Carlo
De Benedetti ammette di “non avere più l'età” per osare.
Di non avere un retroterra finanziario sufficiente per affrontare nuove
iniziative. Di aver concordato con i figli che la famiglia si dedicherà
ad amministrare il Gruppo promuovendo lo sviluppo dell'esistente senza
tuttavia ricorrere all'indebitamento e metterne a rischio il controllo.
Queste sono le indicazioni
più importanti emerse sul futuro del Gruppo Cofide nell'Assemblea
svoltasi nell'auditorium dell'Unione Industriale di Torino, gremito da
studenti della Facoltà di Economia, ma con la partecipazione di
una decina di azionisti. Dieci azionisti e due o tre giornalisti: quasi
a confermare che su Carlo De Benedetti e sul futuro del Gruppo non ci sono
più aspettative interessanti.
In seguito alle plusvalenze
realizzate con la vendita dell'ultimo pacchetto di Olivetti e della Sasib
Railway, il Gruppo Cir (controllato dalla Cofide) evidenzierà una
posizione finanziaria positiva per circa 300 miliardi. Circa duecento miliardi
è la liquidità in Cerus.
In conclusione, quindi,
nel Gruppo Cofide sarà disponibile una liquidità di circa
600 miliardi. Non è poco; ma agli attuali livelli di prezzo tale
liquidità non è sufficiente per acquisizioni interessanti.
Così ha affermato Carlo De Benedetti. La liquidità potrebbe
- forse anche - essere utilizzata per un rimborso agli azionisti.
Le plusvalenze già
realizzate assicurano comunque il dividendo per l'esercizio 1998.
Nella componentistica i
dati del '97, letti per quel che sono, forniscono indicazioni tutt'altro
che positive. E' da premettere che Sogefi S.p.A., a seguito dell'Offerta
Pubblica di Acquisto, ha raggiunto, nel febbraio 1998, il possesso del
99,7% delle azioni ordinarie e di risparmio della Rejna S.p.A. Nell'esercizio
1997 il Bilancio consolidato della Rejna - al netto dell'apporto della
neo-acquisita controllata tedesca LPDN GmbH - ha registrato l'insignificante
incremento dello 0,5%, l'utile operativo una flessione di oltre 500 milioni.
In Sogefi il risultato prima
delle imposte ha raggiunto i 108,7 miliardi di lire, contro 87 miliardi
dell'esercizio precedente. Tale risultato però è stato influenzato
da una plusvalenza di 30 miliardi di lire realizzata con la cessione della
partecipazione nel gruppo TESH.
L'utile d'esercizio 1997,
dunque, al netto dei ricavi da TESH, è inferiore di 10 miliardi
a quello del '96 (1997: 108,7 miliardi meno 30 miliardi uguale 78,7 miliardi;
1996: 87 miliardi).
Per quanto riguarda la componentistica,
dunque, l'analisi dei consolidati pone in evidenza tutti i limiti delle
gestioni che non hanno saputo beneficiare del vistoso incremento del mercato
automobilistico (+ 18,6%).
Rodolfo De Benedetti, in
una recente intervista, ha onestamente dichiarato: “Il Gruppo Sogefi non
ha la massa critica per competere a tutto campo nella componentistica auto...”.
Se lo afferma lui è doveroso credergli e prenderne atto.
Per quanto riguarda la Meccanica
Strumentale (Gruppo Sasib) gli Amministratori valuteranno eventuali opportunità
se a quotazioni abbordabili. Nel '97 si è proceduto ad una proficua
ristrutturazione, resa necessaria dai modesti risultati e da sensibili
variazioni sui mercati di riferimento.
Il settore editoriale è
il punto di forza e di prestigio.
Il settimanale L'Espresso
ed il quotidiano La Repubblica sono pubblicazioni trainanti di un gruppo
che annovera 15 testate locali ed alcune radio locali. Nel 1997 un ROE
del 7,6% indica che il risultato economico ha ampi margini di miglioramento.
Non sembra però di ravvisare quel cambio di marcia che sarebbe necessario.
Per il futuro è prevista l'acquisizione di testate e radio locali
soltanto però se ritenute a prezzi “abbordabili” e compatibili con
le risorse finanziarie che non sono molte. E' in fase avanzata il progetto
dell'inserimento su Internet de La Repubblica.
Per il settore immobiliare,
infine, le perdite derivanti dalle vendite sembrano un male cronico.
L'impegno del Presidente
della LASA, Franco Girard, non è sufficiente, infatti, per gestire
la Società con un'ottica diversa da quella della liquidazione del
patrimonio. Una liquidazione che si trascina da anni e dalla quale dipende
l'alleggerimento della gravosa posizione finanziaria.
Per quanto riguarda la francese
Cerus è emblematico quanto è scritto nella Relazione su Cofide:
“Le recenti disponibilità liquide (circa 1.8 miliardi di franchi
francesi) sono investite per circa due terzi in fondi monetari a basso
rendimento e per circa un terzo in hedge funds”.
In un passato anche recente
non sarebbe stato neppure ipotizzabile che Carlo De Benedetti collocasse
la liquidità in fondi d'investimento. La sua carica imprenditoriale
aveva altra dinamica e altra “inventiva”. Certo, come lui stesso ha ammesso,
gli anni passano per tutti. Non si sente uno al tramonto, ciò malgrado,
però, più che guardare avanti, traccia (come ha fatto nell'Assemblea
Cofide) i consuntivi. Esamina i Bilanci, si sente appagato da ciò
che ha realizzato. Un Carlo De Benedetti diverso, molto diverso dall'imprenditore
che ha - in un certo senso - rappresentato per lunghi anni l'immagine dell'anticonformista
alla conquista di mete sempre più ambite per sé, per i suoi
azionisti ed anche (perché no?) per l'industria italiana.
Ha ragione lui. Il tempo
scorre.
Ecco allora il passaggio
del comando (meno graduale di quel che lui stesso vuol fare apparire) al
figlio Rodolfo.
Una personalità totalmente
diversa dalla sua. Pacato, metodico, culturalmente preparato ma - almeno
apparentemente - privo di entusiasmi. Viene da pensare che sarà
un oculato amministratore.
Un futuro targato Rodolfo
De Benedetti, se non sarà tale da creare entusiasmi non susciterà,
però, delusioni.
Giancarlo
Udinà
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Carlo De Benedetti
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