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Il
1998 ha rappresentato certamente per il Gruppo Banca di Roma un
anno importante, non solo per il ritorno all'utile, e quindi alla distribuzione
del dividendo, ma soprattutto perché ha chiaramente dimostrato la bontà
del piano industriale e la sua concreta attuabilità.
Se infatti la messa a punto di un piano industriale
è un passo necessario, tuttavia l'aspetto più difficile è la sua implementazione;
da un lato infatti, essendo studiati a tavolino, i piani industriali
non tengono sovente conto degli aspetti pratici e, dall'altro, la messa
in atto richiede comunque una particolare attenzione da parte di tutta
l'azienda.
La sua realizzazione dipende molto dal
“commitment”, ovvero dalla dedizione, che tutta l'azienda,
a partire dal top management gli dedica.
Accade infatti spesso che il personale, essendo impegnato
nel risolvere i problemi di ogni giorno, non ritenga di avere tempo
da dedicare ad “altro”, non rendendosi conto dell'importanza
che questo “altro” invece ha per lo sviluppo dell'azienda
stessa.
Molti sono infatti i piani industriali
che, ottimi sulla carta, sono falliti proprio per l'incapacità del top
management di rendere partecipe tutta la struttura aziendale.
Ben consapevole di questo rischio, Banca
di Roma ha dedicato molte “energie” affinché il piano venisse
condiviso ed accettato da tutta la struttura, e fosse effettivamente
implementato. I risultati ottenuti sono la più evidente prova della
bontà dell'azione intrapresa.
Senza farsi condizionare da fattori
esterni la Banca ha operato lungo le linee strategiche delineate tenendo
sempre presenti quali fossero gli obbiettivi predefiniti di redditività.
Gli sviluppi patrimoniali e reddituali
ottenuti dalla Banca nel 1998 riflettono infatti puntualmente i primi
effetti degli importanti interventi di carattere strutturale messi a
punto in tema di focalizzazione commerciale, di innovazione dei modelli
organizzativi e dei meccanismi di monitoraggio e di governo dei costi;
tali interventi hanno consentito di concludere l'esercizio con un utile
netto di 653 miliardi, superiore persino (+13%) alla stessa previsione
del piano.
Il risultato ottenuto è ancora più significativo
se si considera la dinamica dei principali aggregati di conto economico
che lo hanno determinato a confronto degli obiettivi del programma triennale:
· Il risultato
lordo di gestione, pari a 2.462 miliardi, è aumentato del 66,4
per cento rispetto al '97 ed è superiore del 30 per cento rispetto all'obiettivo
del piano;
· Il margine
d'interesse, pari a 3.197 miliardi, è risultato in linea con il '97
e con le previsioni del piano;
· Il totale
dei proventi netti su operazioni finanziarie e servizi, pari a 2.300
miliardi, è aumentato del 35 per cento rispetto allo scorso esercizio
e del 43 per cento rispetto all'obiettivo del piano; su tale risultato
ha influito in misura particolarmente incisiva l'esponenziale aumento
della redditività riveniente dalle attività di risparmio gestito;
· L'obiettivo di contenimento dei costi
operativi e del personale è stato pienamente raggiunto, per cui le spese
amministrative si sono attestate a 3.035 miliardi in riduzione dell'11
per cento ed in linea con il piano.
Gli interventi strutturali che hanno
profondamente modificato la Banca ne hanno sicuramente determinato una
più incisiva presenza sui mercati ed una redditività soddisfacente sin
dal primo anno di rilancio ed hanno costituito il solido presupposto
per la svolta strategica rappresentata dalla partnership stretta con
il grande Gruppo internazionale ABN Ambro e la Banca Popolare Veneta.
L'accordo raggiunto consente infatti
alla Banca di Roma di vantare un nuovo socio stabile di primaria importanza,
di contare, quindi, su di un esteso network a presidio dei mercati internazionali,
di valorizzare la controllata Banca Nazionale dell'Agricoltura e di
porre le premesse per una più estesa presenza nell'area nord est del
paese.
Dal punto di vista commerciale,
è da sottolineare che la collaborazione con il partner olandese si baserà
principalmente su un rapporto di cooperazione – a carattere esclusivo
per l'Italia – nel settore dell'investment banking. Il settore
dei servizi ha rappresentato del resto una delle aree dove già
nel '98 sono state intraprese specifiche azioni commerciali tese ad
incrementare la diffusione dei prodotti strategici, volendo cogliere
a pieno le opportunità offerte dal mercato.
In tale ambito la Banca ha adottato
puntuali ed aggressive politiche commerciali – supportate anche
da numerose campagne di incentivazione interne, finalizzate a valorizzare
il lavoro di gruppo per centrare gli obiettivi di squadra – indirizzate
al segmento famiglie-imprese.
Va sottolineato inoltre come l'attenzione
della Banca non sia rivolta solo al mercato interno, ma sia dedicata
anche allo sviluppo dell'attività sull'estero.
Anche sul fronte internazionale, nonostante
le ben note turbolenze verificatesi sui mercati internazionali, caratterizzati
da significativi eventi che hanno riverberato sensibili ripercussioni
sull'attività svolta, le filiali estere hanno conseguito nel corso del
'98 soddisfacenti risultati.
Si è registrata infatti una sensibile
crescita nella raccolta da clientela (+11,68%), anche se la raccolta
complessiva delle filiali estere, in relazione alla riduzione dei debiti
verso banche, ha mostrato una modesta contrazione (-2,8%), rispetto
all'analogo dato di dicembre 1997, un risultato comunque da considerarsi
più che soddisfacente.
Nell'analisi sull'andamento delle filiali
estere un aspetto molto importante di cui va tenuto conto è la redditività
indotta per le filiali italiane, sia per i riflessi positivi sul lavoro
“mercantile” e nei servizi, che per le interessanti occasioni
di acquisizione di nuova clientela.
In quest'ottica è stato altresì potenziato
lo sviluppo delle sinergie tra la rete italiana e la rete estera, in
particolare con la costituzione, all'interno delle principali filiali
localizzate al di fuori del territorio nazionale, di un Italian Desk
e, in quelle al di dentro, con la recente istituzione della figura del
Product Manager Estero.
La presenza a livello internazionale
sta del resto assumendo una crescente importanza anche dal punto di
vista strategico ed è per questo che negli accordi intercorsi fra Banca
di Roma e ABN Ambro (che è entrata nell'azionariato della Banca Romana)
è specificatamente prevista la collaborazione a livello commerciale
sia sul mercato interno che estero. Proprio gli interventi strutturali,
che hanno profondamente modificato la Banca determinandone una
più incisa presenza sui mercati ed una redditività soddisfacente
sin dal primo anno di rilancio, hanno costituito il solido presupposto
per la svolta strategica rappresentata dalla partnership stretta
con il grande gruppo internazionale, ABN Ambro e la Banca Antoniana
Popolare Veneta.
Questo importante accordo consente infatti
alla Banca di Roma di vantare un nuovo socio stabile di primario standing,
di contare, come accennato, su un esteso network a presidio dei mercati
internazionali, di valorizzare la controllata Banca Nazionale dell'Agricoltura
e di porre le premesse per una più attiva presenza nell'area nord-est
del paese.
Come sottolineato dal Presidente della
Banca di Roma, Cesare Geronzi, ABN rappresenta il partner con il quale
l'istituto capitolino vuole crescere ed al quale ha l'ambizione di dare
un contributo importante per crescere nel nostro mercato.
Per quanto attiene in particolare gli
aspetti commerciali, va sottolineato che la collaborazione con il partner
olandese si baserà principalmente su un rapporto di cooperazione –
a carattere esclusivo per l'Italia – nel settore dell'investment
banking (dall'asset management, alla finanza strutturata, all'emissione
sui mercati finanziari).
Banca di Roma ha del resto potuto già
sperimentare più che positivamente le notevoli possibilità che derivano
dalla collaborazione con altre società.
Un esempio su tutti sono gli ottimi
risultati che derivano alla Banca dalla collaborazione con la Toro Assicurazioni,
che dell'istituto è uno dei principali azionisti.
Gli aumenti derivanti da questa collaborazione,
realizzati nel 1998, sono di quelli che raramente si vedono nei bilanci.
L'incremento registrato da fondi e gestioni
patrimoniali in fondi (+135%) risulta nettamente superiore a quello
registrato dal sistema (+93%), permettendo alla Banca di pervenire ad
una quota di mercato pari al 4,2% nel '98 rispetto al 3,1% dell'anno
precedente.
Al raggiungimento di queste performance
ha contribuito certamente il collocamento di fondi comuni delle partecipate
Romagest (+139%, con la quota di pertinenza della Banca – ivi
compreso il contributo delle gestioni in fondi – passata da 12.824
miliardi a fine '97 a 30.585 miliardi a fine '98).
L'attività di vendita è stata particolarmente
sostenuta dai prodotti RisparmiosuMisura e PatrimoniosuMisura; il primo
ha permesso, infatti, di rafforzare l'offerta di fondi differenziati
per profilo di rischio, con il secondo si è invece incentivata la gestione
di patrimoni in fondi.
E' del resto opinione diffusa che le
maggiori possibilità di crescita per il sistema bancario sono riconducibili
al settore del risparmio gestito e a quello della cosiddetta bancassicurazione.
Due aree in cui i risultati ottenuti da Banca di Roma stanno ad indicare
il ruolo importante che l'istituto capitolino è in grado di giocare,
con soddisfazione dei suoi azionisti e anche della sua clientela.
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a cura della Banca di Roma
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