| FEBBRAIO 1999 |
Eugenio Caradonna
| ABSTRACT BIBLIOGRAFIA |
Metodo
Due
soggetti affetti da patologia aneurismatica dell'aorta ascendente ed insufficienza
aortica di grado severo sono stati sottopostiad
intervento di sostituzione dell' aorta ascendente con reimpianto diretto delle
coronarie. La tomografia assiale computerizzata e la risonanza magnetica nucleare
hanno dimostrato la presenza di aneurismi dell' aorta ascendente di 8 e 10 cm.
Manuale chirurgico
L'incisione cutanea è di otto cm. La sternotomia viene eseguita con una sega oscillante a partire dal manubrio sternale fino al terzo/quarto spazio intercostale dove l'incisione viene terminata lateralmente verso destra evitando di danneggiare l'arteria toracica interna di destra. La circolazione extracorporea é istituita attraverso la cannulazione dei vasi femorali di destra. Il pericardio viene aperto in modo standard. L'esposizione dell'aorta ascendente così ottenuta è eccellente. Il vent intracardiaco è
posizionato
soluzione cardioplegica (St. Thomas tipo 2) viene infusa direttamente negli osti coronarici.
Risultati
In
entrambi i casi non vi sono state complicanze. Nel periodo post operatorio non
è stato necessario alcun supporto inotropo. La degenza in terapia intensiva
è stata di due giorni. La qualità di vita ,durante il periodo
di ricovero, è stata migliore, se confrontata con quella di pazienti
operati attraverso una sternotomia convenzionale. In particolare il dolore post
operatorio è stato sensibilmente minore con i seguenti benefici :
1) migliore funzionalità respiratoria
2) precoce mobilizzazione
3) ridotto supporto analgesico farmacologico
I pazienti sono stati dimessi in settima giornata Al follow up ad un anno i pazienti sono entrambi in buona salute. Non sono presenti algie correlate con la sternotomia.
Commento
Attualmente
l' intervento di sostituzione aortica viene eseguito attraverso sternotomia
mediana. Tuttavia un sempre maggior numero
di casi viene eseguito con un approccio meno invasivo. Esiste la necessità
di precisare il concetto di invasività in cardiochirurgia. Essa è
infatti costituita da due componenti:
1) l'incisione chirurgica
2) l'utilizzo della circolazione extracorporea
Qualora fosse possibile operare con un' incisione minima e senza l'utilizzo della circolazione extracorporea si otterrebbe la minor invasività possibile. Il crescente interesse verso tecniche mini invasive è diretto verso una riduzione dell'incisione chirurgica che non deve peraltro determinare un aumento dei tempi di utilizzo della circolazione extracorporea. Infatti la mortalità e morbidità perioperatoria sono strettamente correlati alla durata del tempo di circolazione extracorporea e di ischemia cardiaca (7). Pertanto approcci chirurgici che determinano un incremento dell'invasività correlata alla circolazione extracorporea non possono essere definiti mini-invasivi. Negli interventi eseguiti sull'aorta ed in particolare in questi due casi, mediante una ridotta sternotomia, non si osserva alcun aumento dei tempi suddetti correlato con l'approccio descritto. In questi due casi l'esposizione è stata eccellente. I vantaggi conseguiti sono stati:
1)
maggiore stabilità sternale
2) minore incidenza di infezioni
3) ridotte perdite ematiche
La sensazione generale di benessere che il paziente ottiene dalla sommatoria dei fattori suddescritti costituisce un importante parte della restitutio ad integrum del paziente stesso. Tutto ciò è particolarmente rilevante per i pazienti che devono essere sottoposti ad interventi complessi. Nella nostra esperienza clinica la mini invasività chirurgica per la patologia aortica è oggi l'approccio di scelta e può essere applicato in quasi tutti i pazienti.
Eugenio Caradonna
Cardiochirurgo
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