FEBBRAIO 1999 
 

    Gianfranco Malafarina                                   
E' passato poco più di un secolo dalla prima apparizione pubblica delle Secessione Viennese e molta acqua è passata, in Italia, sotto i ponti del giudizio storico-critico e del “consumo” mediatico di Klimt e soci. Successo immediato e folgorante. Oblio e rimozione, nel periodo tra le due guerre e subito dopo, verso tutto ciò che sapesse di austriaco prima e poi di tedesco. 

 

 

 

 

 
G.KLIMT "Scultura", 1896 Gesso nero, cm 418x310 "Tragedia", 1897 Gesso nero, cm419x308 - Vienna, Historischien Museum der Stadt 
Parziale recupero negli anni Sessanta sulla scia del rinnovato interesse per il Liberty e l'Art Nouveau. Nuovo recupero qualche anno dopo con l'estendersi di studi e letture dedicati al crepuscolo dorato dell'Austria Felix. Rinnovato oblio negli ultimi tempi, questa volta da sazietà, obsolescenza e usura del messaggio visivo. Ma proprio quando sembra che sia stato detto, scritto ed esposto tutto il possibile sulla finis Austriae, il tramonto dell'impero asburgico, Vienna fin de siècle e via ciabattando fra Kraus e Musil, Freud e Weininger, Schönberg e Schiele, forse è giunto il momento di tornare indietro e di andare più a fondo, di riprendere i contatti con la grande cultura austriaca in termini di più calzante e specifico approfondimento scientifico, cogliendo alla radice i segni premonitori di quell'autentica rivoluzione culturale che farà di Vienna, nei primi anni del nuovo secolo, un autentico laboratorio sperimentale della modernità. 
"GUSTAV KLIMT e le origini della Secessione Viennese" MILANO, Fondazione Antonio Mazzotta 14 febbraio - 16 maggio '99 Ore 10.00 - 19.30 (martedì e giovedì 10.00 - 22.30), chiuso il lunedì Ingresso L. 12.000 Catalogo Mazzotta 
È quanto si propone di fare l'elegante rassegna dedicata in questi giorni dalla Fondazione Mazzotta di Milano a “Gustav Klimt e le origini della Secessione Viennese”. Mostra elegante e raffinata perché schivando gli eccesso di un facile effettismo, centrato in misura esclusiva sulle straordinarie seduzioni visive di Gustav Klimt, si limita a delinearne sommariamente, con una decina di capolavori, il percorso artistico per indagare poi l'effettiva ampiezza e portata dell'avventura secessionista attraverso gli esiti, forse meno flamboyants ma certamente non meno significativi, forniti dai suoi principali esponenti nel settore della grafica, del disegno, delle opere su carta.

  Un filone ricchissimo, rigorosamente inquadrato in catalogo da Marian Bisanz-Prakken, che giunge a Milano dai ricchi giacimenti dell'Albertina e dell'Historisches Museum di Vienna per illuminare a fondo, ancor meglio dello stesso Klimt, sui caratteri basilari di questo linguaggio artistico in bilico tra l'ultima grande stagione del simbolismo europeo e i nascenti movimenti d'avanguardia.  
2 G.KLIMT "Studi per il ritratto di Adele Bloch-Bauer", 1903 ca. Gesso nero, cm 444x311 Vienna, Graphische Sammlung Albertina
Superamento del naturalismo e dell'accademismo, assoluta libertà nell'impiego dei colori, appiattimento in superficie dell'impianto prospettico in favore di un andamento tutto grafico e lineare della condotta pittorica, rigenerazione delle coscienze attraverso il ruolo formativo ed educativo dell'arte, rinnovamento radicale delle arti applicate, ricerca dell'opera d'arte totale capace di coinvolgere in un unicum creativo poesia e musica, pittura e letteratura. Furono queste alcune delle basi teoriche e pratiche su cui una nuova generazione di artisti,  
3 G.KLIMT "Nuda Veritas", 1898 inchiostro, cm 104x413 Historischen Museum der Stadt Vienna
di architetti, di critici ruppe nel maggio 1897 il proprio sodalizio con l'ormai sclerotico Künstlerhaus di Vienna per dare vita a un nuovo movimento (la Secessione) a cui darà voce la rivista “Ver Sacrum” e di cui Klimt diventerà in breve il portavoce e l'espiù significativo. “Bisogna mostrare all'uomo moderno il suo volto”, dichiara uno dei suoi promotori, l'architetto Otto Wagner. E per qualche anno, a Vienna, con le opere e le mostre dei secessionisti, il modernità fa davvero le sue prove generali prima che il distacco di Klimt, nel 1905, sancisca la conclusione dell'esperimento e apra le porte ai primi, inconsapevoli profeti dell'imminente dissoluzione. 

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