

Parte Prima
l
paesaggio della Linguadoca, i suoi querceti, vigneti e villaggi di pietra
ruvida evocano un senso di pace e serenità. Scarsamente popolata, arida ma
fertile, questa regione fu il centro di una religione cristiana che aveva
stretti legami con lo gnosticismo manicheo e bogomila, presente nell’Asia
minore, Medio Oriente e nella Grecia. La conoscenza che oggi abbiamo
dei catari ci è fornita dagli interrogatori dell’Inquisizione, dal Vangelo
canonico e apocrifo, dai rotoli esseni di Qumran e dalle scritture paleocristiane
di Nag Hammadi. Risulta che questa fede affonda le sue radici nello gnosticismo
dualistico dei therapeutate, esseni, nazareni e zoroastriani. Un cristianesimo
iniziatico che sopravvive fino ad oggi dai Nazairi, (Nazareni) di Jebel Asariya,
nel Libano del Nord.
Dopo aver generato una società ricca, pacifica e tollerante nel sud della
Francia, il catarismo causò la reazione più dura mai perpetrata contro altri
cristiani da parte della Chiesa cattolica.
Un genocidio conosciuto con il nome di Crociata Albigensis. Albigese
perché, pur essendo diffuso nelle zone di Tolosa, Agen, Beziers, Carcassone
ed altre aree della Francia, il catarismo aveva il suo epicentro nella città
d’Albi.
La parola proviene dal greco Katharos, che significa puro. Paragonandosi alla
chiesa romana, considerata corrotta e nominata Chiesa dei Lupi, i catari pensano
di incarnare il vero insegnamento di Gesù. Secondo loro, il maestro Nazareno
(Nazar-esseno, essendo di Nazar) Yeshua ben Joseph, non venne per redimere
l’uomo dal peccato, ma per rivelargli la via alla salvezza attraverso il sapere
(gnosis). Un concetto opposto a quello della deificazione di Gesù, imposta
da Saulo/Paolo di Tarso e i successivi vescovi della Chiesa Romana.
Per i catari Gesù portava la Buona Notizia (eu angellum) e superò la dualità,
realizzando con il corpo lo straordinario. Il concetto della polarità e del
principio di causa-effetto è determinante in questo credo, ispirato dallo
gnosticismo di Zarathustra e Hermes Trismegistos. Secondo i catari, l’anima,
che sulla terra indossa veste umana, si reincarna nel tentativo di superare
la dualità che la separa dal “regno dei cieli” e dalla riunione con tutto
ciò che è divino.
Pare che a reincarnazionesia stato un concetto teologico proprio anche della
Chiesa Romana, almeno fino a quando non fu cancellato, nel 543, dall’imperatore
Giustiniano, o più precisamente da sua moglie.
La firma di Papa Virgilio ratificò il decreto imperiale il quale dichiarava
che da quel momento in avanti, per i cattolici, le anime non rinascevano più.
I catari rifiutano l’idea di un giudizio universale e di un inferno eterno
e pongono la responsabilità di vivere nella gioia o nel dolore nelle mani
del credente. E’ l’essere umano a determinare il proprio destino con ogni
pensiero ed azione. Sessualità, vittimizzazione e potere sono considerati
parte della dualità inferiore.
L’attività sessuale è perciò vissuta come un male necessario, che fornisce
le spoglie umane alle anime che si reincarnano. L’eucarestia e il simbolo
della croce sono respinti perché espressione di un supplizio supposto, e il
potere, in forma di un’autorità centrale e suprema, è assente.
La Chiesa catara si compone di credenti, gli uditori, e di preti e vescovi,
chiamati bonshommes o Buoni Cristiani. Nominati dai loro pari, i vescovi o
le donne vescovo hanno due assistenti, il figlio o la figlia maggiore e minore.
La vita è dedicata al perfezionamento degli ideali dei loro precursori esseni.
Vivono e lavorano in comunità e riconoscono solo il Sacramento, consolamene,
del battesimo e quello dei morenti, un rituale atto ad offrire un bon fin
al credente e facilitare la sua reincarnazione.
La confessione, l’aparelhament, avviene pubblicamente per l’intera comunità.
I pasti, consumati dai vescovi, preti e credenti insieme, iniziano con la
benedizione del pane e del vino e si concludono con lo scambio del Bacio della
Pace, che esprime la comunione spirituale e l’eguaglianza dei membri dell’assemblea.
Un altro aspetto, spesso trascurato, del credo dei catari,è che Yeshua ben
Joseph, discendente della casa reale davidiana, e la principessa asmonita,
Miriam Magdala di Betania (Migdal-eder = torre di guardia del gregge), avessero
avuto dei figli, dai quali discendevano le dinastie di Sangue Royale, o sangreal
in lingua d’oc.
La studiosa dei rotoli del Mar Morto, Barbara Thiering, arriva alla conclusione
che l’unione tra Gesù, il “re degli ebrei”, e la principessa asmonita avrebbe
enfatizzato la volontà di dar vita ad un erede. In questo contesto è interessante
notare che il re di Francia, Luigi XI, proclamò ripetutamente che la dinastia
reale francese discendeva da Maria Maddalena. Secondo i catari, Maria Maddalena,
perseguitata in Gerusalemme dopo la morte di Giacomo il Giusto, scappò in
Egitto e raggiunse da lì le coste del Kal, la Gallia celtica, assieme a sua
figlia Sarah, alcuni discepoli e dignitari ebrei esseni.
La volpe è un simbolo usato spesso nelle illustrazioni medioevali, specialmente
quello della volpe che rovina il vino. Nella tradizione catara la volpe simboleggia
l’imbroglio del popolo da parte del clero. Nel famoso quadro di Botticelli,
conosciuto come “Santa Maria Maddalena ai piedi della Croce”, alla destra
della Maddalena si vede un angelo che tiene una volpe per la coda.
Secondo alcuni studiosi cattolici, tra cui Margaret Starbird, l’autrice del
libro “The Woman with the Alabaster Jar” – La donna con il vaso d’alabastro,
questo simboleggia la Chiesa che, con il pelo della volpe, rovina il vino
della sposa negandole la continuità della linea di sangue di Gesù. Il messaggio
evangelista predicato con tanto zelo da Saulo-Paolo è considerato pura blasfemia
dalla Chiesa di Gerusalemme.
Per i catari, l’implicazione che l’aristocratica sacerdotessa del rango di
una Sofia (saggia, iniziata) fosse una volgare prostituta è un’offesa grossolana.
Per loro Maddalena rappresenta il principio femminile del divino. Di conseguenza
la donna, emarginata nella Chiesa cattolica, presso i catari occupa un ruolo
paritario. In realtà il conflitto tra cristiani ellenistici romani e cristiani
ebrei è in atto già dai primi decenni dopo Cristo, quando i vescovi romani
e i discepoli del primo vescovo di Gerusalemme, il fratello di Gesù Giacomo
il Giusto, interpretano in modo diverso il messaggio evangelico. Sfortunatamente
Giacomo muore in un attentato.
Al Concilio di Nicea, nel 325, la Chiesa cattolica si proclama “unica rappresentante
di Dio sulla terra” e “nel nome della verità rivelata da Dio” ordina che tutto
ciò che contraddice l’”infallibile” dottrina papale è da considerarsi eretico,
punibile con l’esilio forzato, la confisca dei beni e la morte. Nel dodicesimo
secolo la Chiesa catara penetra nel tessuto sociale dell’intero sud occitano,
trovando il sostegno di una nobiltà predominantemente anticlericale e d’una
borghesia che apprezza il valore dato al lavoro.
I catari eccellono nelle professioni di falegnami, muratori, textores (tessitori)
e curatori. Altro particolare, questo, che li accomuna agli esseni. Dopo aver
convinto l’élite, ottengono, soprattutto, l’adesione del popolo che apprezza
l’ esemplare semplicità della vita dei preti e vescovi catari. A questa sfida
da parte dalla Chiesa catara, la Chiesa cattolica reagisce con brutale repressione.
Nella metà del dodicesimo secolo i roghi si moltiplicano, e nel 1209 Innocenzo
III da l’inizio alla Crociata albigese, sollecitando l’intervento militare
da parte di re Filippo Augusto di Francia. Vista la scarsa collaborazione
del re e della nobiltà locale, spesso di discendenza sangreal, Innocenzo III
incarica l’abate di Citeaux, Arnaud-Amaury di arruolare un esercito. In cambio
dell’impegno di partecipare alla crociata, per un minimo di quaranta giorni,
il Papa garantisce l’assoluzione da tutti i peccati commessi nel passato e
quelli che sarebbero stati commessi durante la crociata. Per favorire ulteriormente
il reclutamento, ai crociati è concesso il diritto di appropriarsi dei beni
dei catari, principi o contadini che siano. Questa licenza di uccidere e rubare
nel nome di Cristo, senza commettere peccato, fa sì che in poco tempo migliaia
di mercenari si radunino sotto gli stendardi papali.
Il testo di una canzone crociata, scritta da Guglielmo da Tutele, rivela le
intenzioni: “…che tutte le città che resistono diventino carnai…che non
si lasci in vita neanche un bimbo appena nato. Così si seminerà lo spavento
salubre e nessuno oserà più sfidare la Croce divina”. A Beziers i crociati
prendono alla parola il testo: uccidono oltre 20.000 abitanti tra catari e
cattolici, quasi l’intera popolazione. Di fronte all’esitazione di commettere
il sacrilegio di uccidere anche chi aveva trovato rifugio in una chiesa, l’incaricato
del Papa proclama: “Ammazzateli tutti. Dio saprà riconoscere i suoi” .
Poco dopo 7.000 uomini, donne, bambini e vecchi giacciono nel sangue, morti
o mutilati. Nel 1233 viene istituita la Santa Inquisizione, condotta prevalentemente
da monaci domenicani. Per facilitarne l’opera, il successore d’Innocenzo III,
Innocenzo IV, incoraggia l’uso della tortura. Inizia così la caccia all’uomo
di chi era riuscito a sfuggire all’olocausto. Anche in Italia si vive nel
terrore: centinaia di catari lombardi sono arsi vivi nell’Arena di Verona,
il 13 febbraio 1278.
Eliminato l’ultimo vescovo cataro del quale si ha conoscenza, Guglielmo Delibaste
– arso vivo a Villerouge-Termenes, nell’anno 1321, un velo di “infallibili”
dottrine pontificali si stende sull’Europa, opprimendo ogni dissenso spirituale.
I Catari sopravvissuti cercano asilo in Catalogna e Toscana, dove sono assorbiti
dalle tolleranti società locali. Alcuni scappano nelle lande dei Baroni St.
Clair di Roslin, nella Scozia. Altri fanno perdere le loro tracce nella clandestinità.
Già prima della caduta della principale fortezza, Montsegur, festeggiata con
oltre 200 roghi, molti catari si erano uniti ai Templari, un ordine di monaci-guerrieri,
che non aveva partecipato all’eccidio.
Ma il rifugio templare durerà per poco e non molto dopo sarebbe toccato a
loro allungare le liste delle vittime dell’Inquisizione. Oggi rimangono solo
poche tracce di questa religione; nessuna chiesa, statua, affresco od oggetto
liturgico. Nello spazio dove vissero i Catari troviamo alcuni rari simboli,
di difficile interpretazione, castelli sventrati e le croci erette dai vincitori
nei Prats dels Cramat, nei Campi dei Bruciati. (continua)

Languedoc

cippo a ricordo del martirio di catari


manoscritto cataro
abbaziadi
Villelongue
il
tribunale
dell'Inquisizione
Albi
Puivert
Chateau
de Peyrepertuse


Carcassonne
