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Abstract
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La
diagnosi precoce favorisce il trattamento radicale del carcinoma epatocellulare
(CE). L’obiettivo dello screening sono i pazienti con epatite cronica
da virus B e C, cirrosi o rare malattie metaboliche del fegato. L’alfafetoproteina
(AFP) sierica e l’ecografia addominale (US) sono universalmente considerati
i più vantaggiosi esami di screening di prima scelta, poiché rispondono
a criteri di costo-efficacia. Il trattamento radicale del CE è favorito
dalla tendenza del tumore a svilupparsi come un nodo solitario, mentre
il trattamento è sfavorito in alcuni pazienti per la variabilità di
crescita del tumore e le precoci metastasi nei vasi portali. La scelta
del trattamento è influenzata da alcune caratteristiche del paziente,
come presenza/assenza di cirrosi, dimensioni e numero dei tumori e
grado di disfunzione epatica. La scelta è resa talvolta difficile
dalla mancanza di studi controllati di confronto su trattamenti disponibili.
Il trapianto epatico è universalmente considerato la più efficace
cura per pazienti con cirrosi e tumore singolo inferiore a 5 cm di
volume (sopravvivenza a lungo termine: 75%). La resezione epatica
è soprattutto indicata nei pazienti senza cirrosi e nei cirrotici
ben compensati con piccolo tumore, senza grave ipertensione portale,
quando non è disponibile il trapianto. I pazienti che non sono candidabili
per terapie chirurgiche ricevono terapie percutanee di ablazione locoregionale,
come l’iniezione intratumorale di alcol o la radiofrequenza (sopravvivenza
a 5 anni: 50%). |