura ad olio o ad acquerello del Cancedda. Pittore di
genere e di costume, di tradizioni(specie quelle della sua terra sarda),
di nature morte e di sublime fantasia. Ha una assoluta padronanza di mezzi
formali con un equilibrio di linea, colore, luce e forma. La sua capacità
è rivolta alle esigenze strutturali e all’interesse narrativo, con
un’evoluzione stilistica carica di immagini con intima introspezione psicologica.
Un singolare senso realistico che lo tiene radicato dentro la vita, tanto
che oggi la sua pittura può ben definirsi pittura della realtà.
D’altronde è dall’età di quindici anni che Gabriele Cancedda
ha dimestichezza con colori e forme. E seppur giovane ha ormai tenuto ben
24 mostre personali in Italia e all’estero, acquisendo una notevole fama
d’artista sardo di talento. La classicità dei
soggetti, una classicità adeguata alla pittura regionale con colori
e toni singolari, mai freddi ma talvolta carichi di emotività, si
spinge verso una luce che è memoria di bellezze antiche, quasi scavo
di simboli scandita da una sgranatura di contorni. Le immagini sono sensibili
a un racconto del suo e del nostro tempo, scavate meglio in quel circondario
di luoghi in cui l’artista vive, attualità e cronaca che necessitano
respiro e continua riflessione. Questi appunti pittorici che offrono talvolta
il lato alla sociologia e all’antropologia culturale (vedi le donne sarde
vestite con abiti neri) esprimono una coscienza antica, s’intridono di un
gioco sensitivo che nei toni più delicati, da maestro d’atelier,
evocano una preziosità che solleva la sua stagione artistica in mirabile
fortuna. Qualcuno ne ha parlato come di un nuovo caposcuola della Variation
Art, ma più che la denominazione del nome conta la motivazione articolata
della ricerca, il suo appassionato, forte sentire il mondo e le cose. L’arte
pur con tutte le sue variazioni alla fine si concretizza in un’esplosione
di energie che transitano fulminee non solo nell’immaginazione ma solleticano
la sua esperienza che si colora alla fine di poesia. Cancedda non ha proprio
bisogno di ricitare immagini, le sue sono come scoperte dall’interno, provengono
da buona scuola e da solida accademia, da quel mondo in cui i colori, che
qui si travasano a rimovimentare la materia pulviscolare, tessono una intelligente
spazialità. |