home page
sommario
inglese
I NOSTRI SITI
-CESIL
-SANITADE
-CONCORSI MEDICI
-ITALIAN LEADERSHIP
-GESTIONE BILANCI IN
CONTROLUCE

RUBRICHE
-concorsi
-aggiornamento
-sport news
-links

Elia è un artista attivo da qualche anno su due fronti, quello della docenza, avendo una cattedra presso l’Accademia di Belle Arti di Lecce, e quello del mestiere pittorico e della scultura cui dedica ampia parte della sua giornata, lavorando non solo in studio, ma operando con numerosi lavori a seguito di commissioni pubbliche e private. Basterebbe per tutte ricordare “L’angelo annunciante” che si trova all’ingresso della Fondazione Mons. Tonino Bello in Alessano, all’estremo capo di Leuca. Tra cronaca e memoria viaggia l’intero suo lavoro, specie quello pittorico che assembla allegorie e simboli. La sua pittura e i suoi disegni si attestano sotto lo sguardo di un realismo soft, rivolto al pensiero delle cose, degli uomini e degli avvenimenti, come tutto fosse attraversato da una barocca sensuosità del vivere e del fantasticare. L’aria solare dei suoi dipinti è marcata da una castellatura tonale in cui ha forte gioco il vento del grecale e certe pergamene di stampo pitagorico, eredità forti della Magna Grecia che nella sua terra ancora emana forti sospiri; orbene, si tratta di una magia, di un’alchimia ripetibile e ricostruibile, come di un magico precipitato di idee e sentimenti, di memoria e di coscienza miscelate fra loro, che nel panorama del quotidiano si caricano di valenze simboliche tutte interne.
Muove il suo descrivere dalla Puglia, dalla sua terra, per poi toccare la storia più universale e la cronaca più aggressiva come nel dipinto “La donna di Kabul”. In ogni dipinto ruotano i segni, i colori, le sue liquide metafore di spazi, e ancora tempi e luci; Elia riannoda antico e contemporaneo in una sorta di metafora nuova, di un simbolismo ove arcaicità e modernità saettano per reicontrarsi. Segni, volti e oggetti acquistano una loro turgida e sensualissima figuratività; è un lavoro il suo che si innesta candidamente in quel nuovo porsi della pittura internazionale che addita più che descrivere. C’è nel suo lavoro un particolarissimo impasto di mediterraneità, che diventa nella sua espressività figurativa una caratteristica segnica e poetica, estremamente personale. Miti ed eros riempiono oggi la sua stagione di lavori concettuosi, di sollecitazioni barocche visibili soprattutto nelle forme tonde che descrivono sia pittoricamente che plasticamente una sorta di geografia dell’immaginario. Elia è soprattutto a monte poeta delle forme e del colore, visto che tutto il suo mondo vive simbolicamente una luce che da esse s’origina e batte perlaceamente in un pulviscolo che non offre nessun lato alle oscillazioni del gusto.
Artista con uno stile tutto suo, nell’accezione moderna del termine, inteso come sintesi alta delle arti figurative. E’ una cifra la sua, uno stilema, riconoscibile anche nel minimo bozzetto o disegno a matita. Antonio Elia espone ai più quella neoclassicità dell’immagine che per troppo tempo da altri è stata dimenticata per dare spazio a una ricerca tout court. Insegna modi e tecniche di lavoro, ma insegna a vivere la poesia e la passione di fatti ed avvenimenti che vengono a perpetuarsi sulle tele. Sull’allegoria ha costruito il suo metodo pittorico, quasi rivivendo un medioevo del nostro tempo, e filtrando in esso una pietas sacrale e antica, ove tradizione e magia sottendono un ideale di perfezione.
Figlio di quel sud intriso di filosofia e panteismo, Elia innesta nel credo della sua pittura una sintesi costruttiva, ove racconto e contemplazione siglano la decorazione più felice, un intreccio fitto di rimandi, approfondimenti e interazioni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carlo Franza