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Lucio
Rondelli ha formalizzato le dimissioni da Presidente di Unicredito.
Si è concluso così, il sostanziale dissenso sulle politiche e sulle
strategie del Gruppo bancario,fra un Presidente (che a farlo grande
ha contribuito in modo più che determinante), e le Fondazioni azioniste
di controllo. Lucio Rondelli ha sempre pensato, visto e perseguito lo
“storico” “Credito Italiano” come punto strategico del sistema creditizio
italiano; una struttura aggregante e non da aggregare; il “centro” di
un sistema federativo consolidato dall’autonomia lasciata alla Rolo
Banca. Su questa linea Rondelli ha ottenuto il consenso di esponenti
qualificati e qualificanti dell’imprenditoria italiana, ed ha creato
la convergenza con la RAS e cioè con un Gruppo assicurativo della “forza”
della tedesca Allianz. Il bilancio del 2000, ultimo esercizio sotto
la Presidenza Rondelli, si annuncia come il migliore nella storia della
banca e fra i migliori in assoluto dell’intero sistema creditizio italiano.
Lucio Rondelli è un “banchiere” che ha perseguito ed attuato una politica
da “banchiere”. Un “banchiere” moderno, sensibile alla dinamica del
mercato in tutte le sue componenti, ma scevro dai compromessi con quelle
soluzioni che volessero far prevalere la logica del potere a quella
della ragione e dell’interesse dell’Istituto da lui amministrato. Coerente
con questo suo “essere”, Rondelli ha affrontato il ruolo di Unicredito
nella Mediobanca del dopo - Cuccia, in comunanza di intenti con un altro
banchiere di assoluto rilievo Cesare Geronzi Presidente della Banca
di Roma. Il progetto era quello di ridisegnare il ruolo di Mediobanca
e del suo operare, all’interno di una attività coerente con gli Istituti
di Credito che ne sono i principali azionisti e cioè Unicredito e Banca
di Roma. La tesi è apparsa in qualche misura “dissacrante” nei confronti
di Mediobanca. In questo contesto le Fondazioni (ed in particolare la
Verona), hanno rivendicato il ruolo decisionale che loro compete quali
azionisti di Unicredito. Nel riassetto di Mediobanca, sembra delinearsi
una convergenza finalizzata ad un riavvicinamento delle Fondazioni che
controllano Unicredito con la Cariplo (azionista fondamentale di Banca
Intesa). Si delinea, cioè un “asse” tra più Fondazioni con l’obiettivo
di un accordo fra Unicredito ed Intesa per dare vita ad un gruppo bancario
di grandi dimensioni in cui Mediobanca, manterrebbe un ruolo autonomo
ma armonico con il gruppo di cui dovrebbe far parte. E’ del tutto chiaro
che - soprattutto alla luce del come Intesa ha fagocitato Comit - fra
la visione del Presidente Rondelli e quella delle Fondazioni azioniste,
non ci sono punti di convergenza. Lucio Rondelli non poteva che prenderne
atto e comportarsi di conseguenza. E’ difficile immaginare Rondelli
nel ruolo di “pensionato “. Se è vero che ha settantasei anni è altrettanto
vero che li vive con eccezionale dinamismo, intelligenza ed esperienza.
E’ molto probabile che quanto prima l’economia italiana lo rivedrà su
un ponte di comando adeguato alla sua personalità... Che il progetto
delle Fondazioni sia una scelta vincente sarà soltanto il futuro a dirlo.
Oggi, e questo è certo, le dimissioni di Rondelli non sono un evento
positivo per Unicredito.

Il
10 ottobre 2000 Giancarlo Giglio Presidente di Datamat S.p.A.,commentando
con particolare ed evidente soddisfazione i risultati dell’OPVS dichiarò:
“Nonostante l’offerta istituzionale sia stata coperta quasi nove volte
e quella retail più di sei volte al massimo della forchetta, abbiamo
definito il prezzo di 23 Euro per esprimere attenzione e sensibilità
verso i nuovi azionisti. Un prezzo di 23 Euro sarà certamente un buon
punto di partenza per la sana crescita del valore del titolo”. L’azione
collocata a 23 Euro, già nel primo giorno di quotazione(il 12 ottobre)ha
registrato un primo cedimento chiudendo a 20,73 Euro. La quotazione
dopo aver “veleggiato” intorno ai 20 Euro è “crollata” nell’ultimo mese:
a fine dicembre era posizionata a 13,6 Euro con una variazione negativa,
rispetto al prezzo dell’OPVS, del 40,9%. Datamat(come molti altri titoli
di recente collocamento),sconta il “ripensamento” del mercato sulla
valutazione delle Società con il metodo della attualizzazione dei ricavi
e della redditività prospettica. Questa “teoria” sembra, infatti, aver
perso il “fascino” e la “suggestione” che la faceva ritenere idonea
per “stime” in qualche misura avulse dal “presente” in quanto basate
sul “futuro”. Il mercato ritorna a valutare le società per quello che
sono e non per quello che “forse” potranno diventare. Per gli “utili”
che conseguono e non per quelli che potranno “forse” consuntivare in
un futuro più o meno prossimo. Per i dividendi che distribuiscono e
non per quelli che “forse” si potranno incassare. Le “ stime “ del management:
* sulle prospettive di sviluppo; * sulle acquisizioni possibili; * sui
traguardi raggiungibili; * sugli utili degli anni a venire; * sui dividendi
che potranno essere distribuiti, non sono più assunte come “certezze”,
ma tornano ad essere valutate per quelle che sono: “ipotesi” soggette
a tutte le alee che nelle “ipotesi” sono insite, dovendo “scontare”
tutte le variabili indipendenti con cui si deve confrontare la gestione
dinamica nel tempo delle Società. Da queste considerazioni emerge, come
dato di fatto l’attuale realtà di Datamat S.p.A, di una società che
conferma la previsione di un bilancio 2000 in “sostanziale pareggio”.
Niente utili, quindi, ne tantomeno dividendi. Un magro consuntivo per
un titolo pagato oltre L. 44.000. Sul futuro un “mare di parole” e basta
! Anche in seguito alle notevoli risorse rivenienti dall’OPVS la Società
è impegnata in un “vorticoso” programma di acquisizioni: molte delle
nuove controllate, tuttavia, sono in fase di elevata crescita ma non
hanno ancora raggiunto l’equilibrio economico. In questo contesto la
ABN-AMRO (Sponsor in sede di collocamento), commentando nei primi giorni
di novembre i dati del terzo trimestre, ha indicato un Target Price
di 25 Euro ed un giudizio buy. L’11 novembre la quotazione era di Euro
20,71; dopo i dati trimestrali e la valutazione della AMRO è “precipitata”
a 13,9 Euro. Può darsi che risalga. Che torni, in tempi ragionevolmente
brevi, a 20 Euro è altamente improbabile a meno che non intervengano
“manovre “ sul capitale. Resta da aggiungere che dall’OPVS escono “perdenti”
gli acquirenti e “vincenti” i venditori (primo fra essi Giancarlo Giglio
che ha ceduto N. 406.844 azioni per un controvalore di 9.357.412 Euro).
Gli azionisti “venditori”, hanno “portato a casa” un “bastimento” di
quattrini intascando 66.551.259 Euro: 23 Euro per N. 2.893.533 azioni.
* Coordinatori dell’Offerta Globale e Sponsor: ABN AMRO Rothschild e
UniCredit Banca Mobiliare S.p.A.

Le
Borse mondiali hanno sostanzialmente annullato gli incrementi annotati
nella prima parte del’99. Fa eccezione Milano che si è salvata mantenendo
un più 4%. Si comincia così a parlare di “recessione” negli U.S.A.;
- si annota che la ripresa in Asia (ed in particolare in Giappone) tarda
a concretizzarsi; - si segnalano “pericolosi scricchiolii” dell’economia
sudamericana; - si prende atto che l’Europa ha un tasso di crescita
inferiore a quello programmato (o sperato?). Questo insieme di “si dice”
e di “realtà” incide sul “morale” del popolo che alimenta il cosiddetto
“risparmio gestito”. In dicembre la raccolta dei fondi di investimento
ha subito una contrazione e la Borsa italiana ha cominciato a valutare
con meno ottimismo le prospettive delle Società che “nel e con” il risparmio
gestito hanno scalato il successo. Perplessità sul proprio futuro si
avvertono nell’esercito dei promotori finanziari il cui numero (secondo
i dati Consob aggiornati al 31 dicembre ), sfiora le 50.000 unità: per
la precisione 49.856! E’ del tutto logico, quindi, che i vertici degli
“addetti ai lavori “ (quelli, per intenderci, il cui mestiere ed i cui
profitti derivano dal “gestire” denaro altrui) si affannino a tranquillizzare
i propri collaboratori e la clientela attuale e potenziale. Che gettino
acqua sul fuoco dell’allarmismo. Che diffondano il loro “credo” in una
pronta ripresa dell’economia mondiale, della Borsa, dei guadagni. Il
recente ribasso dei tassi U.S.A. e la conseguente “fiammata” della Borsa
americana sono, a tal fine, un “tonico” auspicato ma non atteso a breve.
A supportare con tutto il peso del suo prestigio quanti proclamano la
“fiducia” nel futuro e l’occasione di sfruttare i ribassi come trampolino,
è sceso in campo Ennio Doris Presidente della Mediolanum, numero uno
del Risparmio gestito. Il titolo Mediolanum, infatti, ha subito nell’ultimo
trimestre un “tonfo”: da settembre oltre il 20%. Ennio Doris, con quell’accattivante
sorriso con cui ha “illuminato” l’intensa campagna pubblicitaria della
Società che dirige ( e di cui è uno dei principali azionisti ), ha lanciato
il suo rassicurante messaggio “In Borsa è tempo di acquisti” ( MF del
28/12 ) “I grandi ribassi ? Una occasione favolosa per investire” (Corriere
della Sera del 31/12 ). Forse non ha scelto i giorni giusti: la Mediolanum
che il 28 quotava 14,235 Euro ha chiuso il 3 gennaio in ulteriore ribasso
a 12,555 Euro. E’ doveroso ricordare che Ennio Doris ha dimostrato di
essere un ottimo organizzatore e di aver saputo creare una struttura
idonea a cogliere al meglio il vento “in poppa” che ha sorretto l’economia
nel recente passato. Oggi, quella stessa “struttura”, deve “reggere”
il vento contrario. E’ probabile, ma non è certo, che ciò avvenga. Quanto
al titolo, è ipotizzabile che si riprenda, in quanto non mancano “mani
forti” e idonee a sostenerlo. Anche per questo l’azione Mediolanum sembra
avere le caratteristiche di un “affare” da “rifare”.
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