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La difficile coesistenza tra attività umane e ambiente non è un evento
recente, ma è iniziata in Eurasia con l’introduzione dell’agricoltura, circa
12000 anni fa. William Ruddiman, noto climatologo statunitense, ha di recente
suggerito che la deforestazione e la diffusione di campi e risaie hanno
avuto un effetto significativo sul clima terrestre negli ultimi 5000 anni1.
Tuttavia, solo con l’età industriale si è innescato un meccanismo incontrollabile
di immissione di inquinanti e di anidride carbonica nell’atmosfera, fenomeno
quest’ultimo decisamente fuori scala rispetto alle fluttuazioni naturali,
e che pone la premessa di future variazioni catastrofiche del clima1. Nel
XIX° e XX° secolo il degrado ambientale è andato di pari passo con lo sviluppo
economico, anche se la conoscenza e coscienza dei danni ambientali collegati
con le attività industriali è un fenomeno degli ultimi decenni del novecento.
Una misura dell’attenzione scientifica rivolta al degrado ambientale può
essere ottenuta dallo studio del numero di pubblicazioni nella letteratura
internazionale. Nella banca dati Medlars della National Library of
Medicine USA2 gli articoli contenenti la parola chiave “Environmental Pollution”
erano circa diecimila nel quinquennio 1976-80, un numero che adesso viene
superato nel corso di un solo anno. È interessante notare che mediamente
solo il 2% di queste pubblicazioni proviene dall’Italia. |
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Un altro profeta dell’ambientalismo, Barry Commoner,
allora professore all’Università di St. Louis, USA, scriveva nel 1971
(The Closing Circle) che “gli attuali stress ecologici sono così
violenti da rendere la terra inabitabile per l’uomo”. Questa previsione
catastrofica si è rivelata per adesso non vera, e l’aspettativa di vita
media delle popolazioni dei paesi sviluppati è aumentata considerevolmente
negli ultimi decenni e continuerà probabilmente ad aumentare per tutto
il secolo XXI°6 .Questo fenomeno interessa anche i paesi poveri del mondo,
sia pure con qualche eccezione dovuta a particolari condizioni politico-economiche7
Ma se è vero che alcune previsioni catastrofiche si sono rivelate non
vere, sarebbe del tutto ingiustificato arrivare alla conclusione opposta,
e cioè che i problemi di inquinamento ambientale siano di scarsa rilevanza
o tutti avviati a rapida soluzione. La lista dei problemi ambientali più
urgenti è lunga, complicata e controversa. La mia formazione professionale
avrà certo una parte nell’indurmi a suggerire alcune problematiche al
posto di altre. Ciò premesso, a mio parere il principale problema non
risolto a livello planetario è quello delle sostanze tossiche persistenti
(Persistent organic pollutantants, POP). |
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Ci sono vari esempi di questi scambi a livello globale
di sostanze chimiche persistenti. Nel caso del DDT la corteccia degli
alberi di paesi come la Svezia o il Canada, che da tempo hanno smesso
di produrlo, ha livelli di contaminazione più alti che in Messico o in
Brasile, nei quali il DDT è tuttora largamente in uso9. Nel 2001 novanta
paesi hanno firmato un trattato internazionale per mettere al bando 12
delle peggiori sostanze tossiche persistenti, incluso il DDT. Tuttavia
alcuni paesi continuano ad usare pesticidi clorurati, che sono a buon
mercato e richiedono applicazioni più distanziate nel tempo. Il DDT è
soltanto uno dei contaminanti stabili, POP, che si accumulano nell’ambiente
perché esistono pochi organismi viventi in grado di metabolizzarli. Un
recentissimo articolo di Science ci ha rivelato che ben 10 tipi di POP
sono presenti in quantità rilevante nel salmone di allevamento. Figura
2 Le quantità di POP nel salmone di allevamento sono talmente alte
(in particolare nel salmone europeo che proviene dalle zone inquinate
del Mare del Nord), che sulla base delle raccomandazioni della EPA (Environmental
Protection Agency, USA) sarebbe raccomandabile consumarne una porzione
meno di una volta al mese. |
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È elemento di grave preoccupazione anche l’accumulo nell’ambiente di contaminanti estrogeno-mimetici (Estrogen Disrupting Chemicals, EDC), che causano alterazioni gravi dei processi di differenziazione sessuale. Alterazioni dello sviluppo sessuale delle tartarughe, dei coccodrilli e dei pesci legate alla presenza di contaminati estrogeno-mimetici sono state descritte in varie parti del mondo. È stato di recente segnalato che nell’isola artica norvegese di Svarbard piu’ dell’1% degli orsi polari è affetto da ermafroditismo14, ed esiste una specifica sezione delle Società scientifiche scandinave dedicata a questi problemi. Due ulteriori fenomeni possono essere collegati alla contaminazione da sostanze estrogeno-mimetiche: l’aumento di tumori testicolari15 e la riduzione del numero di spermi umani16. Alcuni ricercatori negano che la caduta del numero degli spermi umani sia un fenomeno reale, e affermano che le osservazioni in letteratura sono invalidate da errori di campionamento; altri suggeriscono meccanismi diversi dalla esposizione agli EDC per spiegare questi effetti18. Le alterazioni delle funzioni sessuali derivanti dalla esposizione a sostanze estrogeno-mimetiche devono comunque essere attentamente studiate, perché non è augurabile l’estinzione di orsi polari e coccodrilli, e ancora meno la prospettiva che la fecondazione assistita divenga un normale metodo per la riproduzione umana. Tra i problemi ambientali con implicazioni disastrose per il futuro delle società umane vogliamo anche ricordare l’apparizione di microrganismi resistenti, provocata da un uso medico a volte discutibile degli antibiotici e soprattutto dall’impiego eccessivo e quasi sempre ingiustificato di antibiotici nella zootecnia industriale. La cooperazione di questi due fattori sta portando alla perdita di sensibilità agli antibiotici dei più importanti patogeni umani figura 3, (pag. a fianco) come è segnalato dalle pubblicazioni del cosiddetto “Alexander Project”, un programma internazionale dedicato allo studio della resistenza agli antibiotici (Alessandro il grande morì a Babilonia nel 323 a.C. di polmonite). Nonostante che negli ultimi anni la situazione appaia in parte stabilizzata a livello dell’emisfero australe, è ancora degna di menzione la riduzione dell’ozono stratosferico, che causa tumori cutanei e degenerazioni oculari e persino un aumento delle leucemie, come suggerito da un recente studio svedese20. In chiusura, accenneremo a due problemi di inquinamento caratteristici di tutte le società sviluppate, che affliggono le città del mondo, anche se nei paesi sviluppati almeno le situazioni più drammatiche di inquinamento dell’aria stanno alle nostre spalle, quando si usava carbone e legna per scaldare le case e cucinare e grandi industrie erano localizzate nei centri urbani. Per fare alcuni esempi prenderò in esame la situazione di alcuni inquinanti dell’aria della città di Firenze, che è più o meno analoga a quella delle maggiori città del centro-nord d’Italia. Figura 4 (pagina 9) La concentrazione nell’aria urbana degli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), e tra questi del benzo(a)pirene, potente cancerogeno, è diminuita negli ultimi anni21, ma è ancora elevata e difficilmente la situazione potrà migliorare senza interventi strutturali sul traffico e senza l’introduzione di rivoluzionarie tecnologie di trasporto. Nei mesi estivi lo smog fotochimico produce misurabili danni alle mucose respiratorie e la sua composizione è ancora in buona parte ignota, anche se sappiamo ormai con certezza che la causa primaria che crea nell’aria una mescolanza reattiva di sostanze ossidanti è il traffico veicolare. Inquinanti cancerogeni, come il benzene e le ammine aromatiche, sono presenti nell’aria delle nostre città a concentrazioni non trascurabili e con effetti cronici mal definiti. I livelli di ammine aromatiche nell’aria sono infatti due-tre volte più alti nei centri abitati di dimensioni medio grandi (come Firenze e Prato) rispetto a paesi di campagna (come Sticciano, in Maremma, figura 5. I livelli di questi inquinanti nell’aria di città vicine ad impianti industriali antiquati ed inquinanti, come Brindisi, sono dieci volte più alti rispetto ai livelli misurati in località rurali e simili ai livelli di ambienti chiusi contaminati dal fumo di sigarette. |
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La maggior parte dei fiumi italiani, nei quali fino ai
tempi della nostra infanzia era possibile fare il bagno, lavare i panni,
pescare, sono inquinati e maleodoranti. Per fare solo un esempio relativo
alla Toscana, che è considerata una dei giardini del mondo ed è visitata
ogni anno da milioni di turisti, secondo il rapporto del Ministero dell’Ambiente23
la situazione dei maggiori corsi d’acqua è insoddisfacente, dal punto
di vista dell’inquinamento chimico e batteriologico figura 6. La scelta
di alcuni problemi emblematici di inquinamento am-bientale è certo influenzata
dalla cultura e dai gusti personali di chi scrive. Ma non sarebbe giusto
chiudere la rassegna senza parlare dei pesticidi. Infatti l’agricoltura
“biologica” o “integrata” (nella quale si fa un uso mirato e controllato
dei pesticidi) è uno dei settori in più rapida crescita della economia
europea. Tuttavia il consumo di pesticidi in Italia23 non accenna a diminuire
figura 7. La quantità totale di pesticidi commercializzata in Italia oscilla
infatti intorno a 170.000 tonnellate/an-no, uno dei consumi più alti della
comunità europea (15 Kg per ettaro coltivato secondo una stima del 199223,
circa 300 grammi per anno a persona). Come sorprendersi della improvvisa
affezione di alcuni gruppi di consumatori per i prodotti “biologici”? |
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C’è poi un’altra preoccupazione nei movimenti ambientalisti,
stavolta non solo italiani, quella che l’ingegneria genetica possa portare
alla creazione di Frankenstein biologici con imprevedibili e terrificanti
conseguenze ambientali. Questi timori ignorano volutamente il fatto che
l’ingegneria genetica si è da tempo quietamente istallata tra di noi.
Da decenni l’industria farmaceutica sintetizza sostanze attive mediante
il trasferimento in batteri di geni di mammifero. Uno dei primi successi
è stato il trasferimento dei geni dell’insulina all’E. coli, che ci ha
liberato dalla dipendenza dalla insulina porcina, anche se ha trasformato
un batterio in un maiale, come diceva scherzando uno dei padri dell’ecologia,
Barry Commoner. La lista dei farmaci prodotti con biotecnologie
comprende ormai centinaia di sostanze tabella
1 , alcune con proprietà salvavita. Nessuno ambientalista
capace di intendere e di volere si sognerebbe di non utilizzare per un
figlio affetto da diabete o leucemia l’insulina o l’eritropoietina ricombinante.
Certo, sintetizzare nuovi farmaci con metodiche biotecnologiche è cosa
diversa dall’introdurre nell’ambiente specie con proprietà biologiche
ed ecologiche sconosciute. Esiste quindi la possibilità che la diffusione
di nuove specie possa modificare in maniera imprevedibile gli equilibri
ambientali. In passato sono avvenuti disastri ecologici per lo sconfinamento
di specie vegetali ed animali da un habitat all’altro. Ricordiamo l’introduzione
di 10 conigli in una fattoria di coloni inglesi nel 1859, che è stata
causa di una vera invasione di conigli in Australia, che sono adesso decine
di milioni e causano un danno dell’ordine di 370 milioni di dollari l’anno
oltre a provocare danni incalcolabile alla biodiversità di un intero continente.
Oppure possiamo ricordare l’introduzione del giacinto d’acqua in Egitto
alla fine del secolo scorso, che ha infestato corpi d’acqua africani con
una pianta di origine amazzonica, che produce magnifici fiori, ma impedisce
la navigazione, danneggia gravemente la pesca e aumenta il rischio di
parassitosi. C’è chi pensa che gli OGM, siano più pericolosi dei conigli
e dei giacinti d’acqua. Tuttavia il genio è ormai fuori della lampada
e molti OGM sono già diffusi nell’ambiente, si tratti di mais in Messico
o di cotone ingegnerizzato con la tossina del Bacillum thuringiensis,
come è stato documentato in India recentemente29. Nella comunità scientifica
molti sono convinti che sarebbe opportuno evitare le crociate contro l’ingegneria
genetica ed adottare un atteggiamento empirista, esaminando caso per caso
con metodo scientifico e valutando i possibili vantaggi e svantaggi ambientali,
sulla base di controllate sperimentazioni. È però difficile capire la
logica che sta dietro a certi progetti di ingegneria genetica, come la
manipolazione di geni di resistenza ai diserbanti, che di fatto continua
a vincolare l’agricoltura all’uso di sostanze chimiche inquinanti. Ma
ci sono possibilità assai più promettenti28-30. Per fare solo alcuni esempi,
i pomodori transgenici resistenti ad alte concentrazioni di cloruro di
sodio permetterebbero la coltivazione di enormi estensioni di terreno
in zone del mondo ormai rese sterili dalla salinizzazione. Provitamine
essenziali, come i carotenoidi, potrebbero essere introdotte in alcune
varietà di riso, risolvendo carenze nutrizionali di miliardi di individui
ed eliminando la causa più importante di cecità nel terzo mondo. La maggior
parte dei ricercatori sono convinti del fatto che la sperimentazione con
organismi geneticamente modificati può presentare rischi ambientali, ma
anche potenzialità. |
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Il Ministero dell’Ambiente è stato incapace di promuovere
programmi di ricerca e le Agenzie Regionali riescono solo a correre faticosamente
dietro alle emergenze; inoltre i tecnici delle ARPA, salvo rare
eccezioni, non pubblicano i loro dati su giornali internazionali. |
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| Tuttavia la scienza possiede anche un grande
potenziale liberatorio ed è comunque l’unico strumento che produca informazioni
attendibili. Le conoscenze scientifiche dovrebbero quindi essere la base
delle scelte operative dei governi; nel settore ambientale una politica
che prescinda dalla scienza è destinata inevitabilmente all’inseguimento
delle mode ed allo spreco delle risorse. L’ultimo mezzo secolo è stato per alcuni paesi del mondo, Italia Inclusa un periodo di ricchezza senza precedenti che si è associato alla impotenza a modificare la struttura produttiva per renderla compatibile con l’ambiente. Il messaggio degli ambientalisti degli anni ‘70, pure affetto da catastrofismo sistematico, conteneva alcune indicazioni positive: la necessità di realizzare una pacifica coesistenza tra prosperità e rispetto dall’ambiente, cioè di fare “pace con il pianeta” come diceva il titolo di un famoso libro di Barry Commoner. Questo obiettivo rimane ancora da raggiungere. |
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Dr. Piero Dolara M.D. Ordinario di Farmacologia e Tossicologia Università di Firenze, Italia |
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