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La direzione della Civica Raccolta delle Stampe “Achille Bertarelli” presenta dal 9 maggio al 29 luglio - presso la Sala del Tesoro della Biblioteca Trivulziana al Castello Sforzesco - la mostra “Rappresentazioni del destino” curata da Giovanni Mori e Claudio Salsi. Sono esposte immagini della vita e della morte dal XV al XIX secolo nelle stampe della Raccolta Bertarelli, ovvero 130 incisioni che fanno parte del ricco patrimonio di stampe conservato presso la Raccolta.
Il percorso espositivo si snoda attorno a undici sezioni tematiche: Vanitas, Danza Macabra, Gli agguati della morte, La lezione della morte, La meditazione, Trionfi, Ritratti, La scelta, La morte beffarda, Le scale della vita, Ars Moriendi. Questi fondi conservati alla Bertarelli - ritratti, stampe popolari e profane, stampe artistiche, illustrazioni da libro - riconducono a un’iconografia legata al percorso della vita umana, in alcuni casi desunta da modelli quali la Danza Macabra e l’Ars Moriendi, oppure tramite motivi allegorici di più rara diffusione e perciò di maggiore interesse e curiosità. Immagini che raccontano la preoccupazione per il destino finale, la pochezza e caducità dei beni terreni, le norme religiose e sociali che preparano al premio finale; immagini che provengono da ambiti popolari ma anche da tradizioni colte, frutto di luoghi, epoche e ambienti sociali i più disparati. Immagini in cui la vita e la morte sono vissuti da tutti gli uomini del mondo, con la morte che sopravviene in qualsiasi momento, per strada, a letto, durante il pranzo. Tra i ricchi la morte semina sconcerto e disperazione. Tra i poveri è accolta con gratitudine in quanto pone fine alla vita di stenti ed è vista come salvezza. Giovan Battista Tiepolo elaborò un’acquaforte, “La morte dà udienza”, nel 1740-42. Fogli di grafica d’arte e di stampe popolari in cui ogni immagine è carica di significati, fogli italiani, francesi, tedeschi, fiamminghi. Per la tradizione colta occorre citare G.B. Tiepolo, G.B. Castiglione, S.della Bella; per quella popolare G.M. Mitelli, gli stampatori Remondini. E se Tiepolo nelle sue tavole cala sensuose atmosfere che declamano il trapasso tra la vita e la morte, il Mitelli, artista bolognese della fine del XVII secolo, argutamente scrive sui suoi fogli: “Ogni cosa quaggiù passa e non dura”. Di forte impatto la “Machina del mondo” di Giuseppe Maria Mitelli, un’acquaforte acquerellata del 1687, una vera e propria torre di Babele che accoglie dal re allo straccione, mentre la morte con la falce si affaccia per mietere vite. Carri allegorici che descrivono i Trionfi della Ricchezza, del Mondo e del Tempo, attraverso una illustrazione puntigliosa e ricercata come i fiamminghi sapevano ottenere. Fogli che grazie alla “riproducibilità” hanno portato in giro per il mondo queste immagini, che trasmettevano concetti e modi di sentire largamente diffusi e condivisi nei territori europei. Danze macabre e Scale della Vita che raccontano le diverse età, sono state riprodotte nel tempo con iconografie immutabili, altre riferentesi a particolari periodi come il liberty. Gli artisti hanno avuto, nei secoli, modo di lavorare attorno a questi temi con passione e cultura, meditando e ironizzando, argomentando e descrivendo. Alcuni temi iconografici hanno mantenuto inalterata la loro carica espressiva, ma hanno modificato i significati originari. E’ interessantissimo vedere in questi fogli come gli uomini hanno assunto, in tempi e luoghi differenti, atteggiamenti diversi nei confronti della vita e della morte. Vere e proprie rappresentazioni del “destino”, scandite, nel tempo, con i nomi di fato, sorte, disegno. Ci sono lezioni di vita e di morte che sono rimaste nel ricordo dei più: dai santi ai potenti, dagli uomini umili ai profeti. Queste immagini a stampa rincorrono la vita dell’uomo fin sul punto di morire, quando la morte beffarda adduce all’ars moriendi. Una mostra che nella Sala del Tesoro, a Milano, offre al pubblico un patrimonio unico dell’umanità.

Carlo Franza