FEBBRAIO 1999 
 
  
 
           Franco Manzoni
Un autore, che caratterizzò fortemente in senso europeo il teatro russo dell'Ottocento, fu Ivan Sergeevic Turgenev (1818-1883). Contemporaneo di Ostrovskij e suo sincero amico, romanziere di fama e drammaturgo, Turgenev nacque da una famiglia di antica nobiltà e crebbe nella tenuta materna di Spassk, compiendo studi filosofici a Pietroburgo, dove venne in contatto con il mondo letterario russo dell'epoca. Egli fu, poi, a Berlino tra il 1838 e il 1840 e, ritornato in Russia, diede inizio alla sua attività di poeta; negli anni '40 si cimentò nei primi testi narrativi e teatrali, di cui ricordiamo Un'imprudenza (1843). L'amore e l'amicizia per la cantante Pauline Vierdot furono una costante presente per tutta la sua vita, che condusse Turgenev verso una visione più occidentale degli accadimenti, cosa che è anche riscontrabile nelle sue opere. Dal 1856, infine, egli si stabilì definitivamente in Francia, a Parigi, dove restò fino alla morte. Accanto alla creazione di testi narrativi Turgenev mantenne sempre vivo l'interesse per la “materia” teatrale, soprattutto nel decennio 1840-50, e produsse da un lato commedie leggere quali Dove il filo è sottile si spezza (1847), Una colazione dal maresciallo della nobiltà (1849), Lo scapolo (1849) e dall'altro opere dove l'impianto della trama verte maggiormente sul carattere dei personaggi come Pane altrui (1848), Un mese in campagna (1850), La provinciale (1851) e Una sera a Sorrento (1852). Bisogna riconoscere che Turgenev diede un impulso decisivo alla tendenza realistica nella rappresentazione scenica della vita quotidiana russa e probabilmente raggiunse il vertice più riuscito nell'opera Un mese in campagna, testo censurato, che ebbe la possibilità di essere messo in scena a Mosca solamente una ventina di anni dopo la sua redazione (1872). La vita interiore dei personaggi di "Un mese in campagna" viene via via considerata da Turgenev con particolare minuzia, attraverso un approccio che oggi definiremmo psicologico. Magistrale è la rappresentazione della quotidianità tediosa e monotona di chi trascorre la propria esistenza in una tenuta di campagna e dei diversi mutamenti che può apportare nell'anima di ognuno l'improvvisa presenza di un giovane precettore. Gli elementi determinanti di quest'opera, e cioè l'ambientazione nella campagna appartata della Russia ottocentesca, lo psicologismo e il realismo, vengono fusi dall'autore, che riesce con insospettata naturalezza a compendiarli, modularli e definirli in modo tale da renderli un tutt'uno. In un'epoca in cui nel mondo russo si ebbero i massimi esponenti della produzione letteraria in prosa, anche il famosissimo Lev Nikolaevic Tolstoj si volle cimentare nella drammaturgia. Uno dei testi più noti per il teatro è La potenza delle tenebre (1866), che venne rappresentata solo nel 1895. Si tratta si un dramma in cinque atti in prosa, ambientato nella Russia contadina, che vede protagonista Nikita, uomo che, in balia di forze oscure e diaboliche, proprio a causa di questa sua naturale inclinazione al male agisce in ogni suo atto come guidato da un orrendo demone. Egli dapprima seduce Marinka per poi abbandonarla per Anisija, una giovane donna sposata, la quale avvelena per lui il proprio marito. Nikita, a sua volta, seduce la figliastra di quest'ultima per poi sopprimere il neonato che nasce da questa relazione. Il giorno del matrimonio della giovane, Nikita, ossessionato dai rimorsi, durante la festa di nozze, confessa a tutti i presenti i propri misfatti, per poi lasciarsi giustamente imprigionare. Siamo qui di fronte, come nell'Uragano di Ostrovskij, al desiderio irrefrenabile di compiere la propria catarsi, e, tramite essa, di riuscire a trovare una via di uscita rispetto ad un'esistenza infelice ed ormai veramente insopportabile. Tolstoj illumina gli impulsi più intimi e rende palese ciò che si tenta, per vari motivi, di nascondere: le proprie azioni, quelle più miserande e biasimevoli, figlie del peccato. Egli sottolinea quanto l'uomo, in questo caso Nikita, per liberarsi da un'angoscia ormai insostenibile deve irrimediabilmente cercare di agire secondo quel po' di coscienza che, per fortuna, ancora gli è rimasta. Rivelando ai presenti la nefandezza del suo Io, Nikita esce dalle tenebre del male e parimenti riesce a togliersi, alla fine, la maschera, riacquistando così un briciolo di dignità. Il Male, che ha sconvolto la vita di Nikita, ha quindi avuto la peggio solo attraverso la drammatica e sofferta pubblica confessione del protagonista, che decide di svelare il proprio animo a quel nucleo vario di persone che avevano partecipato del suo esistere, ma che non avrebbero mai potuto immaginare la verità, vale a dire l'agire miserevole di quest'individuo. Altre due opere di Tolstoj, I frutti dell'istruzione (1889), rappresentata nel 1892, e Il cadavere vivente (1900), non riuscirono a raggiungere né il successo di pubblico né la carica drammatica di "La potenza delle tenebre", nonostante che il testo "Il cadavere vivente", ad esempio, tratti una questione che anche all'epoca era sentita, ossia lo scioglimento del vincolo matrimoniale. Qui Tolstoj narra le vicende di un uomo innamorato della propria consorte che, invece, ama un altro. Per liberare la moglie dal vincolo matrimoniale il protagonista, per l'amore immenso che le porta, non riesce a trovare altra risoluzione dignitosa a questa situazione, se non nel proprio suicidio, che non esita a perpetrare.

 
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