FEBBRAIO 1999 
 
  
  
Gli ultimi giorni del '98 sono stati scanditi dalla messa a punto e dal varo dell'Euro, la moneta unica europea; giorni contrassegnati da discussioni frenetiche e non sempre pacifiche sul peso che i singoli stati devono assumere nella Banca Centrale, quindi, in definitiva sulle poltrone da spartirsi. Tuttavia, da più parti, si è verificata la limitatezza di una prospettiva europea basata esclusivamente sulla moneta, ovvero sugli scambi commerciali, che pure costituiscono una componente importante nei rapporti tra gli stati. E' altrettanto vero che gli scompensi esistenti, poniamo, tra la Germania e i fanalini di coda, nell'ambito socio economico, dell'integrazione europea rimangono; è facile prevedere, quindi, che i paesi a moneta forte detteranno le scelte economiche con una autorità difficile da contrastare. Ma al di là di queste considerazioni - che diventeranno ancor più attuali quando l'Euro da realtà pressoché virtuale si trasformerà in moneta corrente, di uso quotidiano all'interno dell'Unione - il vero nodo da sciogliere è quello dell'integrazione europea. Essa dovrebbe essere frutto anche di un percorso sociale e culturale comune, di una politica che, traendo forza da un patto cui hanno aderito così tante nazioni, assuma un ruolo primario nella ridefinizione del concetto di Europa. A questa Europa, per essere più chiari, serve un parlamento con funzioni politico-legislative effettive. Di questi temi si vuole occupare, a partire da questo numero, la nostra testata, dando voce principalmente a coloro che della politica europea sono i maggiori artefici, i parlamentari di Strasburgo. “Un'anima per l'Europa” è proprio il titolo di un convegno tenutosi recentemente a Milano, organizzato da Alleanza Nazionale con la partecipazione di parlamentari europei. Giustizia, lavoro, immigrazione, stato sociale, pubblica amministrazione, globalizzazione e progresso scientifico, tradizioni culturali e multietnicità; questi e altri temi sono stati affrontati dai numerosi relatori. Qui di seguito vi presentiamo le interviste che abbiamo realizzato con alcuni dei partecipanti all'incontro.
 
 

Intervista all'On. Gerard Collins, vicepresidente del Parlamento Europeo e presidente della delegazione irlandese del FIANNA FAIL.

Onorevole, quali sono i motivi di questo incontro, e cosa intende proporre?

E' per me un grande piacere, essere qui a Milano. Per due motivi: uno politico e uno personale. Il motivo politico, è dato dal fatto che ho incontrato alcuni membri del Parlamento Europeo e intendo sviluppare il legame tra i nostri raggruppamenti. Il motivo personale è che mia moglie ed io ci aspettiamo di passare una bellissima serata alla Scala. Ma torniamo al discorso politico. Recentemente Alleanza Nazionale e il nostro gruppo dell'Unione per l'Europa si stanno avvicinando sempre di più e posso dire che i nostri parlamentari hanno raggiunto un'intesa. Questo ci consente di creare un movimento di centro-destra che costituirà un'importante forza politica nel Parlamento europeo nell'interesse della 
CURRICULUM VITAE di Mr GERARD COLLINS

Vice presidente gruppo UPE B.A. (University College di Dublino). Vicepresidente del Fianna Fail. Membro del Parlamento Irlandese. Già Presidente del Consiglio dell'Unione europea nel corso della Presidenza irlandese. Vice presidente del Parlamento Europeo Gruppo UPE (Unione per l'Europa).

CURRICULUM VITAE MR. R. ROSADO FERNANDEZ

Professore universitario e già rettore dell'Università di Lisbona. Già professore temporaneo alla City University di New York. Presidente della Confederazione degli agricoltori portoghesi (CAP). Vice presidente del Gruppo UPE (Unione per l'Europa)

CURRICULUM VITAE MRS. CRISTIANA MUSCARDINI

Parlamentare europea, scrittrice, giornalista, componente dell'esecutivo politico nazionale di Alleanza Nazionale e responsabile del Coordinamento nazionale per le politiche comunitarie. Dal 1980 al 1990 è stata consigliere comunale di Milano, nel 1983 è stata eletta deputato nazionale e nel 1989al Parlamento europeo per la circoscrizione Nord Ovest. Rieletta nel '94, vi esercita funzioni di presidente della delegazione di AN.

 

democrazia. Un gruppo in grado di esercitare il controllo politico (come sta facendo) e in molti casi esprimere le proprie tesi. Io penso che sia il momento che il centro e il centro-destra si uniscano e facciano sentire la propria presenza, in modo da esercitare tutta la loro influenza sui processi decisionali nel Parlamento europeo. Questo è importante, in considerazione dei poteri che il parlamento ha ottenuto con il Trattato di Maastricht e di Amsterdam.

L'Europa è tutta da costruire, quali sono le proposte del suo partito?

Quando parliamo di costruire l'Europa non dobbiamo dimenticare che l'anima dell'Europa è la sua gente; il nostro desiderio è quello di creare un'Europa che sia incentrata sulle persone e sui problemi concreti,un'Europa fondata sui principi morali in base ai quali si realizzano i programmi dei partiti del centro-destra. Sono i principi comuni che ci attribuiscono un ruolo nella conformazione del futuro dei nostri Paesi anche nell'ambito europeo.

In rapporto alla situazione economica attuale quali sono le prospettive?

Questi sono tempi economicamente critici per l'Unione Europea, dato che si è costituita da poco. Per il momento, l'Europa è come una barchetta nel mezzo della tempesta. Non pensiamo comunque di non subire conseguenze, tuttavia stiamo per lanciare il nostro ambizioso progetto europeo. Tutto questo può creare nervosismi e difficoltà in economia, ma non dobbiamo perdere di vista le motivazioni che ispirarono i padri fondatori dell'Europa. I più grandi sono stati Alcide De Gasperi e Adenauer. Essi dicevano che dobbiamo essere guidati soprattutto dalla necessità di costruire un'Europa per garantire a tutti prosperità e libertà. Su questi concetti dobbiamo e vogliamo lavorare per migliorare la vita dei nostri cittadini. 

Vede quindi la situazione in positivo? 

Quando guardiamo indietro agli ultimi quarant'anni possiamo essere orgogliosi della coesione realizzata in questo continente; ora dobbiamo diffondere anche stabilità verso l'Est. Dobbiamo accogliere contemporaneamente le sfide dell'espansione, e fare attenzione a non minare l'armonia e la prosperità dell'Unione già esistente. L'integrazione dei nostri vicini dell'Est deve essere pianificata, quello che abbiamo da offrire ai nuovi Stati democratici va al di là degli aspetti materiali. Cerchiamo di costruire una democrazia basata sul rispetto dell'uomo, sui principi della libertà, della dignità umana, sul rispetto dei diritti dell'uomo anche in campo giudiziario. 

Qual è la linea politica che pensa di dare il suo partito alla formazione dell'Unione Europea?

Nell'offrire la possibilità di appartenere all'Unione Europea, a chi lo richiede, abbiamo già contribuito a realizzare in quei Paesi un processo di democratizzazione controllando che questo avvenga in maniera tranquilla. L'assistenza tecnica, fornita attraverso una serie di programmi, svolge un ruolo fondamentale. L'Europa vuole mantenere il suo volto umano e questo è fondamentale per ottenere risultati concreti, creare le condizioni necessarie per migliorare la qualità di vita dei nostri cittadini.

Qual è quindi la missione del vostro partito? 

Noi del centro-destra dobbiamo fornire questo tipo di leadership ai nostri cittadini. De Gasperi era solito classificare i politici come “uomini da preda” mentre noi, vogliamo essere ricordati come uomini e donne di fede, non vogliamo essere amministratori passivi, vogliamo realizzare appunto l'Europa con l'anima.
 
Intervista all'On. Raul Rosado Fernandes, presidente della delegazione portoghese del centro democratico sociale-partito popolare 

Onorevole, qual è la posizione del suo partito nell Unione Europea?

Sono qui per appoggiare la difesa di quei principi che ci offrono la possibilità di incontrarci e proporre, altresì, misure e comportamenti che possano dare un valido contributo affinché l'Europa possa avere un'anima, e non soltanto un'unica moneta. 

E' un concetto interessante e ricco di contenuti, ma di difficile realizzazione con i tempi che corrono Come pensate di poterlo realizzare?

Se noi esaminiamo la storia europea sin dal suo inizio greco-latino orientale e, dopo, giudeo-cristiano, l'idea di principi che oltrepassano la semplice materia è sempre stata presente nel pensiero europe;, ciò non vuol dire che non vi fosse, allo stesso tempo l'Europa produttrice di beni e lo spirito commerciale. Nel corso dei secoli si sono susseguite alternanze temporali caratterizzate da epoche di pace e di grandi potenzialità creative, seguite da periodi di lotte violente, per motivi economici, religiosi,o per l'egemonia territoriale. Tuttavia al centro di tanto dolore abbiamo sempre avvertito, anche se intangibile, un filo conduttore costituito dalle dottrine dalle quali proveniva la nostra civiltà. Dalla virtus virgiliana e la sua pietas alla definizione delle regole del gioco politico, della separazione dei poteri, possiamo trovare l'esperienza e l'attenzione nella produzione con spirito commerciale per mantenere una società aperta, e preservare , con il rispetto degli altri, la libertà.

Lei parla di libertà individuale?

E' un concetto basilare. Il libro di Karl Popper pubblicato nel 1947, all'indomani della fine dell'ultima guerra, “La società aperta e i suoi nemici”, redatto in inglese, è stato occultato per lungo tempo, e non è stato mai tradotto nelle diverse lingue europee.Premeditatamente non è stato neanche inserito nelle scuole e trattato dalla stampa. E perché? Perché era contro lo Stato totalitario, contro il pensiero guidato dallo stato e a favore della responsabilizzazione e deliberazione dell'individuo. Si viveva l'epoca manichea della guerra fredda.Da un lato lo Stato totalitario, il centralismo economico, il passaporto interno, le successive purghe d'innocenti, per assicurare il necessario terrore, al fine di mantenere l'onnipresenza dello Stato. Quello che Platone nella sua “Repubblica” aveva predicato. Niente che Hegel non avesse previsto. Niente che Marx non avesse teorizzato e Lenin messo in pratica. 

Quindi vuol dire che si ripetono situazioni già avvenute in passato.

Sì, da parte del mondo libero, la quinta colonna stalinista, maoista, castrista etc. è sempre stata rispettata e mantenuta nei parlamenti nazionali; poiché avevano combattuto e vinto insieme la guerra dovevamo per forza mantenere degli equilibri, ma tutto questo ha creato uno squilibrio nel pensiero e nel comportamento politico dei paesi europei, tale da creare un senso di colpa, soprattutto nei regimi di centro destra, che tuttavia hanno dato un apporto notevole evitando ulteriori degenerazioni. Successivamente, con la caduta del muro di Berlino si è operata una forma di sincretismo come ai tempi della decadenza ellenico-romana, che con l'arghnosis e la promiscuità politica si è ulteriormente accentuata. La sinistra, con notevole tempismo per non essere fuori gioco, si è rapidamente riciclata e miracolosamente convertita al verbo liberista aderendo alla nozione di mercato. Quasi tutti erano certi che con l'euforia provocata dalla caduta dell'Eivel Empire, come lo chiamava Reagan, si sarebbe vissuta una vera età dell'oro, soprattutto dopo più di cinquant'anni di pace e benessere nel mondo occidentale, mentre in quei paesi al di là della Cortina di Ferro si viveva in uno stato di astinenza totale. Questo rapido cambiamento invece non ha ottenuto una evoluzione positiva. Perché? Perchè sono stati abbandonati come punto di riferimento quei valori che si ispirano ai principi autentici nella speranza di realizzare attraverso il benessere uno stato ideale. Le speranze purtroppo non si sono realizzate. 

Quanto lei sta dicendo significa che attraversiamo un vero e proprio processodi decadenza morale storico- politica?

Se volessimo caratterizzare questo processo, non potremmo esimerci dal parlare di decadenza, dato che rischiamo di sostituire principi primi che hanno sempre orientato nelle più tranquille epoche della storia i popoli, con valori effimeri per i quali abbiamo venduto la nostra anima. Quando vediamo popoli europei disprezzare la propria tradizione culturale, la propria erudizione, i propri classici, sottoporsi a un processo di annullamento mentale davanti agli schermi televisivi, comprendiamo che come disse Aristotele è il momento di dire “Ananke stenai” (bisogna fermarsi), guardare quello che siamo, cosa facciamo, e dove andiamo. Sarà forse, il mondo, soltanto un mercato? Sarà la competizione e la guerra commerciale o accademica l'unica forma di esistenza? Bisogna ammettere tutto senza stabilire limiti alla decadenza umana?La differenza concettuale fra il bene e il male sta sparendo proprio a causa del grande benessere e della grande povertà. 

Non è una visione troppo pessimista? 

L'idea del sacrificio è stata riservata agli esclusi della nostra società e alle società meno sviluppate. La fame in un mondo che cresce è un problema che non ci coinvolge, o troviamo innumerevoli giustificazioni fatte per astenerci dal costruire un ponte verso i continenti penalizzati dalla mancanza d'istruzione, costretti a vivere in una endemica situazione di miseria, foriera di rivolte e guerre civili. Questo è il mercato privilegiato per i nostri fabbricanti di armi. In effetti abbiamo bisogno di un'anima non per dire I fell your pain, come dice il signor Clinton, ma per tentare di trovare nella società che ci circonda una possibilità di realizzare un progetto teso a limitare lo stato di malessere e l'insofferenza che avvertiamo.

Che cosa proponete per superare queste difficoltà e migliorare la situazione economica?

Alla globalizzazione economica senza regole dovrà sostituirsi una globalizzazione orientata dall'etica, dalla forza morale che non esclude la forza fisica, solo allora potremo essere certi di aver dato un'anima all'Europa, e potremo vivere con maggiore serenità uniti con le altre nazioni anche se di origini diverse. 
 
Intervista all'On. Cristiana Muscardini, Presidente della delegazione di A.N. al Parlamento Europeo 

Qual è la vostra posizione in rapporto alla politica economica europea?

Da qualche tempo a questa parte molte voci si sono levate per denunciare l'incongruenza di una moneta unica che svolge un ruolo politico di primo piano, in assenza appunto di istituzioni politiche comunitarie. “Non possono essere i banchieri - si dice semplicisticamente - a decidere la politica europea”. In realtà i banchieri centrali decidono la politica monetaria, ma la denuncia serve a ricordare che senza l'Unione politica, l'Unione monetaria occupa spazi che non sono di sua competenza. Quando queste affermazioni le facevamo pubblicamente in aula a Strasburgo, l'accusa rivolta al nostro partito era che AN sceglieva la fuga in avanti perché era contro l'Europa. Ora finalmente tutto il mondo politico italiano, o quasi, ripete le nostre affermazioni, nessuno osa accusare di antieuropeismo coloro che invocano l'Unione politica come contrappeso alla moneta unica. In realtà ci si rende conto che senza istituzioni politiche l'Europa non potrà contare negli affari internazionali col peso corrispondente al suo primato commerciale. La politica estera e di sicurezza è il suo tallone d'Achille, che non potrà essere sanato con una zona di libero scambio, per quanto importante essa sia.

Unione Politica dunque, ma quale funzione svolgere al Parlamento Europeo? 

Il nostro progetto d'Europa non è legato ad un sogno effimero, ma è radicato nei valori. Prima di proseguire, desidero chiarire il termine valori, oggi fin troppo inflazionato e che spesso viene inteso impropriamente come sinonimo di principi che è tutt'altra cosa. Infatti, il dizionario “Devoto-Oli” recita così: “ Motivo concettuale sul quale si fonda una dottrina, una scienza, un ragionamento”. Noi facciamo riferimento a quei principi che in tutti questi anni sono stati in nostro punto di riferimento e che ci hanno aiutato a colmare la differenza quantitativa minore della nostra presenza politica, ed ad allargare i nostri orizzonti determinando così le nostre scelte, al di là delle semplici alleanze tattiche.Coerentemente con i partiti delle altre nazioni che fanno parte della UE non vogliamo solo una alleanza politica, ma un collegamento fondato sulla reciproca stima e amicizia. Gli accordi politici possono vanificarsi, ma quando vi è stima e rispetto, identità di principi, allora le alleanze non possono finire ma rafforzarsi nel tempo. 

In Europa sono in atto molti cambiamenti. Quali saranno le vostre scelte?

Fra i temi che stanno cambiando l'Europa vi è la recente riunificazione della Germania, che pone dei grandi problemi. Grandi infatti sono le difficoltà incontrate nel riequilibrio fra le zone sottosviluppate, in cui vigeva la dittatura dei paesi comunisti e quelle maggiormente ricche della Germania dell'Ovest. Per ottenere questo non bastano i buoni sentimenti, occorrono idee e progetti di grande respiro. Politiche che sappiano capire e regolare la mondializzazione dell'economia e la globalizzazione dei mercati. E' indispensabile quindi dare attenzione agli accordi presi a Maastricht, in modo che la politica possa svolgere il suo ruolo dando soluzioni ai problemi, rispettando a volte esigenze apparentemente contrastanti. 

Queste affermazioni come possono essere realizzate concretamente?

I cittadini avvertono - come noi avvertiamo - che in economia la difesa delle proprie specificità imprenditoriali ed artigianali è il sistema atto a rendere vivo il mercato, a guidare la mondializzazione senza portare alla standirzzazione dei prodotti; questo fenomeno porta inevitabilmente a nuova disoccupazione e nuova povertà. Omologare, standardizzare: sono termini che fanno piazza pulita delle capacità. Noi affrontiamo il tema dei “principi”, per dare un'anima a quest'Europa rigidamente monetaria, proiettare le singole culture nazionali e potenziarle attraverso l'unificazione della politica. Tutelare e sviluppare le culture legate alla vita umana, alla promozione del lavoro, alla tutela della dignità, al rispetto della famiglia, alla lotta alla povertà e all'emarginazione. L'anima dell'Europa dovrebbe essere la sintesi di questi valori e l'espressione di una visione del mondo che tenga conto anche delle esigenze più profonde. L'Europa dei cittadini è anche questo e non solo il riconoscimento giuridico di un'appartenenza. E' il rispetto della cultura e delle tradizioni del proprio Paese, è una ricerca scientifica che favorisca il miglioramento delle condizioni di vita e che rispetti la dignità dell'essere umano, è la promozione del rispetto, della libertà dei singoli nel quadro della libertà collettiva. La nostra è un'Europa che non deve ridursi ad essere nulla di più di uno spazio commerciale o di una zona monetaria 

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