

L'influenza
è una malattia acuta molto contagiosa che si propaga rapidamente, producendo
seri problemi in termini di morbilità e mortalità dovuti, tra le altre cause,
alla variabilità antigenica dei virus che la provocano.
Descritta da Ippocrate intorno al 400 a.C., troviamo racconti su “catarri
epidemici connessi a epoche stagionali”, che probabilmente erano episodi
di ciò che oggi conosciamo con il nome di influenza. Alcuni autori suggeriscono
che la “peste di Atene” descritta da Tucidide, potrebbe corrispondere ad
una epidemia di influenza. A Firenze, nel XIV secolo, questa malattia comincia
ad essere chiamata “influenza” (“di freddo”, influenza del freddo, “di stelle”,
influenza delle stelle). Gli scienziati inglesi la denominarono “influenza”
e posteriormente in Francia fu chiamata “grippe”, termine da cui deriva
il nome spagnolo. É probabile che una delle prime descrizioni cliniche risalga
al 1510 in cui vengono registrate emorragie nasali, polmoniti e condizioni
gravi nelle donne incinte. Questa malattia può manifestarsi in varie forme:
sporadica, epidemica o pandemica. Tra il XII e il XVIII secolo, la letteratura
ha registrato varie pandemie, tra cui spicca la pandemia del 1889-91 iniziata
in Siberia e successivamente propagatasi alla Russia e al resto dell’Europa.
Ma le più recenti risalgono al XX secolo e sono responsabili di numerosi
decessi tra persone di tutte le età. Nello scorso XX secolo, la pandemia
principale è conosciuta come “Influenza spagnola” (1918-19), che ha causato
più di 20 milioni di morti; cominciò durante la Grande Guerra ed si sviluppò
in tre fasi: la primavera del 1918 (pandemia “normale”), l’autunno dello
stesso anno (pandemia “assassina”) e la primavera del 1919 con una diminuzione
degli effetti negativi. L’esordio della pandemia avvenne sul fronte occidentale
europeo e per un certo periodo di tempo venne tenuta nascosta per mantenere
alto il morale degli eserciti. Nella stessa epoca erano apparse influenze
di “alta virulenza” in Africa Occidentale (Sierra Leone) e in Cina, zona
in cui probabilmente ebbe origine la pandemia. Altre pandemie del XX secolo
hanno avuto luogo nel 1957 e nel 1968. La pandemia del 1957 (“Influenza
asiatica”) con sottotipi H2N2 si diffuse in due ondate nel 1957 e nel 1958,
con caratteristiche di alta morbilità e basse percentuali di mortalità.
Nel 1968 si propaga un’altra pandemia, conosciuta come la “Influenza di
Hong-Kong” con sottotipi H3N2 che si diffuse in due ondate di cui la seconda
fu la più cruenta. Per ultimo, nel 1977 riappare il virus A H1N1 (“Russian
flu”) con un rapporto di morbi-mortalità più basso.
Elementi
biologici responsabili .
La sua eziologia rimase sconosciuta per molto tempo ma gli studi progredirono
considerevolmente durante l’epidemia del 1889-1890, quando Pfeifer in Germania
isolò un batterio predominante nei polmoni delle vittime (bacillo gram-negativo,
che corrisponde al haemophilus influenzae). Successivamente, fu trovato
un batterio analogo nell’influenza suina: haemophilus influenzae suis. Hannoun
annota che in quest’epoca un anziano interno dell’Istituto Pasteur, Dujarric,
espose la sua teoria in cui sosteneva che il responsabile dell’influenza
era un “virus filtrabile”. A questo ricercatore, insieme ad un altro studioso
dell’argomento, Nicolle, si devono i grandi progressi sull’eziologia influenzale
durante l’epidemia del 1918. Alcuni anni dopo, Shope negli Stati Uniti scopre
che nell’influenza suina intervengono un virus e un batterio. Nel 1933,
Smith, Andrewes e Laidlaw, isoleranno il primo virus dell’influenza umana.
Virus
influenzali
L’influenza è causata da diversi virus: A, B e C, tutti appartenenti alla
famiglia orthomyxovirus, tenendo presente che sono i virus A e B a causare
le epidemie tra gli esseri umani e che l’immunità a uno di essi non conferisce
immunità contro gli altri. Il virus dell’influenza tipo A è ampiamente diffuso
in natura e può infettare una grande varietà di specie animali compreso
l’uomo. È la causa responsabile delle diverse pandemie. Il virus dell’influenza
tipo B, il cui unico ricettacolo è quello umano, produce infezioni con le
stesse caratteristiche del virus A. Il virus C ha poco rilievo come causa
della malattia. Tutti i virus influenzali sono virus RNA di dimensione
media e presentano una membrana esterna che circonda la nucleocapside.
La membrana è composta da lipidi e la sua superficie interna è rivestita
da una matrice proteica (proteina M1). La superficie esterna è coperta da
spicole di glicoproteine:sono le principali strutture antigeniche del virus
e corrispondono alla emoagglutinina e alla neuroaminidasi. I suddetti antigeni
superficiali, la emoagglutinina e la neuroaminidasi presentano rispettivamente
15 sottotipi (H1-H15) e 9 sottotipi (N1-N9). La emoagglutinina è l’antigene
più importante, essendo specifico per sottotipo e ceppo o variante, fa aderire
il virus alla membrana ed è importante per l’inizio dell’infezione. La neuroaminidasi
è un antigene specifico di sottotipo, partecipa alla liberazione delle particelle
virali dalle cellule infettate e favorisce l’adesione del virus alle cellule
dell’ospite. I sottotipi principali incontrati negli studi realizzati durante
le diverse pandemie sono H1, H2, H3 e N1 e N2. (H1N1 (1947); H2N2 (1957);
H3N2 (1968) o riapparizione del H1N1 (1977). Alcuni animali soffrono affezioni
influenzali (mammiferi, uccelli domestici e migratori) e vari indizi portano
a pensare che alcune pandemie vadano relazionate a virus di origine animale
(1918, ceppo suino; 1957 e 1968, ceppi aviari). Più recentemente abbiamo
assistito alla comparsa di sottotipi diversi del virus A come il (H5N1)
nel 1997 o il (H9N2) nel 1999, entrambi ad Hong Kong, che fortunatamente
non hanno dato luogo a pandemie. La nucleocapside contiene: segmenti
di RNA (8 filamenti che codificano proteine diverse), nucleoproteine (che
classificano i virus in A, B, C) e polimerasi.
Variazioni
antigeniche
I virus dell’influenza possono presentare variazioni di varia importanza,
conosciute come variazioni minori (drift) e maggiori (shift). Le variazioni
minori riguardano la emoagglutinina e portano alla comparsa di nuovi ceppi;
queste avvengono a causa di mutazioni spontanee di geni che codificano la
emoagglutinina e danno luogo alla comparsa di nuove manifestazioni epidemiche.
Le variazioni maggiori sono conosciute come mutamenti totali dell’antigene
H o N o di entrambi, che danno luogo alla comparsa di pandemie.
Patogenesi
L’influenza è una malattia altamente infettiva e contagiosa. La porta d’ingresso
del virus è respiratoria, attraverso la tosse o gli starnuti che contengono
particelle infettive. In seguito si presenta la fase di moltiplicazione
virale con un breve periodo di viremia nel corso della prima infezione.
Il virus scatena fenomeni di sensibilizzazione con una risposta immunitaria
(attivazione delle cellule T citotossiche e dei linfociti B). La malattia,
molto contagiosa, può presentare una sintomatologia classica con malessere
generale, febbre alta, rinorrea, mialgie, stato di inappetenza. In numerosi
casi il problema verrà risolto, mentre in altri può evolvere in una polmonite
virale primaria. In alcuni casi si possono verificare complicazioni con
la comparsa di sovrainfezioni batteriche. Nei periodi interpandemici si
osservano pochi casi di episodi fulminanti tra i giovani, evento che non
accade nelle grandi pandemie.
Epidemiologia
L’influenza è la causa principale delle malattie respiratorie acute in tutte
le età. Il virus dell’influenza è in circolazione durante tutto l’anno,
benché la malattia sia stagionale, e colpisce principalmente l’emisfero
nord tra dicembre e aprile e l’emisfero sud tra maggio e settembre. Nei
Tropici le epidemie possono manifestarsi durante la stagione delle piogge.
Le epidemie, provocate da mutazioni minori, comportano aumenti della morbi-mortalità,
anche se proprio durante le grandi pandemie, dovute a mutazioni maggiori
del virus, la morbilità aumenta (più del 45-50% della popolazione europea
fu contagiata dall’influenza del 1918) e, a volte, anche la mortalità (3%
nello stesso periodo, con più di 20 milioni di morti). Come abbiamo già
detto, gli effetti negativi più importanti sono rappresentati soprattutto
dalla polmonite (primaria o secondaria) accompagnata da un aumento di ricoveri
ospedalieri, con un incremento della mortalità tra le persone anziane. Nei
paesi con buone disponibilità generali di ricoveri ospedalieri per influenza,
viene riscontrato un tasso di ricovero che oscilla tra i 200-1000 / 100.000
abitanti, tra le persone con più di 65 anni (con fattori di rischio o senza)
e i 100-500 / 100.000 abitanti per la fascia di età tra gli 0 e i 4 anni.
Se facciamo riferimento alla mortalità causata dall’influenza, nella maggior
parte degli studi si riscontra che il 96%-98% dei decessi avviene tra le
persone oltre i 60 anni.
Complicazioni
delle epidemie
Tutti i dati epidemiologici relativi all’influenza si manifestano con il
verificarsi delle circostanze, descritte sopra, che portano alla comparsa
di una epidemia (mutamenti minori del virus) e sono:
-Incremento
del numero di attacchi primari e secondari dovuti alla malattia
-Incremento delle visite mediche
-Incremento e collasso dei pronto soccorso
-Aumento dei ricoveri ospedalieri
- Incremento delle complicazioni (polmonite primaria e secondaria; peggioramento
dei EPOC; bronchiolite; otite; miocardite, ecc.)
- Maggiore mortalità nei diversi gruppi a rischio
Gruppi
a rischio
Tutte le persone esposte al virus dell’influenza possono sviluppare la malattia
ma esistono dei fattori di rischio che incrementano il rischio di contrarla
e che si possono raggruppare nei seguenti punti:
- Persone
maggiori di 65 anni
- Persone ospiti di case di riposo per anziani
- Bambini e adulti, indipendentemente dall’età del paziente, con malattie
croniche (malattie cardiovascolari, polmonari (compresa l’asma), renali
o diabeti).
- Problemi di immunodepressione (naturale o da farmaci)
- Trattamenti prolungati con aspirina in bambini e adolescenti tra i 6 mesi
e i 18 anni, per la possibilità di sviluppare la Sindrome di Reye post-influenzale
- Donne incinte, se il secondo o terzo trimestre di gravidanza coincide
con il periodo di epidemia influenzale
- Donne durante il periodo di allattamento
Gruppi di persone che appartengono a collettivi che possono diffondere facilmente il virus:
* Sanitari
ospedalieri, addetti al pronto soccorso o che visitano a domicilio
* Addetti al volontariato
* Assistenti sociali
- Altri gruppi esposti sono:
* HIV
positivi (è indicata per gli ammalati di AIDS con conteggio normale o basso
di CD4, anche se occasionalmente può comparire una replicazione transitoria
dell’HIV durante le 2-4 settimane successive alla vaccinazione).
*
Viaggiatori
Prevenzione
Il modo migliore per prevenire questa malattia e ridurre la sua diffusione,
oltre all’educazione sanitaria, è l’uso dei vaccini. L’indicazione di vaccinare
contro l’influenza ha lo scopo di:
- Impedire
la circolazione del virus (vaccinazione dei bambini in età scolastica e
persone ospiti in case di riposo)
-
Prevenire le complicazioni e la sovramortalità (resto delle raccomandazioni,
che coincide con quelle di altri paesi)
La natura mutevole del virus rende necessario vaccinare ogni anno le persone a rischio, e così, ogni anno, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) organizza due riunioni di esperti in influenza per indicare quali ceppi devono comporre i vaccini. Le riunioni vengono organizzate in febbraio per l’emisfero nord e a settembre per l’emisfero sud.
Tipi
di vaccini
Una delle caratteristiche principali dei virus dell’influenza è la loro
capacità di sfuggire all’immunità dell’ospite provocando manifestazioni
epidemiche annuali, alcune delle quali provocano delle autentiche pandemie.
L’OMS vigila durante tutto l’anno sulla responsabilità di ogni virus, cercando
di rilevare i mutamenti dei virus A e B dell’influenza, per garantire, come
già detto sopra, la composizione raccomandata del vaccino annuale. A questo
proposito il mercato dispone di diversi tipi di vaccini. Tutti contengono
tre ceppi, due ceppi del virus A e uno del B (ceppi raccomandati dall’OMS)
che, per quanto riguarda l’emisfero nord, vengono resi noti a febbraio di
ogni anno, mentre per l’emisfero sud le indicazioni vengono date a settembre.
I vaccini antinfluenzali si sono evoluti con gli anni. I vaccini della prima
generazione (anni 50), formati da virus interi, erano composti da virus
resi inattivi mediante procedimenti chimici. Nel decennio seguente (anni
60), compaiono i vaccini della seconda generazione con vaccini frammentati
(split-virus disintegrati mediante solventi o detergenti). Nel 1976 vengono
commercializzati i vaccini della terza generazione o vaccini di subunità
composti da antigeni di superficie purificati. Per ultimo, a partire dal
1997 si può contare su vaccini di quarta generazione che consistono in vaccini
di subunità fissate a un adiuvante che potenzia la risposta immunitaria.
La maggior parte dei vaccini è preparata con virus resi inattivi coltivati
in uova, e , in molti si essi, viene utilizzato il tiomersale come conservante.
Tutti i vaccini hanno effetti positivi simili, anche se presentano qualche limite come:
-Lentezza
nella comparsa dell’immunità (2 - 3 settimane)
-Immunità di breve durata (8 - 12 mesi)
-Necessità di ripetere annualmente la vaccinazione
-Risposta minore in persone con alterazione del sistema immunitario
-Risposta immunitaria limitata nelle persone anziane
-Composizione, dosi e modelli
I controlli dell’OMS realizzati nei laboratori di suoi collaboratori hanno rilevato tra l’ottobre 2000 e il febbraio 2001 la circolazione di un virus A (H1N1) antigenicamente simile al ceppo vaccinale della campagna anteriore e, sporadicamente, un virus A (H3N2), simile all’A/ Moscow/10/99 e ai ceppi vaccinali anteriori. Basandosi su questi studi, l’OMS raccomanda i seguenti antigeni per la composizione dei vaccini per la campagna 2001-2002:
A /
New Caledonia / 20 /99 (H1N1)-like strain
A / Moscow / 10 / 99 (H3N2)-like strain *
B / Sichuan / 379 / 99-like strain ** * simile a
A / Panama / 2007 / 99 (H3N2) ** simile a
B / Johannesbur / 5 / 99, B / Victoria / 504 /2000, o, B / Guangdong / 120/
2000
Il vaccino antinfluenzale può essere utilizzato a partire dai sei mesi di età. Le dosi e i modelli raccomandati variano a seconda dell’età (0,25 ml. nei bambini; 0,50 ml. negli adulti), e la maggior parte di essi viene somministrato per via intramuscolare o sottocutanea profonda.
Seguendo le raccomandazioni dell’OMS e dei Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie (CDC, Atlanta, USA), ogni dose deve contenere almeno 15 mgr di emoagglutinina di ognuno dei ceppi raccomandati nel vaccino. La maggior parte delle persone adulte sono state in contatto con i ceppi inclusi nei vaccini e pertanto è sufficiente una dose, mentre i bambini minori di 9 anni – che non sono mai stati vaccinati – probabilmente non sono mai stati esposti al virus, e per questo motivo a questa fascia si raccomandano due dosi con un intervallo di quattro settimane tra l’una e l’altra. Incrementare il numero di dosi nelle persone con il sistema immunitario normale o alterato non migliora il livello della risposta, eccezion fatta per i bambini per i quali sia indicato. Bisogna essere prudenti nell’uso del vaccino in persone ipersensibili alla proteina dell’uovo, del tiomersale o antecedenti di Guillain-Barré, anche se il controllo realizzato attraverso il sistema di vigilanza sugli effetti collaterali degli USA (Vaccine Adverse Event Reporting System, “VAERS”) per i periodi 92-93 e 93-94, riscontra un rischio estremamente piccolo riguardo a questo effetto collaterale.
Immunogenicità
I vaccini convenzionali presentano buone percentuali di immunogenicità negli
adulti giovani ma percentuali inferiori negli anziani. Per evitare questo
problema sono stati protocollati degli studi con vaccini adiuvati, accettando
il fatto che in studi condotti su animali da sperimentazione gli adiuvanti
utilizzati con diversi antigeni, potenziano in modo sostanziale la risposta
umorale e delle cellule T-helper. L’efficacia del vaccino dipende dall’età
e dal sistema immunitario del ricevente e dalla relazione tra i ceppi vaccinali
e quelli in circolazione; in alcuni studi pubblicati negli USA si riscontra
una efficacia protettiva contro l’influenza (70-90% in persone sane minori
di 65 anni), una diminuzione dei ricoveri ospedalieri (50-60%) e la prevenzione
della mortalità in persone anziane (80%). Pertanto, gli effetti positivi
di tutti i vaccini antinfluenzali si possono osservare in modo immediato
con la diminuzione delle complicazioni (polmonite virale o batterica), la
riduzione dei ricoveri ospedalieri, della mortalità e delle spese sanitarie
in generale (costi diretti e indiretti), grazie alla rapida comparsa post-vaccino
di un elevato numero di anticorpi inibitori della emoaglutinazione (neutralizzanti
di ceppi simili). Secondo vari autori, questi effetti positivi di tutti
i vaccini migliorano con i nuovi vaccini adiuvantati che presenterebbero
alcuni vantaggi rispetto a quelli convenzionali come: Una risposta più rapida
nella comparsa della immunità (2 - 3 settimane) Durata maggiore dell’immunità
(8 - 12 mesi) La ripetizione della vaccinazione annuale, migliora la risposta
Maggiore risposta in persone con alterazione del sistema immunitario Risposta
immunitaria maggiore e più continuata negli anziani
Vaccinazione
simultanea con altri vaccini
Il vaccino antinfluenzale può essere somministrato insieme al vaccino antipneumococcico
(in zone di inoculazione diverse), quello antinfluenzale ogni anno, mentre
quello antipneumococcico alle scadenze stabilite. Non ci sono controindicazioni
speciali per la somministrazione con altri vaccini (con siringhe e aghi
diversi e in zone diverse). Nei bambini può essere somministrato insieme
al vaccino DTPa o DTP.
Sicurezza
dei vaccini antinfluenzali
I vaccini contro l’influenza contengono virus morti
o frazioni di essi e, pertanto, non possono trasmettere l’influenza.
Questi vaccini sono completamente sicuri per tutte le età e gli effetti
collaterali più frequenti sono quelli di cui si è già parlato: eritema nella
zona di inoculazione durante i primi due giorni e meno frequentemente febbre,
affaticamento o leggeri dolori muscolari. La comparsa di sintomi come angioedema,
reazioni asmatiche o anafilassi è estremamente rara. Persone che dopo aver
ingerito delle uova ricordino di aver avuto un edema alle labbra, alla lingua
o altri sintomi devono riferirlo prima di essere vaccinati poiché i vaccini
possono contenere dei minimi resti proteici. La Sindrome di Guillen Barré
è stata raramente associata con la vaccinazione antinfluenzale nelle campagne
del 1976, 1992-93 e 1993-94 ma, ad ogni modo, la sua incidenza è minore
di quanto lo sia come complicazione post-influenzale in persone non vaccinate.
Benché i dati sull’uso del vaccino antinfluenzale su donne in gravidanza
siano limitati, il vaccino può essere utilizzato in questo periodo, con
l’avvertenza di somministrarlo a partire dal secondo trimestre.
Raccomandazioni
d’uso
I gruppi a rischio precedentemente citati, e in conformità con le raccomandazione
del CDC, sono i candidati a ricevere il vaccino durante la campagna annuale,
ricordando che il periodo medio per la comparsa degli anticorpi è di due
settimane. Nelle persone oltre i 65 anni è indicato in modo tassativo, indipendentemente
dal fatto che presentino fattori a rischio rispetto alla malattia. Persone
ospiti di case di riposo per anziani, poiché nei periodi epidemici il virus
circola liberamente. Persone, indipendentemente dall’età, con malattie croniche.
Persone con problemi di immunodepressione (naturale o da farmaci), compresi
gli HIV positivi (è indicata per gli ammalati di AIDS con conteggio normale
o basso di CD4, anche se occasionalmente può comparire una replicazione
transitoria dell’HIV durante le 2-4 settimane successive alla vaccinazione).
Trattamenti prolungati con aspirina nei bambini e negli adolescenti tra i 6 mesi e i 18 anni, per la possibilità di sviluppare la Sindrome di Reye post-influenzale Donne incinte, se il secondo o terzo trimestre di gravidanza coincidono con il periodo di epidemia influenzale, e donne durante l’allattamento. Persone che per il loro lavoro possono trasmettere con facilità l’influenza a individui a rischio:
* Sanitari
ospedalieri o del pronto soccorso
* Sanitari che effettuano visite a domicilio (medici o infermieri che effettuano
visite presso il domicilio del paziente per motivi diagnostici, di trattamento
o cura)
* Addetti al volontariato
* Assistenti sociali
Altri gruppi a cui è raccomandata la vaccinazione:
* Studenti che vivono in residence o collegi Persone con fattori di rischio e non vaccinate nella campagna precedente, che viaggiano nell’emisfero sud tra aprile e settembre o ai Tropici durante tutto l’anno. Non è necessario vaccinare nuovamente le persone che si sono vaccinate durante la campagna dell’inverno precedente al viaggio.
A nostro avviso, le prossime campagne dovranno incidere, oltre che sui gruppi già menzionati, sulla vaccinazione dei bambini e di tutte le persone sopra i 50 anni e, se le risorse lo permettessero, offrire la vaccinazione a tutta la popolazione.
Prospettive
future
Dall’origine del vaccino antinfluenzale inattivo, preparato da Jonas Salk
nel 1940, fino all’uso di vaccini interi, frazionati o con le subunità attuali,
le condizioni di preparazione, purificazione e mantenimento sono cambiate
in modo considerevole, e si può affermare che essi sono utili e sicuri.
Ciononostante, l’evoluzione del vaccino antinfluenzale non è terminata e
lo “scivolamento antigenico” annuale dei virus (mutazioni minori), comporta
la necessità di una nuova vaccinazione ogni anno. Per migliorare questa
situazione sarebbe importante la ricerca di un antigene stabile di ogni
ceppo. Trovare un vaccino il cui effetto duri per alcuni anni è una meta
importante, così come la coltivazione del virus su cellule che eviti la
necessità di un grosso approvvigionamento di uova. All’interno delle
linee attualmente seguite per migliorare i vaccini disponibili si sta lavorando
su due aspetti: la ricerca di adiuvanti efficaci che migliorino la immunogenicità
(risposta umorale con anticorpi neutralizzanti circolanti e risposta mucosa
con produzione di IgA) e l’uso di vaccini per via locale (inalazione o spray
nasale con vaccini attenuati). Non bisogna neppure dimenticare le prove
cliniche contro il virus dell’influenza con vaccini DNA o con virosomi.
Bisognerà controllare meglio l’efficacia e l’effettività delle campagne
di vaccinazione, attraverso la valutazione della diminuzione delle percentuali
di ricovero ospedaliero, della mortalità e delle spese sanitarie per questa
malattia, così come l’esistenza di altre alternative in caso di epidemia
come l’uso di una chemioprofilassi adeguata, soprattutto, in persone a cui
il vaccino è controindicato. Non vogliamo terminare senza riconoscere che
la lotta contro l’influenza è un lavoro giornaliero essendo necessario un
“Controllo interpandemico” come insiste l’OMS, realizzato mediante l’identificazione
di “Aree rilevanti” ricordando che: è impossibile prevedere la comparsa
di una pandemia la responsabilità della vigilanza ricade sulle autorità
sanitarie.
Questa vigilanza deve essere estesa a due campi principali:
* Vigilanza sierologica dell’influenza, poiché in questo modo sarà possibile conoscere rapidamente i nuovi ceppi, anche se questi NON causano pandemie (1976/USA/A H1N1; 1997/Hong Kong/ A H5N1; 1999/Hong Kong/ A H9N2)
* Sviluppo di strategie di prevenzione:
-
Incremento dei tassi di vaccinazione e studi epidemiologici adeguati
- Incremento della vaccinazione nei bambini
- Ricerca di nuovi vaccini
- Incremento della ricerca di trattamenti antivirali
- Educazione sanitaria
- Creazione di Comitati Nazionali di Pianificazione delle Strategie
Con lo sviluppo e la messa in pratica di queste idee affronteremo l’arrivo della prossima pandemia con un certo grado di preparazione.
José
Ramón de Juanes
Direttore del Servizio di Medicina Preventiva "Universidad Complutense"
Madrid
(trad.Interpres-Giussano)















