

Paolo Grieco
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A
partire da questo mese su “Leadership Medica” e "Leader
for Chemist" verranno affrontati |
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Viviamo un periodo di grande confusione. La ricerca scientifica ha fatto molti progressi e contestualmente sono sorte problematiche che investono direttamente la professione medica. Ritengo importante sentire il pensiero di persone con specifica preparazione su temi tanto delicati e complessi da trasmettere ai nostri lettori, che ormai, attraverso Internet, sono in tutto il mondo. Lei si riferisce alla trasformazione in atto nella società, ad esempio, nel concetto di famiglia? Direi meglio la trasformazione che sta avvenendo nei rapporti interpersonali, l'abbandono del concetto di complementarità fra uomo e donna, con tutti gli equivoci che questo comporta non soltanto nell'ambito cristiano ma anche in quello cosiddetto laico. Nel dibattito sulla bioetica, molti laici sostengono che si può rimanere cattolici, manifestare l'amore per il proprio Dio, pur sostenendo tesi laiche. Come valuta queste opinioni? Innanzitutto
bisogna chiarire cosa si intende per laico. Per il dizionario Utet il
termine è in contrapposizione con "chierico" e indica soltanto
chi non appartiene all'ordine sacerdotale e non detiene incarichi confessionali.
Ben diversa è la definizione di "laicismo", che, sempre per
il dizionario Utet, è da intendersi come il "principio dell'autonomia
dell'attività umana, cioè l'esigenza che tali attività si svolgano secondo
regole proprie. Pertanto non può essere invocato legittimamente in nome
di qualsiasi attività umana legittima e non può essere inteso solamente
come rivendicazione dell'autonomia dello Stato di fronte alla Chiesa".
La morale cristiana pone la necessità di giungere, attraverso il sacrifico, all'elevazione spirituale. Non solo nella religione cristiana viene richiesto il sacrificio, basta informarsi su tutte le altre per rendersene conto. A mio avviso la fede cattolica, vissuta dall'uomo comune e non da un santo, è gioiosa, proietta oltre la vita e determina quindi la sconfitta della morte. E' chiaro che per diventare santi il percorso è diverso, infatti di santi ce ne sono pochissimi, ma qui parliamo dell'umanità in generale. Dalla venuta di Gesù sulla terra, il Cristianesimo è fondato sull'amore e l'amore porta all'elevazione spirituale. Al contrario, per quelli che non credono, la concezione della vita è fondata esclusivamente sulla materia, sulla fisicità e si conclude con la morte; questa per l'uomo è una realtà agghiacciante, toglie ogni stimolo, ogni motivo per vivere, la vita diventa inutile, senza finalità. Quando si è in equilibrio morale con se stessi, si raggiunge quello status fatto di serenità, che è poi la vera felicità. Non è colpa della fede, ma della malafede, se l'uomo subisce tante tragedie. Quando però la sofferenza fisica è terribile l'uomo potrebbe arrendersi, chiedere di non continuare la sua agonia. Parliamo dell'eutanasia?
Preservare la vita è un principio che non ammette violazioni. L'accettazione
dell'eutanasia - il tema sarà oggetto di un'ampia discussione - è la
conseguenza della realtà in cui viviamo, fatta di paradossi, come evidenzia
il prof. Manni. Come si può modificare tutto questo? Il danno fatto
in questi ultimi cinquant'anni è un danno gravissimo. Bisogna parlare
ai giovani, cominciando da quando non sono ancora attirati dalle sollecitazioni
della nostra società. Ed è compito della famiglia. Diceva padre
Virginio Rotondi: “il mondo va a scatafascio, perché le famiglie
vanno a scatafascio”. Dietro un ragazzo che si droga, che soffre
di turbe psichiche, c'è quasi sempre una famiglia sfaldata. D'altronde
le pressioni fatte sulle famiglie da parte dei mass media sono talmente
pressanti che ci vuole una contrapposizione altrettanto forte delle
famiglie stesse. |
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Elio
Sgreccia, nato ad Arcevia (AN) il 6 giugno 1928 L.M. Monsignor Sgreccia, lei è stato uno dei primi ad occuparsi in Italia di bioetica attraverso l'insegnamento universitario e numerosi scritti. Come si può pensare che un tema così delicato venga percepito e capito in una società che appare priva di tensione morale, una società che sempre più sembra allontanarsi dai valori cristiani? Sgreccia: Il problema venne avvertito fin dal tempo dei primi fondatori della bioetica in America, come Potter. La società attuale, a partire dall'illuminismo e con l'affermarsi delle scienze sperimentali è stata caratterizzata dal rifiuto di Dio e da una assoluta fiducia nella scienza. Un fatto pericoloso, perché la scienza può divenire strumento di dominio e di distruzione. Potter parla della bioetica come di una 'scienza della sopravvivenza'. Se non si ricongiunge il polo scientifico con il polo etico l'umanità può andare incontro a una catastrofe. L'umanità ha infatti nelle sue mani gli strumenti per l'autodistruzione: la bomba atomica, l'ingegneria genetica, la bomba ecologica...E' chiaro come la morale non possa essere assente da questo tipo di problemi. Nel mondo esiste una situazione ambivalente dovuta al fatto che il progresso si può rivoltare contro l'uomo. Ecco perché c'è bisogno di un collegamento fra scienza umana e scienza sperimentale.Così è nata la bioetica. LM: Come ha reagito la comunità scientifica internazionale di fronte a questo aspetto? Sgreccia: “Di
fronte al progresso il mondo cattolico dà la priorità ai valori
dell'uomo. La nostra non è una posizione fideista, lo ha chiaramente
annunciato Paolo VI :“Tutto l'uomo in tutti gli uomini”.
LM: Qual è secondo lei il problema più grave tra quelli posti dalla bioetica? Sgreccia: Quello
basato sulla concezione antropologica.Dobbiamo chiederci cos'è il nostro
corpo. E' una specie di macchina che possiamo montare, rimontare a nostro
piacimento quando non è perfetta, oppure è una parte essenziale del
nostro io? Se il nostro corpo è uno strumento si può vendere, ingegnerizzare,
allora diventa un rottame da buttare. Se invece il corpo è una parte
fondamentale della nostra vita allora tutto cambia.
LM: Comunque, Monsignore, questo tema sarà oggetto di ulteriori approfondimenti. |
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Carlo Augusto Viano Professore ordinario di Storia della filosofia presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Torino, socio dell'Accademia delle scienze di Torino e dell'Accademia Europea. Fa
parte del Comitato Nazionale di Bioetica ed è uno dei componenti della
Consulta di Bioetica. Ha scritto libri su Aristotele, Locke, sull'etica
e sulla filosofia contemporanea, e in generale si occupa di storia della
filosofia e di etica, con particolare riguardo all'etica applicata,
all'etica pubblica e alla bioetica.
LM: Professor Viano quali sono i punti sostanziali del "Manifesto di bioetica laica" che sin dalla sua pubblicazione ha suscitato tante riserve? Viano: L'aspetto essenziale del documento è il massimo rilievo dato all'autonomia del paziente in collaborazione con il medico.Vogliamo una bioetica che favorisca le soluzioni pluralistiche, in cui non vi sia, da parte di autorità o leggi, nessuna posizione di privilegio per certe linee di condotta rispetto ad altre. LM: Com'è naturale le risposte sono negative soprattutto da parte cattolica. Viano: Certo. Si tratta di un'opposizione di natura culturale molto sentita in diversi paesi, specialmente nel nostro. Ma la bioetica laica e cattolica hanno dei punti sui quali si possono trovare d'accordo. Parlo di temi quali l'accanimento terapeutico - per il quale vi è ampia convergenza sull'opportunità di evitarlo - e il consenso informato; che consiste nell'informare accuratamente il paziente in modo da coinvolgerlo nelle scelte terapeutiche. Inoltre ci troviamo d'accordo sulla revisione del concetto di morte per consentire i trapianti. LM: I punti invece di disaccordo? Viano: C'è un forte dissenso sui temi relativi alla procreazione, sull'inizio della vita, sulle pratiche di fecondazione, sul rapporto fra la procreazione e la famiglia intesa nel suo aspetto tradizionale e sui problemi relativi alla fine della vita. Se sull'accanimento terapeutico possiamo fare molto cammino assieme ai cattolici, lo stesso non accade per l'eutanasia. LM: Ragionare in termini di bioetica laica significa escludere tout court l'esistenza di Dio, ogni norma di natura religioso-morale. Lei è convinto di ciò? Viano: Per nulla. La fede di Dio si configura in maniere diverse. L'etica laica mette al centro la libertà di scelta dell'individuo nei confronti di Dio, anche nel modo d'interpretare la propria fede, di fronte alle alternative della medicina contemporanea. Per l'etica laica è perfettamente legittimo che gli individui riconoscano su se stessi la sovranità di un'autorità ecclesiastica purché questa sia distinta dall'autorità statale. LM: Lei ha scritto che la bioetica laica non propugna né sperimentazioni selvagge, né coartazione della volontà di nessuno. Per voi insomma al centro di tutto sta la libertà dell'individuo. Viano: Si, la libertà di scegliere per esempio se abortire o portare a termine una gravidanza rischiosa se la donna pensa che così facendo risponde alla volontà del proprio Dio. LM: E i medici come si devono comportare? Viano: Molte legislazioni, compresa la nostra, prevedono l'obiezione di coscienza. Chi fa il medico deve sapere che potrà trovarsi di fronte a scelte difficili per la propria coscienza. Anche il soldato è nella stessa posizione. LM: Quali prospettive pensa si verificheranno fra le due posizioni: laica e cattolica? Viano: Dal
punto di vista legislativo e politico il conflitto crescerà certamente,
ma si tratta di divergenze sulle quali le leggi possono fare poco.
LM: Lei vede quindi una scienza medica sempre più vincente? Viano: La superstizione
e l'ignoranza sono molto più diffuse della scienza medica.
LM: Penso, professore, di dover tornare su questo argomento prossimamente. |
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Professor Manni - Ordinario di
Anestesiologia e rianimazione, Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma LM: Professor Manni, non crede che la medicina moderna sia divenuta troppo 'orgogliosa', troppo superba per gli strumenti tecnologici di cui dispone e che ciò renda più difficile affrontare il problema etico? Manni: Se non
dobbiamo dimenticare che la tecnologia ha fatto fare molti passi in
avanti alla medicina, non possiamo neppure negare che oggi si registra
una mancanza d'umiltà. LM: Lei si è occupato spesso anche di trapianti. Manni: Bisogna
convincersi che donare gli organi è un'opera d'umanità,
è una donazione di carattere morale. LM: Come giudica la legge sui trapianti recentemente approvata? Manni: Ho varie
volte parlato di ciò in commissione parlamentare e con gli esponenti
di governo. LM: Un altro tema attuale di bioetica è quello della fecondazione assistita. Manni: E' una
questione gravissima perché tra gli stessi medici vi sono opinioni divergenti.
Ma è un problema che mette in luce anche le contraddizioni della società.
LM: Una crisi di valori della società dunque ma anche una crisi morale della medicina. Manni: Si è
perso il senso della sacralità della morte. LM: Grazie professore. |
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Professor
Sergio Cotta Assistente,
nel 1950, di Filosofia del diritto dell'Università di Torino, diviene
titolare della stessa cattedra nel 1955.
Nel corso della sua attività accademica, Sergio Cotta ha tenuto lezioni e seminari nelle maggiori università europee e nordamericane. Già presidente dell'Institut International de Philosophie Politique e membro del Comitato della International Association for Philosophy of Law and Social Philosophy, è tuttora presidente dell'Union Internationale des Juristes Catholiques. Benemerito dei ministeri della pubblica istruzione e della cultura, Cotta ha all'attivo un'amplissima attività pubblicistica ed editoriale. LM:
Professor Cotta la bioetica è una scienza interdisciplinare. Non
riguarda solo la medicina, la religione ma anche il diritto e la filosofia. Cotta: La bioetica
ripropone il dissidio fra scienza e religione con la differenza, però,
che qui non si tratti della terra che gira attorno al sole ma è in gioco
l'uomo stesso. LM: Il grande progresso scientifico ha portato poi la felicità all'uomo? Pare di no, visto quello che accade specialmente nel mondo giovanile... Cotta: Ricorda
la scoperta del DDT dopo la seconda guerra mondiale? Quella polvere
insetticida sembrava perfetta eppure dopo ci si è accorti che era nociva
e nessuna l'ha più usata. |
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Professor Anzani Nato il 5.5.1944 a Mariano Comense (Co); coniugato, una figlia. Risiede a Cesano Maderno - Milano Titoli
di studio Attività
Professionale Attività
Didattica Attività
in etica medica LM: Professor Anzani, in Italia sembra crescere il dibattito fra coloro che propugnano una visione laica della bioetica fondata sulla libertà di scelta dell'individuo e una concezione cattolica del problema. Come giudica questa contrapposizione di vedute? Anzani: Io non
ragiono in termini di cattolici e laici. E' una dialettica vecchia,
stantia, come quando si dice che il privato è brutto e il pubblico è
bello. Io preferisco ragionare in termini umani.
LM: Esistono comunque difficoltà di dialogo fra laici e cattolici. Anzani: Se il laico è in buona fede bisogna parlare, discutere senza uno spirito di prepotenza, di sopraffazione. Io non tollero gli steccati, le divisioni nette. Forse però oggi non è ancora giunto il momento del dialogo, non ne abbiamo ancora imparato l'arte. LM: Mi tolga una curiosità professore. Nei reparti ospedalieri, in concreto ci sono richieste di eutanasia, per esempio, di rinuncia all'accanimento terapeutico? In altre parole come sente l'opinione pubblica il problema della bioetica quando si è in ospedale? Anzani: La gente
vuol essere trattata bene e vuole guarire. Si fa fatica ad accettare
la prognosi infausta, a dire che non c'è più niente da fare.
LM: Professore, la cosa più difficile è educare, ma di questo parleremo più diffusamente. |
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Professoressa Ruth Faden Ruth
Faden è direttrice dell'Istituto di Bioetica della Johns Hopkins University
di Baltimora e Senior Research Scholar presso il Kennedy Institute of
Ethics della Georgetown University.
LM: Professoressa Faden, quali sono i problemi di bioetica più dibattuti negli Stati Uniti? Faden: Gli aspetti etici della ricerca sugli embrioni umani, il suicidio medicamente assistito (eutanasia), la protezione delle persone, la correttezza delle politiche federali che riguardano l'accesso all'assicurazione sanitaria, la razionalizzazione dell'assistenza medica, lo sviluppo farmaceutico e la ricerca, la fiducia nei medici e nelle istituzioni sanitarie alla luce delle loro rapide modifiche organizzative e il finanziamento dei servizi medici. LM: La società americana è aperta ai cambiamenti, ma l'opinione pubblica si rende conto che alcuni problemi posti dalla bioetica comportano svolte radicali, come nel caso della fecondazione assistita, del tradizionale concetto di famiglia? Faden: E' da
discutere se - e sotto quale aspetto - i progressi della bioetica rappresentino
modifiche così drastiche nella storia degli uomini.
LM: Molti studiosi di varie discipline sostengono che un malato è libero di decidere - con l'aiuto di un medico - di porre termine alla propria vita per evitare di soffrire. Qual è il suo pensiero in proposito? Faden: Quando,
e a quali condizioni, sia possibile per una persona porre termine alle
proprie sofferenze è una vecchia questione che per alcuni non può trovare
una risposta al di fuori dalla visione religiosa. Io penso invece che
sia possibile immaginare uno scenario diverso. LM: Non sono mancate le affermazioni di coloro che sostengono come la medicina moderna - troppo fiduciosa nella tecnologia - tenda a rimuovere l'idea della morte e della sofferenza. Da questo punto di vista non pensa che i problemi posti dalla bioetica costituiscano una sfida per riaffermare i limiti umani e della scienza? Faden: Certamente, la bioetica serve ad equilibrare la nostra capacità di partecipazione alla sofferenza e di valutazione morale La
prima serie d'interventi è stata dedicata al tema della bioetica in
generale con qualche accenno a problemi specifici (aborto, fecondazione
assistita, accanimento terapeutico, trapianti, ecc) temi che, nei prossimi
numeri, verranno trattati singolarmente.
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