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| L'incontro
con Bernarda Visentini è stato provocato dall’interesse che
hanno suscitato in me le sue sculture fotografate in un catalogo.
E’ seguita una visita ad una sua partecipazione ad una mostra a Milano, e poi una lunga chiacchierata che mi ha permesso di conoscere dal di dentro questa straordinaria scultrice. Infatti,
è non senza emozione che parlando la senti dire: “Il mio desiderio
è di far emergere, ricercando le origini dell’arte e della concettualità,
dal passato e dall’oblio le pulsioni dell’umanità, quali forze vitali,
e l’intenzione di recuperare le sue radici per farle rimanere nel presente
e di esse permeare il futuro... Questo spinge la mia ricerca e guidano
la realizzazione dei miei lavori”.
Forse molto è dovuto al suo incontro con le tracce dell’uomo preistorico nelle grotte di Perigord in Dordogna. La breve, intensa, e anche direi sofferta, attività creativa si può fare iniziare dall’anno ’80, quando lascia l’insegnamento (materie letterarie) per dedicarsi a tempo pieno alla creazione. Seguendo per istinto i movimenti più avanzati dell’arte di quegli anni, la Visentini passa attraverso l’Action Painting, per approdare ad una ricerca più meditata dove l’Idea, la Pittura, la Scultura e lo Spazio si sono accordati per un processo naturale di maturazione. Nelle sue ultime opere l’artista usa un materiale speciale, il cemento leggero, prodotto in Germania.
“Pensi - precisa - che in confronto al calcestruzzo, che ho usato, vi è questo rapporto: kg 600 per m3 contro kg 2.200. Ciò permette una particolare leggerezza ad opere anche di grandi dimensioni”. Bernarda Visentini si definisce autodidatta. Anche se ha studiato. Ma quello che più la coinvolge è il desiderio “di potermi calare nelle stesse condizioni psicologiche dei primi uomini
che, con una carica vitale incredibile, avevano con il cosmo un rapporto
libero e costruttivo”.
Intanto dentro la mia fantasia, parlando con la Visentini e sfogliando le foto delle sue opere, rivedevo le grandi statue dell’Isola di Pasqua, le installazioni misteriose dei Menhir o dei Dolmen, i segni della Camunia. E lei mi precisa “... non intendo portare una cultura passata nel presente, ma ricercare un nuovo rapporto con la realtà odierna...”. Ci sarebbe molto di più da dire sulla creatività di Bernarda Visentini. Ma, rimanendo nel campo delle emozioni, pensiamo che ogni visitatore al cospetto delle sue opere senta le vibrazioni interiori che permettono di percepire quei linguaggi ancestrali che ci portiamo dentro fin dalle origini, e che la sensibilità dell’artista ci ripropone con una scultura pura, essenziale nelle forme, nel segno, nella materia. Una scultura che ci fa “sentire” la storia dell’uomo mediante le tracce che l’autrice individua attraverso i secoli. Un racconto dell’umanità riportato ai giorni nostri, “elementi per acquisire una coscienza del nostro essere, indispensabile per guardare anche al futuro” |
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