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I
drammi dell'età più matura di Henrik Ibsen risultano incentrati
in particolare sull'individualità
dell'essere umano a confronto e in contrapposizione alle convenzioni
ancora ben solidificate della società di fine Ottocento: sono L'anitra
selvatica (1884), Casa Rosmer (1886), La donna del mare
(1889), Hedda Gabler (1890), Il costruttore Solness
(1892), Il Piccolo Eyolf (1894) e i due ultimi testi
John Gabriel Borkmann (1896) e Quando noi morti ci destiamo
(1899), scritti a Cristiania.
L'anitra selvatica, in cinque atti,
mette in scena un povero nucleo familiare composto da Hjalmar, la
moglie Gina e la figlia Edvige. Ibsen descrive con particolare abilità
il carattere di un eroe perdente. Hjalmar, infatti, pur consapevole
che la moglie Gina, anni prima, era stata l'amante di un certo Werle,
non aveva avuto il coraggio di opporsi a questa situazione, restandosene
sempre in silenzio. E ancora, quando Gregorio, il figlio di Werle,
rivela a tutti la verità, dichiarando la vera causa degli aiuti
che essi tuttora hanno, Hjalmar non trova la forza di reagire.
Il titolo del dramma trae origine
dall'animale, che la figlia tenta di catturare sul tetto. Edvige,
assai scossa dalle rivelazioni di Gregorio, tenta di acciuffare l'animale
per riconquistare l'amore paterno, in quanto Hjalmar suppone che ella
sia nata in seguito alla relazione tra Gina e Werle. Tuttavia, nel
prendere l'anitra selvatica, Edvige si ferisce molto gravemente
e, giovanissima, trova la morte.
La donna del mare, invece, tratteggia in tre atti il personaggio assai
complesso di Ellida, seconda consorte del dottor Wangel.
La donna vive con il marito e le figlie
di quest'uomo, avute dalla prima moglie, in una casa vicino al mare,
la vastità perennemente in movimento e mai doma, che misteriosamente
affascina ed attrae Ellida. Per la donna il mare funge ineluttabilmente
da calamita, è il Luogo in cui quotidianamente si deve recare, dove
spazio e limite si fanno infinito. E qui si innesta un precedente
dramma psicologico: anni prima Ellida, dopo una relazione amorosa
con un Forestiero, rimase traumatizzata per il suo dileguarsi nel
nulla, che le aveva arrecato un profondo senso d'angoscia ed irrequietezza.
Quando improvvisamente il Forestiero ritorna e intende riprendersi
la donna, il dottor Wangel, all'inizio, rigidamente si oppone. In
seguito, preferisce che la moglie, in prima persona, attui responsabilmente
ed autonomamente la propria scelta. Ellida, capovolgendo ogni previsione,
decide di non seguire il misterioso Forestiero, il quale come era
riapparso, si dilegua quale vento impetuoso e subitaneo, portandosi
via anche tutta l'inquietudine che aveva tremendamente sconvolto la
donna da tempo.
Così Ellida, lasciata libera di prendere
una decisione, opta di restare col marito, rinnovando i vincoli matrimoniali,
ora più forti. La donna del mare, quindi, nella produzione drammatica
di Ibsen rappresenta uno dei rari casi in cui il testo termina con
un ricongiungimento, con un atto di positiva riconciliazione e con
l'affermazione della donna, pacificata nella propria interiorità e
anche all'interno della vita di coppia.
Altro dramma sul matrimonio è Hedda
Gabler, in tre atti, che vede in primo piano una donna fragile e perfida,
che si sposa con uno scialbo individuo borghese Jorgen Tesman, del
quale Hedda in breve si stanca, anzi è presa addirittura da noia mortale
per tale convivenza coniugale. Il ritorno dello scrittore Eylert
Lovborg, suo precedente grande amore, non fa che accrescere lo stato
di prostrazione, insoddisfazione e fallimento di questa donna, oppressa
ormai da una vita matrimoniale in agonia.
Per di più ora lo scrittore, che si
presenta con una nuova amante, Thea, sembra un uomo diverso, più forte
e più deciso che mai.
Lovborg, però, dopo essersi ubriacato,
perde un manoscritto, a cui Thea teneva moltissimo. La perfida e gelosa
Hedda lo ritrova. ma, rosa dall'invidia, decide di distruggerlo e
lo brucia. Ella, poi, suggerisce a Lovborg “l'opportunità”
di uccidersi, offrendogli una pistola, per riparare in un certo modo
al torto compiuto” nei confronti dell'amata Thea. Così lo scrittore
si suicida in una casa d'appuntamento, dove Brack, corteggiatore di
Hedda, riconosce la pistola e decide di ricattare la donna. Il dramma
si conclude con Hedda, che, per non cadere nelle mani ricattatorie
di Brack oppure per non subire uno scandalo, decide di porre fine
alla propria esistenza con il suicidio, cercando di farlo passare
per un incidente, fingendo di essersi ferita a morte mentre armeggiava
con le pistole paterne.
Un testo che rivela un'ispirazione
di impronta autobiografica è Il costruttore Solness: il protagonista
porta nel proprio animo il rimorso per la morte dei due figli, avvenuta
casualmente nell'incendio della casa, un evento tragico, però, mentalmente
desiderato. Solness vive tutta la sua esistenza sotto il peso del
rimorso per una colpa ipotetica. Poi, dopo tutta una vita passata
come costruttore edile, in ricordo di una promessa fatta a Hilde,allora
bambina - e cioè di fare di lei la sua principessa e di costruirle
un regno - accetta questa richiesta, ora che è diventato anziano.
Hilde, ormai adulta, desidera un gesto simbolico: Solness dovrà salire
sulla torre di una casa-castello, da lui recentemente costruita, per
porvi la corona inaugurale in onore della donna. Il vecchio sale sulla
torre, ma dopo aver appeso la corona, è colto da malore e a causa
di una vertigine precipita nel vuoto. Il protagonista di questo dramma
è una metafora, rappresenta l'uomo che, per ottenere il proprio ideale
artistico, sacrifica ogni cosa, in questo caso - anche se inconsciamente
- i due figli, e soffre per tutta la vita. Nonostante egli tenti di
espiare la propria “colpa”, non riesce a raggiungere una
zona di tranquillità, nemmeno con un gesto grandioso: il costruttore
si svela, in realtà, distruttore di se stesso.
Con queste ultime opere Ibsen apre
la porta al Simbolismo, sempre indagando problemi inerenti le relazioni
interpersonali e amorose: i suoi personaggi, in un modo o nell'altro,
sono eroi delusi e frustrati dall'esistenza umana, mentre la presenza
di forze misteriose modula in parte il destino di ognuno, mutevole
come una canna al vento.

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