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L'estate è sempre stata tempo di viaggi. Viaggi brevi su strisce d'asfalto, viaggi veloci lungo i binari del treno o sulle ali degli aerei oppure sulle placide acque dei mari. Il turismo negli anni passati portava gli italiani su isole esotiche, su terre lontane dove culture e abitudini diverse stimolavano sogni di avventure. Oggi, con l'aria di crisi che si respira da mesi, la gente ritorna  ai luoghi d'origine, riscopre le case dei nonni nei paesi dal fascino arcaico dell'Umbria, della Toscana e di tutte le nostre regioni tanto apprezzate per le bellezze naturali e per il patrimonio storico-artistico che, nonostante tutto, conservano. Partito per una inattesa vacanza, risultato di circostanze favorevoli, mi sono ritrovato a guidare sull'autostrada che dalla mia grigia e fervida Milano percorre l'Italia fino al Sud, quel Sud che sa offrire colori e profumi sempre più intensi e vari. La mia meta era la Sicilia, tanto lontana nei luoghi comuni troppo spesso reclamizzati dai mass media, non troppo lontana se è l'arrivo di un viaggio che, chilometro dopo chilometro, aiuta a riscoprire l'Italia. Perché è vero che l'aereo ha avvicinato continenti una volta misteriosi e irraggiungibili, ma  è altrettanto vero che ha distolto l'attenzione da mete più vicine che è “peccato”, nel senso biblico del termine, non conoscere. La Sicilia può e deve essere rivalutata dal turismo nazionale oltre che da quello internazionale. L'itinerario, anche in automobile, con  tappa  a Salerno, è l'occasione per riprendere le fila di chi siamo, della nostra storia, che non è fatta solo di cronaca nera, di scandali e di macerie. L'arte, le tradizioni, l'artigianato, le storie e il carattere della gente: tutto questo compone quel grande mosaico che è la ricchezza ed il patrimonio che il mondo ci invidia. Per questo, nonostante i chilometri percorsi, una volta giunto a Roma avevo il forte desiderio di proseguire verso Sud, sfruttando anche l'ultimo minuto di luce. “Non conosco nessun altro luogo che riesca con tanta naturalezza a fingersi mito; nessuno che in pochi elementi significativi riassuma la vicenda commovente dell'uomo e ne incarni visibilmente i moti più vari, sacri e profani: l'ansia di felicità, l'ebbrezza e la miseria dei sensi, il desiderio, il rimpianto, il disonore e l'amore...”, così scrive Gesualdo Bufalino della sua terra. Evidentemente rifletteva sull'isola teatro della storia dei Greci, dell'Islam, degli Spagnoli; la Sicilia di Federico II, tappa irrinunciabile del Grand Tour, descritta dai più grandi romantici, terra di Verga, Pirandello, Tomasi di Lampedusa, Sciascia. La mia meta è Taormina. Sembra un orto botanico: bouganvilles fucsia, zagare, palme di tutti i tipi e poi, in lontananza, la cima sempre fumante, ancora innevata e sicuramente inquietante, dell'Etna. Già, Taormina, la perla del Mar Jonio, affacciata su un paesaggio ricco di balse frastagliate, dove si alternano pascoli, uliveti, vigneti e dove l'occhio si sofferma su costruzioni ora antiche ora moderne, accese dal turchese del mare e dall'azzurro del cielo. Mito, arte, eleganza e raffinatezza le regalano un'atmosfera da favola, che incanta. Come incanta passeggiare lungo le sue vie quando le luci della sera rivalutano gli angoli bui e i vicoli mettono in mostra i balconi in ferro battuto che si alternano ai davanzali in gara per i fiori più belli. Rilassa e ritempra la mente e lo spirito aggirarsi nella Badia Vecchia, nel Palazzo Corvaja o nel Palazzo Santo Stefano con le loro bifore decorate con lava e calcare, a testimonianza di un gusto raffinato ed arabizzante che ama decorare le facciate come merletti. C'è un gusto particolare nell'illuminazione della piazza del Duomo o della Naumachia che rivela l'interesse dei siciliani nel rivalutare il patrimonio artistico da mostrare al mondo. Assistere di sera ad uno spettacolo nel teatro greco-romano è fare davvero un bagno di cultura perché le pietre sembrano aver raccolto le parole e i gesti degli attori che si sono avvicendati nei secoli. Inoltre ci sono alberghi dotati di ogni comfort, come il Mazzarò Sea Palace, che consentono una vacanza di sogno in angoli di spiaggia e di mare deliziosi. Mi chiedo come la mia attenzione verso quest'isola, da qualche anno ad oggi, abbia potuto limitarsi al pensiero di tanto deprecati delitti di cui tutti sappiamo bene. La Sicilia esprime bellezza anche nei tratti somatici dei suoi abitanti; ci sono volti che testimoniano l'antica presenza dei Greci ed altri che raccontano della più recente dominazione di Federico II e della sua corte, ma ciò che più attrae è la dignità, la signorilità degli sguardi, il portamento altero degli uomini, le sensazioni che questa gente trasmette, il pensiero di quell'onore che spesso ha accompagnato l'idea di “siciliano” nel mondo. Lo sapeva bene il Barone Guglielmo Gloeden (nato nel 1856, morto nel 1931) che visse a Taormina immortalando la bellezza dell'uomo e della donna siciliani nelle foto tipiche di quel gusto estetico espresso dal decadentismo del primo Novecento. Come un fluido che attrae e respinge al tempo stesso, che fa capire l'orgoglio e l'attaccamento alla terra con tutta la sua magnifica storia e le sue a volte terribili realtà. E' l'”isolitudine”, come la definisce ancora Bufalino. E' in quest'ottica che bisogna leggere la precisazione semiologica del Pitrè, il più illustre studioso delle tradizioni popolari siciliane, intesa a distinguere il primitivo significato della parola “mafia”. Nell'isola essa esprimeva l'idea di qualità, valentia,  superiorità e anche di graziosità e perfezione, ed alludeva alle particolari doti di coraggio e di intraprendenza dell'uomo. Oggi coloro che sono rimasti mafiosi hanno perso l'onore e con esso ogni giustificazione morale. Le stragi, la collusione, i furti, non sono più la Sicilia, ma un costume corrotto, diffuso ovunque in Italia, di cui dobbiamo sentirci responsabili, e puntare  invece su ciò che dà lustro al paese, che in quanto a bellezze naturali e artistiche è senz'altro fra i più importanti del mondo. 
 
 
Tourism in the recent years took the Italians to exotic islands, far countries where cultures and different lifestyles stimulated dreams of adventures. To-day people returns to the original places, discovers the houses of old relatives in countries with ancient fascination such as Umbria, Tuscany and all our regions so much appreciated for the natural beauties and the historical and artistic heritage. I was driving along the highway going from Milan to Southern Italy, to see colours and scents always more intense and various. I was directed to Sicily, so far too often promoted by mass media with common places, but not too far if it is the arrival of a travel which contributes to discover Italy at each mile. Sicily can and must be re-evaluated by Italian and international tourism. This travel, also by car, with the obliged stop at Salerno, is the occasion to go in depth into ourselves, our history, which does not consist only of criminal chronicle, scandals and ruins. “I know no other place which could simulate to be a myth with the same naturalness. Nobody who, in few significant elements, summarizes the moving fate of humans and ostensibly embodies the most varied holy and mundane motions: the anxiety for happiness, excitement and misery of senses, desire, regret, shame and love...”, as wrote Gesualdo Bufalino of his country, the island which saw the history of Greeks, Islam, the Spanish. Sicily of Frederick the II, unreplaceable stop of the “Grand Tour”, described by the great Romantics; the country of Verga, Pirandello, Tomasi di Lampedusa, Sciascia. My destination is Taormina, the pearl of Ionic sea. It is an enchantment to walk along the streets when the evening lights reappraise the dark corners and alleys show balconies of wrought iron which alternate with window-sills competing for the finest flowers. To relax and strengthen our mind and spirit it is sufficient to stroll in “Badia Vecchia”, “Palazzo Corvaja” or “Palazzo Santo Stefano” with their mullioned windows with two lights decorated with lava and limestone, to attest a refined and Arabic-fashioned taste fond for decorating façades like embroideries. There is a special taste in the lighting of the Cathedral Square or Naumachia Square, which shows the interest of Sicilians for re-evaluating the artistic heritage to exhibit to the world. To look in the evening at a show in the Greeek-Roman Theatre is like making a culture bath, since the stones seem to have gathered the words and motions of the actors being on the stage for centuries. There are also hotels with every comfort, such as Mazzarò Sea Palace, which enable to make dream holidays in lovely corners of beach and sea. I realize now that attention for Sicily, since some years, was restricted only to the crimes of mafia, instead Sicily expresses beauty also under many aspects, also in the somatic tracts of its inhabitants. There are faces which remind the ancient presence of Greeks and other persons who tell the most recent domination of Frederick the II and his court. However, the most attractive characteristic of people is dignity, urbanity of looks, the stately behaviour of men, the sensations conveyed by the people, the thought of the honour which often accompanied the concept of “Sicilian” in the world. In this prospect, we have to read the semiologic definition of Pitrè, the most reputed investigator of popular traditions of Sicily, tending to distinguish the primary meaning of term “mafia”. In the island it expressed the idea of quality, skill, superiority and also of grace and perfection, and hinted at the special skills of courage and entrepreneurship of man. To-day those who have remained mafia men have lost the honour and any moral rationale. The slaughters, plottings, thefts, are no more Sicily, but a corrupted lifestyle, now widespread throughout Italy. We all should feel guilty for this situation, but we should focus on everything which gives reputation to Italy. Indeed, Italy is one of the most important places in the world for its natural and artistic treasuries. 
 
 
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