Anno XVII - n.01-2001

 

 

 

 

 

 

Carlo Franza

Nell'ambito delle celebrazioni dedicate ai più importanti scrittori del Novecento, la Fondazione Biblioteca di Via Senato, ha organizzato in collaborazione con il Vittoriale degli Italiani un’esposizione che ricostruisce il confronto aperto e senza timori che Gabriele D’Annunzio, il vate d’Italia, fin dagli anni giovanili, ha instaurato con la modernità..

La mostra che ha il patrocinio del Comune di Milano, Settore Cultura e Musei, ed è aperta fino al 4 marzo 2001, mette a fuoco la carica innovatrice della creatività artistica del poeta e documenta la genesi del fenomeno chiamato dannunzianesimo: ovvero quel modo comportamentale e abitudinario del poeta che fu imitato da molti, dalla foggia degli abiti allo sport, dal modo di sedurre le donne all’interesse per la fotografia e il cinema, fino alla passione per l’automobile e l’aereo. La mostra quindi presenta un allestimento ispirato allo stile del Vittoriale, in cui trovano adeguata collocazione i numerosi materiali, oggetti e libri appartenuti al poeta, ricostruendo l’ambiente e le atmosfere dannunziane.

Visitabile anche il Fondo Sorge, recentemente acquistato dalla Fondazione Biblioteca di Via Senato, che comprende 834 volumi; alcuni testi hanno la dedica autografa del poeta che frequentava casa Sorge a Nereto in provincia di Teramo.

E’ così che questa mostra a sessant’anni dalla morte rende omaggio al grande poeta, il nostro solo scrittore che abbia varcato le Alpi prima dei trent’anni. E mentre in patria la gloria gli è stata avara, l’Europa lo ha accolto con favore riconoscendogli un indubbio ruolo d’avanguardia.

Tra gli oggetti in mostra, singolari, un calamaio di D’Annunzio in argento, sopra i coperchi due tartarughe di agata rossa; delle terracotte patinate di Enrico Mazzolani ceramista e scultore; delle maioliche di Pietro Melandri; una cuffia di aviazione degli anni ’10; il maglione del volo su Vienna del 1918; ancora porcellane dei ceramisti Giò Ponti e Francesco Nonni; un bellissimo pastello dal titolo “Vinca Sorge” del Michetti che fu artista amato da D’Annunzio; una testa bronzea di Gabriele D’Annunzio, opera di Angelo Righetti; una rana porta incenso; tutti oggetti appartenuti al grande scrittore e ormai inseriti in quel luogo mirabile e sacro che è il Vittoriale.

Qui, questi oggetti in mostra, sono perpetuamente custoditi, inseriti nelle varie stanze di questa nave con tanto di alberi, vale a dire nella stanza del lebbroso, nello Schifamondo, nella Stanza della Cheli, nella Zambracca, nella Stanza delle Ospiti, nell’armadio delle reliquie, nella stanza del giglio, nel bagno degli ospiti, nella veranda dell’Apollino, e così via. Ne viene fuori in mostra un D’Annunzio versato e anticipatore della comunicazione moderna, attento alla parti applicate e al design, e attento anche alla letteratura come vita e all’arte, visto che fu anche critico d’arte ed ebbe passione e amore per certi artisti italiani, primo fra tutti il Michetti.

“Sono un uomo di disordine” - scrisse - e “sono capace di tutto”, un anticonformismo che tuttavia non lo allinea ai poeti maledetti.

Amato da molte donne, cui corrispose i suoi slanci passionali attraverso una serie splendida di lettere che le raggiungevano quotidianamente. Basterebbe citare Eleonora Duse.

“La donna è una scienza” osservò con il suo fascino seduttivo, perciò è possibile “apprenderla” attraverso metodici esercizi. Al pari delle donne, D’Annunzio ha amato anche i luoghi più belli d’Italia, la Roma delle chiese, delle Ville e delle fontane, il litorale laziale e quello abruzzese, le piccole città italiane, vale a dire Gubbio, Assisi, Volterra, Prato, Ferrara, Mantova, Vicenza.

La mostra dà uno sguardo totale alla vita innovatrice e al pensiero di D’Annunzio, cogliendone il concetto di bellezza, il grado forte dell’arte e della esteticità, il volto nuovo dell’estetismo.

Quando l’Ottocento è ai rintocchi finali, il poeta sa scorgere gli albori della nuova civiltà dell’immagine, il lampo della macchina fotografica è la luce che guida i suoi passi veloci nelle città ormai colorate da lucide réclames. Nessuno uguaglia allora le sue doti di pubblicitario intento a lanciare in primo luogo se stesso e quindi conferire bellezza e charme a ogni oggetto sul quale appunta l’attenzione. Basti pensare che se gli editori lo avessero assecondato, i libri di D’Annunzio sarebbero quasi sempre apparsi in edictio picta, tanto l’immagine figurativa gli sembra inseparabile dalla parola.

E dunque tutta la vita di Gabriele D’Annunzio è attraversata dalla bellezza, diventa essa stessa arte pura, estetismo, possiede un carattere innovatore. Scrittore quanto mai prolifico, giornalista, difensore dei beni culturali, prosatore e diarista, letterato-divo, privo di laurea, esibitore di un tenore di vita altissimo, d’effetto, abbigliamento impeccabile, sontuosità d’arredi in casa, vita trascorsa tra salotti, teatri, grandi alberghi, viaggi, vacanze estive, ozi beati, lucidi passatempi. D’Annunzio celebra la gioia di vivere, la felicità del corpo nudo al sole, le cavalcate lungo il bagnasciuga, escursioni a due nella pineta sotto la pioggia di luglio.

Le scene, le stampe, gli oggetti, i libri, gli abiti, i regali ricevuti, ogni cosa che in questa mostra ci parla del Vate d’Italia, insieme ai dipinti e alle sculture, raccontano il poeta “inimitabile” che al Vittoriale, la cittadella monumentale allestita sulla riva bresciana del Garda, è oggi l’imponente testimone del D’Annunzio, proiettato verso il Novecento, meglio dire verso la “modernità”.