di Gianfranco Malafarina

 
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Cézanne è solo, disperatamente solo”, scriveva Francois Jourdain mezzo secolo fa cogliendo con poche parole tutto lo spirito di una ricerca artistica paziente e dolorosa, quasi patetica nella sua estrema vulnerabilità.  
Cézanne ignora la disinvoltura, l'ottimismo, la sensualità felice di un Monet o di un Renoir per concentrarsi totalmente sulla propria visione del mondo, su quel suo desiderio di costruzione che pur partendo dal contatto con la natura, la trascende per attingere a ciò che essa ha di essenziale, di permanente.  
Da Cézanne prende così le mosse tutta l'arte moderna, l'arte del nostro secolo. Ed  è comprensibile che la cultura figurativa italiana fra Otto e Novecento, di fronte a fenomeni come l'impressionismo e il post-impressionismo, al cospetto di autentici giganti del pensiero e dell'immagine come Paul Cézanne, abbia sempre sofferto di un complesso di inferiorità, pagando lo scotto di una considerazione internazionale, e di valutazioni  di mercato largamente inferiori a quelli dei contemporanei francesi.  
Ma i tempi cambiano, e anche il circuito degli scambi, degli influssi e dei valori di fine Ottocento è oggetto da qualche anno di un processo di revisione critica che tende a riscattare la situazione italiana a cavallo dei due secoli da ogni sospetto di marginalità o di provincialismo.  
Se ne ha conferma, qui a Livorno, alla mostra che nelle splendide sale di Villa Mimbelli, sede del Museo Civico Giovanni Fattori, intende analizzare il rinnovamento innescato nella pittura italiana del Novecento dalla conoscenza e dalla frequentazione dei capolavori di Cézanne presenti in Toscana all'inizio del secolo. Lo scopo non è  solo quello di bissare il successo della precedente manifestazione "Dai macchiaioli agli Impressionisti", ma è soprattutto quello di ricostruire una fetta di storia contrassegnata da una apertura feconda, e tutt'altro che provinciale, ai più vitali fermenti artistici del momento.  
Snodo e cerniera di questo precoce e tempestivo aggiornamento dell'arte italiana sono due vicende figurative ugualmente fondamentali e degne di nota, accuratamente messe a fuoco dai curatori della rassegna.  
In primo luogo la presenza in Toscana delle prestigiose collezioni di Egisto Fabbri e di Charles Loeser, ricche di opere di Cézanne tra cui capolavori comele "Bagnanti" di New York e il "Ritratto d'uomo seduto" di Oslo. E poi l'ultima produzione del grande maestro macchiaiolo Giovanni Fattori, giunto al termine della sua carriera ad esiti spaziali e cromatici così spogli, austeri e dimessi da risultare quasi degni del maestro di Aix-en-Provence.  
Tracciato il filo di questa solida analogia stilistica tra i due maestri, ne è scaturito, in mostra, il riesame di una serie di opere e di pittori in vario modo influenzati dal binomio italo-francese.  
Figure come Amedeo Modigliani, Ardengo Soffici, Ottone Rosai, Carlo Carrà e Giorgio Morandi, che dal magistero combinato di Fattori e Cézanne trarranno decisivi impulsi di rinnovamento nel senso di una resa formale essenziale e sintetica, ormai già largamente moderna.  
Le opere esposte, tutte di altissima qualità, corroborano lo spunto critico. D'ora in poi, dunque, niente più complessi di inferiorità per la pittura italiana del primo Novecento.  

"Cézanne, Fattori  
e il '900 in Italia"  
6 dicembre 1997 -  
13 aprile 1998  

Museo Civico Giovanni Fattori,  
Villa Mimbelli -  LIVORNO  
Dalle 10 alle 19, chiuso il lunedì  
Ingresso L. 14.000  
Catalogo Artificio 

Cézanne, Fattori and 
the twentieth century in Italy 

“Cézanne is alone, desperately alone”, wrote François Jourdain half a century ago, and in a few words he managed to catch the whole spirit of a patient and painful search, almost pathetic in its extreme vulnerability. Cézanne ignores the unconstraint, the optimism, the happy sensuality of painters such as Monet or Renoir and focuses completely on his own view of the world, on his wish of building which, despite arising from the contact with nature, transcends it to achieve its essential and permanent element.   
The whole modern art, the art of our century, began with Cézanne. And it is actually easy to understand why the Italian figurative culture between the nineteenth and twentieth centuries, in front of such phenomena as Impressionism and Post-Impressionism, in the presence of real giants of thought and image like Paul Cézanne, always suffered from an inferiority complex.   
Times change, however, and in the past few years the late nineteenth century structure of exchanges, influences and values has undergone a process of critical revision aiming at redeeming the Italian situation between the two centuries from being marginal and provincial. And this is proven here in Livorno by the exhibition being set up in the wonderful halls of Villa Mimbelli that houses the Museo Civico Giovanni Fattori.   
The exhibition aims at analysing the renewal triggered off in the Italian painting of the twentieth century by the knowledge and the observation of Cézanne's masterpieces present in Tuscany at the beginning of this century. The main aim is to build a slice of history marked by a fertile and far from provincial opening to the most vital artistic excitement of the period.   
The key point and the junction of this precocious and timely reconsideration of the Italian art are two figurative events equally fundamental and noteworthy, carefully underlighted by the exhibition's curators.   
First of all the presence of Egisto Fabbri and Charles Loeser's prestigious collections in Tuscany that include a large number of Cézanne's works among which such masterpieces as New York's Bathers and Oslo's Portrait of a sitting man. And then the last production of the outstanding Macchiaioli master Giovanni Fattori whose space and chromatic choices at the end of his career were so bare, austere and unobtrusive that they could almost be the works of the Aix-en-Provence's master.   
Drawing the line of this solid stylistic similarity between the two masters pushed the exhibition's curators to re-examine a series of works and painters that were influenced in various ways by the Italo-French production. Artists such as Amedeo Modigliani, Ardengo Soffici, Ottone Rosai, Carlo Carrà and Giorgio Morandi were in fact spurred to undertake a decisive renewal in the sense of an essential and synthetic formal representation, by then already modern, by Fattori and Cézanne's joined teaching.  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
 

 
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