FEBRUARY 1999 

 

  

 

Paolo Ghisoni 

Two shared worlds within a duel endured for a whole year. Ronaldo and Zinedine Zidane. Correspondingly owner and successor of the Golden ball throne. The Brazilian champion and the transalpine one have been the charismatic men round whom the most relevant the agonistic deeds have been developed in 1998. The fist act of the never-ending rivalry happened within the Italian football championship. Juventus against Inter, that is the head to head for the shield. At the “Delle Alpi” stadium of Turin the white-black team wins by measure at few days from the end over the black-azure in the decisive match for the award of the title. That's the match when happened the already well-known penalty, not accorded to the Milan sporting company when just Ronaldo was invested in full penalty area by a too vigorous entry of Iuliano.  

 

Nevertheless at the end it is the Juventus to get to the shield. Few weeks pass and the clash, this time indirect, moves to a continental level. Inter and Juventus in fact are engaged in the European finals. The Uefa cup for the black-azure against the Lazio, Champions League for the Turin team against Real Madrid. At the “Princes' Park “ of Paris, the conclusion gives the Inter the first trophy of the Moratti Junior age. For Zidane instead the final with the Real Madrid involves the third big deception of his career. After a final, lost when he still played in the Bordeaux and that of the year before again in Champions League with the white-black shirt, “Zizou” feels bitter thinking about it is a little curse. Furthermore “L'Equipe”, the sporting French daily , among the most prestigious and read, gives him after only three weeks from the beginning of the world championship and since those unlocking precedents of his, the nickname of “Le chat noir”, the black cat, surely a little light. Alla Francia mancano proprio dei puntero di prim'ordine. Ed allora aggrappandosi ad una difesa super il gruppo di Jacquet riesce a trovare sempre un colpo risolutore. E sembra esserlo, in negativo, anche quello che Zidane rifila ad un avversario nel match contro l'Arabia Saudita. La reazione violenta gli costa l'espulsione e due turni di squalifica. Il suo gesto passa quasi per un tradimento. E' senza dubbio il momento più buio per Zizou che decide di rintanarsi in se stesso in attesa di un possibile riscatto. Sono giorni terribili, interminabili, quelli che il neo-Pallone d'Oro vive con l'incubo di aver macchiato un intera carriera. In pochi capiscono il suo gesto istintivo, quel raptus genetico che solo chi ha frequentato la strada di Marsiglia può 

comprendere. A Le Castellane, quartiere dormitorio di Place Tartane, non si cerca mai la bagarre, ma se si viene provocati non si lascia correre. Zinedine osserva così in tribuna, con glaciale riflessione, le gesta dei compagni di squadra che di misura, eliminano il coriaceo Paraguay e approdano ai quarti contro l'Italia. Finalmente anche lui può respirare, tirando un sospiro di sollievo. E' il match del suo rientro. La sofferenza e le polemiche successive alla squalifica consegnano alla squadra un giocatore nuovo, che raggiunge il sogno fatto da bambino quando le partite per strada lo sottraevano alla delinquenza minorile in agguato. Al Sant Denis di Parigi per la finalissima è inevitabile che di fronte, come nel miglior western, ci sia l'uomo con il quale ha incrociato piu' volte le armi nel corso della stagione. Lo Zidane rigenerato ed euforico nel momento in cui stringe la mano all'eterno rivale si accorge però che qualcosa non va. Non ha il solito Ronaldo davanti a lui. Non può sapere cosa è accaduto al campione carioca, ovvero la ormai nota crisi convulsiva dovuta ad un sovradosaggio di anti-infiammatori. Così nel giro di una decina di giorni il gioco delle parti è pronto ancora una volta a invertirsi sorprendentemente, per decretare l'epilogo risolutore. Zizou da gatto nero ferito e spaventato si trasforma in tigre dagli artigli mortali, capace di piazzare le due zampate che uccidono le speranze brasiliane. Ronnie invece, stordito dai tranquillanti, gira impacciato e sperduto. Quando il gruppo francese solleva la Coppa al cielo cala contemporaneamente il sipario sulla emozionante e prolungata rivalità stagionale dei due migliori atleti del 1998. Inevitabile che la notte parigina nei giudizi finali faccia pendere l'ago della bilancia a favore del 26enne di origine algerina. Ma nell'amarezza per gli episodi negativi crediamo sia ugualmente bello per Ronaldo sapere che il testimone viene passato ad un uomo fatto della sua stessa pasta, che dichiaratamento lo stima e lo vorrebbe come compagno di squadra. Che ora in Francia è un simbolo dell'integrazione multirazziale. Che è diventato l'equivalente uomo immagine per un altro grande colosso del vestiario sportivo, ma non si è assolutamente montato la testa, cosa che papà Smail vanta come miglior complimento sul figlio. Per ora dunque l'atto 1998 del duello che promette di scrivere ancora pagine importanti è suo. Un duello però che non prospetta attimi di tregua. A cominciare dalla situazione familiare, dove il primogenito di casa Zidane, Enzo, attende ogni sera con impazienza il rientro del padre per una sfida perlomeno atipica: papa-Zizou in versione... Ronaldo contro il figlioletto in versione Zinedine: “Enzo è mio tifoso, però adora il brasiliano. Quando giochiamo allora lui prende le mie parti ed io devo essere Ronaldo. Perché Enzo conosce lui più di me. Ronnie è un fenomeno anche a livello di immagine, entra nella testa e lascia il segno” Anche se nel 1998 il segno lo ha lasciato Zizou.  

 

 

 

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