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La materia, densa e polposa, stringe in modo serrato tutta la pittura del giovane Giacomo Fassio, artista sardo che riscopre attivamente il paesaggio terrestre e marino condensato fra oggettività e soggettività, impressioni e invenzioni.
E’ il regista di stupende scenografie di paesaggio accalcate in uno stile ricco tanto di precisione quanto di nitore classico. Una mostra milanese ne ha sottolineato la sensibile notorietà, la fresca apparizione sul mercato dell’arte e la riflessione figurale che ha caratterizzato il suo ultimo lavoro, che racconta, ambienta descrive, osserva. Si rivela l’artista poliedrico, figlio di un’epoca di cambiamenti, mutazioni e sperimentazioni. Fassio ha lasciato da parte la ricerca come mutazione, volgendosi invece per intero alla ricerca tradizionale, che scava sul colore e sulla luce, e innestando tradizione e nuovo, ma anche forme e segno. Ha guardato, ha studiato, ha rilevato la coscienza di secoli e secoli d’arte, specie quelli fra Otto e Novecento, ponte di una nostalgia romantica moderna. Nei suoi dipinti mito e realtà si fondono, abbozzi e tratti ci fanno conoscere un eccellente colorista, un pittore dotato di sensibilità cromatica estremamente personale, frutto di grande esperienza e abilità nella rappresentazione. Fassio è pittore soprattutto di paesaggio, scava in quel mondo che è la pittura di genere, inserendosi in quel realismo impressionista che mette in luce il regno del visibile, la glorificazione dello splendore naturale e l’esaltazione della bellezza e della vita. La pittura rappresenta ogni oggetto solo in quanto tale e si occupa soprattutto degli aspetti materiali, l’aria leggera e luminosa, il mare liquido e scintillante, il piccolo mondo quotidiano che appare intorno. Seppur lontano dai grandi centri della cultura e dell’arte, Fassio - che vive in Sardegna, dove elabora sogni e miti - si affida alla sua interiorità, alle sue capacità espressive, guidato dall’intensità, dalla gioia, dai sentimenti più profondi e fuggevoli. Ho ripensato, guardando i suoi lavori, alla grande lezione di Max Klinger, che va dal simbolismo al realismo, talvolta ossessiva, allegorica, ove la bellezza scaturisce da una visione unitaria. Giacomo Fassio ha trovato nutrimento alla sua pittura nel mondo di Rafael Nieddu, artista qualificatissimo che conosce fin dai primi anni Settanta; al suo mondo realista, a quel realismo stilistico che è una realtà di sogno, carico di colori accesi, a volte trasparenti, che spaziano dai gialli ai rossi, dai neri agli azzurri, fino ai verdi marini. Le immagini dei suoi paesaggi sono interessanti anche per il taglio della ripresa, si susseguono come immagini fotografiche e persino cinematografiche, vivono la cornice realistica della giornata, scandita dalle varie fasi diurne e serali, con le luci che declinano dal solare al notturno. Giacomo Fassio ha affidato alla sua pittura la vita, non solo scrivendo i temi di una sua concezione del mondo, ma mescolando nei cicli che da qualche anno sente maggiormente i paesaggi d’Italia e quelli dell’anima. Tutta la sua opera vive quindi di vere e proprie sintesi, di influssi differenti, di segni scanditi con abilità eccelsa, di effetti calcolatissimi, di vitalità della forma. A tutto egli aggiunge quel miracolo della passionalità, del dipingere per stimoli, e la bellezza vi aleggia come per miracolo, come una pelle naturale che decanta l’anima del creato.
Carlo Franza