E'
passato poco più di un secolo dalla prima apparizione pubblica delle
Secessione Viennese e molta acqua è passata, in Italia, sotto i ponti
del giudizio storico-critico e del “consumo” mediatico di Klimt e soci.
Successo immediato e folgorante. Oblio e rimozione, nel periodo tra le due
guerre e subito dopo, verso tutto ciò che sapesse di austriaco prima
e poi di tedesco.
| G.KLIMT "Scultura", 1896
Gesso nero, cm 418x310 "Tragedia", 1897 Gesso nero, cm419x308
- Vienna, Historischien Museum der Stadt |
Parziale
recupero negli anni Sessanta sulla scia del rinnovato interesse per il Liberty
e l'Art Nouveau. Nuovo recupero qualche anno dopo con l'estendersi di studi
e letture dedicati al crepuscolo dorato dell'Austria Felix. Rinnovato oblio
negli ultimi tempi, questa volta da sazietà, obsolescenza e usura
del messaggio visivo. Ma proprio quando sembra che sia stato detto, scritto
ed esposto tutto il possibile sulla finis Austriae, il tramonto dell'impero
asburgico, Vienna fin de siècle e via ciabattando fra Kraus e Musil,
Freud e Weininger, Schönberg e Schiele, forse è giunto il momento
di tornare indietro e di andare più a fondo, di riprendere i contatti
con la grande cultura austriaca in termini di più calzante e specifico
approfondimento scientifico, cogliendo alla radice i segni premonitori di
quell'autentica rivoluzione culturale che farà di Vienna, nei primi
anni del nuovo secolo, un autentico laboratorio sperimentale della modernità.
| "GUSTAV KLIMT e le origini della Secessione Viennese"
MILANO, Fondazione Antonio Mazzotta 14 febbraio - 16 maggio '99 Ore
10.00 - 19.30 (martedì e giovedì 10.00 - 22.30), chiuso
il lunedì Ingresso L. 12.000 Catalogo Mazzotta |
È
quanto si propone di fare l'elegante rassegna dedicata in questi giorni
dalla Fondazione Mazzotta di Milano a “Gustav Klimt e le origini della Secessione
Viennese”. Mostra elegante e raffinata perché schivando gli eccesso
di un facile effettismo, centrato in misura esclusiva sulle straordinarie
seduzioni visive di Gustav Klimt, si limita a delinearne sommariamente,
con una decina di capolavori, il percorso artistico per indagare poi l'effettiva
ampiezza e portata dell'avventura secessionista attraverso gli esiti, forse
meno flamboyants ma certamente non meno significativi, forniti dai suoi
principali esponenti nel settore della grafica, del disegno, delle opere
su carta. |
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Un
filone ricchissimo, rigorosamente inquadrato in catalogo da Marian Bisanz-Prakken,
che giunge a Milano dai ricchi giacimenti dell'Albertina e dell'Historisches
Museum di Vienna per illuminare a fondo, ancor meglio dello stesso Klimt,
sui caratteri basilari di questo linguaggio artistico in bilico tra l'ultima
grande stagione del simbolismo europeo e i nascenti movimenti d'avanguardia.
| 2 G.KLIMT "Studi per il ritratto di Adele Bloch-Bauer",
1903 ca. Gesso nero, cm 444x311 Vienna, Graphische Sammlung Albertina |
Superamento
del naturalismo e dell'accademismo, assoluta libertà nell'impiego
dei colori, appiattimento in superficie dell'impianto prospettico in favore
di un andamento tutto grafico e lineare della condotta pittorica, rigenerazione
delle coscienze attraverso il ruolo formativo ed educativo dell'arte, rinnovamento
radicale delle arti applicate, ricerca dell'opera d'arte totale capace di
coinvolgere in un unicum creativo poesia e musica, pittura e letteratura.
Furono queste alcune delle basi teoriche e pratiche su cui una nuova generazione
di artisti,
| 3 G.KLIMT "Nuda Veritas", 1898 inchiostro, cm 104x413 Historischen
Museum der Stadt Vienna |
di
architetti, di critici ruppe nel maggio 1897 il proprio sodalizio con l'ormai
sclerotico Künstlerhaus di Vienna per dare vita a un nuovo movimento
(la Secessione) a cui darà voce la rivista “Ver Sacrum” e di cui
Klimt diventerà in breve il portavoce e l'espiù significativo.
“Bisogna mostrare all'uomo moderno il suo volto”, dichiara uno dei suoi
promotori, l'architetto Otto Wagner. E per qualche anno, a Vienna, con le
opere e le mostre dei secessionisti, il modernità fa davvero le sue
prove generali prima che il distacco di Klimt, nel 1905, sancisca la conclusione
dell'esperimento e apra le porte ai primi, inconsapevoli profeti dell'imminente
dissoluzione.

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