

Nella bella cornice di Santa Maria delle Grazie, a Milano - dove si trova il Cenacolo Vinciano, capolavoro di Leonardo, e precisamente nella Sacrestia del Bramante - il pittore lombardo-milanese Giorgio Reggio tiene la sua recente personale, una vera e propria antologica a carattere sacro, dal titolo “Una luce sul mondo“ e che chiude la trilogia iniziata con “Alla ricerca della luce”, in San Carlo al Corso, e “Il trionfo della luce”, in San Nazaro Maggiore, rispettivamente nel 1996 e nel 1999.
La mostra,
che racchiude un ciclo di lavoro degli ultimi anni, è stata accolta prima
a Roma nella Basilica di San Felice da Cantalice nell’anno giubilare 2000,
oggi ritrova a Milano la sua naturale occasione di pittura sacra che gioca
attorno al momento della “luce” la sua vera identità, innescando ancora una
volta uno degli elementi vitali della poetica “chiarista”.
Prima a ancora della mostra in questione, l’attività intera di Giorgio Reggio,
che nasce negli anni Sessanta a Milano, ritrova voce proprio in quell’aspetto
neochiarista, anche se non ancora chiaramente sacro, in una materia di stampo
informale che talvolta rasenta anche ambiti di chiaro astrattismo. Da quei
segni e da quelle masse, parte la poetica di Reggio, che diventa, proprio
quando a Milano si argomenta il “realismo esistenziale”, di stampo simbolista
o neosimbolista, in quanto evoca, accenna, argomenta, indica, con cupole,
candele, e peccatori, il clima di una catarsi in gestazione. Poi nascono i
cicli sacri, paralleli all’arte profana, quelli legati alla Via Crucis (di
cui alcun esempi sono già inseriti in spazi pubblici), i “Momenti di Maria”
che nascono dopo la lettura del bellissimo libro di Mons. Tonino Bello, “Maria
Madre dei nostri giorni”, e lo squadernamento delle “Beatitudini”, una serie
di otto grandi telari che sono stati anche riprodotti in un testo uscito per
i tipi della Ellenici. Questo per significare non solo la specificità dei
dipinti di Reggio, ma il lento e proficuo percorso che ha ormai raggiunto
momenti di forte considerazione, anche con i prestigiosi premi che gli sono
stati assegnati in ambito europeo.
Nei lavori del Reggio si pone in maniera univoca il fatto di vedere la lavorazione
per gradi dei dipinti; ossia prima di arrivare al dipinto finale ci sono sia
gli studi che la tecnica mista, che lascia leggere sia il segno a china che
il colore, un’interminabile pioggia di segni che spaziano fra nuvole di colore.
Di forte ed emozionante misura sono tutta una serie di chiese rosse di Milano,
riprese proprio in tecnica mista e ritrovate in mostra in Santa Maria delle
Grazie le chiese più antiche di Milano e le più storiche, da sant’Ambrogio
a San Nazaro, da San Babila al Duomo. Descrivono pittoricamente come un “gran
tour” un paesaggismo tra il romantico e il verista, facendo già presagire
quella luce intrigante che sostiene tutta la sua pittura. La sua è una luce
che sfora nella materia poggiata sulla tela e ne chiarisce anche il significato
sotteso alla rappresentazione; è una luce che nasce da lontano e che si certifica
come abbiamo già detto in quella pittura chiara che trova la culla proprio
in Lombardia, terra di nebbie e di vapori.
Una intera vita spesa nell’arte, credendo in quello che l’artista ha voluto
mettere in opera, esplicitando anche una forma di catechesi, di “educatio
visiva”. E’ una pittura quella di Reggio che porta a leggere anche una parte
consistente della pittura del secondo Novecento, con tutte quelle coincidenze
storiche che vanno dalla pittura informale alla nuova figurazione. Pittore
di sicura identità, che ha trovato tra sacro e profano una sua finestra di
lavoro, alla ricerca di una luce che diventa per ogni uomo metafora incisiva.
Reggio non è solo un artista italiano ed europeo, è un artista che racconta
la storia dell’uomo e dei Vangeli, è un artista storico, è un pittore che
mette lo spettatore dinanzi a interrogativi profondi.
Con questa mostra in Santa Maria delle Grazie a Milano, una grande antologica,
Reggio dà di sé un’immagine vera, spettacolare, umana, sacrale, emozionante.




