Anno XVII n. 1/01

 

 

 

 

 

Oliviero Beha

Il tempo, sia esso una convinzione o una convenzione, si dia retta a Sant’Agostino o a (Sant’Emanuele) Severino, si è portato via anche il secondo millennio, e senza particolari clamori.

Sì, nel suo breve messaggio di fine anno, il presidente Ciampi ha detto sostanzialmente ai politici di avere più maniera, più forma tra loro: la sostanza che c’entra, mica dipende dal suo messaggio, e comunque al Quirinale è stato eletto (meglio lui, per carità, non fraintendetemi) da quelli,non da altri. E Cossutta ha rimproverato Ciampi di non aver menzionato razzismo e neonazismo, insomma di non aver parlato di Haider.

Sì, nel congedare il Giubileo spirato con la Befana, nel giorno dedicato alla pace il Papa ha condannato il razzismo, non ha evocato Haider, non ha citato il meraviglioso caso di Salvador da Bahia, dove hanno tirato su un muro per nascondere diecimila anime miserrime da favelas agli occhi del turista che arriva per lo stradone dall’aeroporto.

E nessuno gli (anzi Gli) ha contestato questa omissione... E comunque che l’ombra di Banquo per l’Europa prossima ventura venga individuata nel razzismo, o meglio e più correttamente nella formidabile questione dell’integrazione razziale e dell’immigrazione tout court, questo pare “pacifico”. Ebbene, non sono convinto che con Haider si sia imboccata la strada giusta, credo che se ne parli troppo e soprattutto “male”, preferendo l’aspetto ideologico al più arduo punto di vista “marxiano”, inteso come antica ma non antiquata lotta di classe, sintagma oggi demodé eppure credo destinato a tornare carsicamente alla luce, prima o poi.... Esemplifichiamo? Esemplifichiamo con una foto istantanea della mia personale memoria, di un giorno in cui ero stato io stesso in mattinata all’udienza del Papa, che non dimenticherò, ma che è stato soprattutto un giorno significativo per la questione su accennata.

Era proprio la sera del sabato in cui il leader nazionalista austriaco Jorg Haider era stato ricevuto da Sua Santità, destando scandalo politico e originando incidenti nelle strade, sia a Jesolo dove c’è un albero di Natale donato da Haider e gemello di quello donato dalla Carinzia a Giovanni Paolo II (ma tu guarda gli scherzi della lingua, pensa se avessi usato solo le pur celestiali iniziali, SS...), sia a Roma tra centri sociali di sinistra e servizio d’ordine: una sera assai calda per dicembre, una sera dolce nella quale a parte Haider l’argomento di maggiore conversazione “stradale” pareva essere il derby della sera successiva, un derby tra Roma e Lazio di sovrana importanza - per la sovranità sullo scudetto, intendo.... Saranno state le nove: sbucando da una di quelle antiche stradine che collegano il cuore di Roma, il trittico di vie che si diparte da Piazza del Popolo e tiene insieme una parte del centro storico, cioè Via del Babbuino, Via del Corso e via di Ripetta, in zona pedonale mi sono ritrovato in Via del Corso. Una strada un tempo meravigliosa, con una storia stordente a partire dal nome che si rifà alle corse dei cavalli e un corridoio di cielo avviato dalle cime dei palazzi secolari, una strada fatta per chiudere gli occhi e immaginare con facilità il passato prossimo, senza riandare alla Roma dei Cesari. Ma chiudendo gli occhi che tenevo spalancati era ben altro ciò che vedevo: vetrine di jeanserie dappertutto, di pomeriggio coperte da falangi di passeggiatori, che rendevano ancora più estranee di sera le individuabili facciate di case e chiese; un senso di sporcizia definitivo sull’asfalto, tra carte, cartacce e rifiuti; piccole e quindi riconoscibili colonie di passanti, quasi tutti adolescenti, che di giorno fanno massa ma di notte tornano singoli, che malgrado la forza cinetica del loro passeggio parevano fermi, inanimati, automatici...automatici? degli automi quindi? dei mutanti? Blade Runner? Ma sì, chiudere gli occhi significava uscire dalla storia ed entrare in un film, quel famoso e apparentemente apocalittico film di Ridley Scott di una ventina d’anni fa, in cui evidentemente c’era già tutto...Siamo già diventati così? Abbiamo fatto in fretta...Due magrebini nel frattempo, armeggiando al loro banchetto di sciarpe calcistiche che era tempo di smontare (troppo tardi, pochi clienti, paura, qualche haiderino in libera uscita?), richiamavano la mia attenzione come soli “oggetti vivi” in quel contesto di mutanti.

Sconsolato, sono rimasto a domandarmi quanti siano consapevoli di ciò che ci è successo, di come quel paesaggio notturno si legasse ai nostri modelli di comportamento (leggi di consumo), del nesso con Haider, della insipienza e della speculazione rozza e controproducente che la sedicente sinistra fa del caso Haider in Parlamento come nelle strade, con la cravatta come con le tute dei centri sociali, della difficoltà estrema di ritrovare cartelli segnaletici e una direzione che non sia solo quella leggermente extraterritoriale di Sua Santità.... Rendo l’idea di cosa voglio dire, dei miei timori per Bahia e Blade Runner, assai più che per un Haider in sé, democraticamente eletto da un popolo che fa parte dell’Europa Unita come noi, così bravi a sindacare ma così disattenti alla trasformazione di noi stessi in mutanti proprio sotto i nostri occhi miopi, presbiti, astigmatici ?