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Già molte volte ho scritto riguardo l’implantologia dentale, eseguita sia con metodi tradizionali che con quelli cosiddetti moderni o meglio osteointegrati. I metodi tradizionali, nonostante l’opposizione che stranamente hanno sempre suscitato, sono quelli però che hanno fin ad ora dato più garanzie, perché, essendo applicati da trenta e più anni, se ne è potuto constatare la validità e durata. Anche il metodo più nuovo, “osteointegrato”, è valido, ma per essere messo in atto necessita di un tessuto osseo molto abbondante e se tale tessuto non c’è o è scarso, è necessario ricorrere a degli interventi di innesto abbastanza invasivi e traumatizzanti. Con gli impianti tradizionali tali interventi di trasporto di tessuto osseo da altre parti dello scheletro per ampliare il sito ove inserire l’impianto, il più delle volte non sono necessari. Sono stati appunto studiati per essere anche inseriti in minime quantità di tessuto. Offrono quindi un grande vantaggio, che non è certamente da sottovalutare! Quanto all’osteointegrazione, quando cioè l’impianto si integra perfettamente nel tessuto nel quale è immesso (per dirla in parole povere), anche gli impianti tradizionali hanno una simile proprietà: infatti se non si osteointegrassero si mobilizzerebbero e cadrebbero, cosa che, nel lunghissimo arco di tempo nel quale sono stati usati, non è accaduta. Purtroppo invece è sempre esistita una grande diffidenza verso questi impianti poiché si vuole, a torto, ritenere che solo quelli “osteointegrati” siano validi e sicuri. Tale diatriba potrebbe sembrare una cosa da poco, ma invece è molto seria. Si è arrivati infatti al punto che spesso, dei Tecnici Consulenti d’Ufficio nominati dai giudici in qualche contenzioso sorto fra paziente e medico dentista curante, hanno ritenuto colpevole quest’ultimo proprio perché in lavori di implantologia, non aveva usato gli impianti di ultima generazione cosiddetti osteointegrati.

E proprio per amor del vero desidero riportare qui alcuni casi, fra i molti però che ho dovuto osservare, nei quali il “metodo osteointegrato” è andato contro ad insuccesso. Gli impianti inseriti infatti presentano una perimplantite, cioè un’infezione tutt’intorno all’impianto stesso ed è stato necessario asportarli. Comunque, nei casi che i cui è stato necessario porre rimedio ai danni causati da questa metodologia e quindi ricostruire l’arco dentario, grazie ai metodi tradizionali, spesso criticati. Tuttora la maggior parte dei medici non è sufficientemente informata su tale procedura e non conosce l’attrezzatura per utilizzarla, sebbene essa abbia dimostrata una notevole efficacia, anche quando è necessario intervenire sugli insuccessi degli impianti tecnologicamente più avanzati.

 

Massimiliano Apolloni

Specialista in implantologia