

Nel torneo dei simboli e dei messaggi da esibire sul centrale del Roland Garros, Guga Kuerten ne disegna uno che rimarrà impresso a fuoco nella memoria dei parigini. Un cuore enorme, gigantesco, che riempie tutta la propria metà campo. E lui, il brasiliano che con il terzo successo raggiunge i mitici Wilander e Lacoste, si sdraia come loro sulla terra rossa al termine della vittoriosa finale su Corretja. Un gesto eloquente, forse un po’ studiato ma ugualmente sentito, che riassume al meglio il tormentato cammino del ragazzo di Florianpolis verso il trionfo. E’ già capitato infatti che da un match quasi perso sbocciasse magicamente il futuro campione; il tennis riserva di queste magie, che qualcuno però vive come incubi per il resto della carriera. Di certo l’americano Michael Russell quella domenica pomeriggio nel quale stava per estromettere il campione in carica la ricorderà a lungo. Forse non avrà nemmeno la voglia di raccontarla come storiella agli eventuali nipoti. Perché un tennista è fatto così; quando ha una grande occasione e la sciupa non si accontenta di poter dire “io, in fondo, c’ero”. Russell non solo c’era ma aveva sulla racchetta il match-point per rispedire in Brasile il nuovo eroe nazionale. Un Kuerten fino ad allora irriconoscibile avrebbe estratto allora dal cilindro il pezzoforte del repertorio, ovvero un’accelerazione di rovescio poi chiusa a rete. Dallo stringere la mano all’avversario ed essere pronto a raccogliere le celebrazioni del giorno al vedersi raggiunto e superato nel punteggio passano pochissimi istanti. Ti scappa di mano l’occasione e dopo alcuni secondi ti ritrovi a giocare un’altra sfida, una partita nella partita, che di solito rimette in carreggiata l’uomo fino a quel momento alle corde. E’ un sottile quanto crudele meccanismo psicologico che scatta nella mente di chi ha la consapevolezza di aver perso l’attimo fuggente. Da lì, da quel set, negli ottavi di finale, incredibilmente ripreso per i capelli, Kuerten ha in pratica ricominciato il proprio torneo. E quando la gente di Parigi lo ha rivisto a braccia alzate la domenica successiva, non ha potuto che associare la figura filiforme di Guga a quella di un miracolato della racchetta. Kuerten ha riconquistato Parigi per il secondo anno consecutivo evidenziando un attitudine alla sofferenza e all’autocontrollo che non tutti gli riconoscevano. Questo per quanto riguarda il capitolo agonistico; però di lui in Brasile si parla come del nuovo grande punto di riferimento sportivo. Inanzitutto il lato umano; la vicenda familiare di Guga non è stata delle più facili. A 8 anni papà Aldo, saltuariamente arbitro di sedia, lo vuole con se a più di un torneo. Vuole che il figlio pian piano entri nell’ambito tennistico, respirando l’aria delle prime partite ufficiali. Kuerten junior subito si adegua e comincia a ingaggiare minimatch con altri coetanei. Durante uno di questi lo interrompono bruscamente le urla di nonna Olga, ex tennista: un attacco cardiaco ha fermato il cuore del padre. Per superare lo shock Gustavo si dedica a tempo pieno allo sport ed ha la fortuna di incontrare quello che è ancora oggi il suo coach personale, Larry Passos, una padre putativo che lo stesso Kuerten definisce “l’uomo più importante per la mia carriera”. L’uomo che nel ’99 ad esempio lo risolleva da una crisi depressiva successiva ad un match di Coppa Davis perso contro Corretja. In quel momento, Guga è mentalmente pronto per appendere la racchetta e abbracciare la carriera universitaria di medico. Forse emerge per un attimo quella volontà di sconfiggere un’altra pagina infelice della sua vita, quella del fratello Guillerme, affetto da handicap mentale. In fondo però è solo questione di scegliere con che arma combattere. Guga, facendo professione di grande maturità e apertura mentale, ha optato per la racchetta nel tentativo di lottare e lasciarsi tutto alle spalle, senza però mai dimenticare le origini. Per questo ancora adesso, dopo ogni match vinto, devolve in beneficienza un fisso a favore di un’associazione da lui fondata che si occupa proprio di portatori di handicap. La sua popolarità così cresce di pari passo con lo spessore umano e la sua disponibilità verso il prossimo. Kuerten, al pari di altri grandi brasiliani dello sport come Ronaldo, Pelè e lo sfortunato Senna, sono campioni anche per quello che fanno lontano dal campo di gioco. Dietro quel fisico slanciato quanto mingherlino si ritaglia una figura di protagonista assoluto, un ragazzo che compirà 25 anni nel prossimo settembre; ma uomo lo è già da parecchie stagioni, forse da quando un altro evento a sorpresa, la prima vittoria a Parigi nel ’97, lo costrinse forzatamente a maturare anche come atleta. Non a caso per gestire l’enorme pressione esercitata dai media soprattutto in patria, Guga è l’unico tennista che si avvale della collaborazione di un’addetta stampa personale, Diana Galbanji, che rifiuta quasi sempre le interviste chieste dai giornalisti. L’unico aspetto poco piacevole del fenomeno brasiliano.




