

Elia
è un artista attivo da qualche anno su due fronti, quello della docenza, avendo
una cattedra presso l’Accademia di Belle Arti di Lecce, e quello del mestiere
pittorico e della scultura cui dedica ampia parte della sua giornata, lavorando
non solo in studio, ma operando con numerosi lavori a seguito di commissioni
pubbliche e private. Basterebbe per tutte ricordare “L’angelo annunciante”
che si trova all’ingresso della Fondazione Mons. Tonino Bello in Alessano,
all’estremo capo di Leuca. Tra cronaca e memoria viaggia l’intero suo lavoro,
specie quello pittorico che assembla allegorie e simboli. La sua pittura e
i suoi disegni si attestano sotto lo sguardo di un realismo soft, rivolto
al pensiero delle cose, degli uomini e degli avvenimenti, come tutto fosse
attraversato da una barocca sensuosità del vivere e del fantasticare. L’aria
solare dei suoi dipinti è marcata da una castellatura tonale in cui ha forte
gioco il vento del grecale e certe pergamene di stampo pitagorico, eredità
forti della Magna Grecia che nella sua terra ancora emana forti sospiri; orbene,
si tratta di una magia, di un’alchimia ripetibile e ricostruibile, come di
un magico precipitato di idee e sentimenti, di memoria e di coscienza miscelate
fra loro, che nel panorama del quotidiano si caricano di valenze simboliche
tutte interne.
Muove il suo descrivere dalla Puglia, dalla sua terra, per poi toccare la
storia più universale e la cronaca più aggressiva come nel dipinto “La donna
di Kabul”. In ogni dipinto ruotano i segni, i colori, le sue liquide metafore
di spazi, e ancora tempi e luci; Elia riannoda antico e contemporaneo in una
sorta di metafora nuova, di un simbolismo ove arcaicità e modernità saettano
per reicontrarsi. Segni, volti e oggetti acquistano una loro turgida e sensualissima
figuratività; è un lavoro il suo che si innesta candidamente in quel nuovo
porsi della pittura internazionale che addita più che descrivere. C’è nel
suo lavoro un particolarissimo impasto di mediterraneità, che diventa nella
sua espressività figurativa una caratteristica segnica e poetica, estremamente
personale. Miti ed eros riempiono oggi la sua stagione di lavori concettuosi,
di sollecitazioni barocche visibili soprattutto nelle forme tonde che descrivono
sia pittoricamente che plasticamente una sorta di geografia dell’immaginario.
Elia è soprattutto a monte poeta delle forme e del colore, visto che tutto
il suo mondo vive simbolicamente una luce che da esse s’origina e batte perlaceamente
in un pulviscolo che non offre nessun lato alle oscillazioni del gusto.
Artista con uno stile tutto suo, nell’accezione moderna del termine, inteso
come sintesi alta delle arti figurative. E’ una cifra la sua, uno stilema,
riconoscibile anche nel minimo bozzetto o disegno a matita. Antonio Elia espone
ai più quella neoclassicità dell’immagine che per troppo tempo da altri è
stata dimenticata per dare spazio a una ricerca tout court. Insegna modi e
tecniche di lavoro, ma insegna a vivere la poesia e la passione di fatti ed
avvenimenti che vengono a perpetuarsi sulle tele. Sull’allegoria ha costruito
il suo metodo pittorico, quasi rivivendo un medioevo del nostro tempo, e filtrando
in esso una pietas sacrale e antica, ove tradizione e magia sottendono un
ideale di perfezione.
Figlio di quel sud
intriso di filosofia e panteismo, Elia innesta nel credo della sua pittura
una sintesi costruttiva, ove racconto e contemplazione siglano la decorazione
più felice, un intreccio fitto di rimandi, approfondimenti e interazioni.


