| Paolo Ghisoni
Due
mondi in comune dentro un duello durato un anno intero. Ronaldo e Zinedine
Zidane. Rispettivamente detentore e successore sul trono del Pallone
d'Oro, il riconoscimento più importante assegnato a fine stagione
al giocatore migliore dell'anno.
Il
campione brasiliano e quello transalpino sono stati gli uomini carismatici
attorno ai quali si sono sviluppate
le gesta agonistiche più rilevanti del 1998. Il loro incrocio
ha sempre coinciso con eventi decisivi, con l'assegnazione dei trofei
più ambiti. La lunga corsa comincia proprio agli inizi dell'anno
alle spalle, quando il mondo del pallone consacra Ronaldo Pallone d'Oro
1997. Zidane giunge terzo e lancia la sfida al carioca nel proseguo
della stagione. Una stagione ricca di duelli, insidie e colpi a sorpresa
che culminerà nella Coppa del Mondo di calcio. Il primo atto
della eterna rivalità si consuma nel campionato di calcio italiano.
Juventus contro Inter, ovvero testa a testa per lo scudetto. Al “Delle
Alpi” di Torino il gruppo bianconero la spunta di misura a poche giornate
dal termine sui nerazzurri nel match decisivo per l'assegnazione del
titolo. E' la gara dell'ormai famoso rigore non concesso alla società
milanese, quando proprio Ronaldo viene investito in piena area di rigore
da un'entrata troppo energica di Iuliano. E' lo stesso campione brasiliano,
solitamente pacato nei commenti, a rilasciare dichiarazione al veleno
che gli costeranno anche un paio di giornate di squalifica. Alla fine
comunque è la Juventus ad arrivare allo scudetto. Nonostante
la macchia di quell'episodio, sono le statistiche a passare alla storia.
E il round inaugurale della rivalità diretta tra i due grandi
protagonisti del 1998 segna Zidane avanti nel palmares grazie all'effige
di campione d'Italia. Passano poche settimane e lo scontro, questa volta
indiretto, si sposta sul piano continentale. Inter e Juventus sono infatti
impegnate nelle finali europee. Coppa Uefa per i nerazzurri, opposti
alla Lazio, Champions League per i torinesi, che hanno per avversario
il Real Madrid. La rivincita di Ronaldo ha un sapore particolare, perchè
ottenuta sul terreno dove ogni francese ha sempre sognato di mettere
piede almeno una volta. Al “Parco dei Principi” di Parigi l'epilogo
conclusivo regala all'Inter il primo trofeo dell'era Moratti Junior.
Grande protagonista è naturalmente il carioca, autore di un gol
bellissimo sul finire della gara. Per Zidane invece la finale con i
madrileni comporta la terza grande delusione della carriera. Dopo una
finale persa quando ancora militava nelle file del Bordeaux e quella
dell'anno prima, sempre in Champions League, con la maglia bianconera,
“Zizou” mastica amaro pensando ad una piccola maledizione. Addirittura
“L'Equipe”, il quotidiano sportivo francese tra i più prestigiosi
e letti, gli consegna a sole tre settimane dall'inizio dei mondiali,
in virtù di questi suoi precedenti sciagurati, un nomignolo certo
poco delicato: le chat noir, il gatto nero. Si arriva così a
metà giugno, al giorno d'inizio dei mondiali transalpini, con
una situazione psicologica tra i due campionissimi nettamente invertita
rispetto ad una trentina di giorni prima. Ora è Ronaldo, assorbita
la delusione scudetto grazie al suo primo trofeo nell'Inter, a gongolare,
dividendosi tra interviste bellicose, soliti guizzi imprendibili e risultati
scontati di quella che tutti etichettano come la grande favorita della
massima rassegna iridata, ovvero il Brasile.Alla perfetta macchina da
gol gialloverde fa da contraltare la stentata partenza di quella padrona
di casa. Alla
Francia mancano proprio dei puntero di prim'ordine. Ed allora aggrappandosi
ad una difesa super il gruppo di Jacquet riesce a trovare sempre un
colpo risolutore. E sembra esserlo, in negativo, anche quello che Zidane
rifila ad un avversario nel match contro l'Arabia Saudita. La reazione
violenta gli costa l'espulsione e due turni di squalifica. Il suo gesto
passa quasi per un tradimento. E' senza dubbio il momento più
buio per Zizou che decide di rintanarsi in se stesso in attesa di un
possibile riscatto. Sono giorni terribili, interminabili, quelli che
il neo-Pallone d'Oro vive con l'incubo di aver macchiato un intera carriera.
In pochi capiscono il suo gesto istintivo, quel raptus genetico che
solo chi ha frequentato la strada di Marsiglia può
comprendere. A Le Castellane, quartiere dormitorio di Place Tartane,
non si cerca mai la bagarre, ma se si viene provocati non si lascia
correre. Zinedine osserva così in tribuna, con glaciale riflessione,
le gesta dei compagni di squadra che di misura, eliminano il coriaceo
Paraguay e approdano ai quarti contro l'Italia. Finalmente anche lui
può respirare, tirando un sospiro di sollievo. E' il match del
suo rientro. La sofferenza e le polemiche successive alla squalifica
consegnano alla squadra un giocatore nuovo, che raggiunge
il sogno fatto da bambino quando le partite per strada lo sottraevano
alla delinquenza minorile in agguato. Al Sant Denis di Parigi per la
finalissima è inevitabile che di fronte, come nel miglior western,
ci sia l'uomo con il quale ha incrociato piu' volte le armi nel corso
della stagione. Lo Zidane rigenerato ed euforico nel momento in cui
stringe la mano all'eterno rivale si accorge però che qualcosa
non va. Non ha il solito Ronaldo davanti a lui. Non può sapere
cosa è accaduto al campione carioca, ovvero la ormai nota crisi
convulsiva dovuta ad un sovradosaggio di anti-infiammatori. Così
nel giro di una decina di giorni il gioco delle parti è pronto
ancora una volta a invertirsi sorprendentemente, per decretare l'epilogo
risolutore. Zizou da gatto nero ferito e spaventato si trasforma in
tigre dagli artigli mortali, capace di piazzare le due zampate che uccidono
le speranze brasiliane. Ronnie invece, stordito dai tranquillanti, gira
impacciato e sperduto. Quando il gruppo francese solleva la Coppa al
cielo cala contemporaneamente il sipario sulla emozionante e prolungata
rivalità stagionale dei due migliori atleti del 1998. Inevitabile
che la notte parigina nei giudizi finali faccia pendere l'ago della
bilancia a favore del 26enne di origine algerina. Ma nell'amarezza per
gli episodi negativi crediamo sia ugualmente bello per Ronaldo sapere
che il testimone viene passato ad un uomo fatto della sua stessa pasta,
che dichiaratamento lo stima e lo vorrebbe come compagno di squadra.
Che ora in Francia è un simbolo dell'integrazione multirazziale.
Che è diventato l'equivalente uomo immagine per un altro grande
colosso del vestiario sportivo, ma non si è assolutamente montato
la testa, cosa che papà Smail vanta come miglior complimento
sul figlio. Per ora dunque l'atto 1998 del duello che promette di scrivere
ancora pagine importanti è suo. Un duello però che non
prospetta attimi di tregua. A cominciare dalla situazione familiare,
dove il primogenito di casa Zidane, Enzo, attende ogni sera con impazienza
il rientro del padre per una sfida perlomeno atipica: papa-Zizou in
versione... Ronaldo contro il figlioletto in versione Zinedine: “Enzo
è mio tifoso, però adora il brasiliano. Quando giochiamo
allora lui prende le mie parti ed io devo essere Ronaldo. Perché
Enzo conosce lui più di me. Ronnie è un fenomeno anche
a livello di immagine, entra nella testa e lascia il segno” Anche se
nel 1998 il segno lo ha lasciato Zizou.
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