Anno XVII - n.01-2001

 

 

 

 

 

 

 

Carlo Franza

Ci occupiamo del giovane pittore Gianluca Corona, appena trentenne, che ha tenuto dall'11 al 26 novembre, nella Rotonda di San Carlo al Corso a Milano, una mostra, che si pone come momento di forte consacrazione.

Inizia qui il tragitto serio e vocato di questo pittore tra i più fortunati del nostro tempo, che segna lo sviluppo dell'arte italiana e innesta il suo lavoro sulla grande tradizione figurativa, che ha trovato, in tempi recenti, esempi nella cosiddetta "scuola della realtà" cui può ricondursi anche il grande artista toscano Pietro Annigoni.

Presente in rassegne prestigiose come quella tenuta alla galleria Bocca o il Premio Carlo Dalla Zorza della Galleria Ponte Rosso, ecco che il giovane artista esce allo scoperto, con una pittura ormai matura di significarsi in una sua cornice insolita.

Ecco ritratti, fiori, nature morte, oggetti, scenografie di interni; l'indagine ad ampio raggio mette in luce attraverso una serie di momenti, di scatti, il viaggio verso una pittura che si fa discorso dell'anima, che si affida a un retaggio di dati psicologici, di riflessioni, di attenzioni verso parti del corpo mai osservate attentamente prima d'ora.

Così certe torsioni del busto, certi intrecci di mani, non sono solo un motivo di forme e di tecniche, ma un gioco sapiente della realtà vissuta sempre come nuova, e calate in questa eroica ripresa di neoclassicismo, di svolta impietosa in questi anni di fine secolo e millennio, in cui la pittura, anche italiana sembrava avviarsi in una sorta di limbo anemico.

E' sorprendente come questo ragazzo pulito, prima che pittore, abbia potuto tenderci una nuova strada pittorica ove la luce, la sorprendente luce dei suoi dipinti, magica, innocente, carica di bagliori, di bellezza radente, si possa innestare in quella sorta di moralità, di pulizia, che già Persico, illustre critico degli anni Trenta, vedeva nei chiaristi lombardi.

Nei dipinti, la materia e il colore hanno il pregio di riscrivere il vero, una bellezza innata nelle cose e nella natura, una bellezza innata negli sguardi e nelle pose, e soprattutto rivelare il corpo delle cose, un corpo carnale e ossificato che palpita di emozioni.

Una preziosa monografia squaderna non solo i suoi dipinti ma anche le belle sanguigne, i disegni a carboncino, gli studi preparatori, le fasi di lavorazione di quanto pone interesse ai suoi occhi, al suo guardare. Ai lettori di Leadership Medica non parrà inusuale il fatto di proporre i giovani artisti all'attenzione dei più, in quanto significa oggi più che mai aver fiducia in un futuro di valori e di memoria del passato, dove la pittura, e soprattutto una certa pittura, segna la chiave di volta di una costruzione ben più sofferta.

Segni, disegni, forme e colori del giovane Gianluca Corona svelano infine il vero significato che vive sotto la pelle dei suoi lavori, ossia quell'elogio della "bellezza", quell'eterna bellezza che non si confonde e non si offre solo con il "soma", ma cresce e vive nell'animo, in quella interiorità che si affaccia nello sguardo, in quello sguardo che Corona mira a raccontare come un lunghissimo romanzo.

I bellissimi carnati, la pelle dei fiori, delle galle, i bianchi ove le ombre sollevano sottili magie, tutto lascia assaporare come questa pittura, che avrà certamente in futuro riscontri più alti e più letterari, sia ormai un libro prezioso da vivere implacabilmente con forza, con l'amore degno di chi, in esso, trova i significati del vivere.