CARIVERONA
AVANTI... C'E' POSTO!
MOVE ON... THERE'S STILL SPACE
Gianni Tecchi
 
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La Cassa di Risparmio di Verona - Vicenza - Belluno e Ancona Banca S.p.A.” in forma abbreviata “Cariverona” ha inviato in gennaio ai propri azionisti un notiziario composto da un “quartino” con il logos “Cliente Azionista” ed il sottotitolo “Informazioni per i soci”. 
La prima delle quattro pagine sottolinea - con giustificato e legittimo orgoglio - il positivo andamento della gestione.  
Le percentuali di incremento realizzate, però, non sono del tutto significative in quanto attinenti realtà diverse. Nel 1997, infatti, come specificato “L'incremento dei volumi e delle quote di mercato è stato favorito dall'attuazione di un piano di espansione della rete distributiva di una cinquantina (ndr: !?!) di sportelli che sono andati ad irrobustire la presenza di Cariverona sia nelle zone storiche che in quelle di nuovo insediamento”. 
Se si considera che “alla fine del 1996 (ndr: un anno prima!) la rete distributiva aziendale contava 378 sportelli compresa la filiale di Londra” e che “In corso d'anno (il 1996) l'aumento è stato di 33 unità”, si deve dedurre che i risultati del 1997 hanno beneficiato del completo apporto delle 33 unità aperte nel 1996, nonché, in qualche misura, anche di quella cinquantina che hanno iniziato nel 1997. 
Ottanta nuovi sportelli, sugli iniziali (a fine '95) 345, equivalgono ad un incremento di oltre il 24%.  
Il 24% in più di sportelli a fronte dell'incremento dell'8,44% della raccolta, del +12,6% degli impieghi, del 9,95% del risparmio globalmente intermediato. I risultati operativi si compendiano in un modesto incremento dell'utile netto (a giugno) del 2,58%. 
Se la Banca vuole informare (come deve o, se si preferisce, come dovrebbe) i propri azionisti - e non soltanto questi - deve fornire confronti su basi omogenee. Dire cioè quale è stato (se c'è stato) l'incremento nella raccolta e negli impieghi delle  unità che operavano a fine esercizio 1995 ed ancora di quelle che erano in attività a fine 1996. Tanto per essere pedissequamente chiari, in quale misura gli incrementi conseguiti (peraltro non eccelsi) derivano dall'apporto delle nuove unità e quanto da una migliore produttività del sistema già in essere. 
Il quesito è tutt'altro che banale e la sua rilevanza non richiede pertanto approfondimenti. 
Confidiamo (o ci illudiamo?) che nella Relazione che il Consiglio predisporrà per l'Assemblea sul Bilancio 1997 vengano fornite in merito tutte le specificazioni dovute. 
Nella Relazione al Bilancio 1996, purtroppo, l'argomento è stato totalmente “glissato”. 
Il “vizietto” di comunicare il meno possibile emerge anche dal fatto che Cariverona non redige la “Semestrale”. Spiace ancor più annotare la causale di questa mancata informativa. Il Consiglio della Banca - così siamo stati informati - si sottrae in quanto la Banca non rientra fra le società obbligate per legge.  
Purtroppo c'è ancora oggi chi - come il Consiglio della Cariverona - ritiene l'informativa agli azionisti non un atto dovuto ma soltanto un obbligo da adempiere se, e solo nella misura in cui, è imposto per legge. 
I conti di un anno di attività della Banca, quindi, si conosceranno soltanto con la Relazione ed il Bilancio d'esercizio. I documenti, peraltro (vorremmo sbagliarci) si atterranno - come per il passato - rigorosamente a ciò che la legge prescrive. Non una parola di più! 
Conoscendo queste convinzioni e questi comportamenti viene da sorridere (amaramente!) quando si leggono certe “sviolinate” agli azionisti di minoranza. 
Dal foglio “Cliente-azionista” stralciamo: 
“Il trend positivo della quotazione dei titoli Cariverona è proseguito con vivacità anche in questi mesi, tanto da superare le 28.000 lire. Una performance di rilievo che va commisurata alle 19.000 lire che costituivano il dato di partenza quando, tre anni or sono, il capitale sociale della banca è stato aperto ai privati. (...): a oggi i privati titolari di azioni Cariverona sono oltre 32.500, per una quota complessiva che, a fine ottobre, era pari al 16,75% del capitale”. 
Nel citato foglio “Cliente-azionista” si puntualizza dunque (con enfasi) che in tre anni la quotazione del titolo è passata da L. 19.000 a L. 28.000 e che gli azionisti privati detengono attualmente il 16,75% del capitale.  
Per quanto riguarda la quotazione è doveroso notare che nei tre anni considerati la Borsa italiana ha avuto un incremento medio largamente superiore. Soltanto nel 1997 la Borsa italiana ha registrato un più 57,9%, per cui il titolo Cariverona ha diritto, se non alla maglia nera, ad una valutazione da “aurea mediocritas”. 
Il rendimento, poi, di L. 630 per azione è inferiore al 2,5% al lordo degli oneri fiscali. Come redditività certo non eccelle! 
Il fatto che la politica del Consiglio e della Fondazione (che detiene il controllo della Banca S.p.A.) siano ancorate all'assioma della “patrimonializzazione” piuttosto che alla remunerazione dell'azionista, è evidenziato dal riparto dell'utile dell'esercizio 1996 con cui sono stati destinati oltre 121 miliardi al Fondo riserva straordinaria! Un importo largamente superiore ai 112 miliardi destinati alla remunerazione del capitale (dividendi). 
E' alle porte il collocamento della Unicredito, la holding che collega le Casse di Risparmio di Torino, Verona, Marca Trevigiana e Trieste. Dell'Unicredito la Fondazione Cassa di Verona controlla attualmente il 43,85% e l'Unicredito, a sua volta, detiene l'83,6% della Cariverona Banca S.p.A. 
Il collocamento dovrebbe avvenire tramite una O.P.V. già nel 1998. C'è da giurare che avrà successo. Come altri collocamenti più o meno recenti di società in cui le quotazioni dei titoli in Borsa hanno un andamento inversamente proporzionale ai risultati economici e/o alla redditività. 
Nella Cariverona - come in tante altre - signori risparmiatori: avanti... c'è posto! 
 
 
 
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