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In molti si chiedono quale sarà il futuro della musica classica e in pochi sanno dare una risposta. In effetti il problema è quanto mai attuale e se vogliamo drammatico.
Un personaggio che ha saputo trarre in modo continuativo il meglio da ogni momento è stato Gianandrea Gavazzeni, uno dei pochi direttori che ha contraddistinto con la sua eleganza, la sua cultura e il suo fascino uno dei periodi più significativi del Novecento, i primi cinquant’anni. Nato a Bergamo nel 1909, e deceduto nel 2000, è stato allievo di Pizzetti ed ha svolto un’intensa attività alla Scala e nei maggiori teatri d’opera. Gavazzeni ha impersonato la vera figura dell’uomo ricco di sensibilità e intelligenza creativa messa al servizio della musica, intesa come punto di collegamento con tutte le altre discipline. L’eclettismo che lo contraddistingue è ormai diventato una dote, ahimé, in via di estinzione. Quindi poter vivere ancora a contatto con questo personaggio ci ha aiutato a non dimenticare quanto la cultura era vista come un momento di aggregazione e non di isolamento. Nei nostri anni, tesi fino allo spasimo verso una specializzazione, riuscire ancora a scrivere, dirigere, pensare, comporre cose diverse, è un fenomeno eccezionale. Gavazzeni è stato tutto questo. Ottimo direttore di orchestra ha tratto il massimo dalle compagini che ha diretto, rispettando contemporaneamente lo stile e il gusto dei compositori interpretati. Anche il mondo della musicologia è stato uno spazio a lui molto caro e i libri, gli articoli ed i saggi sono una delle più belle testimonianze del suo genio e della sua lungimiranza. Egli è riuscito a cogliere l’essenza delle problematiche musicali, tracciando un sottile filo conduttore permeato da un’ironia contenuta nei limiti del buongusto. Ogni libro è rimasto come un testamento spirituale che mette a confronto uomini e cose, con un occhio particolare per le proprie esperienze. A tutte queste doti dobbiamo aggiungere una facilità nel dialogare, poiché la sua ricchezza di termini e di costruzione del pensiero ha monopolizzato qualsiasi interlocutore. Insomma una figura carismatica che tutti noi abbiamo e rispettato. Personalmente ho avuto la possibilità di conoscerlo e di suonare sotto la sua direzione nell’Orchestra della Scala e pochi direttori hanno reso così umano il gesto, ampio e discorsivo. Fisicamente rispecchiava l’esatta figura dell’homo-musiciens dell’altro secolo. Elegante, capelli di un bianco candido e occhi di fuoco, riusciva a coinvolgere senza alcun sforzo l’attenzione di tutti. Indubbiamente uno degli ultimi uomini validi che il nostro secolo ci ha dato. La sua presenza all’interno degli storici corridoi scaligeri ha reso sempre più affascinante questo mondo che ha già alle spalle una vasta storia. In sintesi egli è stato l’emblema della musica intesa come messaggio culturale e spirituale e Gavazzeni ne è stato il perfetto ambasciatore.

 

 

 

 

Adriano Bassi