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Il
tempo, sia esso una convinzione o una convenzione, si dia retta a Sant’Agostino
o a (Sant’Emanuele) Severino, si è portato via anche il secondo millennio,
e senza particolari clamori.
Sì,
nel suo breve messaggio di fine anno, il presidente Ciampi ha detto
sostanzialmente ai politici di avere più maniera, più forma tra loro:
la sostanza che c’entra, mica dipende dal suo messaggio, e comunque
al Quirinale è stato eletto (meglio lui, per carità, non fraintendetemi)
da quelli,non da altri. E Cossutta ha rimproverato Ciampi di non aver
menzionato razzismo e neonazismo, insomma di non aver parlato di Haider.
Sì,
nel congedare il Giubileo spirato con la Befana, nel giorno dedicato
alla pace il Papa ha condannato il razzismo, non ha evocato Haider,
non ha citato il meraviglioso caso di Salvador da Bahia, dove hanno
tirato su un muro per nascondere diecimila anime miserrime da favelas
agli occhi del turista che arriva per lo stradone dall’aeroporto.
E
nessuno gli (anzi Gli) ha contestato questa omissione... E comunque
che l’ombra di Banquo per l’Europa prossima ventura venga individuata
nel razzismo, o meglio e più correttamente nella formidabile questione
dell’integrazione razziale e dell’immigrazione tout court, questo pare
“pacifico”. Ebbene, non sono convinto che con Haider si sia imboccata
la strada giusta, credo che se ne parli troppo e soprattutto “male”,
preferendo l’aspetto ideologico al più arduo punto di vista “marxiano”,
inteso come antica ma non antiquata lotta di classe, sintagma oggi demodé
eppure credo destinato a tornare carsicamente alla luce, prima o poi....
Esemplifichiamo? Esemplifichiamo con una foto istantanea della mia personale
memoria, di un giorno in cui ero stato io stesso in mattinata all’udienza
del Papa, che non dimenticherò, ma che è stato soprattutto un giorno
significativo per la questione su accennata.
Era
proprio la sera del sabato in cui il leader nazionalista austriaco Jorg
Haider era stato ricevuto da Sua Santità, destando scandalo politico
e originando incidenti nelle strade, sia a Jesolo dove c’è un albero
di Natale donato da Haider e gemello di quello donato dalla Carinzia
a Giovanni Paolo II (ma tu guarda gli scherzi della lingua, pensa se
avessi usato solo le pur celestiali iniziali, SS...), sia a Roma tra
centri sociali di sinistra e servizio d’ordine: una sera assai calda
per dicembre, una sera dolce nella quale a parte Haider l’argomento
di maggiore conversazione “stradale” pareva essere il derby della sera
successiva, un derby tra Roma e Lazio di sovrana importanza - per la
sovranità sullo scudetto, intendo.... Saranno state le nove: sbucando
da una di quelle antiche stradine che collegano il cuore di Roma, il
trittico di vie che si diparte da Piazza del Popolo e tiene insieme
una parte del centro storico, cioè Via del Babbuino, Via del Corso e
via di Ripetta, in zona pedonale mi sono ritrovato in Via del Corso.
Una strada un tempo meravigliosa, con una storia stordente a partire
dal nome che si rifà alle corse dei cavalli e un corridoio di cielo
avviato dalle cime dei palazzi secolari, una strada fatta per chiudere
gli occhi e immaginare con facilità il passato prossimo, senza riandare
alla Roma dei Cesari. Ma chiudendo gli occhi che tenevo spalancati era
ben altro ciò che vedevo: vetrine di jeanserie dappertutto, di pomeriggio
coperte da falangi di passeggiatori, che rendevano ancora più estranee
di sera le individuabili facciate di case e chiese; un senso di sporcizia
definitivo sull’asfalto, tra carte, cartacce e rifiuti; piccole e quindi
riconoscibili colonie di passanti, quasi tutti adolescenti, che di giorno
fanno massa ma di notte tornano singoli, che malgrado la forza cinetica
del loro passeggio parevano fermi, inanimati, automatici...automatici?
degli automi quindi? dei mutanti? Blade Runner? Ma sì, chiudere gli
occhi significava uscire dalla storia ed entrare in un film, quel famoso
e apparentemente apocalittico film di Ridley Scott di una ventina d’anni
fa, in cui evidentemente c’era già tutto...Siamo già diventati così?
Abbiamo fatto in fretta...Due magrebini nel frattempo, armeggiando al
loro banchetto di sciarpe calcistiche che era tempo di smontare (troppo
tardi, pochi clienti, paura, qualche haiderino in libera uscita?), richiamavano
la mia attenzione come soli “oggetti vivi” in quel contesto di mutanti.
Sconsolato,
sono rimasto a domandarmi quanti siano consapevoli di ciò che ci è successo,
di come quel paesaggio notturno si legasse ai nostri modelli di comportamento
(leggi di consumo), del nesso con Haider, della insipienza e della speculazione
rozza e controproducente che la sedicente sinistra fa del caso Haider
in Parlamento come nelle strade, con la cravatta come con le tute dei
centri sociali, della difficoltà estrema di ritrovare cartelli segnaletici
e una direzione che non sia solo quella leggermente extraterritoriale
di Sua Santità.... Rendo l’idea di cosa voglio dire, dei miei timori
per Bahia e Blade Runner, assai più che per un Haider in sé, democraticamente
eletto da un popolo che fa parte dell’Europa Unita come noi, così bravi
a sindacare ma così disattenti alla trasformazione di noi stessi in
mutanti proprio sotto i nostri occhi miopi, presbiti, astigmatici ?
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