| Paolo Ghisoni
Two
shared worlds within a duel endured for a whole year. Ronaldo and Zinedine
Zidane. Correspondingly
owner and successor of the Golden ball throne. The Brazilian champion
and the transalpine one have been the charismatic men round whom the
most relevant the agonistic deeds have been developed in 1998. The fist
act of the never-ending rivalry happened within the Italian football
championship. Juventus against Inter, that is the head to head for the
shield. At the “Delle Alpi” stadium of Turin the white-black team wins
by measure at few days from the end over the black-azure in the decisive
match for the award of the title. That's the match when happened the
already well-known penalty, not accorded to the Milan sporting company
when just Ronaldo was invested in full penalty area by a too vigorous
entry of Iuliano.
Nevertheless
at the end it is the Juventus to get to the shield. Few weeks pass and
the clash, this time indirect, moves to a continental level. Inter and
Juventus in fact are engaged in the European finals. The Uefa cup for
the black-azure against the Lazio, Champions League for the Turin team
against Real Madrid. At the “Princes' Park “ of Paris, the conclusion
gives the Inter the first trophy of the Moratti Junior age. For Zidane
instead the final with the Real Madrid involves the third big deception
of his career. After a final, lost when he still played in the Bordeaux
and that of the year before again in Champions League with the white-black
shirt, “Zizou” feels bitter thinking about it is a little curse. Furthermore
“L'Equipe”, the sporting French daily , among the most prestigious and
read, gives him after only three weeks from the beginning of the world
championship and since those unlocking precedents of his, the nickname
of “Le chat noir”, the black cat, surely a little light. Alla
Francia mancano proprio dei puntero di prim'ordine. Ed allora aggrappandosi
ad una difesa super il gruppo di Jacquet riesce a trovare sempre un
colpo risolutore. E sembra esserlo, in negativo, anche quello che Zidane
rifila ad un avversario nel match contro l'Arabia Saudita. La reazione
violenta gli costa l'espulsione e due turni di squalifica. Il suo gesto
passa quasi per un tradimento. E' senza dubbio il momento più
buio per Zizou che decide di rintanarsi in se stesso in attesa di un
possibile riscatto. Sono giorni terribili, interminabili, quelli che
il neo-Pallone d'Oro vive con l'incubo di aver macchiato un intera carriera.
In pochi capiscono il suo gesto istintivo, quel raptus genetico che
solo chi ha frequentato la strada di Marsiglia può
comprendere. A Le Castellane, quartiere dormitorio di Place Tartane,
non si cerca mai la bagarre, ma se si viene provocati non si lascia
correre. Zinedine osserva così in tribuna, con glaciale riflessione,
le gesta dei compagni di squadra che di misura, eliminano il coriaceo
Paraguay e approdano ai quarti contro l'Italia. Finalmente anche lui
può respirare, tirando un sospiro di sollievo. E' il match del
suo rientro. La sofferenza e le polemiche successive alla squalifica
consegnano alla squadra un giocatore nuovo, che raggiunge il sogno fatto
da bambino quando le partite per strada lo sottraevano alla delinquenza
minorile in agguato. Al Sant Denis di Parigi per la finalissima è
inevitabile che di fronte, come nel miglior western, ci sia l'uomo con
il quale ha incrociato piu' volte le armi nel corso della stagione.
Lo Zidane rigenerato ed euforico nel momento in cui stringe la mano
all'eterno rivale si accorge però che qualcosa non va. Non ha
il solito Ronaldo davanti a lui. Non può sapere cosa è
accaduto al campione carioca, ovvero la ormai nota crisi convulsiva
dovuta ad un sovradosaggio di anti-infiammatori. Così nel giro
di una decina di giorni il gioco delle parti è pronto ancora
una volta a invertirsi sorprendentemente, per decretare l'epilogo risolutore.
Zizou da gatto nero ferito e spaventato si trasforma in tigre dagli
artigli mortali, capace di piazzare le due zampate che uccidono le speranze
brasiliane. Ronnie invece, stordito dai tranquillanti, gira impacciato
e sperduto. Quando il gruppo francese solleva la Coppa al cielo cala
contemporaneamente il sipario sulla emozionante e prolungata rivalità
stagionale dei due migliori atleti del 1998. Inevitabile che la notte
parigina nei giudizi finali faccia pendere l'ago della bilancia a favore
del 26enne di origine algerina. Ma nell'amarezza per gli episodi negativi
crediamo sia ugualmente bello per Ronaldo sapere che il testimone viene
passato ad un uomo fatto della sua stessa pasta, che dichiaratamento
lo stima e lo vorrebbe come compagno di squadra. Che ora in Francia
è un simbolo dell'integrazione multirazziale. Che è diventato
l'equivalente uomo immagine per un altro grande colosso del vestiario
sportivo, ma non si è assolutamente montato la testa, cosa che
papà Smail vanta come miglior complimento sul figlio. Per ora
dunque l'atto 1998 del duello che promette di scrivere ancora pagine
importanti è suo. Un duello però che non prospetta attimi
di tregua. A cominciare dalla situazione familiare, dove il primogenito
di casa Zidane, Enzo, attende ogni sera con impazienza il rientro del
padre per una sfida perlomeno atipica: papa-Zizou in versione... Ronaldo
contro il figlioletto in versione Zinedine: “Enzo è mio tifoso,
però adora il brasiliano. Quando giochiamo allora lui prende
le mie parti ed io devo essere Ronaldo. Perché Enzo conosce lui
più di me. Ronnie è un fenomeno anche a livello di immagine,
entra nella testa e lascia il segno” Anche se nel 1998 il segno lo ha
lasciato Zizou.
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