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INTRODUZIONE
L’insufficienza respiratoria (IR) è definita come incapacità del sistema
respiratorio di ossigenare il sangue ad un livello normale. La sua presenza
è definita da una pressione parziale di ossigeno (PaO2) inferiore ai 60
mmHg, durante l’inspirazione (1). L’ipossemia clinicamente, si manifesta
con cianosi centrale, ma questa può non essere rilevato fino a quando
la saturazione dell’ossigeno scende al di sotto del 90% (Fig.1). La ritenzione
di anidride carbonica può essere presente o assente nell’insufficienza
respiratoria, e l’unico metodo affidabile di individuazione è l’emogasanalisi
arteriosa. Possono essere presenti manifestazioni fisiche quali confusione,
aggressività o cambiamenti di umore.(2) L’IR è classificata nel tipo I
o tipo II dall’assenza o dalla presenza di ipercapnia relativa. L’IR di
tipo I è la forma più comune, e viene trattata mediante ossigenoterapia,
senza rischi di ritenzione di anidride carbonica. L’IR di tipo II è caratterizzata
da insufficienza di ventilazione come nel caso di iperdosaggio di farmaci
con azione depressoria respiratoria, disordini dei muscoli respiratori,
anomalie della parete toracica e disturbi della pervietà delle vie aeree
(asma, broncopneumopatia cronica ostruttiva) (3). Scopo di questa review
sarà la trattazione della IR acuta in pazienti affetti da broncopneumopatia
cronica ostruttiva (BPCO).


DEFINIZIONI ED EZIOLOGIA
La BPCO è caratterizzata da tosse e produzione di espettorati per un lungo
periodo. La definizione standard è una tosse e produzione di espettorati
per 3 mesi per almeno 2 anni, non provocate da altre condizioni, quali
tubercolosi e bronchiectasie (4). Più di recente, è stato proposto il
termine “chronic airflow limitation” ritenendo che, la limitazione che
descrivesse con maggiore precisione il deterioramento fisiologico, sia
l’ostruzione. (5) I criteri per la diagnosi di insufficienza respiratoria
in pazienti BPCO includono : l’ipossemia (PaO2 < 60 mmHg), l’ipercapnia
(PaCO2 > 50 – 70 mmHg), e acidosi respiratoria (pH < 7.35) associati al
peggioramento dei sintomi respiratori del paziente (6). Infezione bronchiale,
embolia polmonare, insufficienza cardiaca, polmonite, pneumotorace, depressione
respiratoria (uso di sedativi e/o narcotici analgesici), intervento chirurgico
(torace e addome superiore) e sospensione dei medicamenti sono le cause
di IR acuta in paziente affetto da BPCO. In particolare, l’infezione è
considerata una causa importante di IR acuta in paziente affetto da BPCO,
ma è stato difficile dimostrarlo in studi microbiologici o trials placebo-controllo
di trattamento antibiotico. Gli organismi più comunemente coinvolti sono
agenti virali e due specie maggiori di batteri, S. pneumoniae ed H. influenzae.
Si ritiene che la maggior parte degli aggravamenti riferibili all’infezione
siano rappresentati dall’infezione virale delle vie respiratorie superiori
(7). Tuttavia, le conclusioni a proposito del ruolo dell’infezione come
causa di riacutizzazioni sono inconclusivi. Infatti, le infezioni non
sembrano provocare la malattia di base e il progressivo deterioramento
della funzione polmonare (8).

FISIOLOGIA DEL COPD
I pazienti BPCO presentano un aumento nella resistenza delle vie respiratorie
da moderato a severo con lieve aumento nel volume polmonare o diminuzione
degli scambi gassosi (9). In tutti i pazienti BPCO si osserva un’alterato
rapporto ventilazione/perfusione con tendenza all’ipoventilazione. Le
anomalie patologiche del BPCO portano ad un aumento fisiologico dello
spazio morto, riduzione degli scambi gassosi ed una tendenza al collasso
delle piccole vie respiratorie. La loro prematura chiusura durante l’espirazione
fa sì che l’aria venga intrappolata in spazio distale, con iperinflazione.
Di conseguenza, i pazienti respirano con grossi volumi provocando alterazioni
della parete toracica e dei muscoli respiratori (Fig. 2)(10). L’emogasanalisi
arteriosa dei pazienti che soffrono di BPCO, mostrano una moderata - severa
ipossemia con moderata ipercapnia. Queste anomalie mettono il paziente
a rischio di cor pulmonale ed altre complicazioni ipossiemiche (11). MANAGEMENT
Il trattamento iniziale mira a: Ripristinare la funzione respiratoria
ad un livello accettabile, mediante l’uso di metodi tradizionali, quando
è possibile; applicare immediate misure salvavita (trattare l’ipossemia
e airflow obstruction); correggere i fattori precipitanti; trattare la
condizione di base. Tutto ciò cercando di evitare tecniche invasive o
ventilazione meccanica per gli aggiuntivi rischi associati(12) (Fig. 3
pag. 11). Le terapie tradizionali sono riportate nella Tabella 1. Ossigenoterapia
L’ossigenoterapia è la pietra miliare del trattamento. In presenza di
ipossemia, la morte o danni irreversibili al cervello sopravvengono in
pochi minuti, mentre l’ipercapnia può essere ben tollerata. La quantità
appropriata di ossigeno è quella che soddisfa la necessità di ossigeno
nei tessuti: generalmente una PaO2 > 60 mmHg, senza peggioramento dell’acidosi
respiratoria e/o ulteriori alterazioni del sensorio(13). Quando si procede
con l’ossigenoterapia sui pazienti con BPCO grave e insufficienza respiratoria,
si teme sempre che provochi ritenzione di CO2. Tuttavia, la scomparsa
della ipossia è di gran lunga l’obiettivo terapeutico da perseguire e,
pertanto, l’ossigenoterapia non dovrebbe mai essere sospesa sulla base
dell’ipercapnia. L’ossigenoterapia è controllata tramite la correzione
del rilascio di ossigeno tale da garantire una saturazione arteriosa del
90 –92% alla pulsossimetria e tramite il prelievo di frequenti emogasanalisi,
dal momento che lo scopo è aumentare PaO2 a 60 mmHg. I pazienti ipossici
si trovano in una porzione estrema della curva di dissociazione di ossigeno
e, pertanto, piccoli cambiamenti in PaO2 possono produrre un sgnificativo
ed utile incremento del contenuto arterioso di ossigeno. È comune sempre
un aumento del PaCO2. In assenza di un aumento significativo della PaCO2,
il rilascio di ossigeno può essere aumentato tale da garantire un’alta
saturazione di ossigeno. Bisogna evitare che i pH crollino al di sotto
del 7.25. L’ossigeno può essere rilasciato attraverso una maschera di
Venturi o di cannule nasali, che permettono al paziente di parlare e mangiare,
e possono essere meglio tollerati (14) (Fig. 4). Farmacoterapia specifica
La farmacoterapia include broncodilatatori, corticosteroidi e diuretici.
Beta2 agonisti come il salbutamolo vengono somministrati di routine ed
agiscono per dilatare le vie respiratorie e per migliorare clearance mucociliare.
Gli steroidi possono essere utili per migliorare la airflow obstruction.
Il loro utilizzo è controverso. Albert et al. hanno osservato solo modesti
miglioramenti nei valori spirometrici dopo 72 ore di trattamento. Inoltre,
Emerman et al. non hanno osservato notevoli miglioramenti nel FEV1 misurato
dalla spirometria, inizialmente e dopo il terzo e quarto trattamento aerosol
in pazienti BPCO e IR che ricevono steroidi via endovena (16,17). Tuttavia,
che gli steroidi siano nocivi se somministrati solo per pochi (2-3-) giorni,
è da discutere. Farmacoterapia di supporto L’insufficienza ventricolare
sinistra può costituire un fattore nel deterioramento della funzione polmonare
dovuta ad ipertensione polmonare con risultante edema polmonare. Un carico
di diuretico come la furosemide può essere indicato per migliorare la
funzione respiratoria (18). Questi pazienti saranno sensibili ai fluid
challenge e quindi la fluidoterapia dovrebbe essere gestita con cautela.
Di recente è stato riportato che digossina potrebbe migliorare la risposta
transdiaframmatica alla stimolazione del phrenic nerve ed aumentare il
flusso di sangue al diaframma nel paziente con BPCO (19). Pertanto, la
digossina potrebbe essere somministrata nel trattamento di pazienti con
BPCO ed IR. Tuttavia, studi clinici dovrebbero essere condotti per sostenere
l’uso di digitale in questi pazienti. Lariacutizzazione dei pazienti con
BPCO ono spesso sostenute da infezioni e pertanto la somministrazione
di un antibiotico ad ampio spettro antibatterica, quale ad esempio cefotaxime
ed eritromicina, dovrebbe essere iniziata . Ciò può essere modificato
successivamente seguendo risultati microbiologici (20). Stimolanti respiratori
possono essere utili in presenza di depressione respiratoria reversibile.
Tuttavia, in pazienti BPCO, il drive respiratorio è già aumentato e simili
farmaci potrebbero aumentare il distress respiratorio ed potenziare la
fatica. Recano maggiore beneficio nei sedati, che hanno assunto farmaci
depresori respiratori quali la morfina. Nalaxone si è rivelato benefico
in questi pazienti. Almitrina è uno stimolante respiratorio orale che
agisce sui chemorecettori arteriosi periferici. Alcuni studi hanno dimostrato
che la somministrazione di Almitrina, è risultata essere efficace nelle
riacutizzazioni dei pazienti affetti da BPCO, causando un aumento significativo
di PaO2 e diminuzione di PaCO2 (21). Tuttavia, non è una terapia standard.
Può essere presente inoltre squilibri elettrolitici. L’ipofosfatamia è
frequente e potrebbe essere secondaria all’acidosi respiratoria. Esso
può danneggiare la funzione muscolare respiratoria, quindi è raccomandato
a coloro, che presentano una riduzione dei livelli plasmatici di fosforo,
la somministrazione di fosforo. L’ipopotassemia, l’ipomagnesemia and l’ipocalcemia
possono inoltre nuocere ai muscoli respiratori e devono essere corrette.

VENTILAZIONE MECCANICA
Di fronte al fallimento dei trattamenti tradizionali ed al peggioramento
della IR, sarà necessaria la ventilazione meccanica. Ciò comporta rischi
sostanziali nei pazienti che presentano malattie respiratorie croniche.
Essi corrono grossi rischi di complicazioni, sono più esposti a difficoltà
di svezzamento e possono diventare dipendenti dal supporto del ventilatore.
Il fattore più importante nella selezione di pazienti idonei è il loro
preesistente livello funzionale e qualità di vita. Coloro che sono affetti
da severa compromissione funzionale è difficile che siano svezzati con
successo dalla ventilazione. Saranno invece più predisposti coloro che
conducono uno stile di vita attivo, e sarà appropriato un trattamento
più aggressivo. I criteri generali per la ventilazione meccanica sono
riportati nella Tabella 2. Nella passata storia della ventilazione, dovrebbero
essere osservati il tempo di permanenza nella terapia intensiva ed i dettagli
di svezzamento. La policitemia and cor pulmonare suggeriscono la presenza
di ipossia per un certo periodo e quindi potrebbe essere meno adatta per
il supporto meccanico. Coloro che presentano una componente reversibile
alla loro malattia possono potenzialmente migliorare, e dovrebbero essere
ventilati, mentre è improbabile che ne beneficino coloro che soffrono
di malattie ad ultimo stadio (coloro che sono malati terminali). Se esiste
qualche dubbio sul successo o sul fallimento del trattamento, il paziente
deve essere necessariamente intubato e ventilato. L’ipercapnia o l’acidosi
non sono indicazioni per la ventilazione poiché potrebbero essere mantenuti
per un certo periodo prima della comparsa di IR. La ventilazione meccanica
non invasiva (NiPPV) è un’alternativa, ed evita l’intubazione endotracheale,
e ci sono prove che la ventilazione a pressione positiva itermittente
attraverso maschere nasali, riduca la mortalità, rispetto ai metodi invasivi
tradizionali. Tuttavia, esistono significanti controversie sull’esatta
indicazione per NiPPV per pazienti BPCO con IR acuta(22). Uno studio sottolinea
che la NiPPV dovrebbe essere avviata se il pH arterioso scende al di sotto
dei 7.35 o se il paziente è in condizioni gravi (23). 10-20 cm H2O di
pressione positiva attraverso una maschera facciale sembra essere la tecnica
migliore (Fig.5 pag.13). C’è bisogno comunque di studi più ampi e controllati
per determinare il potenziale beneficio dell’aggiunta di NiPPV ai trattamenti
medici standard per evitare l’intubazione endotracheale in nel paziente
ipossiemico con IR acuta. Lo scopo della ventilazione meccanica dovrebbe
essere evitare l’iperinflazione polmonare. Ciò si ottiene mediante il
settaggio di volumi tidalici bassi, bassa ventilazione minuto and aumentati
tempi espiratori. Alte frequenze di flusso inspiratorio causano in un
aumento del tempo espiratorio, e si raccomandano volumi tidalici più bassi
di 8 ml/kg. Volumi minuto minori di 200 ml sono suggeriti e combinati
con volumi tidalici bassi e alte frequenze respiratorie (20-25/min). Se
è necessario elevare il pH, può essere richiesta una più alta ventilazione
minuto, in modo che la iperinflazione polmonare ed i suoi effetti debbano
essere tenuti in considerazione prima di iniziare la terapia (24). I rischi
associati all’eccessiva iperinflazione sono maggiori di quelli dell’acidosi
ipercapnica e quindi gli ultimi devono essere tollerati se i volumi minuto
diventano troppo grandi. Anche i pazienti con ipercapniacronica hanno
una alcalosi metabolica compensatoria. Abbassare la loro PaCO2 a livelli
normali può causare un notevole aumento nel pH, che porta ad una riduzione
del calcio inozzato, vasocostrizione cerebrale.

MORTALITÀ
I dati sui risultati nei pazienti BPCO sono limitati. Un singolo periodo
di IR non sembra incidere sulla prognosi, ma la mortalità aumenta dopo
un secondo episodio. Tuttavia, la prognosi rimane controversa. La mortalità
ospedaliera oscilla tra il 6 e il 38%, mentre la percentuale di sopravvivenza
tra il 25 ed il 68% (25). La causa iniziale di IR acuta in pazienti con
BPCO è importante per prevedere la mortalità. Infatti, in pazienti con
infezione, la mortalità risulta essere del 20%, mentre nei pazienti con
insufficienza cardiaca è del 40%. Quando l’intubazione endotracheale è
necessaria, la sopravvivenza dopo un anno è generalmente inferiore al
40%. Un fattore che incide sui dati è che alcuni pazienti possono scegliere
di non sottoporsi ad un trattamento di terapia intensiva per insufficienza
respiratoria, quando soffrono di una malattia all’ultimo stadio (26).
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