|
Presidente, il target della
nostra testata, a livello internazionale, si rivolge in particolare
a quei primari che il decreto di riforma sanitaria del ministro Bindi
tende ad azzerare. La posizione da lei presa riguardo a questo
decreto, secondo gli organi di informazione, è di netta opposizione.
Può indicarci quali sono i punti su cui dissente in modo particolare?
.
I punti di dissenso sono numerosi
e gravi.
Dirò solo i più importanti: dissento
da una riforma sanitaria che di fatto rappresenta un ritorno alla
programmazione centralistica;
dissento sul principio che lo
stato debba e possa predeterminare il fabbisogno di servizi
sanitari per i cittadini;
dissento dalle modalità assurde
e di fatto impraticabili con cui viene introdotto il regime di incompatibilità
stabilito per i medici che operano fuori dall'ospedale;
dissento all'introduzione del livello
unico della dirigenza sanitaria;
dissento rispetto alla marginalizzazione
della sanità privata e alla cristallizzazione di quote rigide di mercato
riservate al pubblico e al privato.
Le conseguenze di queste e altre modificazioni
introdotte dai decreti della Bindi saranno dannosissime per la salute
dei cittadini: avremo una diminuzione quantitativa e un decadimento
qualitativo dei servizi sanitari, tagli ai posti letto in tutte le
discipline, il ritorno delle liste d'attesa interminabili, il ritorno
delle intrusioni politiche nell'amministrazione della sanità, la fuga
dei medici migliori, il caos decisionale e la deresponsabilizzazione
del personale medico a causa della scomparsa dei principi gerarchici
e l'incremento dei disavanzi come risultato della soppressione di
quei meccanismi di concorrenza che si era cercato di introdurre negli
ultimi anni, soprattutto qui da noi in Lombardia.
.
E' opinione diffusa che il flop
elettorale del Partito Popolare non abbia avuto origine solo dalla
linea politica del segretario Marini, ma sia dovuto alle intemperanze
di Rosy Bindi nel suo dicastero. Ci interessa la sua opinione.
.
Non è un'opinione, è una certezza.
Nel mondo medico e in particolare in quello accademico il Partito
Popolare ha perduto voti a causa delle posizioni del Ministro Bindi,
e non ne ha guadagnati sulla sinistra, perché l'elettorato che condivide
la visione “collettivista” della sanità che ha la Bindi
vota già per i partiti nati dalle trasformazioni del partito Comunista
Italiano e ad essi resta fedele; magari aspetta che la Bindi e qualcun
altro del Partito Popolare passino direttamente nelle loro file.
.
Secondo lei quali sono i correttivi
più importanti da apportare al testo di questa riforma?
.
La Conferenza delle Regioni aveva
presentato ben 35 osservazioni e proposte di modifica dei decreti,
di queste 15 erano classificate come “essenziali e irrinunciabili”,
20 come “rilevanti”. Ebbene, su 35 richieste di modifica
solo 15 sono state recepite: 16 sono state respinte e 4 accolte
solo parzialmente. E tutto ciò nonostante il Ministro si fosse impegnato
in sede di Conferenza Stato-Regioni,presente il Presidente del Consiglio
D'Alema, ad accoglierle tutte. Dal punto di vista di un Presidente
di Regione, che vede esautorare l'Ente Regione delle prerogative che
gli spettano in forza del dettato costituzionale, i correttivi più
urgenti sono soprattutto tre: primo, il Ministero non può pretendere
di predisporre indirizzi vincolanti nel dettaglio a livello di Piano
Sanitario Nazionale, come prevedono opra i decreti: queste sono cose
che non si vedono in nessun paese moderno, il ministero deve limitarsi
ad indirizzi generali; secondo, è inammissibile che le sperimentazioni
gestionali debbano essere autorizzate in sede di Conferenza Stato
- Regioni, è un'altra zavorra burocratica gettata sulle spalle di
operatori e utenti: le sperimentazioni devono essere autorizzate dalle
Regioni, sulla base di criteri generali stabiliti in sede di
Conferenza Stato-Regioni; terzo, l'accreditamento delle strutture
private che ricevono il rimborso regionale deve essere affidato
ad un'agenzia per i servizi sanitari regionali, e non accentrato al
Ministro, come prevede la riforma Bindi.
Insomma, i primi correttivi da apportare
sono quelli che vanno in senso anticentrista, e in direzione della
responsabilizzazione del livello regionale.
.
L'azzeramento della classe dirigenziale
che i ministri hanno deliberato non crea uno stato confusionale e
rende meno qualificata la medicina pubblica rispetto a quella privata?
.
Indubbiamente. C'è il pericolo di
una conduzione “assembleare” delle strutture sanitarie
che fa venire i brividi . Non si cancellano impunemente i principi
gerarchici che reggono qualunque attività umana: l'egualitarismo della
riforma favorirà il palleggiamento delle responsabilità in corsia
e renderà aleatori i percorsi terapeutici. Chi potrà, fuggirà
verso il privato, chi non potrà, incrocerà le dita sperando di evitare
il peggio.
.
Si sta verificando un esodo dalle
strutture pubbliche di personalità professionalmente qualificate a
livello internazionale, a seguito di questi provvedimenti. Un esodo
che dequalifica la classe medica italiana all'interno del paese, in
quanto è rivolto più verso l'estero che verso le strutture private.
Come è possibile limitare questa ulteriore fuga di professionalità?
La Regione Lombardia cosa intende fare?
.
L'esodo verso l'estero di professionisti
qualificati è un dato drammatico che la dice lunga sullo stato di
salute del nostro paese. Non si tratta tuttavia di immaginare provvedimenti
ad hoc per arrestare l'emigrazione, ma piuttosto di realizzare
in ambito sanitario una politica di rinnovamento centrata sui valori
della sussidiarietà, del riconoscimento del merito e della valorizzazione
dei più capaci. La riforma della sanità attuata con legge regionale
dalla Lombardia va in questa direzione, mentre la ricetta del ministro
Bindi affossa ogni speranza per il futuro.
.
Il decreto Bindi di fatto si richiama
ad un progetto statalista e stalinista della società, con tutto quel
che segue. Lei come pensa si possa arginare la diffusione di questa
“forma mentis”?
.
Bisogna far capire alla gente che
questa riforma, apparentemente ispirata a criteri di equità, avrà
come risultato un sensibile peggioramento della qualità delle prestazioni
sanitarie erogate ai cittadini e, col passare del tempo, anche l'apparente
equità sarà spazzata via, perché chi può comprerà i servizi sanitari
fuori dal servizio pubblico. Bisogna impegnarsi in un grande sforzo
di comunicazione per spiegare ai cittadini perché l'ospedale o la
struttura specializzata a cui si rivolgono improvvisamente cominciano
a funzionare meno bene di prima.
Non basta che la maggioranza dei medici
e le forze politiche dell'opposizione si ribellino alla riforma: potrebbe
apparire come la reazione di interessi di parte che si sentono lesi.
E' essenziale invece che i cittadini
utenti comprendano chi è il responsabile delle situazioni che si verranno
a creare.
.
Quali sono i provvedimenti che
la Regione Lombardia intende adottare per evitare il peggio? Darà
attuazione immediata a questo decreto?
.
La Regione deve attenersi alle leggi
nazionali, non può rifiutarsi di applicare un provvedimento che ha
la forza di legge.Tuttavia prima che la riforma diventi effettiva
ci sarà un lungo percorso, i passaggi attuativi che devono compiersi
sono molti e complicati.
Nel frattempo, la regione Lombardia
ha già deliberato di ricorrere presso la Corte Costituzionale contro
la nuova legge.
In data 24 giugno la Giunta regionale
ha approvato un ricorso alla Corte Costituzionale contro la riforma
Bindi, e sono sicuro che nei prossimi giorni altre Regioni aderiranno
ad esso. I decreti della Bindi sono chiaramente anticostituzionali,
poiché ledono l'autonomia regionale in materia sanitaria riconosciuta
dalla Costituzione.
Questa riforma, così com'è, non potrà
mai passare nei fatti.
Ovviamente
questa nostra intervista, per lo scarso tempo a disposizione sia
del Presidente Formigoni, che nostro non è esaustiva come vorremmo.
Quindi diamo appuntamento al Presidente. Dopo le votazioni
per la presidenza della provincia di Milanodel 27 giugno, per un maggior
approfondimento.
Il direttore Genina
Iacobone
|