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Si deve a George Gilles de la Tourette, allievo di Charcot all'ospedale parigino della Salpétrière, l'individuazione di un quadro patologico che dal 1885 porta il suo nome (Sindrome di Tourette) caratterizzato da tic multipli e variegati, già descritti per il vero dal Dr. Itard nel 1825.

La sindrome è diagnosticativa (in accordo con il DSM IV) quando il paziente presenta:
Tic motori variabili in intensità ed interessamento distrettuale
Tic vocali e/o sonori
Tic ideici (idee ripetitive con l'impulso di realizzare ovvero l'incubo di realizzare taluni comportamenti immotivati)

Dal punto di vista epidemiologico si calcola che la prevalenza del disturbo di Tourette sia di 4-5 per 10.000 individui nella popolazione generale. L'esordio della componente motoria della malattia si osserva generalmente entro i 7 anni di età, mentre i tic vocali iniziano intorno agli 11 anni di età.
Il disturbo è tre volte più frequente nei maschi che nelle femmine.
Per quanto riguarda l'eziopatogenesi è certo, anche se non ne sono stati identificati i dettagli, che fattori genetici giocano un ruolo determinante nello sviluppo della sindrome di Tourette. Vi è uno stretto rapporto tra la sindrome di Tourette e il disturbo ossessivo-compulsivo: infatti quest'ultimo è stato riscontrato nel 40% di tutti i soggetti tourettiani. Ancora più interessante è il rapporto con il disturbo da deficit di attenzione/iperattività: circa la metà di questi pazienti presenta infatti ambedue le problematiche.
È stato dimostrato il coinvolgimento del sistema dopaminergico nei disturbi da tic: ben si spiega come agenti farmacologici antagonisti della dopamina (aloperidolo, primozide, e flufenazina) riducano i tic e gli agenti che aumentano l'attività dopaminergica centrale (metilfenidato, anfetamine, pemolina e cocaina) tendano, invece, ad esacerbarli. Ma sono state identificate anche anomalie del sistema noradrenergico come la diminuzione dei tic ad opera della clonidina (un agonista alfa-adrenergico che riduce il rilascio di noradrenalina nel SNC) e dunque l'ipotesi di alterazioni dei neurotrasmettitori nell'eziopatogenesi del disturbo è confermata. Lesioni organiche, a carico dei gangli della base, causano vari disturbi del movimento come la corea di Huntington, il disturbo ossessivo-compulsivo, il deficit di attenzione/iperattività. La sindrome di Tourette sembra che abbia, dal punto di vista organico, origine a questo livello. Recenti osservazioni suggeriscono che alcune forme di Tourette siano causate da una risposta autoimmune diretta contro i gangli della base, scatenata da infezioni da streptoccocco beta-emolitico di gruppo A. Altre evidenze cliniche hanno dimostrato correlazioni tra la sindrome di Tourette e l'infezione da Borrelia burgdorferi (malattia di Lyme). Per porre adeguatamente la diagnosi, l'esordio deve verificarsi prima dei 18 anni (abitualmente intorno ai 5-6 anni d'età) e non deve essere causato dagli effetti fisiologici diretti di una sostanza (per es. stimolanti) oppure non essere dovuto a una condizione medica generale (ad es. corea di Huntington o encefalite virale).

Profilo recettoriale di vari agenti dopaminobloccanti (neurolettici)
Tab 3

Il sintomo iniziale più frequente è rappresentato da un tic di ammiccamento (blefarospasmo), seguito in tempi successivi da movimenti abnormi del capo ovvero da smorfie facciali; con il tempo i tic tendono a manifestare una progressione rostro-caudale passando ad altre regioni del corpo. Vengono classificate attualmente tre forme di sindrome di Tourette: 1 Forma pura: sono presenti solo tic motori e vocali; 2 Forma complessa che oltre ai tic motori e vocali comporta coproprassia, coprolalia, ecolalia, ecc. 3 Forma plus: quando ai sintomi sopra descritti si associano deficit di attenzione/iperattività ovvero disturbi ossessivo-compulsivi. La terapia è soprattutto farmacologia anche se la gestione terapeutica (in senso lato) dei soggetti con sindrome di Tourette presenta non poche problematiche, prima fra tutte la risposta alla domanda riguardante quali pazienti trattare, come e quanto. La sindrome in questione è troppo variegata, sia nei quadri clinici che a livello della compromissione fisiopatologia. Per tanto il problema terapeutico non può essere risolto in maniera “sbrigativa”: ogni paziente è un caso a sé e la clinica per definizione sindromica è mutevole! Da notare come nella classificazione del DSM IV la sindrome di Tourette comporti “anche” disagio sociale e questo aspetto dovrebbe, primo tra tutti, motivarci nell'intraprendere, al di là degli aspetti diagnostici, una terapia, qualunque essa sia, una volta individuata la malattia col disagio conseguente. Va da sé che i quadri più lievi di TS non necessitano trattamento alcuno; sono un'eccezione quelli associati ad ADHD che potrebbero presentare difficoltà di scolarità o lavorative. I quadri OCD spesso non sono adeguatamente compensati e costituiscono elementi di disturbo nella vita quotidiana. Il trattamento di base della sindrome di Tourette resta, come già anticipato, comunque di ordine neurofarmacologico. I farmaci attivi sui sistemi dopaminergici rappresentano il fulcro dell'approccio terapeutico. È infatti ai neurolettici che spetta un ruolo di primo piano nel trattamento dei sintomi del paziente tourettiano: all'aloperidolo si affianca con successo la pimozide che tuttavia, come gli altri neurolettici selettivi sui recettori D2, mostra effetti collaterali, più o meno accettabili e comunque da monitorare. I pazienti trattati con pimozide possono infatti presentare alterazioni elettrocardiografiche, controlli cardiologici accurati dunque si impongono. La sulpiride, la tiapride e, recentemente, il risperidone (neurolettico atipico) sono impiegati con risultati discreti. Nella tabella (Tab 3) vengono riportati il profilo recettoriale e l'occupazione dei recettori D2 a livello dello striato da parte dei neurolettici che possono essere impiegati nella sindrome di Tourette con successo variabile, talvolta imprevedibile ed ancora peggio solo per certi periodi, perdendo nel tempo efficacia. Al momento non esistono testi o segni clinici predittivi che spingano il clinico all'impiego di un determinato neurolettico, non sono al momento disponibili studi clinici controllati che abbiano affrontato questo argomento in maniera sistematica. Occupazione dei recettori D2 striatali da parte di vari agenti neurolettici In clinica è impiegata con una certa frequenza anche l'olanzapina (neurolettico atipico comparso abbastanza recentemente sul mercato italiano).
I dati inerenti l'utilizzo della tetrabenazina, potente depletore dopaminergico, sono di sicuro interesse, ancorché il farmaco sia di difficile reperimento in Italia, non essendo registrato nel nostro Paese. Di impiego totalmente opposto, in termini di presupposti patogenetici, rispetto ai neurolettici, è l'uso dei dopaminoagonisti (34), quali la pergolide o farmaci similari, ma ciò non fa che confermare la complessità dei sistemi coinvolti nel determinismo della malattia. L'agonista alfa-2 adrenergico clonidina è stato impiegato con successo nel passato recente, così come la guanfacina. Psicofarmaci stimolanti, come il metilfenidato e le anfetamine, sono risultati utili (28-29-30-36) nei disturbi da ADHD, mentre i farmaci che agiscono selettivamente sul re-uptake della serotonina (SSRI) sembrano di una qualche utilità negli stati ossessivi-compulsivi. Nella tabella (Tab. 4) sono riportati i farmaci in uso con le dosi di impiego iniziale per i differenti aspetti clinici della sindrome di Tourette. Le posologie sono comunque da adattarsi a caso per caso. Recentemente sono stati pubblicati dati interessanti circa l'impiego della nicotina, che viene somministrata anche sotto forma di cerotti cutanei, spesso in associazione ai neurolettici dei quali può essere ridotta la posologia, esistendo sinergie tra recettori nicotinici e dopaminergici. Accanto a farmaci sistemici possono essere utilizzate terapie d'avanguardia come la tossina botulinica con cui si trattano localmente i distretti muscolari interessati dai vari movimenti patologici: i muscoli vengono rilasciati dalla tossina e dunque “si muovono” meno, ma nello stesso tempo il rilasciamento comporta una riduzione della propriocezione, quindi ne risulta diminuito il “feeling” sensitivo, che rappresenta spesso il primum movens dell'attività motoria patologica accessuale (premonitory sensation). Con questa tecnica è possibile infiltrare le corde vocali che vengono iniettate per via percutanea, utilizzando il monitoraggio elettromiografico, con piccole dosi di tossina botulinica con l'obiettivo di modificare la propriocezione che rileva la tensione muscolare e dunque diminuire le “scariche” coprolaliche o più in generale le vocalizzazioni o le emissioni sonore patologiche. L'Autore ha trattato una serie di pazienti cui sono state infiltrate con tossina botulinica A le corde vocali, raggiunte per via percutanea, secondo la tecnica descritta da Scott e al. I risultati ottenuti sono a tutt'oggi molto soddisfacenti; l'unico effetto collaterale, ma transitorio, è l'abbassamento della voce nell'85-90% dei casi trattati.

Occupazione dei recettori D2 striatali da parte di vari agenti neurolettici
Tab 4

Assai raramente sono da impiegarsi gli antibiotici e ciò in presenza di elevato TAS (tasso antistreptolisinico) che segnali un'infezione streptococcica. In base ai presupposti immunologici dianzi esposti si sono anche impiegate plasmaferesi ed immunoglobuline. In qualche caso di sindrome di Tourette e OCD gravi si è ricorso addirittura ad interventi neurochirurgici stereotassici soprattutto basati a procedure di stimolazione di determinate aree encefaliche, non si tratta dunque di interventi lesionali. Trattamenti psichiatrici e psicodinamici sono correntemente in uso, anche se con alterni risultati; spesso si tratta di psicoterapie d'appoggio al fine di rendere più tollerabile il disturbo che altera grandemente la Qualità della Vita, non solo dei soggetti, ma anche dei familiari. Sta di fatto che una conoscenza della malattia in ambito extraneurologico si impone non fosse altro che per comprendere meglio l'utilizzo dei farmaci che spesso non considerano la sindrome di Tourette tra le indicazioni registrate.

Conclusioni
La sindrome di Tourette in tempi recenti è stata molto “rivisitata” e il suo inquadramento psicopatologico nonché gestionale è cambiato. La malattia è rientrata nell'ambito dei disturbi extrapiramidali, quindi da una competenza psichiatrica (solo!) si è mossa a livello neurologico (non solo!). La stessa epidemiologia mostra come si tratti di un disturbo numericamente rilevante sul piano sociale, pertanto il disturbo non può più essere considerato una “orphan disease”. Sia a livello diagnostico che terapeutico sono in definizione precise guide-lines. L'approccio diagnostico gestionale, alla luce anche delle brevi considerazioni qui fatte, risulta poliedrico con competenze che vanno dalla neurologia alla psicologia, dalla psichiatria alla sociologia. Soltanto un'attenzione particolare alle problematiche che il paziente tourettiano presenta può cambiare la qualità della vita per un numero importante di soggetti, spesso in età giovanile che si trovano in situazioni di disagio, talvolta grave. L'impiego dei farmaci dianzi discussi risulta fondamentale a livello terapeutico: un'approfondita conoscenza di questi, per lo più non ancora riconosciuti a livello ministeriale italiano quali aventi l'indicazione Sindrome di Tourette, si impone.



Prof. Mauro Porta
Direttore Centro del Dolore e Cefalee
Istituto G.Galeazzi
Milano