

Agenzia ANSA – 17 ottobre 2000
Per la vicenda delle Case di Cura Riunite di Bari “e più in generale al problema delle imprese insolventi testimoniato in Puglia anche dal caso della Belleli di Taranto”, il ministro dell’Industria e del Commercio con l’estero, Enrico Letta, ha scritto nei giorni scorsi al ministro di Grazia e Giustizia, Piero Fassino. La notizia - già diffusa nei giorni scorsi - viene confermata in un comunicato del ministero nel quale si rende noto il testo della lettera di Letta a Fassino: “Astenendomi da ogni valutazione di merito sul caso specifico - è detto nella lettera al ministro della Giustizia; secondo il testo diffuso dal ministero dell’Industria - colgo l’occasione per segnalarti in via generale le difficoltà troppo spesso insorgenti nella questione industriale della crisi delle imprese insolventi e la ormai inderogabile necessità di coniugare la disciplina delle procedure concorsuali con le politiche di sviluppo del Paese”. La diffusione del testo del ministro Letta viene fatta dopo una dura dichiarazione diffusa ieri e un’interrogazione presentata oggi dal senatore Ettore Bucciero di Alleanza nazionale, secondo il quale sulla vicenda delle Case di Cura Riunite di Bari ”se la magistratura emette sentenze che pregiudicano l’affare Case di Cura Riunite il ministro Letta si sente in dovere di chiedere al suo collega della Giustizia di tirare le orecchie ai giudici”.
Nel leggere il dispaccio dell’Ansa del 17 ottobre scorso abbiamo provato sconforto e rabbia e ci siamo chiesti increduli come è mai possibile che un ministro (quello dell’Industria) del passato governo scriva al suo collega della Giustizia una lettera in cui ne sollecita l’intervento a favore di imprese insolventi, nella fattispecie le Cliniche Riunite di Bari e la Belleli di Taranto. Questo comunicato Ansa è stato passato sotto silenzio dalla stampa di regime. Una lettera, che in un paese serio, avrebbe dovuto suscitare reazioni non solo da parte dei dipendenti delle CCR e della Bellelli, coinvolti direttamente, ma anche delle associazioni dei magistrati, che normalmente si battono a tutela della propria indipendenza. Ma non è solo questo che ci ha lasciati interdetti e che desideriamo sottolineare. Il punto focale del problema è sapere se il ministro Fassino, a sua volta, è intervenuto o meno presso i magistrati, dopo aver ricevuto la lettera, e nel qual caso, come? Durante un incontro casuale, direttamente o per interposta persona? Ovviamente siamo coscienti che questo è difficile da provare, ma siamo altrettanto consapevoli che anche per il ministro Fassino non è facile provare di non aver dato seguito alla lettera. Questa situazione di stallo lascia senza risposte le domande e contestualmente suscita tanti dubbi sulla magistratura, nei processi che coinvolgono le CCR e la Belleli. Infine questa lettera dimostra che l’operato della magistratura poteva essere condizionato: lo è stato? Non è dato di saperlo e anche per la magistratura vale la stessa considerazione che vale per il ministro Fassino, resta il dubbio. Inoltre questa lettera fa pensare che l’indipendenza tanto difesa dalla categoria dei magistrati, che ritiene il suo operato insindacabile e al di sopra della parti, in qualche modo potrebbe subire dei condizionamenti. Le ombre e i dubbi vanno fugati, e subito. Vi è un solo dato certo: la lettera che è stata inviata e registrata presso il Ministero di grazia e giustizia, pertanto la richiesta di favorire le società insolventi a scapito dei lavoratori dipendenti, è un dato di fatto che certo offende le istituzioni. La lettera va a danneggiare, e non è proprio il caso di farlo per ovvi motivi, l’immagine della magistratura che, come risulta dai sondaggi, attualmente non brilla di certo, anche a livello internazionale. Sappiamo che questi argomenti appaiono di difficile soluzione, risolverli è il compito arduo che il nuovo governo, pare, voglia affrontare. Il caso delle CCR e della Belleli è la punta di un iceberg, e tra i primi provvedimenti da prendere per il nuovo governo vi è che, all’interno della magistratura, rientri la meritocrazia, che le carriere non siano automatiche, ma condizionate dai risultati ottenuti singolarmente da ogni magistrato. Il Parlamento, da parte sua, deve operare attraverso leggi chiare nella loro enunciazione, in modo da non lasciare spazio alle interpretazioni personali da parte di chi le deve applicare. Tuttavia una domanda resta: i cittadini come si tutelano, come si salvano dalle sabbie mobili?

