

Premessa
Il cancro è una delle maggiori sfide affrontate dalla medicina moderna.
Una malattia (o gruppo di malattie) relativamente rara fino alla fine del
XIX secolo è diventata un flagello dell’era moderna. Storicamente, la profilassi
è stata l’approccio prediletto dalla medicina per eradicare una malattia.
Molte malattie infettive richiamano alla memoria un grande trionfo della
medicina a partire dall’epico esperimento di Edward Jenner con il vaccino
contro il vaiolo nel 1796, quando inoculò nel braccio di James Phipps del
materiale da una pustola sul braccio di Sarah Nelmes, sua concittadina afflitta
dal vaiolo dei bovini. Per porre la prevenzione del cancro nella giusta
prospettiva si devono tenere in mente i vari modi, pratici o teorici, in
cui questa malattia è stata affrontata. Se prendiamo come esempio il cancro
al colon, possiamo elencare le seguenti possibilità in ordine ascendente
di complessità:
1)
L’eliminazione di tutti i fattori causali;
2) La profilassi con un singolo vaccino privo di effetti collaterali;
3) Una terapia semplice, efficace, sicura e non costosa (un’analogia clinica
sarebbe il trattamento corrente della faringite streptococcica con un breve
ciclo di antibiotici);
4) La chemioprofilassi,
5) La profilassi mediante individuazione e terapia nella fase premaligna
o inizialmente maligna; e,
6) La chirurgia e/o chemioterapia.
Di queste sei opzioni, le prime tre sono inesistenti da un punto di vista realistico, la quinta viene impiegata con risultati eccellenti ma comporta del disagio per il paziente ed ha un costo elevato, mentre l’ultima è deludente nello stadio avanzato della malattia. E’ per questo che la quarta opzione, la chemioprofilassi, si è rivelata la più realistica per colpire la morbilità del cancro al colon e la mortalità ad esso dovuta. In questo articolo presento una visione d’insieme del concetto di profilassi del cancro, sintetizzo i vari approcci alla chemioprofilassi contro il cancro al colon e tratto dei recenti sviluppi che possono rivoluzionare il nostro approccio ad uno dei tumori più letali del mondo industrializzato. La profilassi del cancro può essere primaria, secondaria e terziaria. La Profilassi primaria si occupa dei fattori eziologici prevenibili del cancro. Rinunciare al fumo è un ottimo esempio di un efficace intervento di profilassi primaria contro il cancro ai polmoni. Nella profilassi secondaria le condizioni premaligne vengono individuate e trattate nei soggetti a rischio. Lo screening colonoscopico con rimozione di polipi benigni al colon (la fase premaligna nella carcinogenesi al colon) rappresenta un simile intervento. Nella Profilassi terziaria detta anche chemioprofilassi un agente naturale o farmacologico viene somministrato a soggetti a rischio per prevenire lo sviluppo o la ricomparsa del tumore. Negli ultimi due decenni c’è stato uno sforzo esteso per sviluppare delle strategie efficaci per la chemioprofilassi del cancro al colon.
Biomarcatori
della biologia tumorale
Le due colonne su cui poggiano i nostri sforzi per prevenire il cancro al
colon sono la biologia del cancro al colon e i biomarcatori. Ci sono stati
progressi significativi nel primo campo. Benchè tutte le risposte non siano
ancora disponibili, risulta ora chiaro che la carcinogenesi al colon è un
processo lungo che richiede anni (talvolta decenni) dall’alterazione cellulare
iniziale allo sviluppo della malattia metastatica che uccide l’ospite. La
“sequenza adenoma-carcinoma”, il fatto cioè che il cancro al colon è preceduto
da una fase adenomatoide, è cosa risaputa. Risulta inoltre chiaro che la
carcinogenesi al colon è caratterizzata da un susseguirsi di alterazioni
molecolari che coinvolgono i processi cellulari basilari come la proliferazione
cellulare, la marcatura delle cellule e l’integrità del DNA. Si sa inoltre
che esiste un’interazione importante fra i geni, la dieta e i farmaci. E’
tuttavia poco compreso il motivo che sposta l’equilibrio fra queste tre
forze in modo che una cellula del colon non riesca a mantenere il suo assetto
fenotipico normale. Tale informazione potrebbe risultare fondamentale, dal
momento che indicherebbe il primo passo verso una prima profilassi del cancro
al colon. Poiché la malattia presenta un decorso lungo, risultò evidente
che per fare dei progressi in un tempo ragionevole, gli studi di profilassi
non dovevano usare lo sviluppo del cancro al colon come punto terminale.
Si ritenne di conseguenza che si dovessero invece usare biomarcatori intermedi
del cancro al colon. In senso lato, un biomarcatore è la proprietà o l’analita
che viene analizzato per monitorare una biologia tumorale significativa.
Un surrogato biomarcatore del punto estremo o un biomarcatore intermedio
del punto estremo è una proprietà che è correlata con l’incidenza del cancro
e/o indica un probabile sviluppo di cancro. I polipi al colon, ad esempio,
sono stati usati con successo come biomarcatori in molte prove. Si è di
recente notato che i focolai aberranti in cripte, una costellazione di cripte
morfologicamente anormali, procedono verso lo sviluppo di un adenoma. Alcuni
studi su uomini e animali, molto convincenti se non del tutto definitivi,
hanno evidenziato che questi focolai possono essere degli ottimi biomarcatori
del cancro al colon. Si sono cercati nell’ultimo decennio altri marcatori,
derivati dallo studio della cinetica delle cellule del colon come la proliferazione
e l’apoptosi, o legati alla biologia tumorale come mutazioni genetiche,
come geni APC, ma ad oggi non sono stati ancora confermati.
Agenti
chemioprofilattici
Si
è svolto un intenso lavoro per identificare gli agenti, naturali o farmaceutici,
che potessero prevenire il cancro al colon. La tabella 1 (a lato),
per nulla esaustiva, elenca i gruppi rappresentativi degli agenti studiati.
Benché sia una soluzione concettualmente allettante, la fibra vegetale non
sembra reggere alle indagini di recenti studi. Tuttavia, prove su animali
hanno dimostrato che gli effetti protettivi di fibre dietetiche sullo sviluppo
del cancro al colon dipendono dalla natura e dall’origine della fibra. La
crusca di frumento sembra inibire l’oncogenesi nel colon in modo più costante
della crusca di avena o di granturco. La cosiddetta frazione lipidica della
crusca di frumento ha forti proprietà inibitorie contro il tumore al colon,
ma i suoi composti biologicamente attivi sono tuttora sconosciuti. Fra gli
agenti presenti in natura, la curcumina, per secoli una componente innocua
di diete asiatiche, promette molto. La curcumina e composti correlati influenzano
la cinetica cellulare del colon (1) e hanno dato buoni risultati contro
il cancro al colon in test sugli animali.
L’era
dei FANS
Kune
e colleghi riferirono un’osservazione determinante nel 1988 (2). Durante
ricerche sui fattori che potevano variare l’incidenza del cancro al colon
a Melbourne, in Australia, notarono che l’uso di farmaci antiinfiammatori
non steroidei (FANS) era collegato con un calo di circa il 50% dell’incidenza
del cancro al colon e della mortalità ad esso dovuta. Confermata da circa
una ventina di studi effettuati su più di un milione di soggetti, questa
osservazione ha spinto a sfruttare i FANS come agenti chemioprofilattici
contro il cancro al colon. Tali studi epidemiologici hanno conferito un’
“importanza umana” a innumerevoli studi effettuati sugli animali e a livello
clinico sul ruolo dei vari FANS nel cancro al colon. Nel 1973, mentre lavorava
presso la Brandeis University, Lawrence Levine fece la prima osservazione
che un FANS altera il cancro al colon.(3). Questo investigatore di talento
dimostrò che la indometacina diminuiva di circa il 50% la dimensione dei
fibrosarcomi nei topi. Nel 1980 Pollard et al. riferirono di un lavoro più
esteso che dimostrava che la indometacina preveniva il cancro al colon negli
animali. (4). Numerosi studi hanno sviluppato queste osservazioni, documentando
in modo definitivo che i vari FANS, compresa in particolare l’aspirina,
proteggono dal cancro al colon quando vengono somministrati nella sua fase
iniziale o post-iniziale. Attorno allo stesso periodo, Waddell osservò che
la indometacina fece regredire del tutto un tumore desmoide al mediastino
in un paziente con una poliposi adenomatosa familiare (FAP); l’indometacina
venne somministrata per controllare il dolore provocato dalla pericardite
dovuta al tumore che urtava contro il pericardio. (5-7). Il Sulindac, usato
su altri pazienti come alternativa più sicura della indometacina, si dimostrò
pure efficace. Un’altra osservazione importante di Waddell e colleghi è
che anche il Sulindac fa regredire la poliposi al colon nei pazienti FAP.
Queste osservazioni, effettuate con un esemplare acume clinico, hanno portato
ad una serie di studi ufficiali che dimostravano due proprietà significative
del Sulindac contro il FAP: può prevenire lo sviluppo dei polipi e può anche
far regredire polipi già stabiliti. (8). Fino a che punto alcuni fra i molti
FANS possano alterare la carcinogenesi al colon è oggi oggetto di molte
ricerche. Molti laboratori in tutto il mondo, incluso il mio, hanno studiato
come una piccola molecola come l’aspirina, il prototipo dei FANS, può influenzare
drasticamente il complesso processo della carcinogenesi al colon. (9,10).
E’ evidente che i FANS agiscono su molti processi, che portano tutti alla
riduzione della massa delle cellule tumorali. Dopo tutto, ogni tumore è
in sostanza una massa di cellule, che esiste violando i meccanismi omeostatici
che mantengono il perfetto equilibrio, il rinnovo e la morte delle cellule.
Quindi i FANS: inibiscono la proliferazione cellulare (direttamente o inibendo
la sintesi delle prostaglandine); inducono l’apoptosi (direttamente e in
piccola misura agendo sul COX); inibiscono l’attivazione di agenti cancerogeni,
e forse esaltano la sorveglianza del sistema immunitario (agendo sull’espressione
dell’antigene HLA). Molti altri meccanismi sono stati descritti e ci si
aspetta che i prossimi anni chiariscano quale di queste strade possibili
sia veramente significativa per l’importante effetto dei FANS sul cancro
al colon. Che ci sia qualche strada inutilizzata degli effetti dei FANS
sui molti tributari della carcinogenesi al colon resta ancora incerto. Avendo
valutato a fondo l’effetto dei FANS sul COX, abbiamo proposto un modello
che postula che i FANS inibiscono più di una via, ognuna capace da sola
di bloccare la carcinogenesi al colon. (11). Tale ridondanza assicura la
grande possibilità di successo dei FANS e può, difatti, risultare necessaria
data la variazione fenotipica che le cellule di una neoplasia al colon presentano.
Questo modello venne proposto per rispondere al bisogno di riconciliare
una moltitudine di osservazioni antitetiche, se non addirittura conflittuali,
sul meccanismo d’azione dei FANS sulla cinetica delle cellule del colon.
Dal momento che COX è il bersaglio più conosciuto dei FANS, fu generalmente
pensato che l’inibizione del COX spiegasse i loro effetti. A causa di alcune
osservazioni assurde, abbiamo indagato questo argomento in modo sistematico.
Abbiamo identificato una linea cellulare di cancro al colon priva dell’espressione
di isozimi COX-1 e COX-2 e abbiamo dimostrato che i FANS ottenevano lo stesso
effetto antiproliferativo e proapoptotico su queste cellule che avevamo
dimostrato prima, un anno fa, su cellule che presentavano il COX (12). Studi
successivi effettuati da vari gruppi hanno confermato la nostra osservazione.
Il
bisogno di agenti migliori
Perché un agente chemioprofilattico sia clinicamente utile, deve rispondere
a vari criteri. Ad un dosaggio minimo deve essere efficace, privo di effetti
collaterali significativi, non costoso e pratico da somministrare. Il criterio
della sicurezza assume un’importanza particolare quando si parla di un agente
chemioprofilattico. La chemioprofilassi è molto diversa dalla chemioterapia;
in quest’ultima anche una tossicità significativa diventa accettabile per
salvare la vita di un paziente con un cancro in stadio già avanzato. Nella
chemioprofilassi, ad un soggetto a rischio di cancro al colon verrà somministrato
per molti anni, se non per il resto della sua vita, un composto contro un
cancro che lui/lei potrebbe non sviluppare mai. I FANS presentano un ampio
spettro di effetti collaterali, alcuni dipendenti dal dosaggio e altri rischiosi
per la vita. Anzi, nel 1998 negli USA si verificò lo stesso numero di decessi
da AIDS che da complicanze gastrointestinali indotte dai FANS. Dal momento
che un basso dosaggio di aspirina, come si usa nella profilassi cardiaca,
non sembra proteggere dal cancro al colon, si è manifestato un bisogno evidente
di agenti più sicuri. (13). Ancora, i FANS riducono di circa il 50% l’incidenza
del cancro al colon e la mortalità ad esso dovuta. E’ chiaro che un maggior
grado di efficacia sarebbe desiderabile contro una malattia che uccide circa
56.000 persone all’anno solo negli USA, dove i costi diretti per la cura
di pazienti con cancro colon-rettale ammontava a $ 5,2 miliardi nel 1998.
Inibitori
COX-2, FANS rilascianti ossido di azoto e altri agenti
La gravità e il numero di effetti collaterali dei FANS uniti alla scoperta
del COX-2, che a differenza del COX-1 non è presente nell’organismo, portò
alla scoperta di inibitori selettivi COX-2 quale alternativa più sicura
rispetto al tradizionale FANS. In effetti, l’aspettativa iniziale sembra
essere stata soddisfatta, almeno in parte, e gli inibitori COX-2 godono
di un ampio utilizzo clinico. Per quanto riguarda la profilassi del cancro
al colon, il verdetto sugli inibitori COX-2 non è ancora disponibile. Studi
effettuati sul cancro al colon negli animali dimostrarono che questi composti
ottenevano un’inibizione sbalorditiva maggiore del 90% nello sviluppo del
cancro al colon. Uno studio approfondito effettuato da Steinbach e colleghi
dimostrò che in pazienti FAP il Celecoxib, un inibitore COX-2, ottenne risultati
modesti in dosaggi clinicamente sicuri: il numero e la dimensione dei polipi
al colon furono ridotti di circa un terzo (14). Forse questo rispecchia
la necessità di inibire più di una delle vie di sviluppo della carcinogenesi
al colon. Si attendono con impazienza i risultati di prove cliniche, tuttora
in corso, che valutano l’efficacia degli inibitori COX-2 contro il cancro
sporadico al colon. Un progresso parallelo è stato la sintesi e lo sviluppo
di FANS rilascianti ossido di azoto, studiati da P. del Soldato(15). Questi
composti consistono di un FANS tradizionale al quale è legato in modo covalente
un ossido di azoto che libera la propria parte caratterizzante. Essi uniscono
così gli effetti dei FANS alle proprietà dell’ossido di azoto (-NO), una
molecola essenziale non solo per la fisiologia cardiovascolare ma anche
per altri sistemi, incluso il colon. Inoltre, i primi esiti indicano un
maggior profilo di sicurezza rispetto ai corrispondenti FANS tradizionali.
I nostri studi, effettuati mediante un sistema di coltura tissutale, indicano
che i FANS rilascianti ossido di azoto sono migliaia di volte più efficaci
rispetto ai loro composti progenitori nel variare in modo positivo la cinetica
cellulare del cancro al colon. (16). I nostri studi sugli animali, tuttora
in corso, sembrano confermare tali risultati, ma dobbiamo attendere che
vengano portati a termine. La domande se i FANS rilascianti ossido di azoto
risponderanno ai criteri richiesti ad un agente chemioprofilattico efficace
contro il cancro al colon richiede ulteriori studi e certamente prove cliniche
su esseri umani. Altri sforzi meno progrediti in questo settore comprendono
l’uso di peptidi a trifoglio, FANS bipolari ed enantiomeri di certi FANS.
Mirano tutti a ridurre al minimo la tossicità (significativa) dei FANS tradizionali.
Il
Futuro
La chemioprofilassi del cancro al colon si presenta come una possibilità
molto realistica. Difatti, ci sarebbe da meravigliarsi se gli intensi sforzi
applicati oggi, basati su 30 anni di studi di biologia del cancro, non approdassero
ad un piano di profilassi pratico e applicabile. A questo punto esiste una
conoscenza di fondo tale da permettere la formulazione di approcci determinati
dai loro stessi meccanismi. Inoltre, la validazione di biomarcatori più
recenti dovrebbe semplificare le analisi cliniche, un passo necessario nelle
procedure di valutazione dei composti più adatti. Si dovrebbe senz’altro
anticipare che, identificati tali agenti, si dovranno affrontare questioni
sociali come l’allocazione di risorse e l’identificazione di gruppi di riferimento
ottimali. Problematiche parallele, ma non meno importanti, saranno l’impatto
di tali informazioni sugli aspetti sociali di soggetti in terapia chemioprofilattica
come, ad esempio, la possibilità di essere assicurati e le prospettive di
lavoro . Nel riflettere sul futuro della chemioprofilassi, è utile ricordare
il percorso iniziale dello screening del cancro cervicale introdotto da
G.N.Papanicolaou verso la metà del secolo scorso. Finalmente accettato,
è ora il metodo completo più efficace di prevenzione del cancro nella storia,
che ha salvato milioni di milioni di vite. Dati gli attuali progressi nel
campo della chemioprofilassi, ritengo che il nostro ottimismo riguardo alla
futura eradicazione del cancro al colon sia giustificato.
Basil Rigas
Professor of Medicine
New
York Medical College - Valhalla (NY)


