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Negli ultimi mesi dello scorso anno un'ennesima accelerata di Saddam Hussein ha fatto rivivere al mondo intero il timore di un nuovo conflitto mondiale. Con il suo paese allo stremo delle forze, il dittatore iracheno ha voluto rialzare i toni del confronto con gli Stati Uniti, accusando gli osservatori americani di violare aree considerate “top secret” ai fini della sicurezza di uno stato uscito praticamente in ginocchio dal conflitto del 1991.   
Ma, al di là di ragioni squisitamente politiche, qual è uno dei centri su cui si snoda la tragica eventualità di una nuova guerra? Senza ombra di dubbio quello degli armamenti o, per meglio dire, delle cosiddette “bombe atomiche dei poveri”: le armi chimiche.  
Ebbene la crisi del Golfo ha evidenziato prepotentemente la pericolosità di queste armi, anche se quel conflitto è stato vissuto dai più come una fiction o un tragico “videogioco” teleplanetario. Così non è stato.  
Quella che doveva essere una guerra-lampo, un “intervento chirurgico”, ha mietuto tantissime vittime anche tra i civili, lasciando - tra l'altro - uno strascico drammatico di patologie, diversificate su entrambi i fronti. Di queste patologie pochi hanno voluto parlare mentre, sul fronte statunitense, il governo si è trovato in questi ultimi tre anni davanti a migliaia di casi di reduci ammalati, con patologie che vanno dalle leucemie a sindromi di immunodeficienza, fino a malformazioni genetiche per i figli concepiti dopo il conflitto. In gergo, tra i militari, questi ultimi vengono appellati come i “figli della guerra”.  
Quali le cause? La CIA, dopo ben 6 anni di silenzio, ha dovuto ammettere che è tutto vero. La sindrome del Golfo esiste. Al tempo stesso ha subito rigettato le responsabilità sugli iracheni sostenendo la loro colpevolezza per aver stoccato in malo modo armamenti  chimici dentro a depositi non idonei a questo uso. I bombardamenti del fronte anti-Saddam avrebbero fatto il resto. Probabilmente, un fatto verosimile.  
Ma la CIA continua a non parlare dell'uso dell'uranio esaurito. Una componente meno nobile dell'uranio arricchito con cui sono stati rivestiti proiettili, missili e bombe utilizzate nello scontro. Tra chi ha combattuto Saddam, l'uranio esaurito sarebbe sicuramente stato impiegato da USA e Regno Unito.   
Cosa significa tutto questo?  
Per ora non è del tutto chiaro. Quel che si capisce è che l'uranio esaurito appare come il più grande affare dell'odierna industria bellica, oltre che un comodo quanto vergognoso mezzo di “eliminazione scorie”. Un problema, dunque, di grande rilievo su cui il futuro ci riserverà sicuramente delle sorprese. Intanto, le interviste che seguono possono cominciare a far pensare un po' tutti, e soprattutto il mondo medico, su una delle brutalità di questa fine millennio.   
Con buona pace del dittatore Saddam.  

Intervista a Ramsey Clark, avvocato ed ex Ministro della Giustizia statunitense  

Mr. Clark, come nasce la vicenda della sindrome del Golfo?  

Il personale militare americano, di ritorno dalla guerra in Iraq, cominciò a lamentare una serie di sintomi a cui non si riusciva a dare spiegazione.   
Alcuni erano molto seri.   
Più di 90.000 soggetti li hanno fatti presenti, circa 60.000 sono stati presi in considerazione e circa 28.000 stanno ricevendo una sorta di pensione di invalidità.   
Purtroppo la gamma dei disturbi è così vasta da rendere difficile la determinazione di categorie specifiche. In molti casi si mostrano vari segni di avvelenamento: da radiazioni, da elementi chimici, o anche solo da olio in combustione.  

Lei ha una posizione molto critica rispetto alle scelte militari del suo Paese. Perché?  

Una cosa di cui ci accorgiamo mentre passano gli anni è che la ricerca e lo sviluppo sono la parte peggiore del militarismo.   
La gente viene a sapere con grande ritardo quali sono i nuovi sistemi di armamenti.   
Nel caso dell'Agent Orange, usato in Vietnam, ci sono voluti ben cinque anni. Intanto, però, centinaia di migliaia di persone sono rimaste danneggiate, inclusi migliaia di soldati americani che sono rimasti tragicamente colpiti dal suo uso prima che si scoprisse di cosa si trattava in realtà.  

Cosa pensa dell'uranio esaurito?  

Che le autorità militari hanno sviluppato questo sistema di armamenti, se vogliamo considerarlo in questo modo. Che il suo uso è estremamente pericoloso e che è stato impiegato in quantità enormi nella guerra del Golfo. Abbiamo mandato 110.000 raid aerei ed abbiamo gettato 88.500 tonnellate di bombe: sapevamo benissimo ciò che stavamo facendo, ma non ci siamo accorti che, così, sono stati separati 15.000 missili pesanti contenenti uranio esaurito e più di 900.000 caricatori di munizioni contenenti uranio esaurito. Risultato: abbiamo sparso circa un milione e mezzo di libbre di uranio esaurito per tutto l'Iraq.  

Spargendo tutto questo uranio esaurito cosa accade esattamente?  

Accade che è quasi impossibile “ripulire” ciò che viene intaccato.   
Perché quando un proiettile o una bomba all'uranio colpiscono un metallo si atomizzano, si disintegrano, diventano vapore che resta nell'aria per poi posarsi al suolo.   
A quel punto, anche grazie alla pioggia e al suo peso, questa “polvere” penetra nel terreno, nelle falde acquifere. Alla fine la troviamo dappertutto e non c'è più nessun modo per estrarla.  

Quali sono gli effetti sulle persone?  

L'effetto sulle persone che vivono in Iraq è stato ed è assolutamente devastante. Ma i medici iracheni, almeno per quanto posso saperne, ancora non hanno iniziato a chiedersi se fosse questa la causadei tantissimi disturbi che sono venuti manifestandosi fin dal '93, cioè due anni dopo che i bombardamenti americani sono cessati.   
Parlo di troppi casi di leucemia nei bambini, come di tantissimi bambini nati con anomalie. E poi cancri, tumori in gruppi e in fasce di età che raramente li hanno, e in numero sempre crescente, sempre più allarmante.   
Ebbene, nel 1994, c'è chi ha messo in conto che ciò può essere stato innescato dalla presenza di uranio esaurito con un effetto drammatico e a lungo termine.  

Ma, in questo modo, non sono stati violati gli atti della convenzione di Ginevra?  

L'arroganza della società militare, al di là di qualsiasi legge, è dimostrata inequivocabilmente nei fatti avvenuti.   
Il 4 dicembre del 1990 l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha votato, 144 contro uno, per proibire l'attacco contro reattori nucleari in Iraq nel caso in cui fosse scoppiato un conflitto. Si pensava che queste misure estreme non sarebbero state necessarie in quanto giò la convenzione di Ginevra proibisce l'attacco contro qualunque obbiettivo pericoloso, cioè un obbiettivo che possa diffondere sostanze pericolose mettendo a rischio la vita della popolazione civile.   
Nonostante ciò le Nazioni Unite votarono la mozione e, mentre tutto il mondo si schierò a favore, i soli Stati Uniti presero posizione contro.  
Il bombardamento dell'Iraq è iniziato il 16 gennaio 1991 e il 23 gennaio 1991 il generale Colin Powell è apparso in televisione per annunciare che avevamo distrutto entrambi i generatori nucleari che erano attivi in Iraq e che essi erano andati, finiti... “kaputt”. Queste sono state le sue parole.  

E non è accaduto niente?  

No. Il 30 gennaio un nostro generale ci ha fatto sapere che avevamo distrutto 18 dei maggiori stabilimenti chimici in Iraq: per me un vero e proprio crimine di guerra.   
Ma, lo ripeto, oggi il problema è l'uranio esaurito, attualmente l'arma più di moda, una sorta di trofeo di cui andare fieri nei paesi del terzo mondo.   
Deve essere proibito, se abbiamo un briciolo di rispetto per la vita umana.  

Cos'è esattamente l'uranio esaurito?  

Per gli standard militari è una cosa ottimale, in quanto sottoprodotto di ciò che usiamo per fabbricare combustibile per stabilimenti nucleari, reattori e bombe nucleari.   
E' un sottoprodotto che quando ce l'hai in mano ti chiedi: “cosa devo farne?”. E' molto difficile trovare un posto dove tenerlo. Ma ha alcuni “pregi”. E' molto compatto, estremamente denso, molto più pesante del piombo e sparato a grande velocità quando colpisce il metallo diviene quasi liquido, brucia attraverso l'acciaio. Per questo, ad esempio, può trapassare da parte a parte la corazze dei tank, che sono i nostri mezzi più pesanti. Ecco, così l'esercito prende due piccioni con una fava: sembra avere l'impressione di eliminare l'uranio esaurito che rappresenta un pericolo, e lo smaltisce tranquillamente portandolo in un paese straniero.   
Dico “tranquillamente” perché se vedi arrivare un veicolo corazzato e tutto ciò che hai sono le armi convenzionali sei nei guai; ma se hai un missile all'uranio esaurito, puoi distruggere quel mezzo corazzato.   
Questo è uno dei motivi per cui i nostri aerei hanno avuto un tale successo nel distruggere tutti i mezzi iracheni. Ne abbiamo distrutto tantissimi, noi lo chiamiamo “sradicamento”. Addirittura un aereo ne ha distrutti 1.700: tu colpisci con un missile all'uranio esaurito guidato dal laser e, semplicemente, il veicolo corazzato non c'è più, come spariscono anche le persone all'interno.  

Eppure, da parte degli Stati Uniti, è stato dichiarato che i soldati americani sono stati esposti ad armi chimiche a causa di un erroneo bombardamento.   
Potrebbe riassumere ciò che è stato detto e valutare la veridicità di queste affermazioni?  

Non era esattamente un bombardamento.   
La verità è che la maggior parte delle grandi costruzioni, delle grandi edificazioni in Iraq, è stata fatta da ditte americane ed europee. E quindi noi in qualche modo avevamo già una sorta di mappa, sapevamo dove le loro maggiori attività di costruzione avevano avuto luogo.   
Sapevamo che c'erano dei depositi di munizioni nel Sud dell'Iraq. Ora sappiamo che la C.I.A. era a conoscenza del fatto che questi depositi contenevano armi chimiche.   
In marzo, qualche giorno dopo la fine delle ostilità, abbiamo mandato alcuni uomini che, con la dinamite, hanno fatto esplodere questi depositi.   
L'effetto è stato tragico già su centinaia, forse migliaia, di soldati americani che erano impegnati negli esercizi di demolizione: tendiamo, naturalmente, ad ignorare quanto è avvenuto alla gente che vive lì.   
Se si facesse la stessa cosa negli Stati Uniti si finirebbe dritti in galera, immediatamente.  

Per quali ragioni il governo statunitense ha reso alcune dichiarazioni ufficiali, ha cioè ammesso queste cose?  

All'inizio il governo era fiero di annunciare la distruzione di qualunque tipo di struttura irachena e di ripetere queste dichiarazioni continuamente.   
Si parlò genericamente di depositi di munizioni. Ma solo quando si susseguirono più casi di malattia all'interno del battaglione di genieri che era andato lì per distruggere i depositi, e quando questi casi sono stati portati alla luce e riportati ufficialmente, si è cominciato a dire che questa cosa si sapeva fin dall'inizio, cioè che in quei luoghi c'erano armi chimiche.   
Dunque questa conoscenza è stata il risultato di una forte pressione da parte di alcune persone.   
Se non fosse stato per questa pressione, per un costante scavare, non lo avremmo mai saputo.   
Ora sappiamo di questo incidente, ma era successa già la stessa cosa con l'uranio esaurito. Hanno cercato di coprire finché hanno potuto la quantità di uranio esaurito utilizzato in Iraq. Noi abbiamo lavorato per diciotto mesi, con tutte le commissioni atomiche di gruppi che erano stati coinvolti anche nel Regno Unito e in altri Paesi, per scoprire esattamente quanto uranio esaurito era stato impiegato. Inizialmente ci siamo rivolti al Pentagono ottenendo cifre che erano una frazione delle quantità effettivamente usate.   
Le stime erano di 50.000... sì, 50.000 proiettili.   
Quando dico proiettili intendo i piccoli proiettili... certo piccoli, ma quando ti colpiscono sei morto. Potrebbe essere un calibro 45, tutte cartucce con la punta in uranio esaurito. Comunque, la stima era di 50.000.  
Ora si sa che ne sono stati usati più di 900.000, e questo è anche stato confermato dal Pentagono.   
Per quanto riguarda i silver bullit, e cioè i proiettili d'argento (dalla nostra tradizione del Lone Ranger, il cowboy buono, con il volto mascherato che con questi proiettili d'argento riesce a non mancare mai il cattivo) noi pensavamo che ne fossero stati usati 5 o 6.000, e adesso il Pentagono ci dice 14.000.  

Ci sono persone o gruppi di militari americani che hanno intentato una causa contro il governo?  

Sì. Ma c'è anche chi sopporta la propria malattia, dopo aver combattuto nella guerra in Iraq, e non si chiede quale sia la causa.  

Intervista a Jeffry Ford, Geniere Guastatore nella guerra in Iraq  

In Iraq - dice Jeffry Ford - ero geniere guastatore, con il compito di effettuare operazioni di demolizione dei depositi di armi chimiche irachene.   
Nel marzo del '91 abbiamo fatto saltare alcuni depositi di armi chimiche e probabilmente i nostri stessi soldati sono stati contaminati.  

Dunque, per lei, è questa la causa della sindrome del Golfo?  

Non solo.  

Quale altra causa ipotizza?  

C'era anche il fumo degli incendi dei pozzi di petrolio, l'inoculazione di vaccini, l'assunzione di medicinali sperimentali, così come le munizioni di uranio esaurito che, penetrando nei mezzi blindati, si trasformano in polvere. Una polvere che può essere inalata o ingerita.  

Ma solo oggi se ne parla?  

Oggi riteniamo che l'uso dell'uranio esaurito può essere molto pericoloso e potrebbe aver causato molti problemi di salute di cui hanno sofferto gli uomini delle varie forze alleate: italiani, inglesi, cecoslovacchi, australiani, danesi, neozelandesi.   
Tutti avevano lì dei militari che ora sono malati, come le loro famiglie, come i loro bambini che sono nati con anomalie.  

In Iraq, chi ha usato l'uranio esaurito?  

Gli Stati Uniti, la Gran Bretagna... e, parlando con i funzionari del Pentagono, si sa che le nostre forze armate hanno intenzione di continuare ad usarlo ritenendolo un'arma molto valida.  

Perché “molto valida”?  

Perché in Iraq, ad esempio, con proiettili all'uranio esaurito siamo stati in grado di sparare ai carri armati avversari anche a tremila metri di distanza, penetrandone l'armatura e distruggendoli.  

Che lei sappia, l'uranio esaurito è stato usato solo in Iraq?  

No. E' stato usato anche in Bosnia nel corso della missione di pace. E, potenzialmente, potrebbe essere usato in tutti i Paesi del mondo in cui gli Stati Uniti conducono operazioni militari.  
  

Intervista a Damacio Lopez, ricercatore.  

Le armi all'uranio esaurito - dice Damacio Lopez - sono armi che utilizzano un prodotto di scarto che viene chiamato uranio esaurito.   
In parole povere c'è un posto nelle miniere d'uranio da cui si estrae il minerale che lo contiene. Questo minerale viene portato in stabilimento, lì subisce un processo per ricavare l'uranio puro, che chiamiamo “Torta gialla” (Yellow cake).   
L'uranio puro viene poi trasferito all'impianto di fusione, in cui la maggior parte di isotopo U235 valido viene separato dal resto.   
La quantità dell'U235 nell'uranio elementare costituisce meno dell'1% del totale (0,7%, ndr.), e di questo è utilizzabile circa il 60%.   
La parte rimanente, che tuttavia ancora contiene l'isotopo U235, si chiama “uranio esaurito”.  

Sempre uranio, dunque?  

Sì. Un uranio che ha la metà di radioattività dell'uranio elementare, ma ha la stessa tossicità dell'uranio puro e dell'uranio di alto livello come l'U235.  

Perché non è mai stato utilizzato prima? Intendo dire che la bomba atomica è stata inventata molti anni fa...  

Nessun paese l'aveva mai utilizzato perché veniva considerato disumano. Tuttavia, dopo la guerra del Golfo, i paesi che possiedono la tecnologia nucleare e l'uranio esaurito (ma non lo hanno mai usato) hanno diritto di pensare che, se negli Stati Uniti alla gente non interessa che il governo americano lo utilizza per le sue armi, allora è possibile produrlo e usarlo.  

Cosa intende dire esattamente?  

Questo paese sta vendendo armi all'uranio insieme alla tecnologia per fabbricarle a molti altri stati del mondo. E stiamo esportando anche uranio esaurito in paesi che non hanno questo tipo di scorie, in modo che possano fabbricarsi questi armamenti da soli. Il governo degli Stati Uniti è tra quelli che hanno votato contro ulteriori indagini da parte delle Nazioni Unite sull'uranio esaurito. Infatti gli Stati Uniti, nella Commissione per i diritti umani, sono stati gli unici a votare contro: otto paesi si sono astenuti e sedici hanno votato a favore.  

Come funziona un proiettile fatto con l'uranio esaurito?  

Se si pensa al nucleo di uno dei proiettili usati nei carri armati M1, A1 Abrahams (tra i più grandi in dotazione all'esercito americano) è presto detto.   
L'arma è una barra di uranio. Intendo dire che non è ricoperta di uranio, ma è uranio.   
L'unica cosa non di uranio in questi particolari proiettili è la pinna stabilizzatrice.   
Quando i proiettili vengono sparati non rimane altro che il nucleo, il resto si disintegra all'uscita dal cannone.   
E' soltanto il nucleo a volare nell'aria. E poiché l'uranio è estremamente pesante, due volte a mezzo più dell'acciaio, avremo un diametro più sottile e quindi una inferiore resistenza all'aria e una conseguente maggiore gittata.   
In Iraq, gli incidenti dovuti a “fuoco amico” sono stati provocati da questo fatto: i proiettili sono arrivati tanto lontano da non poter distinguere a chi si stesse sparando. 

The Gulf Syndrome
A collettive repression

In the past few months Saddam Hussein scared the world again with the threat of a new world conflict. The Iraqi dictator, whose country has almost no strength left, intended to restore the clash against the United States and accused the American observers of violating some areas considered as top secret for the security of his own country.   
One of the major risks of a new war is linked to armaments, or rather to chemical weapons .   
The Gulf crisis strongly underscored the danger such weapons might entail. The whole operation that was initially intended to be a lightning war, a “surgical operation”, in the end took a heavy toll even among the civilians, and left, moreover, a dramatic train of diversified pathologies on both fronts. Few words have been spent on such pathologies. Over the last three years, however, the government of the United States was forced to cope with thousands of cases of sick veterans, whose pathologies ranged from leukemia to immune<d>deficiency syndromes, to genetic malformations in children conceived after the conflict.   
What are the causes of all this? The CIA, after 6 years of silence, was forced to admit that it was all true. The Gulf syndrome does exist. At the same time it immediately blamed the Iraqis, claiming that they were guilty of improperly piling chemical weapons inside the depots which were not suitable for such use. It seems that the bombing of the anti-Saddam front topped it all. Probably this is what happened. The CIA, however, continues not to talk of the use of depleted uranium, a less noble component of enriched uranium used to coat bullets, missiles and bombs for the war. The USA and Great Britain are among the countries that fought against Saddam that certainly used depleted uranium.   
What is the meaning of all this?   
It is not yet completely clear. What is clear instead, is that depleted uranium seems to be the biggest business of today’s war industry, as well as a convenient and shameful means to “eliminate waste”. A problem, then, that will certainly cause a stir. Meanwhile, the following interviews can make everybody meditate, especially the medical community, on one of the brutalities of this millennium’s last years.   
By Saddam’s leave.   

Interview with Ramsey Clark, lawyer and former US Minister of Justice   

Mister Clark, how was the question of the Gulf syndrome born?  

When the American military personnel returned from the war in Iraq, they began to complain about a whole series of symptoms no one could explain. More than 90,000 people reported them, about 60,000 were taken into consideration and about 28,000 are currently receiving a disability pension.   
In many cases there are various signs of poisoning: due to radiation, chemicals, or even just combustion oil.   

You have a very critical position with respect to your country’s military choices. Why?  

With the passing of the years, we become aware that research and development are militarism worse part. People get to know what the new armaments are very late. In the case of the Agent Orange which was used in Vietnam, it took them five years. Meanwhile, on the other hand, hundreds of thousands of people were damaged by it, including thousands of American soldiers.   

What do you think of depleted uranium?   

Its use is extremely dangerous. Huge quantities were used during the Gulf War. We sent 110,000 air raids, threw 88,500 tons of bombs, fired 15,000 heavy missiles containing depleted uranium and more than 900,000 ammunition chargers containing depleted uranium. Result: about one million and a half pounds of depleted uranium spread throughout Iraq.   

What does happen when depleted uranium is spread all around?   

What happens is that it is almost impossible to “clean up” what was affected. When a bullet or uranium bomb hit a metal, in fact, they atomize, disintegrate and become vapour that remains in the air and then settles in the soil and penetrates in water beds.   

What are the effects on people?   

The effect on the people who live in Iraq is devastating. Since 1993, that is two years after the end of the American bombing, there have been a very large number of leukemia cases in children and babies born with anomalies. And also tumours in groups of people and age brackets that rarely affect them and in an increasingly growing number. In 1994, some assumed that that could have been triggered by the presence of depleted uranium.   

But weren’t the acts of the Geneva Convention broken in this way?   

The attack of any objectives that might spread dangerous substances and jeopardize the civilians’ life is forbidden by the Geneva Convention. On December 4, 1990, however, the United Nations General Assembly voted to prohibit the attack against nuclear reactors in Iraq in case of conflict. The motion was passed by 144 against one: the whole world voted in favour while the United States voted against it.   
On January 23, 1991, General Colin Powell appeared on television and announced that we had destroyed both active nuclear reactors in Iraq and that they were “kaput”. These were his words.   

And nothing happened?   

No. On January 30 our general told us that we had destroyed 18 of Iraq’s major chemical plants: to me that was a real war crime. But let me say it again, the problem today is depleted uranium.   

What is exactly depleted uranium?   

It’s a by-product of what we use to make fuel for nuclear plants, reactors and nuclear bombs. It is very compact, extremely dense, much heavier than lead and when it is fired at great speed and hits a metal it becomes almost liquid, and burns through steel. This is one of the reasons why our air force was so successful in destroying all the Iraqi forces. When a depleted uranium laser-guided missile hits something, the armoured vehicle disappears, as the people inside too.   

Yet, the United States declared that the American soldiers were exposed to chemical weapons because of an erroneous bombardment. Could you sum up what was said and assess the truthfulness of such statements?  

It wasn’t exactly a bombardment. As most of Iraq’s major buildings were made by American and European companies, we already had some sort of map of its main activities. We knew that there were powder magazines in southern Iraq. It is common knowledge that the CIA knew that there were chemical weapons inside such magazines. In the month of March, when hostilities ceased, we sent there men who blew up these magazines with dynamite. The effect on hundreds, maybe even thousands, of American soldiers involved in demolition exercises was tragic in itself: we tend, of course, to ignore what happened to the people living there.   

Why did the US government make some official statements? In other words, why did it admit such things?  

At the beginning the government was proud to announce the destruction of all Iraqi structures. Government officials talked generically of powder magazines. They began to admit that they knew there were chemical weapons in those places only when many cases of disease inside the sappers’ battalion were officially reported. Were it not for the pressure exerted by some groups of people, we would have never known anything about it.   
The same thing happened with depleted uranium. They tried to hide the amount of depleted uranium used in Iraq as much as they could. It took us eighteen months to find out exactly the amount used. We initially asked the Pentagon about it but the figures they told us were just a small fraction of the amount actually used. The estimates were 50,000 bullets. Now we know, and the Pentagon also confirmed it, that more than 900,000 bullets were used. As far as the silver bullets are concerned, we thought the figure was 5 or 6,000 but now the Pentagon tells us 14,000.   

Are there people or groups of American soldiers who sued the government?   

Yes, there are. But there also are those who fought in Iraq and now bear their disease without asking themselves what the cause is.   

Interview with Jeffry Ford, sapper in the Iraq war   

I was the sapper in Iraq, - says Jeffry Ford, - and my task was the demolition of Iraqi chemical weapons depots. In March 1991 we blew some chemical weapons depots up and probably our own soldiers were contaminated.   

Do you think that this is the cause of the Gulf syndrome?   

Not only.  

What other causes do you assume?   

There also was the smoke from the fires of the oil wells, the inoculation of vaccines, the use of experimental drugs, as well as depleted uranium munitions that become powder when they penetrate armoured vehicles. Soldiers inhaled or swallowed this powder.   
Today we believe that the use of depleted uranium can be very dangerous and could have caused many health problems that the soldiers of the various armed forces com<d>plai<d>ned about.   

Who used depleted uranium in Iraq?   

The United States, Great Britain... We spoke with some Pentagon’s officials and we know that our armed forces intend to keep on using it as it is considered as a very valid weapon. In Iraq, for example, the use of depleted uranium bullets allowed us to fire enemy tanks three thousand metres away.  

As far as you know, was depleted uranium used only in Iraq?   

No, it wasn’t. It was also used in Bosnia during the peace mission. Potentially, it could be used in every country around the world the United States is carrying out military operations with.   

Interview with Damacio Lopez, independent researcher - Albuquerque, New Mexico  

Depleted uranium weapons, - says Damacio Lopez, - use a waste product. Minerals containing uranium undergo a process to obtain pure uranium in specific plants. Pure uranium is then taken to the fusion plant where most of the valid isotope 235U is won from the rest. The amount of 235U in elementary uranium accounts for less than 1% of the total amount (0,7%, editor’s note). About 60% of it can be used. The remaining part, that still contains the isotope 235U, is called “depleted uranium”. Half of it contains the radioactivity of elementary uranium but the same toxicity as pure uranium.   

Why wasn’t it used before? I mean, the atomic bomb was invented many years ago...  

No countries ever used it as it was considered as inhuman. Nevertheless, after the Gulf War, the countries that have nuclear technology and depleted uranium felt entitled to produce it.   

What do you exactly mean?   

This country is selling depleted uranium, uranium weapons and the technology to manufacture them to other countries in the world. The government of the United States is among those that voted against United Nations’ further investigations on depleted uranium.   

How does a bullet made with depleted uranium work?   

The only thing that is not made of uranium in these bullets is their stabilizing fin. When they are fired, nothing but the nucleus remains, the rest disintegrates when it gets out of the cannon. And because uranium is twice and a half times harder than steel, we will have a thinner diameter, a lower air resistance and consequently a greater range. In Iraq, incidents caused by friendly fire stemmed from this fact: the bullets went so far that they made it impossible to know to whom they were directed.  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
 

 
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