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C'è qualcosa nell'aria, allo
scadere dei secoli, che induce gli artisti a interrogarsi, a rimettersi
in discussione, a tentare nuove vie.
La sperimentazione,
che dell'arte è la linfa vitale, accelera i suoi ritmi, l'ansia di
rinnovamento diventa febbrile, e in breve nel nuovo secolo il panorama
muta radicalmente.
Così Annibale Carracci e Caravaggio,
sul finire del Cinquecento, preparano la rivoluzione del classicismo
e del naturalismo. Così il barocco, a fine Seicento, sfuma nell'intimismo
rococò, mentre il neoclassicismo di David, tra Sette e Ottocento,
si sintonizza prima con la grande fiammata purificatrice della rivoluzione
poi con l'avventura napoleonica. Postimpressionismo, simbolismo, pointillisme,
alla fine del secolo scorso, sono stati gli incunaboli del moderno
e hanno scardinato per sempre, in nome di una irreversibile “mentalizzazione”
dell'arte, l'ingenua immediatezza e la spontanea felicità visiva degli
impressionisti.
Più che opportuna
dunque, approssimandosi la scadenza del millennio, è la riscoperta
di un artista italiano che sul finire dell'Ottocento ha vissuto e
interpretato con intelligenza, in pieno clima positivista, questa
urgenza, questa necessità di risposte meditate, profonde, trasmesse
con le opere ed il pensiero.
Nato nel 1852 a Ferrara,
Previati esordisce in maniera molto personale sulla scena del tardo
Romanticismo ma presto, trasferitosi a Milano, si impone come uno
dei protagonisti del simbolismo europeo, cioè di quella concezione
dell'arte intesa come espressione concreta e analogica dell'idea,
momento di incontro tra percezioni sensoriali e profonde istanze cosmiche
e spirituali.
Sia nei dipinti religiosi, fondamentali
nella sua produzione, sia nei soggetti puramente fantastici e onirici,
l'artista manifesta così la volontà di penetrare, tramite la propria
opera, nell'intimo mistero della vita, indagandone le radici con un
atteggiamento di intenso e sofferto misticismo.
Anche la tecnica asseconda queste
pulsioni immateriali della sua ispirazione inserendosi nella nascente
tendenza del divisionismo italiano, di cui Previati, con Morbelli
e Segantini, diventa uno dei principali propugnatori.
Emulo del pointillisme
di Seurat e di Signac, l'artista, come dichiara lui stesso, si propone
infatti di riprodurre “le addizioni di luce mediante una separazione
metodicamente minuta delle tinte complementari”, producendo
i suoi effetti visivi non già mediante l'accostamento scientifico
di minuscoli punti di colore, come negli illustri precedenti francesi,
ma con pennellate lunghe e filanti, vagamente imparentate con l'andamento
morbido e sinuoso della linea Art Nouveau.
Gli esiti furono di portata europea
e la mostra di Milano, illustrando l'intero percorso creativo di Previati,
ne colloca degnamente la figura accanto a quella dei grandi protagonisti
dell'arte moderna tra Otto e Novecento.
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