Il
frammento di Qumran, romanzo storico
di Aristide Malnati, si fonda sullo studio accurato dell'autore del
frammento di papiro 7Q5 da lui attribuito con sicurezza a Marco 6,52-53
e datato a un periodo tra il 40 e il 50 d. C.
L'Evangelista si delinea come figura più profonda che brillante,
sicuro di essere depositario (anche se non unico) di quella "lieta
novella" che di lì in avanti avrebbe determinato 2000 anni
di storia occidentale e in una parola mondiale; e quindi profondamente
determinato a redigere un'opera scritta in cui racchiudere l'operato
di Gesù il Messia, di cui Marco è stato testimone oculare.
Malnati immagina con un qualche riscontro storico che Marco fin da subito
abbia voluto comporre il suo Vangelo non solo per le comunità
ebraiche - per presentare loro Gesù come profondamente rispettoso
delle Scritture - ma per l'umanità tutta, conferendo alla sua
opera, opera teologica prima ancora che storica, una prospettiva ecumenica.
Il Vangelo sarebbe stato la risultante della conoscenza diretta dell'Evangelista
con il Cristo, rivisitato alla luce dei profondi contatti con la comunità
ebraica dei terapeuti vicino ad Alessandria d'Egitto e con la comunità
filosofica operante nel Ginnasio di Tebtynis, nell'oasi dell'Arsinoite.
E' proprio il soggiorno di Marco a Tebtynis a costituire il momento
centrale del romanzo; un soggiorno e un'esperienza immaginati con certosina
capillarità, garantita dalla lunga partecipazione di Malnati
agli scavi in questo sito e dal suo approfondito studio dei testi su
papiro lì ritrovati.
Nell'opera vi sono poi altri personaggi ruotanti attorno alla figura
centraler, tutti dotati di forte dignità umana e quindi letteraria,
che fanno da compendio e meglio connotano il protagonista. A iniziare
da Demetria verso cui Marco prova un intenso sentimento di uomo che
non lo distoglie ma anzi lo rafforza nella sua missione; per terminare
con Isidoro, portavoce del dubbio socratico e quasi cinico, più
eluso che risolto dall'Evangelista così pregnato di verità
a volte cozzanti contro la ferrea logica della filosofia greca.
Minori sono i personaggi storici operanti soprattutto nella seconda
parte del romanzo; minori e tutti perfettamente consentanei per suggellare
il
trionfo del "verbum Christi", di cui Marco è latore.
Nel romanzo poi si inserisce una vivace vicenda a tinte noir che ne
aumenta il "pathos" e il ritmo narrativo; vicenda brillantemente
risolta da Marco che si palesa così anche fine indagatore di
vicende umane e acuto osservatore della realtà che lo circonda.
Emerge insomma un protagonista scandagliato con vigore e in modo incisivo
e completo e sondato nel suo spirito, nella sua intelligenza quasi "divina",
ma considerato anche depositario di pregnanti argomenti umani. E a fare
da compendio ecco una realtà storica in cui l'azione letteraria
si snoda finemente arricchita da particolari mai banali ma consentanei
a una migliore fruzione da parte del lettore della trama stessa.
Tanti
frammenti per un’unica verità
Papirologo, ma anche narratore. Dopo molti interventi
dedicati alla datazione del frammento 7Q5 di Qumran, da lui attribuito
con piena certezza al Vangelo di Marco, Aristide Malnati ha deciso di
mettere la sua competenza di antichista al servizio di un romanzo storico
non privo di venature noir. Il risultato è, appunto, "il
frammento di Qumran" (Gruppo editoriale Cesil, pagine 184, euro
18,00 , versione romanzata "ma basata su una documentazione ineccepibile"
dei viaggi e della permanenza dell’evangelista Marco in Egitto,
in particolare nella comunità di Tebtynis, e tra gli stessi esseni
di Qumran. Accompagnato dalle fotografie appositamente realizzate da
Andrea Valli, il libro si rivela così come un erudito "divertissement"
attraverso il quale Malnati torna a proporre le sue tesi sulle origini
del canone neotestamentario.
Recensione tratta da Avvenire
di Lunedì 30 Maggio 2005