Anno XVII-n.01-2001

 

 

 

 

 

 

 

Lucio Rondelli ha formalizzato le dimissioni da Presidente di Unicredito. Si è concluso così, il sostanziale dissenso sulle politiche e sulle strategie del Gruppo bancario,fra un Presidente (che a farlo grande ha contribuito in modo più che determinante), e le Fondazioni azioniste di controllo. Lucio Rondelli ha sempre pensato, visto e perseguito lo “storico” “Credito Italiano” come punto strategico del sistema creditizio italiano; una struttura aggregante e non da aggregare; il “centro” di un sistema federativo consolidato dall’autonomia lasciata alla Rolo Banca. Su questa linea Rondelli ha ottenuto il consenso di esponenti qualificati e qualificanti dell’imprenditoria italiana, ed ha creato la convergenza con la RAS e cioè con un Gruppo assicurativo della “forza” della tedesca Allianz. Il bilancio del 2000, ultimo esercizio sotto la Presidenza Rondelli, si annuncia come il migliore nella storia della banca e fra i migliori in assoluto dell’intero sistema creditizio italiano. Lucio Rondelli è un “banchiere” che ha perseguito ed attuato una politica da “banchiere”. Un “banchiere” moderno, sensibile alla dinamica del mercato in tutte le sue componenti, ma scevro dai compromessi con quelle soluzioni che volessero far prevalere la logica del potere a quella della ragione e dell’interesse dell’Istituto da lui amministrato. Coerente con questo suo “essere”, Rondelli ha affrontato il ruolo di Unicredito nella Mediobanca del dopo - Cuccia, in comunanza di intenti con un altro banchiere di assoluto rilievo Cesare Geronzi Presidente della Banca di Roma. Il progetto era quello di ridisegnare il ruolo di Mediobanca e del suo operare, all’interno di una attività coerente con gli Istituti di Credito che ne sono i principali azionisti e cioè Unicredito e Banca di Roma. La tesi è apparsa in qualche misura “dissacrante” nei confronti di Mediobanca. In questo contesto le Fondazioni (ed in particolare la Verona), hanno rivendicato il ruolo decisionale che loro compete quali azionisti di Unicredito. Nel riassetto di Mediobanca, sembra delinearsi una convergenza finalizzata ad un riavvicinamento delle Fondazioni che controllano Unicredito con la Cariplo (azionista fondamentale di Banca Intesa). Si delinea, cioè un “asse” tra più Fondazioni con l’obiettivo di un accordo fra Unicredito ed Intesa per dare vita ad un gruppo bancario di grandi dimensioni in cui Mediobanca, manterrebbe un ruolo autonomo ma armonico con il gruppo di cui dovrebbe far parte. E’ del tutto chiaro che - soprattutto alla luce del come Intesa ha fagocitato Comit - fra la visione del Presidente Rondelli e quella delle Fondazioni azioniste, non ci sono punti di convergenza. Lucio Rondelli non poteva che prenderne atto e comportarsi di conseguenza. E’ difficile immaginare Rondelli nel ruolo di “pensionato “. Se è vero che ha settantasei anni è altrettanto vero che li vive con eccezionale dinamismo, intelligenza ed esperienza. E’ molto probabile che quanto prima l’economia italiana lo rivedrà su un ponte di comando adeguato alla sua personalità... Che il progetto delle Fondazioni sia una scelta vincente sarà soltanto il futuro a dirlo. Oggi, e questo è certo, le dimissioni di Rondelli non sono un evento positivo per Unicredito.

Il 10 ottobre 2000 Giancarlo Giglio Presidente di Datamat S.p.A.,commentando con particolare ed evidente soddisfazione i risultati dell’OPVS dichiarò: “Nonostante l’offerta istituzionale sia stata coperta quasi nove volte e quella retail più di sei volte al massimo della forchetta, abbiamo definito il prezzo di 23 Euro per esprimere attenzione e sensibilità verso i nuovi azionisti. Un prezzo di 23 Euro sarà certamente un buon punto di partenza per la sana crescita del valore del titolo”. L’azione collocata a 23 Euro, già nel primo giorno di quotazione(il 12 ottobre)ha registrato un primo cedimento chiudendo a 20,73 Euro. La quotazione dopo aver “veleggiato” intorno ai 20 Euro è “crollata” nell’ultimo mese: a fine dicembre era posizionata a 13,6 Euro con una variazione negativa, rispetto al prezzo dell’OPVS, del 40,9%. Datamat(come molti altri titoli di recente collocamento),sconta il “ripensamento” del mercato sulla valutazione delle Società con il metodo della attualizzazione dei ricavi e della redditività prospettica. Questa “teoria” sembra, infatti, aver perso il “fascino” e la “suggestione” che la faceva ritenere idonea per “stime” in qualche misura avulse dal “presente” in quanto basate sul “futuro”. Il mercato ritorna a valutare le società per quello che sono e non per quello che “forse” potranno diventare. Per gli “utili” che conseguono e non per quelli che potranno “forse” consuntivare in un futuro più o meno prossimo. Per i dividendi che distribuiscono e non per quelli che “forse” si potranno incassare. Le “ stime “ del management: * sulle prospettive di sviluppo; * sulle acquisizioni possibili; * sui traguardi raggiungibili; * sugli utili degli anni a venire; * sui dividendi che potranno essere distribuiti, non sono più assunte come “certezze”, ma tornano ad essere valutate per quelle che sono: “ipotesi” soggette a tutte le alee che nelle “ipotesi” sono insite, dovendo “scontare” tutte le variabili indipendenti con cui si deve confrontare la gestione dinamica nel tempo delle Società. Da queste considerazioni emerge, come dato di fatto l’attuale realtà di Datamat S.p.A, di una società che conferma la previsione di un bilancio 2000 in “sostanziale pareggio”. Niente utili, quindi, ne tantomeno dividendi. Un magro consuntivo per un titolo pagato oltre L. 44.000. Sul futuro un “mare di parole” e basta ! Anche in seguito alle notevoli risorse rivenienti dall’OPVS la Società è impegnata in un “vorticoso” programma di acquisizioni: molte delle nuove controllate, tuttavia, sono in fase di elevata crescita ma non hanno ancora raggiunto l’equilibrio economico. In questo contesto la ABN-AMRO (Sponsor in sede di collocamento), commentando nei primi giorni di novembre i dati del terzo trimestre, ha indicato un Target Price di 25 Euro ed un giudizio buy. L’11 novembre la quotazione era di Euro 20,71; dopo i dati trimestrali e la valutazione della AMRO è “precipitata” a 13,9 Euro. Può darsi che risalga. Che torni, in tempi ragionevolmente brevi, a 20 Euro è altamente improbabile a meno che non intervengano “manovre “ sul capitale. Resta da aggiungere che dall’OPVS escono “perdenti” gli acquirenti e “vincenti” i venditori (primo fra essi Giancarlo Giglio che ha ceduto N. 406.844 azioni per un controvalore di 9.357.412 Euro). Gli azionisti “venditori”, hanno “portato a casa” un “bastimento” di quattrini intascando 66.551.259 Euro: 23 Euro per N. 2.893.533 azioni. * Coordinatori dell’Offerta Globale e Sponsor: ABN AMRO Rothschild e UniCredit Banca Mobiliare S.p.A.

Le Borse mondiali hanno sostanzialmente annullato gli incrementi annotati nella prima parte del’99. Fa eccezione Milano che si è salvata mantenendo un più 4%. Si comincia così a parlare di “recessione” negli U.S.A.; - si annota che la ripresa in Asia (ed in particolare in Giappone) tarda a concretizzarsi; - si segnalano “pericolosi scricchiolii” dell’economia sudamericana; - si prende atto che l’Europa ha un tasso di crescita inferiore a quello programmato (o sperato?). Questo insieme di “si dice” e di “realtà” incide sul “morale” del popolo che alimenta il cosiddetto “risparmio gestito”. In dicembre la raccolta dei fondi di investimento ha subito una contrazione e la Borsa italiana ha cominciato a valutare con meno ottimismo le prospettive delle Società che “nel e con” il risparmio gestito hanno scalato il successo. Perplessità sul proprio futuro si avvertono nell’esercito dei promotori finanziari il cui numero (secondo i dati Consob aggiornati al 31 dicembre ), sfiora le 50.000 unità: per la precisione 49.856! E’ del tutto logico, quindi, che i vertici degli “addetti ai lavori “ (quelli, per intenderci, il cui mestiere ed i cui profitti derivano dal “gestire” denaro altrui) si affannino a tranquillizzare i propri collaboratori e la clientela attuale e potenziale. Che gettino acqua sul fuoco dell’allarmismo. Che diffondano il loro “credo” in una pronta ripresa dell’economia mondiale, della Borsa, dei guadagni. Il recente ribasso dei tassi U.S.A. e la conseguente “fiammata” della Borsa americana sono, a tal fine, un “tonico” auspicato ma non atteso a breve. A supportare con tutto il peso del suo prestigio quanti proclamano la “fiducia” nel futuro e l’occasione di sfruttare i ribassi come trampolino, è sceso in campo Ennio Doris Presidente della Mediolanum, numero uno del Risparmio gestito. Il titolo Mediolanum, infatti, ha subito nell’ultimo trimestre un “tonfo”: da settembre oltre il 20%. Ennio Doris, con quell’accattivante sorriso con cui ha “illuminato” l’intensa campagna pubblicitaria della Società che dirige ( e di cui è uno dei principali azionisti ), ha lanciato il suo rassicurante messaggio “In Borsa è tempo di acquisti” ( MF del 28/12 ) “I grandi ribassi ? Una occasione favolosa per investire” (Corriere della Sera del 31/12 ). Forse non ha scelto i giorni giusti: la Mediolanum che il 28 quotava 14,235 Euro ha chiuso il 3 gennaio in ulteriore ribasso a 12,555 Euro. E’ doveroso ricordare che Ennio Doris ha dimostrato di essere un ottimo organizzatore e di aver saputo creare una struttura idonea a cogliere al meglio il vento “in poppa” che ha sorretto l’economia nel recente passato. Oggi, quella stessa “struttura”, deve “reggere” il vento contrario. E’ probabile, ma non è certo, che ciò avvenga. Quanto al titolo, è ipotizzabile che si riprenda, in quanto non mancano “mani forti” e idonee a sostenerlo. Anche per questo l’azione Mediolanum sembra avere le caratteristiche di un “affare” da “rifare”.

 

 

 

 

 

 

 

Lucio Rondelli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ennio Doris