| FEBBRAIO 1999 |

L'Indonesia si compone da una miriade di culture ed etnie diverse. Una di esse, quellainduista, è concentrata all'est di questo immenso arcipelago, dove ha costruito una società che vive in armonia con la natura e con i propri dei. E' una vista che vi capiterà spesso a Bali. Donne vestite nei loro migliori abiti, che passeggiano graziosamente lungo una strada campestre, bilanciando enormi cesti di fiori e frutta sulla testa. “Chi offre regali agli dei, riceve regali dagli dei”, si dice su quest'isola dove induismo, buddismo e animismo si sono fusi in un un'unica religione e dove la gente sembra conoscere la legge di causa ed effetto determinante per il proprio karma. E' gente furba oltre che intelligente. Visto che nessun dio è mai sceso dal cielo per prendersi il suo cestino di frutta e visto che i fiori appassivano sotto un sole indifferente, hanno deciso di offrire i doni in modo simbolico, non di fatto. Dopo la cerimonia tutto il ben di dio, viene raccolto e riportato a casa per essere mangiato in compagnia dei familiari. In questo modo i balinesi si assicurano sia la benevolenza degli dei, sia uno stomaco pieno. L'armonia con la quale si vive qui, trova la sua massima espressione nell'arte. A Bali, gli artisti sono contadini e i contadini artisti. Ogni paesino ha l'orchestra di Gamelan, la musica tradizionale balinese, e la propria compagnia di danza. Una delle danze balinesi più espressive è il Legong. E' un inno alla sensualità femminile e viene eseguito da ballerine allenate nel centro di danza di Peliatan dall'età di nove anni. Anche se la sequenza dei movimenti è prescritta le ballerine possono far influire il proprio stile. Fare la danzatrice è una scuola dura, affrontata con la speranza di poter ballare un giorno da professioniste. Le figure astratte richiedono un corpo flessibile e il controllato gioco degli occhi. L'accompagnamento musicale è affidato agli uomini che suonano i gong, lo strumento più importante dell'isola. I fabbri di gong più celebri, provengono da una lunga tradizione familiare, imparando dal padre e dal nonno, oltre alle tecniche di fusione, anche il saper creare un suono puro. Chi ascolta il Gamelan per la prima volta, sentirà solo una serie di suoni caotici, ma un balinese, in questa sequenza di sole cinque note diverse distingue il suono dei diversi gong e la qualità del loro suono. Lo stile pittorico è ispirato dalla natura e dalla mitologia, dando vita a un'arte decorativa e piena di simboli. A Ubud, un pittoresco paesino nell'interno dell'isola, vivono molti dei pittori, danzatori e musicisti di Bali. I scultori e scapellini invece sono concentrati nel paese di Batubulan, mentre i silografi preferiscono il villaggio di Mas. Oltre che dall'arte i ponti verso l'aldilà sono rappresentati dagli elementi, dal fuoco e dall'acqua. Questi elementi vengono considerati purificanti per l'anima. Ed ecco che a Bali troviamo moltissime tirta, i bagni pubblici cerimoniali. Di solito si trovano vicino ad un tempio. Il sentimento religioso dei balinesi è intrecciato in modo armonioso con tutti gli aspetti
della vita. Nella tirta donne e uomini s'incontrano per fare un bagno rinfrescante, oppure per un lavaggio rituale, per fare un'offerta agli spiriti degli antenati o semplicemente per scambiare due chiacchiere. Così come quotidianità e religiosità si fondono, anche vita e morte sono inseparabili. A Bali la morte non suscita paura. Quando una persona muore, il suo corpo viene bruciato con una cerimonia festosa, durante la quale l'anima si libera e si prepara a reincarnarsi di nuovo o per riposarsi nell'alto di una montagna. A Bali, come in tutto il sud est asiatico, le montagne sono sacre, perché dimore di divinità e degli spiriti degli antenati. La montagna più sacra di Bali è il Gunung Agung, il vulcano Agung. Qui l'osservanza dei riti non è sottomissione dogmatica a rituali del quale non si sa più né significato né origine. E' un quotidiano gesto di umiltà e di riconoscenza verso gli spiriti dai quali si discende e verso la forza vitale che secondo i balinesi, si esprime in tutto e in tutti. L'aspetto animista della religiosità balinese è rappresentato anche dai sciamani-guaritori, che godono di grande rispetto nella popolazione. La guarigione di una persona, in preda a energie negative, come depressione o malattia, viene eseguita mentre il paziente si trova in uno stato di trance, durante il quale lo sciamano e i suoi assistenti espellono il male, con l'aiuto di fumo d'incenso e massaggi speciali. I massaggi balinesi non hanno niente in comune con quelli di altri paesi sud est asiatici, dove
il massaggio ha una connotazione sessuale. Qui si cerca la purezza psico-fisica. Al massaggio ci si prepara con un bagno caldo, o meglio un bagno a vapore. Il massaggio inizia dai piedi, utilizzando cristalli di sale per stimolare la circolazione. Poi si passa al massaggio della testa dove invece si usa essenze di gelsomino e loto per ottenere il rilassamento della faccia. Segue poi il massaggio del corpo e un peeling totale con farina di riso, mescolata con zenzero e altri estratti naturali. Dopo un lavaggio integrale con acqua fredda, il corpo viene “insaponato” con jogurt. Segue un altro bagno, questa volta in acqua calda, riempita con stimolanti essenze vegetali. Alla fine ci si riposa, mentre la massaggiatrice prepara una bibita salutare e va al tempietto di casa per offrire incenso, fiori e dolci agli antenati. La religione induista non si trova solo a Bali, ma anche nella confinante isola di Giava. Prima di diventare un sultanato, Giava era di religione hindù. Con l'avanzare dell'Islam, gli indù dovettero ritirarsi all'estremo ovest di Giava e a Bali. Una volta all'anno, nella notte di luna piena del mese di Kesoto, la comunità indù celebra la cerimonia del Kesoto o Kesada sul cratere del vulcano è il centro attivo dell'altopiano del Tengger, un'enorme cratere di un vulcano spento, che si è trasformato in un mare di sabbia. Secondo la leggenda, una principessa e il suo sposo, non potendo avere dei figli, si erano recati qui per pregare gli dei di concedergli dei figli. Gli dei accontentarono questa richiesta a condizione che la coppia avrebbe sacrificato uno dei figli al vulcano Bromo. Ebbero 25 figli, ma non volevano sacrificare nessuno di loro. Quando il vulcano Bromo reagì con forti eruzioni la coppia dovette sacrificare il figlio più giovane durante la notte di luna piena del mese di Kesoto. Da quell'anno gli indù di Giava, per placare gli dei che ogni tanto scuotono la terra, costringendo i residenti alla fuga, gettando offerte nel
vulcano durante una notte di luna piena del mese di Kesoto. La cerimonia inizia verso le nove di sera in un tempio alla base del vulcano. L'ingresso del tempio è custodito da guardiani che impediscono l'ingresso ai non fedeli. All'interno gli indù sono raccolti in preghiera di fronte a una statua del dio Ganesh. Prima della marcia notturna sul Monte Bromo, i sacerdoti benedicono i fedeli e le loro offerte. Arrivati in cima al vulcano le offerte vengono gettate nel cratere, dove sono pronti a raccoglierle decine e decine di mendicanti che afferrano quello che possono, prima che finisca sul fondo del cratere. Un passo falso e anche loro finirebbero nelle fauci dell'affamato dio Bromo. I mendicanti sono di fede musulmana, gente povera che vive nelle vicinanze e viene qui approfittando di questa pioggia di cibo, pollame, sigarette e denaro. Così, ogni anno si ripete lo spettacolo di chi offre agli dei, e di chi con queste offerte riesce a tirare avanti un po'!
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