FEBBRAIO 1999 
 
  
   
 
Paolo Ghisoni

Due mondi in comune dentro un duello durato un anno intero. Ronaldo e Zinedine Zidane. Rispettivamente detentore e successore sul trono del Pallone d'Oro, il riconoscimento più importante assegnato a fine stagione al giocatore migliore dell'anno.

Il campione brasiliano e quello transalpino sono stati gli uomini carismatici attorno ai quali si sono sviluppate le gesta agonistiche più rilevanti del 1998. Il loro incrocio ha sempre coinciso con eventi decisivi, con l'assegnazione dei trofei più ambiti. La lunga corsa comincia proprio agli inizi dell'anno alle spalle, quando il mondo del pallone consacra Ronaldo Pallone d'Oro 1997. Zidane giunge terzo e lancia la sfida al carioca nel proseguo della stagione. Una stagione ricca di duelli, insidie e colpi a sorpresa che culminerà nella Coppa del Mondo di calcio. Il primo atto della eterna rivalità si consuma nel campionato di calcio italiano. Juventus contro Inter, ovvero testa a testa per lo scudetto. Al “Delle Alpi” di Torino il gruppo bianconero la spunta di misura a poche giornate dal termine sui nerazzurri nel match decisivo per l'assegnazione del titolo. E' la gara dell'ormai famoso rigore non concesso alla società milanese, quando proprio Ronaldo viene investito in piena area di rigore da un'entrata troppo energica di Iuliano. E' lo stesso campione brasiliano, solitamente pacato nei commenti, a rilasciare dichiarazione al veleno che gli costeranno anche un paio di giornate di squalifica. Alla fine comunque è la Juventus ad arrivare allo scudetto. Nonostante la macchia di quell'episodio, sono le statistiche a passare alla storia. E il round inaugurale della rivalità diretta tra i due grandi protagonisti del 1998 segna Zidane avanti nel palmares grazie all'effige di campione d'Italia. Passano poche settimane e lo scontro, questa volta indiretto, si sposta sul piano continentale. Inter e Juventus sono infatti impegnate nelle finali europee. Coppa Uefa per i nerazzurri, opposti alla Lazio, Champions League per i torinesi, che hanno per avversario il Real Madrid. La rivincita di Ronaldo ha un sapore particolare, perchè ottenuta sul terreno dove ogni francese ha sempre sognato di mettere piede almeno una volta. Al “Parco dei Principi” di Parigi l'epilogo conclusivo regala all'Inter il primo trofeo dell'era Moratti Junior. Grande protagonista è naturalmente il carioca, autore di un gol bellissimo sul finire della gara. Per Zidane invece la finale con i madrileni comporta la terza grande delusione della carriera. Dopo una finale persa quando ancora militava nelle file del Bordeaux e quella dell'anno prima, sempre in Champions League, con la maglia bianconera, “Zizou” mastica amaro pensando ad una piccola maledizione. Addirittura “L'Equipe”, il quotidiano sportivo francese tra i più prestigiosi e letti, gli consegna a sole tre settimane dall'inizio dei mondiali, in virtù di questi suoi precedenti sciagurati, un nomignolo certo poco delicato: le chat noir, il gatto nero. Si arriva così a metà giugno, al giorno d'inizio dei mondiali transalpini, con una situazione psicologica tra i due campionissimi nettamente invertita rispetto ad una trentina di giorni prima. Ora è Ronaldo, assorbita la delusione scudetto grazie al suo primo trofeo nell'Inter, a gongolare, dividendosi tra interviste bellicose, soliti guizzi imprendibili e risultati scontati di quella che tutti etichettano come la grande favorita della massima rassegna iridata, ovvero il Brasile.Alla perfetta macchina da gol gialloverde fa da contraltare la stentata partenza di quella padrona di casa.Alla Francia mancano proprio dei puntero di prim'ordine. Ed allora aggrappandosi ad una difesa super il gruppo di Jacquet riesce a trovare sempre un colpo risolutore. E sembra esserlo, in negativo, anche quello che Zidane rifila ad un avversario nel match contro l'Arabia Saudita. La reazione violenta gli costa l'espulsione e due turni di squalifica. Il suo gesto passa quasi per un tradimento. E' senza dubbio il momento più buio per Zizou che decide di rintanarsi in se stesso in attesa di un possibile riscatto. Sono giorni terribili, interminabili, quelli che il neo-Pallone d'Oro vive con l'incubo di aver macchiato un intera carriera. In pochi capiscono il suo gesto istintivo, quel raptus genetico che solo chi ha frequentato la strada di Marsiglia può comprendere. A Le Castellane, quartiere dormitorio di Place Tartane, non si cerca mai la bagarre, ma se si viene provocati non si lascia correre. Zinedine osserva così in tribuna, con glaciale riflessione, le gesta dei compagni di squadra che di misura, eliminano il coriaceo Paraguay e approdano ai quarti contro l'Italia. Finalmente anche lui può respirare, tirando un sospiro di sollievo. E' il match del suo rientro. La sofferenza e le polemiche successive alla squalifica consegnano alla squadra un giocatore nuovo, che raggiunge il sogno fatto da bambino quando le partite per strada lo sottraevano alla delinquenza minorile in agguato. Al Sant Denis di Parigi per la finalissima è inevitabile che di fronte, come nel miglior western, ci sia l'uomo con il quale ha incrociato piu' volte le armi nel corso della stagione. Lo Zidane rigenerato ed euforico nel momento in cui stringe la mano all'eterno rivale si accorge però che qualcosa non va. Non ha il solito Ronaldo davanti a lui. Non può sapere cosa è accaduto al campione carioca, ovvero la ormai nota crisi convulsiva dovuta ad un sovradosaggio di anti-infiammatori. Così nel giro di una decina di giorni il gioco delle parti è pronto ancora una volta a invertirsi sorprendentemente, per decretare l'epilogo risolutore. Zizou da gatto nero ferito e spaventato si trasforma in tigre dagli artigli mortali, capace di piazzare le due zampate che uccidono le speranze brasiliane. Ronnie invece, stordito dai tranquillanti, gira impacciato e sperduto. Quando il gruppo francese solleva la Coppa al cielo cala contemporaneamente il sipario sulla emozionante e prolungata rivalità stagionale dei due migliori atleti del 1998. Inevitabile che la notte parigina nei giudizi finali faccia pendere l'ago della bilancia a favore del 26enne di origine algerina. Ma nell'amarezza per gli episodi negativi crediamo sia ugualmente bello per Ronaldo sapere che il testimone viene passato ad un uomo fatto della sua stessa pasta, che dichiaratamento lo stima e lo vorrebbe come compagno di squadra. Che ora in Francia è un simbolo dell'integrazione multirazziale. Che è diventato l'equivalente uomo immagine per un altro grande colosso del vestiario sportivo, ma non si è assolutamente montato la testa, cosa che papà Smail vanta come miglior complimento sul figlio. Per ora dunque l'atto 1998 del duello che promette di scrivere ancora pagine importanti è suo. Un duello però che non prospetta attimi di tregua. A cominciare dalla situazione familiare, dove il primogenito di casa Zidane, Enzo, attende ogni sera con impazienza il rientro del padre per una sfida perlomeno atipica: papa-Zizou in versione... Ronaldo contro il figlioletto in versione Zinedine: “Enzo è mio tifoso, però adora il brasiliano. Quando giochiamo allora lui prende le mie parti ed io devo essere Ronaldo. Perché Enzo conosce lui più di me. Ronnie è un fenomeno anche a livello di immagine, entra nella testa e lascia il segno” Anche se nel 1998 il segno lo ha lasciato Zizou. 

   Leadership Medica® 
  Mensile di scienza  medica e attualita` 
 Copyright 1997© All Rights Reserved