

Le recenti vicende che hanno coinvolto il tumultuoso mondo del farmaco, hanno suscitato un certo interesse da parte dei cittadini e delle istituzioni che a vario titolo intervengono in tale materia. Di recente il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha avviato una indagine conoscitiva, su tutto il territorio nazionale, finalizzata all’acquisizione di dati relativi alla gestione del farmaco in Ospedale. Di tale iniziativa ha dato notizia il Sole 24 ore Sanità in un articolo con il titolo ”Scorte ammuffite nelle Asl”.
In
tutte le aziende sanitarie del nostro Paese, la funzione farmaceutica pubblica
è assicurata da poco più di duemila farmacisti legati al SSN da un indissolubile
“patto di sangue” rappresentato dall’esclusività del rapporto di lavoro.
I compiti e le funzioni affidati a tali professionisti si sono negli anni
moltiplicati e ampliati.
Si è passati, cioè, dal primordiale esercizio della semplice gestione del
magazzino farmaceutico ospedaliero, a funzioni sempre più complesse in armonia
con quelli che erano gli interessi della Pubblica Amministrazione nell’ambito
dell’assistenza farmaceutica nel suo insieme.
I farmacisti dirigenti del nostro SSN oggi si occupano, quindi, del monitoraggio
e del controllo della spesa farmaceutica, della gestione dei Prontuari farmaceutici
ospedalieri e dei Repertori dei dispositivi medici della farmacovigilanza,
della farmacoepidemiologia, della sperimentazione clinica, della partecipazione
alle varie commissioni sanitarie, della stesura dei capitolati tecnici di
gara, della informazione al corpo sanitario e agli assistiti esterni sull’utilizzo
dei medicinali, delle procedure di richiamo per farmaci e dispositivi medici
ritirati dal commercio e così via.
Ma, accanto a queste attività, ve ne sono ancora altre, di natura squisitamente
istituzionale, che i farmacisti assolvono e che non sono meno incidenti
e valenti rispetto ai percorsi clinico assistenziali all’interno dei circuiti
ospedalieri. Basti ricordare la gestione dei farmaci stupefacenti e la vigilanza
sulla gestione di questi ultimi presso i reparti e servizi ospedalieri,
oppure la preparazione in dose unitaria dei medicinali impiegati in aree
particolarmente critiche quali, ad esempio, i farmaci antiblastici, le miscele
per la nutrizione parenterale, le terapie del dolore, le terapie antibiotiche,
ecc.
Analogamente anche i colleghi che operano nei servizi farmaceutici territoriali
(sempre ricompresi in quei duemila!) hanno visto accrescere nel tempo le
proprie funzioni. A questi la Pubblica Amministrazione richiede, tra l’altro,
azioni di controllo sulle farmacie convenzionate e sulle prescrizioni, al
fine di una sempre più puntuale qualificazione della spesa farmaceutica.
E tutto questo, senza che qualcuno di coloro che dovrebbero assicurare le
risorse necessarie, si sia scomodato per chiedersi e chiedere se questi
quattro gatti ai quali vengono rovesciati un cumulo di responsabilità gestionali
di tale natura, siano stati messi nelle condizioni non dico ottimali (per
carità) ma per lo meno minimali, per svolgere queste poliedriche funzioni
in modo sistematico e continuo. Ma siccome siamo nel Paese dei miracoli,
questa categoria il miracolo lo ha fatto. E lo ha fatto, ad onta di tutti
coloro che si sono ben guardati dall’assicurare le risorse adeguate in termini
di personale e di strutture. Un esempio per tutti, anzi due.
Mentre le schiere di altri dirigenti venivano, negli anni, ben rimpolpate,
i farmacisti, ai quali erano e sono affidati e riconosciuti compiti GESTIONALI
di così rilevante natura all’interno e all’esterno delle strutture ospedaliere,
venivano lasciati in una sorta di limbo numerico. E cosa dire delle lotte
che abbiamo dovuto ingaggiare per ottenere la informatizzazione dei servizi
di farmacia? E’ proprio curioso.
Da un canto ci chiedono di fornire dati su dati, reports di spesa e quant’altro
e dall’altro ci hanno spesso negato una efficiente informatizzazione dei
nostri servizi. Cui prodest?
E veniamo all’indagine promossa dal ministero dell’economia. I colleghi
hanno sicuramente risposto ai quiz ministeriali; però, credo di dover, giusto
per amore di una verità troppo spesso misconosciuta, fare alcune brevi precisazioni
sui punti toccati dalla circolare conoscitiva.
La considerazione che la spesa farmaceutica sia “sorprendentemente“ esplosa
a livello delle strutture ospedaliere non tiene evidente conto dei fattori
che la determinano. Ricordiamo che a livello ospedaliero sono impiegati
farmaci altamente innovativi e, purtroppo, notevolmente costosi.
Una breve carrellata? Utilizzo di nuovi principi attivi per trapianti, terapie
oncologiche, antiretrovirali, interferoni e via di seguito.
Proprio in questi campi la ricerca di base registra costanti progressi.
Ma la ricerca costa e il Ministero riconosce questo impegno assegnando ai
nuovi farmaci, particolarmente innovativi, prezzi adeguati e molto spesso
prefissati per le strutture del SSN (calcolati sulla base del costo/efficacia,
piuttosto che sul costo di produzione).
Tradotto in soldoni, tutto ciò significa che, per questi medicinali, non
deve essere applicato, da parte delle aziende, un ulteriore sconto rispetto
al prezzo già fissato per gli ospedali dal provvedimento ministeriale di
autorizzazione all’immissione in commercio. Analoga situazione per gli emoderivati
(albumina, fattori della coagulazione, immunoglobuline), che sfuggono alla
regola del 50% di sconto. Ci sembra particolarmente curioso, poi, il riferimento
ai farmaci ad azione stupefacente. Poiché la questione posta non è molto
chiara, allora esaminiamola nell’ottica del duplice aspetto economico e
gestionale.
Per quanto riguarda quello economico, direi che l’incidenza sulla spesa
globale è talmente irrisoria e comunque legata a percorsi assistenziali
e protocolli tanto rigidi, da non meritare un interesse specifico. Se invece
la questione è da riferirsi all’assetto gestionale, beh questo ci sorprende
veramente. Tutti sanno che le regole della loro gestione sono scritte in
dispositivi legislativi ai quali non è possibile disattendere (leggasi:
sanzioni penali).
Gran parte delle responsabilità in tale ambito ricadono proprio sui farmacisti
ospedalieri e territoriali ai quali è affidato, anche il compito di controllo
rispettivamente dei reparti e delle farmacie convenzionate.
E, dulcis in fundo, veniamo al tormentone degli scaduti. Su questo aspetto
credo si sia favoleggiato abbastanza, e c’è stato anche chi ha proposto
una gestione esterna dei magazzini farmaceutici (o, meglio, di una parte
di essi), facendo leva su fantasmagorici risparmi nel settore dei medicinali
scaduti.
La realtà è ben diversa e lo dimostreranno i dati che le farmacie ospedaliere
italiane stanno fornendo al Ministero. Il medicinale scaduto, ma anche il
dispositivo medico, rappresenta non solo un danno economico, ma anche un
potenziale pericolo, ove non correttamente gestito, per il paziente.
Un farmacista ospedaliero non acquisterà mai farmaci prossimi alla scadenza
non fosse altro per l’elementare motivo che si esporrebbe ad un maggior
rischio professionale, rischio al quale si aggiungerebbe un danno economico
del quale, comunque, dovrebbe rispondere. Ad ogni buon conto il Sinafo (Organizzazione
sindacale che rappresenta i Farmacisti del SSN) ha condotto una indagine
conoscitiva su un campione di farmacie ospedaliere al fine di valutare lo
stato gestionale dei farmaci all’interno delle strutture.
L’analisi
dei dati, i cui risultati sono di seguito illustrati e commentati, è stata
affidata al prof. Francesco Maria Spano, professore di economia aziendale
Università degli Studi di Milano.
L’indagine, condotta in un breve arco temporale, si è proposta di analizzare
il fenomeno da un punto di vista sia economico-aziendale sia tecnico professionale.
I
dati sono stati raccolti attraverso un questionario indirizzato a un campione
di farmacie ospedaliere. Dal punto di vista economico-aziendale, la gestione
delle scorte rappresenta per l’azienda un immobilizzo di capitale, che contribuisce,
qualora l’azienda sia indebitata, a incrementare l’onerosità finanziaria.
L’eventuale eccesso di rimanenza nel magazzino della farmacia implica aver
acquistato in anticipo farmaci, aver generato anticipatamente debiti di
fornitura per gli acquisti e aver pagato anticipatamente i fornitori.
Dal punto di vista tecnico-professionale la gestione del medicinale rappresenta
uno strumento diagnostico-terapeutico necessario per soddisfare le esigenze
assistenziali. Pertanto, anche se per la gestione delle scorte di medicinali
sono adottati, per gli aspetti logistici e organizzativi, le stesse regole
applicate a qualunque tipo di magazzino (definizione di scorte minime, lotti
di riordino secondo analisi ABC, ecc.), purtuttavia questi parametri devono
essere corretti in relazione alle modalità di utilizzo proprie di ciascun
farmaco.
In particolare, i fattori esterni all’azienda che rendono singolare la gestione
del farmaco, in relazione al profilo assistenziale delle singole strutture,
sono i seguenti:
· indicazioni d’uso del farmaco e presenza di farmaci alternativi per una
data patologia
· stagionalità delle patologie e consequenziale variabilità dei farmaci
impiegati per il loro trattamento
· funzionamento delle infrastrutture: trasporti, logistica, ubicazione e
dispersione geografica dei magazzini, ecc.
· periodi di chiusura dei fornitori (festività natalizie, ferie estive)
· peculiarità di conservazione.
I fattori interni all’azienda, che possono incidere sulla programmazione
degli acquisti e delle scorte, sono:
· la variazione del profilo prescrittivo del reparto a seguito di immissione
in commercio di nuovi farmaci a maggiore efficacia. In tali casi, il medico
si orienta, indipendentemente dalle scorte già presenti nella farmacia,
alla prescrizione del farmaco innovativo rispetto a quello già in uso
· variazione del profilo di attività del reparto.
La gestione dei medicinali è, inoltre, caratterizzata dalla necessità di
garantire la presenza di:
· farmaci destinati al trattamento di patologie rare ma a decorso acuto
(es.: ipertermia maligna, DIC in gravidanza, ecc).
· farmaci destinati al trattamento di emergenze
· antidoti per il trattamento di avvelenamenti
· farmaci obbligatoriamente previsti dalla Farmacopea.
La necessità di garantire questo livello di assistenza prescinde da valutazioni
economico-aziendali in senso stretto e tende a far prevalere una logica
di sicurezza e di cura per il paziente.
Non sono da trascurare, inoltre, i casi di variazioni nella posologia di
somministrazione di farmaci acquistati per situazioni specifiche e non completamente
utilizzati per motivi clinici.
L’obiettivo è stato quello di indagare due aspetti ritenuti critici nella
gestione dei medicinali: · l’aspetto economico-aziendale di gestione della
scorta e dello scaduto
· l’aspetto tecnico-professionale della gestione del medicinale.
L’indagine è stata condotta attraverso la compilazione di un semplice questionario
inviato in ogni regione, con cui sono stati richiesti i dati relativi a:
· valore degli acquisti di farmaci nel 2002 · valore delle rimanenze di
farmaci all’1/1, al 30/6 e al 31/12/2002
· valore degli scaduti.
Hanno risposto nel tempo richiesto 45 Aziende corrispondenti a 50 farmacie
Ospedaliere.
Il campione rappresenta il 10% circa delle farmacie Ospedaliere Italiane
Nord (compresa E. Romagna) 25
Centro (da Toscana a Lazio) 8
Sud e isole 12
Totale 45

CONSIDERAZIONI SUL TIPO DI AZIENDE (DAL PUNTO DI VISTA DIMENSIONALE) OGGETTO DI ANALISI
Dal
punto di vista dimensionale il 76% circa delle aziende oggetto di analisi
ha valori di acquisto inferiori ai 10 milioni di euro. Sono poche quelle
di piccole dimensioni (sotto i 2 milioni di euro) e poche quelle molto grandi
(sopra i 20 milioni di euro). Le classi più ricorrenti sono comprese tra
2 e 10 milioni di euro (31 aziende, pari al 70% circa del totale).
CONSIDERAZIONI SUI DATI RACCOLTI
Partendo dai dati, che mi sono stati sottoposti per l’analisi economico-aziendale,
si è provveduto a verificare in primo luogo la completezza, nel senso di
presenza di tutte le informazioni contabili richieste.
Per quanto riguarda la rilevazione del valore delle giacenze all’1/1, al
30/6 e al 31/12/2002, non tutte le aziende sono state in grado di fornire
i dati completi: in 13 casi su 45 il dato al 30/6/2002 era assente.
In alcuni casi, la lacuna è stata addebitata a carenze di informatizzazione
nelle procedure gestionali della movimentazione e rilevazione delle scorte.
Comunque, la mancanza di informazioni di questo tipo denota uno scarso livello
di attenzione da parte delle aziende sanitarie e ospedaliere relativo alle
variabili più elementari dei meccanismi operativi (sistemi di informazione
e di controllo, in primo luogo), che, purtroppo, nonostante gli investimenti
sostenuti nel settore negli ultimi anni, ancora permane.
Non si può addebitare questo ritardo ad un contesto geografico specifico,
in quanto si è verificato che la posizione geografica delle aziende, che
non hanno fornito risposta sul valore delle giacenze al 30/6 è uniformemente
distribuito da nord a sud.
Si è proceduto al calcolo dell’indice di giacenza delle scorte ed alla elaborazione
dei dati finalizzata al calcolo di alcuni indicatori:
· incidenza % dei farmaci scaduti sul valore degli acquisti di farmaci
· numero di giorni di giacenza media dei farmaci in magazzino.
Le informazioni ottenute sono state confrontate per ottenere correlazioni
tra i livelli di scaduto e gli altri parametri. La distribuzione in base
alla % di scaduti delle aziende è risultata le seguente:

La massima concentrazione delle aziende è presente entro un valore di scaduto
dello 0,15% sul valore degli acquisti (31 casi su 45, pari al 70% circa)
con una presenza di 13 casi tra 0,05% e 0,1% (il 30% circa).
Non esiste un valore standard da considerare come riferimento. In relazione
alle informazioni ottenute, l’area critica può essere individuata per valori
di scaduto superiori a 0,20% (in totale 9 casi, pari al 20%) e una area
di attenzione superiore alla media per i valori tra 0,15% e 0,20% (in totale
5 casi, pari all’11% circa delle farmacie, che hanno risposto).
Non si deve trascurare, però, quanto indicato in premessa sul tipo di ospedale
preso in esame (a maggiore o minore complessità di prestazioni, ecc.) e
sugli altri fattori, che influenzano la peggiore gestione del farmaco in
azienda. Inoltre, successivamente collegheremo i valori di scaduto con le
altre variabili considerate.
DATI SULLA GIACENZA MEDIA IN GIORNI
Si è calcolata la giacenza media, piuttosto che l’indice di turnover, perché
è di più immediata lettura.
Si è ottenuto la seguente distribuzione:

Per quanto riguarda l’analisi della giacenza in giorni, si è rilevato che
la media delle giacenze iniziali e finali tende ad essere mediamente più
bassa di tre giorni di quella rilevata calcolando nella media la giacenza
di metà anno (30 giugno) e riflette una tendenza all’esaurimento delle scorte
in vista di fine esercizio, solitamente collegato alla scarsità di risorse
finanziarie per tutte le aziende, dipendente dalle risorse regionali.
Quasi la metà delle aziende analizzate si colloca nell’intervallo di giacenza
media tra i 15 e i 35 giorni (20 casi, pari al 44,4% del totale): la massima
frequenza riscontrata corrisponde all’intervallo 26-35 giorni (29 % circa
delle aziende).
CORRELAZIONI TRA GLI INDICATORI DI SCADUTO E DI GIACENZA MEDIA
Si sono effettuati i raffronti fra i parametri di ciascuna azienda, al fine
di ottenere andamenti caratterizzanti la gestione economico-aziendale della
gestione del farmaco:
1. valore medio delle giacenze in relazione al valore degli acquisti
2. valore degli scaduto in relazione al valore degli acquisti
3. valore dello scaduto in relazione al valore medio delle giacenze

Dai valori ottenuti e dalla distribuzione nel grafico si evince che l’effetto
dimensionale potrebbe agevolare il raggiungimento di un maggior turnover
sulle giacenze, così come potrebbe verificarsi al contrario un rallentamento
nella rotazione in presenza di bassi volumi, in presenza soprattutto di
una varietà di prodotti legata ad una diversificazione elevata di prestazioni
assistenziali.

Dai dati raccolti e dalla distribuzione nel grafico sembrerebbe emergere
che non vi sia correlazione tra una bassa percentuale di scaduto e il valore
degli acquisti. Anche se la difficoltà potrebbe essere maggiore in assenza
dei grandi volumi, che attenuano il valore dello scaduto di farmaci particolari.

Per quanto riguarda la relazione tra lo scaduto e la giacenza media delle
scorte, si può affermare che il 47% delle aziende considerate si colloca
in un’area con scaduto inferiore allo 0,20% e giacenza media inferiore ai
40 giorni (21 aziende su 45).
Anche in questo caso non si rileva una netta correlazione fra rotazione
delle scorte e scaduto. Infatti, numerosi sono gli esempi di aziende che
hanno valori di rotazione superiori ai 50 giorni, per esempio, i cui valori
di scaduto rientrano in condizioni di normalità (sotto lo 0,20%). Ma, d’altro
canto si può affermare che delle aziende con scaduto superiore allo 0,20%
(9 in tutto) solo due hanno rotazioni inferiori alla media.
CONCLUSIONI
La non piena correlazione fra i classici parametri dei beni di consumo ed
i risultati gestionali riferiti ai farmaci, suggerisce che per questi ultimi
bisogna considerare l’influenza di altri fattori. Premesso, in via preliminare,
che risulta quanto mai indispensabile ed urgente una completa informatizzazione
dei servizi farmaceutici ospedalieri, occorre sottolineare che l’analisi
critica dei dati, rende evidente lo spessore professionale dei farmacisti
dirigenti del SSN.
Le dimensioni delle strutture, poi, possono agevolare o meno il raggiungimento
di valide performance, ma non le condizionano interamente.
Dai risultati ottenuti si può ragionevolmente dichiarare che una giacenza
media dei farmaci contenuta entro 30-40 giorni costituisce un adeguato livello
di risultato, ma che questa giacenza media dovrebbe essere mantenuta in
presenza di un livello di scaduto non superiore a 0,15-0,20% degli acquisti.
L’effetto economico negativo dello scaduto è costituito dalla perdita di
valore del farmaco acquistato e non utilizzato.
L’effetto economico negativo di una lenta rotazione è rappresentato dal
valore della onerosità finanziaria indotta dal maggior capitale circolante
generato dall’eccesso di scorta. In entrambi i casi, comunque, una non attenta
gestione può provocare un costo per l’azienda che può manifestare i suoi
effetti in modi e tempi differenti.
Tuttavia, data la particolare natura di questi beni, i concetti di efficienza
gestionale “scorta zero” ed “elevato turnover” devono essere coerentemente
rapportati alle esigenze assistenziali. Infatti, quello che da un punto
di vista gestionale rappresenta sempre e comunque un costo, da un punto
di vista assistenziale può essere considerato, molto spesso, come un livello
di sicurezza. Gli ostacoli, che si frappongono al raggiungimento della piena
efficienza gestionale nel campo dei medicinali, sono essenzialmente riconducibili
ad aspetti tecnico professionali.
A questo si aggiunga l’indisponibilità di adeguati sistemi informativi,
che possano supportare il monitoraggio continuo dell’andamento delle scorte.
Tutto questo spinge il responsabile del servizio farmaceutico, nell’ottica
del perseguimento di una maggiore sicurezza, alla necessità, a volte, di
superare il livello minimo di scorta. I dati riportati, comunque, sembrano
dimostrare, pur nella loro relatività caratteristica, che il livello di
gestione delle farmacie è mediamente buono.
Una precisazione, infine, deve essere fatta sulle politiche di bilancio
che, in conclusione d’anno, sono abbastanza frequenti.
Tra le manovre più utilizzate vi sono, in primo luogo, le capitalizzazioni
di costi, che producono l’effetto di ridurre i costi di esercizio e di incrementare
quelli pluriennali, trasferendoli in conto economico attraverso gli ammortamenti
in modo più graduale nel tempo, e soprattutto in eredità a gestori futuri.
Oltre alle capitalizzazioni di costi, potrebbe essere utilizzato il sistema
di maggiorazione del valore delle scorte, non modificando la valorizzazione
unitaria dei beni (in quanto tale valore deve corrispondere al costo medio
ponderato progressivo), ma “giocando” sulle quantità.
Le manovre di “rigonfiamento” del magazzino sono, però, molto pericolose,
perché dal beneficio di riduzione di costi al 31/12 si trasformano immediatamente
all’inizio del successivo esercizio in un maggior costo e costituiscono
effettivamente una forma di falso in bilancio più grave di una più o meno
soggettiva politica di capitalizzazione di altri costi."
Giangiuseppe
Console
Segretario Generale Sinafo
