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Ci
occupiamo del giovane pittore Gianluca Corona, appena trentenne, che
ha tenuto dall'11 al 26 novembre, nella Rotonda di San Carlo al Corso
a Milano, una mostra, che si pone come momento di forte consacrazione.
Inizia
qui il tragitto serio e vocato di questo pittore tra i più fortunati
del nostro tempo, che segna lo sviluppo dell'arte italiana e innesta
il suo lavoro sulla grande tradizione figurativa, che ha trovato, in
tempi recenti, esempi nella cosiddetta "scuola della realtà"
cui può ricondursi anche il grande artista toscano Pietro Annigoni.
Presente
in rassegne prestigiose come quella tenuta alla galleria Bocca o il Premio
Carlo Dalla Zorza della Galleria Ponte Rosso, ecco che il giovane artista
esce allo scoperto, con una pittura ormai matura di significarsi in una
sua cornice insolita.
Ecco
ritratti, fiori, nature morte, oggetti, scenografie di interni; l'indagine
ad ampio raggio mette in luce attraverso una serie di momenti, di scatti,
il viaggio verso una pittura che si fa discorso dell'anima, che si affida
a un retaggio di dati psicologici, di riflessioni, di attenzioni verso
parti del corpo mai osservate attentamente prima d'ora.
Così
certe torsioni del busto, certi intrecci di mani, non sono solo un motivo
di forme e di tecniche, ma un gioco sapiente della realtà vissuta sempre
come nuova, e calate in questa eroica ripresa di neoclassicismo, di svolta
impietosa in questi anni di fine secolo e millennio, in cui la pittura,
anche italiana sembrava avviarsi in una sorta di limbo anemico.
E'
sorprendente come questo ragazzo pulito, prima che pittore, abbia potuto
tenderci una nuova strada pittorica ove la luce, la sorprendente luce
dei suoi dipinti, magica, innocente, carica di bagliori, di bellezza
radente, si possa innestare in quella sorta di moralità, di pulizia,
che già Persico, illustre critico degli anni Trenta, vedeva nei chiaristi
lombardi.
Nei
dipinti, la materia e il colore hanno il pregio di riscrivere il vero, una
bellezza innata nelle cose e nella natura, una bellezza innata negli
sguardi e nelle pose, e soprattutto rivelare il corpo delle cose, un corpo
carnale e ossificato che palpita di emozioni.
Una
preziosa monografia squaderna non solo i suoi dipinti ma anche le belle
sanguigne, i disegni a carboncino, gli studi preparatori, le fasi di
lavorazione di quanto pone interesse ai suoi occhi, al suo guardare.
Ai lettori di Leadership Medica non parrà inusuale il fatto di proporre
i giovani artisti all'attenzione dei più, in quanto significa oggi più
che mai aver fiducia in un futuro di valori e di memoria del passato,
dove la pittura, e soprattutto una certa pittura, segna la chiave di
volta di una costruzione ben più sofferta.
Segni,
disegni, forme e colori del giovane Gianluca Corona svelano infine il
vero significato che vive sotto la pelle dei suoi lavori, ossia quell'elogio
della "bellezza", quell'eterna bellezza che non si confonde
e non si offre solo con il "soma", ma cresce e vive nell'animo,
in quella interiorità che si affaccia nello sguardo, in quello sguardo
che Corona mira a raccontare come un lunghissimo romanzo.
I
bellissimi carnati, la pelle dei fiori, delle galle, i bianchi ove le
ombre sollevano sottili magie, tutto lascia assaporare come questa pittura,
che avrà certamente in futuro riscontri più alti e più letterari, sia
ormai un libro prezioso da vivere implacabilmente con forza, con l'amore
degno di chi, in esso, trova i significati del vivere.
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