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Sir
Francesco Paolo Tosti, compositore italiano naturalizzato inglese, nacque
a Ortona a Mare (Chieti) il 9 aprile 1846 e morì a Roma il 2 luglio
1916. Sarebbe ora di ricordarsi in modo più tangibile di questo musicista
allievo di Saverio Mercadante (di cui divenne segretario) per la composizione,
diplomatosi nel 1866.
Dopo
la gavetta tradizionale nel 1870 si stabilì a Roma e incontrò Giovanni
Sgambati. Questi lo stimolò a divulgare la propria musica nei salotti
aristocratici, esibendosi anche come cantante. La sua carriera ebbe
un notevole impulso quando divenne maestro di canto di Margherita di
Savoia e curatore dell’archivio musicale di corte. Il destino gli aveva
preparato una carriera regale: nel 1875 ebbe un notevole successo a
Londra, venendo nominato maestro di canto della casa reale nel 1880.
Nel 1906 si naturalizzò cittadino britannico e nel 1908 venne nominato
baronetto.
Non
trascurò mai la sua patria d’origine trascorrendo la stagione estiva
in Italia a Francavilla a Mare in compagnia di G. D’Annunzio ed altri
personaggi importanti. Riflettendo sulla sua produzione e nel suo stile
ci si accorge immediatamente del grande e profondo amore per la melodia
di stampo mediterraneo, che rispolvera lo schema della “romanza da camera”
che diventò una forma utilizzata in modo generoso dai grandi operisti
dell’Ottocento.
Tosti,
indubbiamente, fu il padre di uno stile salottiero raffinato, ottenne
un pieno successo basato prevalentemente sull’immediato impatto che
la sua musica aveva nell’Italia umbertina e nell’Inghilterra del periodo
vittoriano.
Egli
aveva facilità nel creare la melodia già citata, il gusto per il ritmo,
evitando la monotonia che poteva nascere da una scelta melodica pericolosamente
simile fra una romanza e l’altra.
Le
critiche non mancarono, V. Ricci scrisse: ”Uniformità troppo frequente
di atteggiamenti melodici, di ritmi e di sviluppi, una povertà del tessuto
armonico e delle figurazioni dell’accompagnamento, una scarsa ricerca
degli effetti coloristici e finalmente, impiego limitatissimo dei mezzi
tecnici”.
Tosti
non desiderava emulare i mostri sacri del melodramma, desiderava ampliare
un repertorio popolare, folkloristico della propria terra. Sono emblematici
i “Canti popolari abruzzesi”, testimonianza innegabile di un’ottima
conoscenza delle tradizioni abruzzesi, nonché della cultura campana.
Non
dimenticando che “Marechiare”, vessillo partenopeo, su versi di Salvatore
Di Giacomo, è diventato uno storico documento musicale che riflette
il “sentire popolare”.
Non
trascuriamo il fatto che anche G. D’Annunzio contribuì non poco, a creare
il personaggio tostiano, portandolo a conoscenza di tutti attraverso
articoli che inneggiavano alla sua efficacia come musicista e come fresco
inventore di melodie facilmente memorizzabili.
D’Annunzio
oltre ad offrire un valido aiuto a Tosti, diventò anonimo collaboratore,
scrivendo, con lo pseudonimo Mario de’ Fiori, il testo de “A vucchella”,
brano entrato nella tradizione lirica italiana e mondiale.
Esistono
anche le splendide pagine delle “Canzoni di Amaranta” che fungono da
esempio importante ed irripetibile di un’amicizia e di una collaborazione
prestigiosa. Ricostruendo brevemente l’itinerario della creazione di
“Amaranta” possiamo citare una lettera che D’Annunzio inviò il 13 luglio
1905 a Tosti, da Pietrasanta: “…Eccomi finalmente alla Versiliana che
è fatta più allegra dalla speranza di ospitarci. Non ti scriverò delle
tristi cose passate perché spero riparlarti a viva voce, e forse – quando
sarai qui – non ti parlerò se non di cose belle. Il luogo è delizioso.
L’ospitalità sarà semplice…Qui potrai lavorare tranquillamente. Troverai
le dodici romanze che ti ho promesse; e mi rassegno a lasciarmi chiudere
in prigione per scrivertene altre dodici…” (1) Fra i trenta brani musicati
da Tosti su versi di D’Annunzio, sedici sono stati composti esplicitamente
per essere accompagnati dalla melodia. Per esempio il brano “Malinconia”
fu scoperto tra le carte del Tosti dal maestro A. Piovano e dopo una
prima edizione, datata 1888, del brano non si è più venuti a conoscenza.
Interessante una frase scritta da Paola Sorge, nella quale si riflette
l’anima dei due personaggi: “Da una prima superficiale lettura di tutti
i brani composti dal Poeta e musicati da Tosti si potrebbe avanzare
la suggestiva ipotesi di una corrispondenza di valore artistico tra
testo poetico e note.
Ai
versi facili ed ingenui delle prime romanze dannunziane corrisponde
a mio avviso un’altrettanto facile melodia – si ricordino Visione, Arcano,
Notte bianca, ad esempio mentre alle composizioni più mature ed elaborate
del Poeta si accompagna una musica raffinata e preziosa” (2) Altri importanti
poeti decisero di collaborare in modo attivo, ricordiamo A. Fogazzaro,
E. Pantacchi, firme prestigiose del panorama letterario italiano.
Leoncavallo,
il quale fu un intimo amico di Tosti, lo definì con due lapidarie frasi
che sintetizzano l’esatto ruolo del compositore all’interno del panorama
musicale dell’epoca: “anima da trovatore moderno” e “principe della
romanza italiana da camera”. Egli volle registrare gli stati d’animo,
gli amori, le esagerazioni sentimentali di un periodo culturale e sociale
che lascia molto spazio agli estremismi del pensiero amoroso; diventò
il cronista del tempo, dell’attimo fuggente, vedendo direttamente due
realtà, quella regale e quella popolare riunite in un uso quasi caricaturale
della voce, esagerando le svenevolezze del testo.
Approfondendo
il lato musicale, riscontriamo, oltre all’uso della melodia quasi scontato,
un’armonia intensa, un’idea precisa dell’orchestra, in quanto all’ascolto
del pianoforte viene spontaneo pensare al movimento ondulato dei vari
strumenti della compagine strumentale che possono entrare di volta in
volta.
Esiste
una precisa architettura sonora che Tosti mantiene inalterata nel tempo,
finalizzando la propria ricerca ad una fusione ideale fra voce ed accompagnamento
pianistico. Inoltre ricordiamo che il periodo aiutava a creare ambientazioni
leggere e frivole. Il café concerto, l’operetta erano tutte forme musicali
che furoreggiavano e nelle sale di varietà della Roma umbertina i locali
come Esedra, Trianon, Gambrinus venivano frequentati dai nobili, i quali
trovavano qui, nei loro salotti privati i brani di Tosti. Egli ricopriva
così il ruolo di importante collegamento fra il mondo del café – chantant
e l’opera. Nel 1904 Tosti presentò Puccini a una sua allieva, Sybil
Selingman, moglie di un banchiere della City. Con la donna Puccini creerà
un rapporto intimo che sfocerà più tardi in una amicizia. Anche una
lettera scritta da Puccini al Prof. G. Buonamici, nel 1894, dimostra
l’amicizia nata tra i due compositori (3) La celebrità di Tosti, già
ampia, divenne immortale con il film “Torna, caro ideale” di C. Brignone;
senza dimenticare l’interpretazione dei suoi brani da parte di voci
storiche della lirica italiana quali Caruso, Schipa, Di Stefano, Pavarotti,
Carreras. Negli ultimi anni il suo nome è rientrato nei circuiti internazionali
dei concerti: una nuova stagione tostiana darebbe ulteriore lustro alla
scuola musicale italiana non di stampo esclusivamente operistico.
Note
1) Antonio Piovano: Immagini e fatti dell’arte musicale in Abruzzo,
Pescara 1980, pagg. 78-79 2) Paola Sorge: “D’Annunzio, Tosti e una romanza
dimenticata” da Quaderni del Vittoriale, “D’Annunzio la musica e le
arti figurative” luglio-ottobre 1982, n. 34-35 pag. 132 3) Giuseppe
Pintorno: “Puccini, 276 lettere inedite”, Nuove Edizioni, 1974, pag.
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