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Carlo Franza

La recente beatificazione di Padre Pio, il frate santo dei nostri tempi, l'ultimo degli stigmatizzati, ripropone il tema delle stimmate, non solo nella chiesa dei credenti, ma in quell'iconografia  del tempo e della storia, nell'arte dei grandi artisti che hanno desiderato rievocare figure e momenti di fede. 
Tutto ha origine con l'era cristiana, da quando Cristo, dopo tre giorni dalla morte, risorse dalla sepoltura, da quel sepolcro presidiato dalle guardie romane e giudaiche. Cristo appare a due discepoli che erano in cammino per un villaggio distante sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus. Uno di loro di nome Cleopa, gli disse: “Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?” E Cristo: “Schiocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella  sua gloria?”. 
Maria di Magdala che è poi la Maddalena è la prima donna che incontra Gesù risorto. E Tommaso, uno dei dodici, chiamato Didimo che significa gemello non era con gli Apostoli quando il Cristo apparve loro, e fu incredulo ai loro racconti. Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Gesù venne e si fermò da loro e rivolto a Tommaso disse: “Metti qua il dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato e non essere più incredulo ma credente”. 
 E ancora una apparizione è quella avvenuta a Paolo di Tarso, folgorato da una luce splendente che gli tocca il cuore  e lo invita a convertirsi, sulla via di Damasco, immortalato nella storia dell'arte da quella celebre tela chiamata “Conversione di San Paolo” (Fig. 3) una delle più belle tele del Caravaggio (soprannome del pittore italiano Michelangelo Merisi, 1573-1610). 
Stimmate o stigmate, termine che deriva dal greco stigmé, significa segno. E d'altronde San Paolo può essere considerato il primo stigmatizzato della storia, se in una sua “Lettera ai Galati” (6,17) si legge: “nessuno mi infastidisca: io porto nel mio corpo i contrassegni di Cristo”. Segni a imitazione di Cristo, per cui lo stigmatizzato riceve le cinque piaghe, che conserva impresse o permanentemente o solo in alcuni periodi  dell'anno o della vita. 
Pare siano stati trecento gli stigmatizzati della storia, alcuni poco conosciuti, altri divenuti famosi e santi. Alcuni religiosi, altri laici, ma tutti ormai hanno il segno e i segni di Cristo, le piaghe sulle mani e sui piedi e al costato, atte a esser segno della scelta operata fra mille. A monte di quanto stiamo dicendo c'è la Crocefissione di Cristo, figlio di Dio, che rimane il compimento più alto e chiarificatore di tutta la missione della Chiesa, il compimento di quell'incarnazione nella sofferenza. Per tutti questi santi l'aver ricevuto le piaghe di Cristo ha significato rendere visibile la presenza sua in terra. Intanto c'è da significare che prima di San Francesco, che rimane il primo stigmatizzato vero, nel 1224, nessuno aveva avvertito sul suo corpo il segno visibile del Dio, piaghe e sangue  erano dovute a profonde mortificazioni procurate, da penitenze inferte al proprio corpo con cilici e altro.  Le stimmate sono un fondamento tipicamente cristiano e soprattutto cattolico visto che nessun'altra religione, neppure l'ortodossia le riconosce e le assume a credo. L'arte ha preso in consegna nei secoli e nel tempo la Crocefissione. Si pensi al “Cristo Morto” del Mantegna (fig. 1) nella Pinacoteca  di Brera a Milano, ove il dolore e l'umanità, la sofferenza del corpo piagato del Cristo si confortano in una sorta di misticismo alto. Ed è proprio quel misticismo a fare dei “piagati di Dio”, i soli che vedono comparire sul proprio corpo le piaghe di Cristo, come fatto ormai spiegabile non più dalla scienza ma solo dalla soprannaturalità. 
Quanti quadri abbiamo nell'arte a dare significanza al "Poverello d'Assisi", che trovandosi sull'eremo della Verna, genuflesso, ebbe la visione di un serafino con sei  ali infuocate, nel cui centro si trovava l'immagine del Crocifisso? C'è da dire moltissime. Basterebbe vedere il “San Francesco riceve le stimmate” (Fig. 2) del Giovan Francesco Barbieri detto il Guercino (Cento, Ferrara 1591- Bologna 1666) o il “San Francesco riceve le stimmate” di Gentile da Fabriano. Francesco d'Assisi si vide impresse sul corpo le piaghe di Cristo, quando la visione scomparve. Se Francesco d'Assisi è stato il primo, Padre Pio da Pietralcina, come il suo fondatore, ricevette  i segni della Passione nelle mani, nei piedi e tra le costole; il 5 agosto del 1918 riceve la transverberazione del cuore, il 20  settembre le stimmate. 
Padre Pio fu sottoposto a visite mediche da parte dei più grandi luminari della medicina, nessuno per la verità ne venne a capo o riuscì a spiegare la cosa. Sanguinarono per tutta la vita, e curate non si chiudevano, né avveniva la necrosi, e ogni teoria in proposito fu sconvolta dal profumo che quelle piaghe emanavano. Ora, San Francesco le ha avute solo nell'ultimo anno di vita, mentre Padre Pio le ha avute per ben cinquant'anni, per poi richiudersi e rimarginarsi solo negli ultimi due o tre giorni di vita prima di morire il 23 settembre del 1968. Immortalato il nostro ultimo santo già da molti artisti contemporanei, Salvatore Fiume è uno di questi, ma è talmente vicino al nostro tempo, che molti, se non moltissimi lo hanno avvicinato, guardato da vicino i segni miracolati. Don Gabriele Amorth che è uno degli esorcisti più illustri della Chiesa cattolica, e gran conoscitore di questi misteri, autore di libri sulle stimmate del santo pugliese che gli fu padre spirituale per venticinque anni, ha sempre sostenuto in punti documentati d'essere stato testimone oculare e che si trattava di santo e di mistero soprannaturale. 
IL Professor Pierluigi Baima Bollone che è direttore dell'Istituto di Medicina legale presso l'ospedale Gradenigo di Torino e direttore del Centro Internazionale di Sindonologia ha preso in esame tutte le sfaccettature neurovegetative, compresa la “porpora”, le “dermatiti”, e anch'egli ha concluso, come già fece più volte per il lenzuolo che avvolse il Cristo e quei segni, che Padre Pio e il suo caso sfuggiva completamente alla scienza medica. 
Per Francesco d'Assisi spuntò addirittura un nuovo Tommaso, questa volta da Celano che nel suo “Trattato dei Miracoli” scriveva: “le abbiamo toccate con la stessa mano con cui scriviamo, con gli stessi occhi  pieni di lacrime”. 
Santa Teresa d'Avila ricevette non le piaghe alle mani e ai piedi, ma il cosiddetto “assalto del Cherubino” (come San Francesco) detto pure “transverberazione” ossia la visita di un angelo che le trafisse il cuore. Così appare nel bel dipinto di Peter Van Lindt dal titolo “Transito di Santa Teresa d'Avila”. 
Santa di stimmate fu pure Santa Francesca Romana, gran dama, che sacrificò la sua vocazione per il matrimonio e che riuscì a condurre vita ascetica. 
Santa Rita da Cascia, ad esempio, ricevette una variante delle stimmate, in quanto rapita dall'estasi, una spina si staccò dalla corona del Cristo e le si conficcò sulla fronte, la cui ferita mai si rimarginò. 
Santa Caterina da Siena ricevette le stimmate nel 1630 e un Papa domenicano concederà all'Ordine cui la santa apparteneva una festa in onore delle stimmate ricevute. Ella imitò Cristo in vita e in morte tanto da morire all'età di 33 anni. Una bellissima “Pala delle stimmate di Santa Caterina” (Fig. 4) del Domenico Beccafumi, la coglie nell'atto del miracolo che fu poi oggetto di una lunga controversia della Chiesa e soprattutto gli Ordini dei Francescani e dei Domenicani. 

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